[Fonte dell’immagine: qui.]Ma, io penso, se si verrà (giustamente) costretti tutti quanti a indossare maschere – respiratorie, protettive ovvero “mascherine” ma tant’è, quelle sono – per lungo tempo, in Italia, pur in aggiunta al fatto che la situazione pandemica in corso abbia imposto l’annullamento di molti eventi legati al Carnevale in programma tra fine febbraio e inizio marzo coi relativi e divertenti mascheramenti, insomma, penso che tutto questo non giustifichi affatto la trasformazione della suddetta situazione emergenziale e, più in generale, dell’intero paese in una carnevalata. Ancor più di quanto già non fosse prima, intendo dire, e solo perché dovremo tutti portare una mascher(in)a, ecco.
Perché, in tutta sincerità, mi pare che alcune figure pubbliche italiche, politiche e istituzionali, con l’ausilio immancabile dei media, stiano perseguendo tale fine – lo facevano già prima, lo fanno con insuperabile impegno ora. E ci stiano riuscendo benissimo a conseguirlo, quel fine. Già.
(Uhm… Forse che vogliano recuperare in tal modo gli eventi carnevaleschi saltati a febbraio e marzo, nonché la bizzarra ilarità di essi? Mah!)
[Foto di Evangelion0189; fonte Wikipedia, qui.]Dunque, in ItaGlia, diversi boss e malavitosi mafiosi sono stati scarcerati per il “pericolo di contagio da coronavirus” sussistente nei penitenziari, fossero essi affetti da patologie oppure no, salvaguardando loro la vita.
Che strano…
Sì, perché in pratica sono le stesse motivazioni per le quali centinaia di anziani sono stati lasciati morire nelle RSA, evitando di salvaguardare la loro vita.
Be’, a questo punto, cari nonni e pensionati che siete o che potreste divenire ospiti di una casa di riposo: datevi al crimine mafioso! Forse in carcere avrete meno agi che all’ospizio, ma almeno godrete di lunga vita e maggiori riguardi da parte delle istituzioni!
Ecco, visto che qualche esperto già ipotizza che, per proteggerci dalla possibile permanenza del coronavirus, dovremo indossare le mascherine per lungo tempo, io, se posso dire, di una mascherina “speciale” non solo filtrante ma pure insonorizzata doterei numerosi personaggi pubblici, già.
Tale dotazione conseguirebbe due notevoli e indubitabili vantaggi: proteggerebbe il sistema respiratorio di chi la indossa e, parimenti, il sistema nervoso di chi avrebbe a che fare con chi la indossasse e ne potrebbe ascoltare la voceovvero ciò che dice. Evenienza assai spiacevole, con certi personaggi pubblici, che tuttavia quella mascherina saprebbe evitare, appunto.
Così scrive nella sua prima lettera, datata 21 marzo:
Quando si è isolati fra deserti, affaticati da lunghe tappe e zaini pesanti, senza connessioni web, con cibo razionato, i pensieri rispecchiano al tempo stesso l’adesione ai bisogni del corpo, alla materia naturale e alla spiritualità che essa evoca: diventano più lungimiranti, più consapevoli. La più grave manchevolezza della civiltà contemporanea è di aver spezzato la percezione del reale; la vita virtuale, che in questi giorni i media salutano come salvezza, è in verità la causa dell’incapacità globale di capire gli effetti delle nostre azioni. Oggi sono medici e infermieri i più presenti e consapevoli nel curare e salvare: per forza! Sono tra le poche categorie che quotidianamente convivono con la corporeità degli esseri umani, e quindi della natura, della Terra. I grandi decisori delle sorti umane se ne stanno da tempo su Twitter: che cosa dovremmo aspettarci?
Sono sempre stato felice di ritrovare in cammino, in quasi tutti i miei gruppi, medici, infermieri, dentisti, veterinari, quasi sempre donne: tantissime, e ogni volta una garanzia di sensibilità e consapevolezza che si riflette su tutti.
In questa attesa rischiamo di farci ancor più sudditi della virtualità: tutti ce la consigliano. Non si può viaggiare, nemmeno uscire di casa, dunque viva la rete! Eppure una buona gestione della vita richiede che i prodotti dell’immaginazione siano sempre e fortemente affiancati dalle risposte dell’esperienza corporale. Per fortuna molti di noi hanno già enorme nostalgia del mondo reale, ma ricordiamo che presto dovremo lottare per riconquistarlo. Intanto, anche se lo spazio in cui attendiamo è molto ristretto, è il momento di valorizzare la fisicità accanto alle nebulose della mente nostre e altrui.
Leggetele, insomma, le “lettere dell’attesa” di Franco Michieli – cliccate sull’immagine in testa al post per farlo. Sono testi bellissimi e intensi, poetici e al contempo materiali, concreti, preziosi per ricavarne una visione delle cose in corso probabilmente diversa, più profonda, lontana da frasi fatte e conformismi mentali e culturali fin troppo alienanti, anche quando (o anche perché) imposti come “verità” dall’”esperto” di turno, e più vicina al cuore delle cose, della realtà, dell’ambiente in cui viviamo – intenso come ecosistema del quali tutti facciamo parte in modo più o meno attivo, anche col pensiero – più vicino al bisogno di capire il momento e comprendere se stessi nel suo durante, per viverlo meglio e trarne qualcosa di costruttivo pur nella difficoltà a cui ci sottopone, non di rado infausta.
Due persone sono in grado di cooperare intuitivamente. Da tre in su invece la comunicazione esplicita è necessaria. Lo studio presto pubblicato su Cognitive Psychology dimostra che una coppia è in grado di capirsi senza nemmeno parlare, anzi anche senza nemmeno sapere che è in atto un’interazione.
Andrew Colman e colleghi dell’Università di Leicester hanno lavorato con gruppi di diverse dimensioni. I partecipanti ricevevano una ricompensa dopo aver schiacciato uno di due bottoni, ma non sapevano che la probabilità di vincere dipendeva non dalla loro scelta ma da quella del vicino. Dopo un certo numero di turni di gioco la percentuale di vittorie prevaleva sulle perdite, ma soltanto nei gruppi composti da solo due persone. Lo stesso non accadeva per i gruppi da tre in su.
“Due persone possono sviluppare una comprensione reciproca,” spiega Colman. “Ma lo scenario viene facilmente distorto dall’entrata di una terza persona. Senza una pianificazione efficace e regole comuni, anche la relazione migliore può rovinarsi quando arriva una nuova persona.”
Sono capitato per caso su “Oggiscienza.it“, sito dal quale traggo il brano qui sopra, e quando l’ho letto mi sono detto: «Ah, caspita, quanto è vero, spesso!»
Eh!
Di questi tempi nei quali si parla tanto di “assembramenti”, poi…