Un politico senza un suo volto preciso

Era uno di quegli uomini politici senza un suo volto preciso, senza convinzioni proprie, senza grandi mezzi, senza ardimento e senza una seria preparazione, un avvocatuccio di provincia, un simpatico figurino nella sua cittaduzza, un furbacchiotto che sapeva barcamenarsi fra i partiti estremisti, una specie di gesuita repubblicano e di fungo liberale di dubbia commestibilità, come ne spuntano a bizzeffe sul letamaio popolare del suffragio universale.

(Guy de Maupassant, Bel-Ami, traduzione di Giorgio Caproni, Rizzoli, 2012; 1a ed.orig.1885.)

P.S.: Maupassant lo scrisse nel 1885, questo brano, ma sembra il ritratto di un politico contemporaneo, vero? “Un” articolo indeterminativo ma nemmeno troppo, per come a me, non so a voi, ma uno cosi, praticamente uguale, mi viene proprio in mente. Già.

La rivolta è misura

La rivolta è essa stessa misura: essa la ordina, la difende e la ricrea attraverso la storia e i suoi disordini. L’origine di questo valore ci garantisce che esso non può non essere intimamente lacerato. La misura, nata dalla rivolta, non può viversi se non mediante la rivolta. È costante conflitto, perpetualmente suscitato e signoreggiato dall’intelligenza. Non trionfa dell’impossibile né dell’abisso. Si adegua ad essi. Qualunque cosa facciamo la dismisura serberà sempre il suo posto entro il cuore dell’uomo, nel luogo della solitudine. Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti e le nostre devastazioni. Ma il nostro compito non è quello di scatenarli attraverso il mondo; sta nel combatterli in noi e negli altri.

(Albert Camus, Il pensiero meridiano, in L’uomo in rivolta, Bompiani, Milano, 2002 – 1a ediz. 1951, pag.329.)

Cento altri occhi

Il solo vero viaggio, il solo bagno di giovinezza, non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere occhi diversi, di vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, di vedere i cento universi che ciascuno di essi vede, che ciascuno di essi è.

(Marcel ProustLa prigioniera, traduzione di Giovanna Parisse, in Alla ricerca del tempo perduto, edizione integrale a cura di Paolo Pinto e Giuseppe Grasso, Newton Compton, 1990, pag.1815.)

Un universo senza padrone

Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore che nega gli dèi e solleva i macigni. Anch’egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo.

[Camus in un disegno di Petr Vorel, fonte qui.]
(Albert CamusIl mito di Sisifo in Opere. Milano, Bompiani, 2003, pp. 318-9.)

Banane e Mars

[La famosa banana di Andy Warhol sulla copertina di The Velvet Underground & Nico, il celeberrimo primo album dei Velvet Underground, 1967. Cliccateci sopra per saperne di più.]
(È un post un po’ strano, questo. Sappiatelo.)

Il bello del diventare pienamente adulti – ovvero diversamente giovani, o altri modi similari per affermare con elegante nonchalance che si sta invecchiando (e io a breve ne faccio 49, di anni, anche se mi sento più giovane di un dodicenne) – è che ci si può credere assennati, accorti, giudiziosi, sagaci, saggi eccetera, cioè dotati del consono senno per far cose che in età giovanili si sarebbero dette avventate e in qualche modo rischiose.
Invece, adesso, be’, volete mettere? Cinquant’anni (per me quasi, appunto), mica son più un ragazzino, eh, ci mancherebbe, so cosa faccio!

Ecco.

Ho mangiato una banana.
Una sorta di frutto proibito, per me, che da ragazzino lo adoravo ma che una volta sullo stomaco mi diventava più arduo da digerire di un blocco di titanio.
Adesso invece chissà, forse non andrà più così, pure il mio apparato digerente sarà maturato, mi auguro, e comunque sono quasi maggiorenne alla tripla potenza e vaccinato che mi manca solo quello per il coronavirus, che diamine, dunque amen!

Tuttavia, ammetto di aver fatto anche di peggio, qualche tempo fa. Già.
Ho mangiato un Mars.
Sì, la nota barretta al cioccolato.
Pure quella la adoravo, da bambinetto (il che mi associa inopinatamente a Saddam Hussein, ma questo è un altro discorso), vuoi anche perché il suo consumo mi veniva (fortunatamente – per il mio fegato, in primis) centellinato dai miei genitori.
Be’, ne ho mangiato una dopo almeno 35 anni dall’ultima gustata, nel tentativo, in effetti piuttosto riuscito, di rivivere sensazioni preadolescenziali in lentissima, certamente inesorabile ma al momento non ancora definitiva evanescenza, nella mia memoria.

Poi, ovviamente, ci sono altre prerogative che si manifestano quali peculiarità positive ovvero proficue dell’avanzare dell’età e del conseguimento di quello stato di maturità anagrafica di cui ho detto all’inizio. Ma non c’entrano con le banane e il Mars, dunque, nel caso serva, ne parlerò un’altra volta.

(Ve l’avevo detto che era un post un po’ strano, eh!)