Lo sci illegale, sul ghiacciaio del Teodulo

Dicevamo, dei lavori di devastazione del ghiacciaio del Teodulo tra Cervinia e Zermatt per le prossime gare della Coppa del Mondo di sci?

«Una parte delle installazioni si trova fuori dalla zona autorizzata». Lo ha stabilito martedì la Commissione cantonale delle costruzioni del Vallese, che dunque ha emesso un divieto di utilizzo di una parte di quanto realizzato in vista delle gare.

«Siamo fermamente convinti che tutto sia legale, non abbiamo niente da nascondere» proferiva fino a martedì ai quattro venti Franz Julen, presidente del comitato organizzatore delle gare.

Invece no, caro Herr Julen, avevate da nascondere cose illegali. Ma non nascondevate affatto la supponenza e la tracotanza che sovente caratterizza chi si permette di utilizzare il territorio montano e il suo paesaggio solamente per farci affari, incassare tornaconti, ricavarci vantaggi del tutto antitetici alla realtà e al valore autentico delle montagne che così spudoratamente si pretende di sfruttare.

Poi finirà che le gare le faranno comunque (salvo che non vi siano le condizioni ambientali, come accaduto lo scorso anno) perché, come scrivevo qualche giorno fa, al momento certi interessi politico-finanziari riescono ancora a sottomettere i territori nei quali agiscono infischiandosene del loro valore culturale – definizione nella quale voglio comprendere gli aspetti ambientali, economici, ecologici, paesaggistici, sociali, antropologici e anche turistici in senso virtuoso. Ma la decisione della Commissione vallesana rappresenta un primo, importante e significativo passo verso un’autentica e proficua salvaguardia dei territori montani – proprio come richiede il sentimento comune sempre più forte, diffuso non solo tra chi frequenta i monti – e di contenimento della tracotanza di chi invece pensa di poterne fare ciò che vuole e in ciò di essere “intoccabile”.

Un primo passo di tanti altri, spero, che insieme altre buone pratiche e nonostante il divenire della realtà con i suoi numerosi problemi, non solo legati alla crisi climatica, potranno veramente costruire un buon futuro per le montagne e per le comunità che le abitano.

P.S.: in tutto ciò, io credo che lo sport dello sci alpino sia una vittima, o per meglio dire un ostaggio delle logiche pericolose e illegali dei soggetti che lo utilizzano per i propri tornaconti. Di contro, sarebbe finalmente ora che dagli atleti della Coppa del Mondo di sci venissero manifestazioni di consapevolezza e prese di posizione su tali questioni ben più determinate di quelle finora esposte, che sappiano vincere le “censure” delle federazioni alle quali gli atleti fanno riferimento. Anche perché è proprio la realtà delle cose e dei fatti a non poter più essere censurata, ormai.

Stop (per ora) alle sevizie inferte al ghiacciaio – come volevasi dimostrare

Ecco qui. Come volevasi dimostrare, come tanti hanno denunciato (tra i quali nel suo piccolo lo scrivente, ad esempio qui pochi giorni fa) e come, in fondo, suggeriva il più ordinario buon senso.

Così riferisce la RSI (cliccate sull’immagine lì sopra per leggere l’articolo, ma ovviamente anche molti altri media ne stanno parlando):

Stop parziale ma immediato ai lavori preparatori in vista delle prove di Coppa del Mondo di sci in calendario a metà novembre a Zermatt. Lo ha imposto la Commissione cantonale delle costruzioni del Vallese. Sono interessati – precisa un comunicato di cui ha dato notizia Le Temps – “tutti i lavori eventualmente intrapresi sul ghiacciaio del Théodule, al di fuori del perimetro omologato per la pratica dello sci in territorio svizzero”. Uno stop totale, si spiega, sarebbe stato invece un provvedimento sproporzionato.

Gli organizzatori faranno ricorso, come è loro concesso, e probabilmente lo vinceranno ma non perché ciò che stanno facendo sul Ghiacciaio del Teodulo, o per meglio dire ciò che stanno imponendo con la violenza di ruspe e escavatori alla massa glaciale nonostante l’ennesima stagione estiva di fusione e di generale sofferenza, sia del tutto regolare: non lo è per diversi motivi, è palese. Lo vinceranno perché, al momento, certi biechi e ipocriti interessi riescono ancora a prevalere sulla tutela delle nostre montagne e del loro paesaggio, perché ci si metterà di mezzo certa politica che teme di perdere i propri tornaconti, perché in certi responsabili della gestione dei territori montani mancano competenze culturali autentiche al riguardo, visione del futuro, sensibilità, rispetto per la montagna.

Ma, lo ribadisco e d’altro canto è sempre più evidente, la situazione sta cambiando, una parte sempre più ampia e ormai maggioritaria della società civile non è più disposta a svendere e consumare quel prezioso patrimonio comune naturale, ambientale, ecosistemico e culturale che è la montagna nella realtà climatica in divenire che ci tocca – e ci toccherà sempre più nei prossimi anni – di affrontare. Contro certi interventi così indecenti si può, si deve, bisogna, è necessario alzare la voce da parte di chiunque abbia a cuore le montagne: è una questione di non solo di senso civico ma pure di consapevolezza e di forza d’animo, e quando si è in numerosi a farlo i risultati cominciano a venire, come vedete.

Coloro i quali antepongono interessi, tornaconti, marketing e politica al bene delle nostre montagne, alla loro realtà e alla quotidianità delle comunità che le abitano hanno i giorni contati, statene certi.