Scrittori e agenti letterari, come l’uovo e la gallina (Giuseppe Culicchia dixit)

Io che non ho mai avuto un agente mi chiedo da sempre se non farei meglio ad avercelo. Forse mi avrebbe fatto guadagnare di più, anche se dovevo dargli il 10%. E se invece oltre a non farmi guadagnare di più avessi pure dovuto dargli il 10%? A dirla tutta è questa la domanda che mi ha davvero impedito di procurarmi un agente. Fermo restando che se mo lo fossi procurato sarei vissuto nel dubbio che forse avrei fatto meglio a non procurarmelo. La questione dell’agente, posso dirlo dopo averne disquisito in più occasioni con altri colleghi incrociati a festival letterari e saloni del libro, è come quella dell’uovo e della gallina: non se ne esce.

(Giuseppe Culicchia, Mi sono perso in un luogo comune. Dizionario della nostra stupidità, Einaudi 2016, pagg.12-13, voce “Agenti”.)

giuseppe-culicchia1Per la cronaca, pure io non ho un agente. Primo, perché non sono nessuno per poter pretendere di averne uno, e secondo… perché, dovrei averne uno?

(Cliccate qui per leggere la personale “recensione” di Mi sono perso in un luogo comune.)

La genialità nell’arte è (spesso) solo un’illusione! (Marcel Duchamp dixit)

Se il genio raggiunge il successo troppo velocemente, ben presto fallisce… Adesso ci sono cinquanta geni, ma quasi tutti stanno buttando nella pattumiera il loro talento. Perché un uomo attraversi la vita senza essere divorato bisogna che passi per moltissime trappole. Di geni ce n’è da vendere, ma vengono schiacciati, si suicidano o si trasformano in fenomeni da baraccone… Ma è tutto un’illusione, un sogno. Accontentiamoci della bellezza del miraggio, perché questo è ciò che resta.

(Marcel Duchamp, intervista rilasciata a Otto Hahn in L’Express, luglio 1964. Citata in Renato Ranaldi (a cura di), Marcel Duchamp. Un genio perdigiorno, Edizioni Clichy, Firenze 2014, pag.116.)

duchamp_image1Beh… oggi, più di mezzo secolo dopo, siamo nell’era in cui sempre più spesso gli incapaci raggiungono il successo troppo velocemente, nonostante siano (a volerli giudicare nel modo più magnanimo possibile) dei palesi fenomeni da baraccone, nel mentre che gli autentici geni nemmeno più vengono riconosciuti, nella maggioranza dei casi. Almeno in tal modo è divenuta altrettanto palese la reale natura di quel miraggio e della sua bellezza: tutto il contrario. Ma l’uomo contemporaneo d’altro canto vive di miraggi, figuriamoci se si renda conto della necessità di osservare cosa veramente ha intorno, e possibilmente di capire che quasi ovunque attorno a sé ha il nulla più assoluto…

I paesi sono per gli scrittori, non le città (Franco Arminio dixit)

Mi consolo pensando che la paesologia ha una sua ragion d’essere, magari per dire quelle inezie che i giornali o la televisione non sanno più dire. Loro devono raccontare gli eventi e nel paese l’evento più importante è proprio questo non esserci dell’evento. Il paese è luogo per scrittori e non per cronisti. (…) Nei posti considerati minori sta accadendo qualcosa importante, qualcosa di vago e profondo che si può incrociare solo dotandosi di strumenti conoscitivi molto sofisticati.

(Franco Arminio, Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia, Laterza, 2008, pag.87.)

arminioHa ragione Arminio, e non solo in qualità di fondatore della paesologia – anche se, indubbiamente, egli ha compreso più di tanti altri come in un’Italia che è paese di paesi la storia (nel senso più ampio e generale del termine, dunque anche le storie quotidiane e “ordinarie” ma solo all’apparenza, quelle alle quali la gran parte di chi scrive letteratura si ispira) si è generata e tutt’oggi si genera più nei paesi che nelle grandi città, le quali peraltro sono già ampiamente narrate dai mass media i quali da esse sono più attratti che da quegli insignificanti borghi dispersi per monti e valli… Invece ogni paese, anche il più minuscolo, spopolato, abbandonato, tagliato fuori da quello che noi intendiamo generalmente come “progresso”, è uno scrigno di storie infinite, di patrimoni materiali e immateriali, di culture preziosissime e illuminanti, di saggezze dalle origini ancestrali, di leggende, miti, di identità, di esistenze e di vite – oltre che di altrettante potenzialità sociali, culturali, economiche. Abbandonare i paesi al loro destino apparentemente segnato (ovvero così determinato da una politica del tutto distorta e miope) significa svuotare il nostro paese del suo midollo vitale, trasformandolo in una (forse) luccicante scatola antropologicamente vuota. E significa anche perdere tutte quelle storie che darebbero ad uno scrittore di che scrivere per una vita intera, facendogli in più comprendere la più autentica essenza della casa comune in cui viviamo.

