Un ritorno “beffardo” al Lago Azzurro

Vi ho già scritto delle personali, desolate sensazioni provate lo scorso giugno nel recarmi al Lago di Motta, più noto come Lago Azzurro, sopra Madesimo, trovandolo totalmente privo di acqua: un inopinato, enorme e per certi versi inquietante cratere sassoso tra le fitte abetaie e le verdi praterie di questo meraviglioso angolo dell’alta Valle Spluga, al quale sono particolarmente legato. Trovate quel mio articolo qui e potete constatare le condizioni del lago di allora.

Be’, ci sono tornato qualche giorno fa, al Lago Azzurro. Le foto che vedete qui sotto le ho scattate sul fondo del bacino ovvero a 17 metri di profondità – se fosse stato pieno d’acqua come di norma e considerandone dunque la superficie ordinaria:

L’acqua non è più tornata – inevitabilmente, viste le scarsissime piogge di questa funesta estate, e non solo: come vedete nelle fotografie, sul fondo del lago sta crescendo e consolidandosi un’erbetta pioniera e colonizzatrice che in qualche modo mi ha ancor più acuito la sensazione di essere al cospetto – o per meglio dire dentro, appunto – di una presenza svanita, un’entità lacustre scomparsa. Non voglio dire (scrivere) “morta” in qualità di possibile sinonimo del termine, non è il caso di “antropomorfizzare” troppo la questione e forse neanche di manifestare un eccessivo seppur al momento giustificabile pessimismo sulle sorti future del lago, vero e proprio marcatore referenziale e identitario di questo territorio alpino oltre che potente attrattore turistico. Tuttavia, a constatare quella vegetazione erbosa, a giugno appena accennata e ora ben consolidatasi sul fondo del lago, non ho potuto non pensare: ecco, oltre al danno la beffa! Già, perché in effetti quell’erba è vita, è Natura che si adatta alle nuove condizioni, ancorché temporanee (lo spero), e si rinnova, ma al contempo è il segno momentaneo (lo spero di nuovo) ma purtroppo palese di una potenziale sorte funesta.

Me lo auguro vivamente che il Lago Azzurro rinasca, che torni a ornare con la sua lacustre bellezza e soavità queste montagne così belle e oggi così climaticamente sofferenti, caratterizzando e identificando il magnifico paesaggio del luogo. Lo spero proprio che le immagini che vedete possano un domani essere etichettate come una triste eccezione, una specie di incubo drammaticamente reale ma poi fortunatamente dissoltosi e divenuto mero ricordo. Lo spero tanto e lo dovremmo sperare tutti perché nel Lago Azzurro, emblematicamente rispetto a tanti altri casi similari, insieme agli alberi e ai monti d’intorno è come se si specchiasse il nostro futuro: tuttavia, senz’acqua, inesorabilmente ciò non può e non potrà più essere possibile.

Un talk condiviso sul buon sviluppo della montagna, giovedì ai Piani Resinelli (aperitivo incluso!)

È un onore e un piacere essere ospite di Resinelli Tourism Lab per chiacchierare di montagne nel ciclo di talk PERSONEFANNOCOSE, giovedì prossimo 28/07 alle 19.30 ai Piani Resinelli. Ancor di più lo è perché sarò presente lassù, ai piedi della meravigliosa Grignetta, non per insegnare qualcosa ma per imparare moltissimo: da chi interverrà, dal loro legame con il luogo e la sua essenza, dal luogo stesso, dal paesaggio narrante innumerevoli storie, da quella dimensione speciale nella quale si può entrare ogni qualvolta saliamo su una montagna scoprendoci sempre qualcosa di nuovo, prezioso, illuminante. Qualcosa che possiamo imparare, assimilare, comprendere per poi “riportare” alla montagna (da residenti stanziali tanto quanto da visitatori occasionali, la cosa non cambia), contribuendo fattivamente al suo più virtuoso sviluppo così da salvaguardarne l’essenza tanto fondamentale. In fondo la montagna non potrebbe offrirci il suo paesaggio così straordinario se noi non fossimo capaci di percepirlo, comprenderlo, elaborarlo e apprezzarlo: su questa relazione armonica si fonda il senso e la sostanza della nostra presenza sui monti, e la possibilità di costruire lassù il miglior futuro possibile, a favore dei territori di montagna, di chi ci vive e li fa vivere ma, in fondo, a vantaggio di chiunque.

Dunque vi aspetto, giovedì alle 19.30 ai Piani Resinelli presso la sede dell’Ufficio Turistico, di fronte alla chiesetta dei Piani. Ricordate che la prenotazione è obbligatoria alla mail resinellitourismlab@gmail.com, mentre per saperne di più su PERSONEFANNOCOSE, date un occhio qui. Non mancate, ci sarà da divertirsi – e da mangiare/bere, il che non guasta affatto, no? 😉

PERSONEFANNOCOSE e me, giovedì 28/07

Per saperne di più, cliccate sull’immagine!

Ci vediamo giovedì 28 luglio prossimo, nella meravigliosa frescura montana dei Piani Resinelli! 😉

PERSONEFANNOCOSE, all’ombra delle Grigne

Giovedì 28/07, alle 19.30 ai Piani Resinelli, sopra Lecco e al cospetto della meravigliosa Grignetta, avrò l’onore e il piacere di essere ospite di 𝗣𝗘𝗥𝗦𝗢𝗡𝗘𝗙𝗔𝗡𝗡𝗢𝗖𝗢𝗦𝗘, il format culturale partecipativo per l’autoformazione e l’empowerment territoriale della montagna creato e curato da Resinelli Tourism Lab. L’obiettivo del format è la condivisione di idee e buone pratiche per un rilancio della montagna davvero sostenibile e partecipato – nel frattempo godendosi un ottimo aperitivo serale in qualche fascinoso “angolo segreto” dei Piani. Nel mio caso, chiacchiereremo di valorizzazione delle aree interne e turismo sostenibile in montagna, temi fondamentali per il presente e il futuro dei territori montani che lo diventano ancor di più proprio quando condivisi da più persone possibili, dal montanaro stanziale da generazioni sui monti fino al turista occasionale.

