Kazuo Ishiguro, Premio Nobel per la Letteratura 2017

(Ishiguro) ha una prosa di provocante equilibrio, piatta come l’orizzonte del mare ma dove si agitano profondità nascoste. Evita ornamenti ed eccessi e sembra apprezzare cliché, banalità, episodi scialbi e un’atmosfera con una strana calma diffusa, la cui mite presenza sembra irreale e minacciosa.

(James Wood sul vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 2017 Kazuo Ishiguro, da The New Yorker.)

(Ecco, del Premio Nobel per la Letteratura a me – irrimediabilmente anarchico pure nella scelta dei libri da leggere – piace che mi “segnali” autori tanto importanti da meritarsi un riconoscimento simile e, di conseguenza, mi imponga la necessità di sconcertarsi per non aver mai letto nulla di loro. La riconosco tale “virtù”, al Nobel, e devo dire che effettivamente è servita a promuovermi la conoscenza di autori che, altrimenti, non avrei mai considerato. Anche nel caso di Ishiguro, probabilmente.)

Idiotas & idiotes*

Un buon riassunto dello stato attuale della situazione politica generatasi tra Spagna e Catalogna (e non solo lì…)?
Bene: c’è un idiota che ha torto, e un altro idiota che ha ragione. In quanto tali, quando il secondo idiota dà torto al primo, questo passa dalla parte della ragione e l’altro da quella del torto (principio valido anche in senso inverso).
Ecco.

Se invece volete qualche dettaglio in più, vi consiglio questo articolo di Valigia Blu, senza dubbio uno dei migliori organi di informazione e approfondimento italiani. E quando dico “uno dei migliori” intendo dire che, per contare anche gli altri di simile qualità, bastano le dita di una mano.

(*: idioti = “idiotas” in spagnolo, “idiotes” in catalano.)

Homo: ma tu Sapiens cosa, poi?

In base agli ultimi riscontri scientifici, la separazione delle linee evolutive uomo-scimpanzé, dunque l’inizio dell’evoluzione della razza umana propriamente detta, è avvenuta tra i 5 e i 7 milioni di anni fa circa, mentre la definizione genetica nelle varie specie della razza stessa, ovvero quand’essa ha perso i tipi non classificabili nel genere Homo è avvenuta circa 2,5 milioni di anni fa.
Fatto sta che, dopo un bel tot di milioni di anni di costante evoluzione della razza umana, per buona parte dei suoi rappresentanti la situazione vitale di fatto è questa:


Ecco.
No, beh… avendo notato qui questa assai significativa immagine al riguardo, semplicemente ci tenevo a rimarcarlo.

Rido per legittima difesa

Io rido per legittima difesa.

Sì: parafrasando quella celebre battuta di – o attribuita a – Woody Allen (“Leggo per legittima difesa”), dico che qui, se non si sa ridere, si finisce male. Anche le cose più seriose e impegnate alla fine le metto sempre – almeno un poco – sul ridere: perché da sempre diffido congenitamente delle persone che si prendono troppo sul serio (e lo ribadisco), e perché non c’è nulla come lo humor, l’ironia e il riso per rimettere in equilibrio ogni cosa, smussare eventuali spigoli e temprare lo spirito contro ogni possibile gravità e, ancor più, contro qualsiasi malignità, che puntualmente una risata seppellirà.

Eppoi, appunto, ridere è la migliore e più legittima difesa contro le tante, troppe dissennatezze del mondo di oggi, verso le quali non c’è molto altro da fare: o ci si “adegua”, diventando dissennati di conseguenza, o si fugge il più possibile lontano – ma il mondo forse è un posto fin troppo piccolo, in questo caso – oppure ci si ride sopra. Una difesa legittima che, a ben vedere (il  mondo suddetto), è al contempo un attacco, ovvero un’offensiva, assolutamente lecita e giustificata. Nonché assai appagante, pure: lo dico sempre, io, che non l’ottimismo ma l’ironia (se non il sarcasmo) è il sale della vita!

I laghi i boschi le vette il cielo, ma poi le montagne s’incazzano (Arno Camenisch dixit)

Guarda i laghi, esclama lei slanciando le braccia, e le montagne, e i boschi, e la luce, e che bello che è il cielo. Sorride e chiude gli occhi. Sì sì, fa lui, nel bosco siamo tutti uguali, come se uno non l’avesse mai visto, che ci abbiamo passato tutta la vita tra le rocce, una pietra è sempre solo una pietra. E il lago, è li steso sulla pianura come un pesce morto. Poi di colpo arrivano delle nuvole grigie come beole e patapam, giù tuoni e grandine e ti centra un lampo, che quassù si fa in fretta, siamo sui milleotto, se sei sfortunato le montagne s’incazzano e ti buttano addosso dei massi grandi come vacche, ti demoliscono la casa e ci seppelliscono dentro per sempre tutto quello che avevi, altro che pace delle montagne, lo dice solo chi è cresciuto nel cemento.

(Arno Camenisch, La cura, Keller Editore, 2017, traduzione di Roberta Gado, pagg.14-15.)

O forse lo dice colui al quale nel cemento è semmai rimasto imprigionato l’animo, privo così di autentica libertà? Beh, leggete la personale recensione a La cura, qui, e capirete tutto meglio.