Mark Twain, “Il diario di Adamo ed Eva”

twain-diario-copPer ben poche altre realtà letterarie del mondo e della storia si può affermare con simile sicurezza che un autore sia fondamentale per ogni altra opera scritta ad egli successiva come per la letteratura americana con Mark Twain. È quasi una banalità affermarlo, in effetti, ma quanto meno a mitigare tale ovvietà arriva in soccorso un altro pilastro letterario come Ernest Hemingway, il quale a sua volta affermò che «Tutta la letteratura americana moderna deriva da un unico libro di Mark Twain intitolato Huckleberry Finn», ovvero il riconosciuto capolavoro dello scrittore ex pilota di battelli sul Mississippi – da cui Samuel Langhorne Clemens derivò lo pseudonimo che lo ha reso immortale.
Altra banalità, ora – d’altronde vien facile formularle, con Twain: i pilastri della letteratura di tutti i tempi si riconoscono anche dal fatto che non solo le loro più famose e celebrate opere sono dei capolavori, ma pure gli scritti minori in un modo o nell’altro lo sono, o quanto meno sanno dimostrare anche in poche righe come il loro talento e l’ispirazione non fosse dovuta a fortunate coincidenze o a congiunzioni astrali favorevoli ma, per così dire, a peculiarità genetica costantemente attiva.
Il diario di Adamo ed Eva (Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, Viterbo, 1° ed.1999, a cura di Giovanni Sordini, prefazione di Carla Muschio) è un’ottima prova di quanto ho appena scritto. Opera certamente minore nella produzione dello scrittore americano, probabilmente non fondamentale per poter dire di conoscerlo in modo adeguato eppure, nelle sue sole 60 pagine, perfettamente in grado di…

twain(Leggete la recensione completa di Il Diario di Adamo ed Eva cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Camminare è un atto di progresso civile (Davide Sapienza dixit)

La società che tutti insieme abbiamo creato manda un messaggio chiaro: se non ti sottoponi alla produzione di massa, sei fuori. L’unica via di uscita è tornare a vivere secondo il diritto selvatico, recuperare le gambe, riconoscere che i nostri piedi sono più intelligenti di tanti cervelli riuniti in un Parlamento o a un vertice mondiale della sostenibilità: in quei luoghi, nessuno sa cosa sia il Cammino di una civiltà.

(Davide SapienzaCamminando (Lubrina Editore, Bergamo, 2014, pag.94; in ebook su Feltrinelli.)

Sapienza-2Ha ragione, Sapienza: se si vuole trovare un aspetto positivo nella società contemporanea, è quello – paradossale – di aiutarci a (ri)mettere in luce ciò che può realmente salvarci dalla sua all’apparenza irrefrenabile decadenza – culturale, soprattutto, ma non solo. E quasi sempre si tratta di azioni semplici, primarie, primordiali eppure fondamentali, virtuosamente olistiche, profondissime nella loro essenza e profondissimamente umane. Come il camminare, appunto, pratica che -chi legge il blog ormai lo saprà – trovo personalmente necessaria al fine di potersi ancora dire creature intelligenti, per quanto sia – in tutta la sua semplicità, appunto – un’azione ricolma di innumerevoli sensi, significati, accezioni, sostanze, concetti, nozioni, culture, saggezze. Tutte cose che possono renderci migliori ergo rendere migliore il mondo in cui viviamo, ben più di Parlamenti politici e vertici mondiali di esperti di chissà cosa – proprio come afferma Davide Sapienza.

P.S.: cliccate qui per leggere la personale “recensione” di Camminando.