𝗣𝗘𝗥𝗦𝗢𝗡𝗘𝗙𝗔𝗡𝗡𝗢𝗖𝗢𝗦𝗘, come accennavo poco sopra, è un format culturale partecipativo per l’autoformazione e l’empowerment territoriale della montagna. In sostanza, si invita gente a raccontare quello che fa: neo-rurals, imprenditori e imprenditrici d’alta quota, blogger, persone che hanno deciso di fare cose che valorizzano il territorio e le aree interne.

Il format è semplice:

  • Scegli il giovedì che ti interessa, ma se partecipi a tutti direttamente è meglio.
    Vieni in montagna con delle buone scarpe e una discreta voglia di chiacchierare e conoscere gente.
  • Noi ti portiamo in un posto segreto, che sicuramente non conosci, e che sarà impervio, dimenticato, abbandonato, selvatico, ostico, infrattato, sui bricchi. Faremo insomma una ravanata, che però ti porterà in men che non si dica in un luogo bellissimo e lontano dalle mete blasonate del turismo di massa.
  • Una volta arrivati, tireremo fuori dagli zaini l’aperitivo. Si mangia e si beve a chilometro zero in alta quota grazie al mitico Bar Ristorante Dal Tusett. Non male, no?
  • Mentre spilucchiamo e sbevazziamo, interagiamo e chiacchieriamo con i nostri ospiti, quelli che abbiamo invitato.
  • Quando ci siamo detti tutto, ti riportiamo indietro.

Visto che l’obiettivo di 𝗣𝗘𝗥𝗦𝗢𝗡𝗘𝗙𝗔𝗡𝗡𝗢𝗖𝗢𝗦𝗘 è la condivisione di idee e buone pratiche per un rilancio della montagna davvero sostenibile e partecipato, è importante che chi segue il progetto partecipi a tutti gli incontri. Per creare una community di aspirazioni e desideri, con cui immaginare un piano di sviluppo territoriale di ampio respiro e vedute orizzontali.

I primi tre appuntamenti del format sono giovedì 21 luglio con Michele Castelnuovo, giornalista e creator di Trekking Lecco,  giovedì 28 luglio con lo scrivente, e giovedì 10 agosto con Alessio Dossi, promotore di processi di imprenditoria civile. Calendario e dettagli li trovate nella locandina in testa al post: cliccateci sopra per ingrandirla.

Importante: la prenotazione agli appuntamenti è obbligatoria alla mail resinellitourismlab@gmail.com.

[I Piani Resinelli, Lecco e la pianura lombarda. Immagine tratta da qui.]
Sarebbe veramente molto bello e interessante trovarci lassù, nella bellezza intensa ancorché delicata (nonostante tutto) dei Piani Resinelli, luogo affascinante tanto quanto emblematico che merita di essere vissuto pienamente e profondamente. Che ne dite?

La triste agonia del Lago Azzurro

Trovarsi di fronte il celeberrimo Lago Azzurro di Motta, sopra Madesimo, completamente vuoto di acqua, anzi, persino con un accenno di crescita erbosa sul fondo, mette sempre una grandissima tristezza.

Non è la prima volta che ciò accade ma non è il fenomeno in sé a inquietare, semmai è la frequenza sempre maggiore con la quale si manifesta: per un lago come questo che vive sull’apporto di sorgenti sotterranee alimentate dallo scioglimento della neve invernale e dalle piogge primaverili, è la dimostrazione concreta della crescente scarsità di precipitazioni nevose sui nostri monti, già sancita da tempo dai relativi dati climatologici. Quest’anno poi, nella situazione di emergenza idrica che la gran parte della regione alpina sta vivendo, in unione alle temperature già torride a inizio maggio, l’inquietudine se possibile è ancora maggiore. La sensazione è quella di assistere all’agonia di un lago tra i più rinomati delle Alpi lombarde, assolutamente identitario per l’intero territorio circostante, per il suo paesaggio e per la relazione con esso di generazioni di residenti e di villeggianti, in procinto di trasformarsi in un bacino effimero, un grande buco pieno di massi e solo per brevi periodi di acqua nel mezzo della pineta che, senza più il riverbero nelle sue acque, appare a sua volta meno vitale, più sterile, più vuota di senso, per così dire.

Ora, la domanda non è la solita che molti pongono in tali casi, «Ma noi cosa possiamo farci?», perché è chiaramente una domanda retorica che pare fatta apposta per deresponsabilizzarsi e girarsi dall’altra parte. La vera domanda, quella più obiettiva e pragmatica, semmai è: ma se le cose continueranno in questo modo sapremo adattarci, oppure faremo pervicacemente finta di nulla così peggiorando ancor più la situazione? La risposta a un interrogativo del genere, in fondo, vale anche per quella prima solita domanda, ecco.

N.B.: la foto sopra è tratta da www.paesidivaltellina.it, la foto sotto è mia, scattata il 19 giugno scorso.

N.B.#2: peraltro leggo che le acque del Lago Azzurro verrebbero utilizzate a rinforzo degli impianti di innevamento artificiale delle piste di Madesimo. Se così fosse, e poi ci si lamentasse dell’assenza di acqua, credo saremmo di fronte a un caso palese e grave di demenza, da curare al più presto.