Avrete forse letto della “SkyWalk” in costruzione a quasi 2600 metri di quota sopra il Passo del Tonale, una nuova attrazione turistica che consiste in una piattaforma panoramica di cemento e acciaio a sbalzo, con pavimento in vetro, piazzata a poca distanza dalla stazione della cabinovia di Passo Paradiso – la vedete nel rendering qui sopra con una panoramica del luogo coinvolto. Si dice sarà pronta per l’estate 2027.
È chiaramente una fesseria colossale, l’ennesimo esempio della folle turistificazione alla quale vengono assoggettate molte località delle nostre montagne, considerate soltanto dei luna park alpini da offrire e (s)vendere al turismo di massa cercando di fare più numeri (e più tornaconti) possibile. Al punto che, quando i responsabili del comprensorio Pontedilegno-Tonale, committente della piattaforma, sostengono che la stessa «servirà a valorizzare il paesaggio e la storia della Guerra Bianca», viene da chiedersi se siano seri, se veramente credano a ciò che affermano o se si rendano conto dell’insensatezza proferita ma cerchino comunque di imporla come “verità” in quanto è funzionale ai loro interessi. Di quelli della montagna no, per nulla, ma d’altro canto viene da pensare che a quelli della montagna ben poco importa!
Vorrei anche capire come un’attrazione turistica ludico-ricreativa del genere – un’ennesima macchina da selfie, in pratica – serva a «valorizzare» la storia della Guerra Bianca e, dunque, la memoria delle migliaia di soldati morti sul fronte dell’Adamello, invece di esporla al serio rischio di banalizzazione antistorica: anche perché opere del genere non sono fatte per valorizzare alcunché se non se stesse e la fruizione effimera che impongono. Al riguardo mi piacerebbe sapere che ne pensa Onorcaduti, l’ufficio per la tutela della cultura e della memoria del Ministero della Difesa (penso proprio che li contatterò) o gli altri soggetti che si sono dati il compito di ricordare e commemorare gli eventi bellici e i caduti italiani, in particolar modo quelli della Prima Guerra Mondiale (come il Museo della Guerra Bianca di Temù, a pochi chilometri dalla nuova giostra panoramica in realizzazione). D’altro canto i committenti della piattaforma panoramica – il comprensorio Pontedilegno-Tonale, ripeto – sono gli stessi che ogni estate piazzano gli ipocriti e inquinanti teli geotessili su ciò che resta del ghiacciaio del Presena, posto appena sopra il sito della nuova piattaforma, sostenendo così di contribuire alla sua salvaguardia ma in verità tentando di salvaguardare il proprio business turistico: anche in questo caso di serietà non ne trovo traccia, per nulla.


Ma se immagino che in tanti, al di là delle proteste pubbliche già rimarcate e riprese dalla stampa, nel constatare un’opera del genere la giudicheranno nel modo con il quale la giudico io – una scemenza colossale nonché invasiva, ripeto – penso ai gitanti che invece, per i più vari motivi ludico-ricreativi, ci vorranno andare una volta realizzata. E che non si renderanno conto dello scherno e del disprezzo ai quali la fruizione di un’opera del genere li sottopone.
Già, per questo mi rivolgo a voi, gitanti, turisti, escursionisti, vacanzieri che decidete di fruire di attrazioni come sarà la piattaforma del Tonale e le altre simili: ma non vi rendete conto che vi incita a goderne crede che siate dei poveri idioti? Non capite che chi vi invita a divertirvi in montagna attraverso queste infrastrutture in pratica sta dicendo che senza di esse non siete in grado di farlo, di divertirvi comunque, di godere della bellezza del paesaggio montano e di comprenderne il valore? Veramente credete che per trovare panorami «mozzafiato», «effetti wow», «adrenalina» e altre cose del genere sia necessaria una struttura artificiale? Se lo credete, state dando ragione a chi ve la propone pensando che altrimenti voi non siate in grado di godere quelle emozioni quando siete in montagna, che non potete capire, che non avete la sensibilità necessaria. Che siete dei poveri disadattati, insomma, che arrivano in montagna ma non sono in grado di capire cosa sia e quanto abbia da offrire e, per questo, che abbiano – che abbiate bisogno di un aiuto, come un persona miope che senza occhiali non è in grado di vedere cos’ha di fronte o un bambino che non sa come comportarsi e ha bisogno di un adulto che glielo spieghi.
Veramente siete disposti a stare a un tale ambiguo e disonorevole gioco e a farvi prendere così platealmente per i fondelli? Seriamente?
Lassù dove si sta realizzando la “SkyWalk” c’è un universo montano da scoprire, esplorare, conoscere, dal quale farsi affascinare ed emozionare, e il modo per ottenere tutto ciò e poi tornare a casa felici e soddisfatti è solo uno: camminare con passo lento, osservare, aprire la mente e il cuore, toccare le rocce, fiutare l’aria delle alte quote, fermarsi a contemplare il paesaggio, magari – con le dovute accortezze e l’equipaggiamento adatto – percorrere uno dei tanti itinerari che percorrono i monti attorno al Tonale e, oltre a farvene conoscere la meravigliosa bellezza e l’anima peculiare (siete pure tra due parchi naturali, quello lombardo dell’Adamello e quello trentino dell’Adamello-Brenta), vi conducono a conoscere veramente la storia umana che le hanno caratterizzate, innanzi tutto con le vicende della Guerra Bianca, così valorizzandole autenticamente e facendovi tornare a casa non solo contenti e appagati ma anche arricchiti da storie e da un sapere notevoli e importanti.
E tutto ciò, senza stupidaggini assolute come una piattaforma panoramica dal nome tanto ipocritamente altisonante quanto banale e abusato, che si protende nel vuoto non del paesaggio ma delle idee e della conoscenza della montagna e degrada un luogo d’alta quota già fin troppo “consumato” svilendone ancor più l’anima! Che diamine!
Contro la visione retriva e perniciosa di chi propone queste attrazioni turistiche sui monti spacciandole per «valorizzazione», «sviluppo», «turismo sostenibile» o altre formule così svuotate di senso da apparire ormai fasulle, voglio ricordare le parole di colui che è stato il più grande studioso ed esperto italiani di paesaggi, Eugenio Turri, pronunciate ormai decenni fa ma, evidentemente, ancora del tutto valide (e totalmente inascoltate da certi soggetti che governano i nostri territori, montani e non, i quali non vogliono capire i danni che fanno e lasceranno alle generazioni future):
Il problema della tutela e del rispetto per il paesaggio è un fatto intimo, da riportare alla coscienza individuale, anche se rientra tra i grandi fatti territoriali, collettivi e addirittura planetari. Non servono prediche, indicazioni disciplinari pesanti, ma solo la lieve carezza di uno sguardo verso il maggiore dei doni che ci sono stati dati sulla Terra e che quindi deve essere amato e rispettato, come bene sacro, troppo spesso tradito in cambio di beni puramente materiali.