Le città, in fondo ancora più che gli spazi naturali, devono basarsi sull’armonia – e non solo urbanisticamente o architettonicamente.
Se il paesaggio in Natura è il frutto della percezione culturale di un territorio già formato e semmai solo modificato dall’uomo, il paesaggio in città deve rappresentare la percezione – comunque culturale – del territorio che l’uomo può e deve formare, e che la Natura può solo ingentilire.
Quando ciò accade, le città possono essere luoghi autenticamente vitali. Altrimenti la sciatteria e il caos urbani sono dietro l’angolo di ogni loro edificio.
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Il “politically correct”, quello vero
Dunque, riguardo a Greta Thunberg – ma riguardo a lei indirettamente, semmai più direttamente nei confronti delle iniziative di protesta in generale contro l’inerzia dei politici verso la situazione climatica del pianeta – a quanto pare sta funzionando così: quelli che si dicono contro i “poteri forti” e le “lobby”, e per questo si definiscono “non politically correct”, danno contro a una ragazzina – ovvero a ciò che ella simboleggia, rappresenta e al messaggio di cui si fa portavoce – che protesta contro i governi mondiali, cioè i suddetti “poteri forti”, e siccome è sostenuta da un ampio schieramento civico bipartisan internazionale, la definiscono “politically correct”.
Lei, non loro.
Mentre costoro, che – pensate un po’ che strano! – sono parte del potere in posizione di governo (politico e ideologico) dunque forte, dando contro alla ragazzina che dà contro ai “poteri forti” (quindi anche contro di loro, evidentemente), finiscono per diventare complici non solo dei “poteri forti” (di cui infatti fanno parte e che fingono di contrastare, appunto) ma pure di tutto quel sistema che, in molteplici modi, sta guastando irreparabilmente il clima e distruggendo il nostro pianeta. Dunque chiedere di fare qualcosa per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici, è “politically correct”, per ciò “roba deprecabile”, “ignobile”, da attaccare in ogni modo. Infatti, non a caso, quelli se ne guardano bene dal dire e soprattutto dal (cominciare a) fare qualcosa al riguardo, così sostenendo e patrocinando il sistema che, ribadisco, sta distruggendo la Terra.
Poi sono gli altri quelli “politically correct”! Come no!
È un po’ come quelli che dicono che la colpa delle violenze sessuali non è degli stupratori ma delle ragazze che indossano la minigonna. Ma certo! Sono loro le criminali tentatrici perverse immorali eh, mica quei “poveri” stupratori!
Ecco. Giusto per farvi riflettere su che razza di dementi comandino in molti casi questo nostro mondo contemporaneo e su quanta gente non perda occasione per togliere qualsiasi dubbio riguardo alla sua reale, infima natura.
Altro che fake news, qui ormai siamo al fake world, e ci siamo dentro tutti.
(In testa al post: immagine tratta dalla pagina facebook di Mariagrazia Midulla.)
La libertà dell’individuo non può essere delegata a nessuno
Ritengo che non ci sia libertà politica senza libertà intellettuale. La libertà non può essere delegata, tanto più alle esigenze del potere, quali esse siano. Quando si lascia il potere decidere dove comincia la libertà dell’uno e dove si ferma quella dell’altro, si è quasi sicuri che le decisioni verranno prese a scapito di chi, di libertà, ne ha già poca. “Ciò che conta” diceva ottimamente Boris Vian, “non è la felicità di tutti, è la felicità di ognuno”. Idem per la libertà. Per quanto mi riguarda, misuro il valore di una società sulle possibilità che offre a ciascuno di essere libero, a partire dal momento in cui non si muore più di fame o di freddo. Dire, senza precisazioni, che siamo “liberi” nelle nostre società di democrazia liberale è una semplificazione molto vicina a una menzogna. Quel che si può dire è che molti individui, ma non certo tutti, anzi, hanno maggiori opportunità di essere liberi nelle nostre società occidentali che in altre. Non è poco, ma non basta per atteggiarsi a coscienza morale ed esemplare davanti al resto del mondo.
(Björn Larsson, Bisogno di libertà, Iperborea, Milano, 2007, pag.206.)
Sondaggio: Greta, i “Venerdì per il futuro”, le manifestazioni, gli appelli… e ora?
Ma secondo voi, a fronte delle manifestazioni dei Fridays for Future in tutto il mondo, e a prescindere dalla loro forma ma stante l’imprescindibile e fondamentale sostanza (ovvero importanza) del messaggio trasmesso, quanto tempo impiegheranno i politici per fornire valide risposte e mettere finalmente in atto azioni realmente efficaci (e non meri palliativi, come quasi sempre accaduto fin ad ora) al fine di contenere i cambiamenti climatici e i gravi danni relativi su scala globale? Giorni, mesi, anni? Non risponderanno realmente mai? Sotto sotto se ne fregano altamente della questione oppure li tocca ma non sanno nemmeno a che santo votarsi?
Insomma, per essere chiari:
Votate votate votate! Che mica siamo a Sanremo col “televoto”, qui!
Salvare la Terra dai cambiamenti climatici è sexy!
Ecco.
Mai come in questo caso il fine giustifica i mezzi – perché al contrario giustificherebbero la fine. Del pianeta e di tutti noi.
(E sia dato un premio all’autrice/autore di questo cartello! Per la cronaca, l’immagine l’ho preso dalla pagina facebook dell’amica Lia, dunque suppongo si tratti della manifestazione di Trento.)
