[Veduta aerea di Whittier. Foto del Forest Service Alaska Region, USDA, CC BY 2.0, fonti www.flickr.com e commons.wikimedia.org.]Di posti strani in giro per il mondo ce ne sono parecchi e spesso si trovano in zone montane o remote, le cui difficili geografie e morfologie contribuiscono parecchio alla loro stranezza.
In Alaska ce n’è uno che, in un’ipotetica graduatoria di tali posti, potrebbe piazzarsi molto bene: è Whittier, un piccolo centro abitato posto sulle frastagliate coste del Golfo di Alaska, ma in mezzo a grandi montagne e vasti ghiacciai, che è praticamente composto da… un solo grande edificio, il Begich Towers Condominium, che regala al comune il bizzarro “titolo” di «Città sotto un unico tetto» («Town under one roof» in originale).
[Foto di Enrico Blasutto, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]In questo grande (e obiettivamente brutto) palazzone, nato negli anni Cinquanta come caserma militare, vi abita la gran parte dei 272 abitanti di Whittier e si trova quasi tutto ciò che serve alla vita quotidiana della comunità: la stazione di polizia, una clinica, una videoteca, un negozio di alimentari, una chiesa, gli uffici comunali, un bed & breakfast, una lavanderia a gettoni e una piscina nel seminterrato. Solo le scuole sono in un altro edificio, che però è collegato al primo da un tunnel sotterraneo. In pratica, l’intera socialità della comunità di Whittier si svolge al chiuso della Begich Towers, il che certamente la agevola in considerazione del clima invernale parecchio ostico di questa parte del mondo (sei mesi di pioggia all’anno, venti fino a 130 km/h) ma di contro genera un che di claustrofobico non indifferente. La maggior parte delle persone in età da lavoro è invece impiegata al locale porto, nella gestione delle relative infrastrutture logistiche e nella pesca.
[Foto di Barbara Ann Spengler, CC BY 2.0, fonte commons.wikimedia.org.]La cosa singolare è che Whittier è già di suo un luogo parecchio isolato. Da terra è raggiungibile solo attraverso uno stretto tunnel di oltre 4 chilometri nel quale possono transitare alternativamente sia le auto che i treni (le prime soltanto da 15 anni a questa parte, quando il tunnel venne adeguato allo scopo); dal mare vi si giunge attraverso rotte tortuose tra fiordi, baie e isole separate da stretti di varia taglia; infine ci sarebbe anche un piccolo aeroporto, ma la sua breve pista non genera sensazioni di grande sicurezza. Dunque, è come se gli abitanti di Whittier avessero deciso di rimarcare – e rivendicare con maggior forza – tale peculiarità geografica del loro comune isolandosi doppiamente dal resto del mondo, quello lontano e quello vicino, quasi separandosene come una colonia di viaggiatori spaziali dentro la propria astronave.
[Foto di Enrico Blasutto, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]D’altro canto, la stranezza di un posto del genere non è sfuggita ai tour operator crocieristici, tant’è che oggi Whittier si è attrezzato di un molo presso il quale in estate possono attraccare navi da crociera anche piuttosto grandi. Cosa poi ci facciano le migliaia di turisti che queste navi trasportano una volta sbarcati a Whittier, è per me un mistero. Mi auguro solo che non decidano tutte quante insieme di visitare l’interno della pur grande Begich Towers: sarebbe un pegno troppo grande da pagare rispetto all’isolamento suddetto!
L’acqua è una risorsa fondamentale per mille motivi, il primo dei quali è la vita che consente a ogni creatura del pianeta che abitiamo. Lo sappiamo tutti, sembra banale rimarcarlo: ma una tale ovvietà ci fa credere troppo facilmente che la presenza dell’acqua sia parimenti scontata, ancor più nella nostra parte di mondo e ai piedi delle Alpi. Ma si può ritenete “scontato” ciò che ci consente come nessun’altra cosa di vivere? Possiamo permettercelo, peraltro oggi che la crisi climatica in divenire sta modificando il nostro mondo in modi spesso impensabili (come per la siccità che ci ha riguardato solo tre/quattro anni fa)? E perché poi è così importante, l’acqua, non solo per le nostre vite? Cosa fa, cosa ci fa?
Questa sera, a Castelletto Stura (Cuneo), sarò ospite della “Festa dell’Acqua”, organizzata dal Comune locale con il sostegno della Pro Loco e del Consiglio Regionale del Piemonte, nell’evento di apertura “Acqua bene prezioso: risorsa ed energia”. Insieme a Simone Aime, ricercatore, storico dell’industria idroelettrica e autore di libri sulle dighe del cuneese, parleremo dei temi sopra accennati e di molte altre cose legate all’acqua, alla sua importanza fondamentale, alle peculiarità spesso sorprendenti, alla cultura che ne fluisce (letteralmente), ai paesaggi idrici e alla relazione con l’uomo che li abita.
Il tutto in un luogo, Castelletto Stura, che indica e manifesta nel proprio toponimo lo stretto legame con l’acqua e il fiume Stura di Demonte (lo vedete nelle immagini in testa al post), tra i più significativi delle Alpi orientali, negli anni Novanta incluso dalla CIPRA (la Commissione internazionale per la Protezione delle Alpi) tra i soli cinque corsi d’acqua dell’intero arco alpino con caratteristiche di integrità dal punto di vista naturalistico e oggi inserito nell’area protetta del Parco Fluviale Gesso e Stura.
Come potrete intuire, sarà una serata bella, intensa e interessante nonché coinvolgente – noi faremo di tutto affinché lo sia e possa lasciare in dote qualcosa di significativo a chi sarà presente. Trovate i dettagli dell’evento nella locandina sopra pubblicata.
Dunque, segnatevi l’appuntamento e, se potete e volete, ci vediamo stasera a Castelletto Stura!
Eccovi il programma ufficiale e la locandina della quarta edizione di “Insieme per la Montagna Sacra”, la giornata di cammino riflessivo e collettivo ai piedi del Monveso di Forzo, la montagna nel gruppo del Gran Paradiso individuata dal relativo progetto (del cui comitato promotore faccio parte) come simbolo di rispetto del Limite, che si svolgerà domenica 15 giugno prossimo:
Come avevo anticipato in questo articolo, nel corso della giornata avrà luogo l’inaugurazione dell’opera d’arte appositamente dedicata al Monveso e donata alla causa dalla pittrice torinese Barbara Tutino. Realizzata su Alluminio riciclato e dunque fatta per restare all’aria aperta, ritrae il Monveso con la chiesa di Boschietto. L’opera verrà installata in modo permanente su una delle case della borgata posta lungo il sentiero che risale la valle, restando così ben visibile da chiunque transiti dalla borgata al fine di rappresentare un suggestivo e potente elemento di attenzione e riflessione sul nostro progetto e sui suoi fini.
Invece, la constatazione delle condizioni di innevamento ancora abbondante in quota ha purtroppo determinato la decisione di rinviare la traversata dalla Valle di Cogne alla Valle Soana attraverso il Colle di Bardoney, pensata per congiungere simbolicamente i due versanti del Monveso di Forzo e prevista per sabato 14 giugno – della quale nella precedente newsletter vi avevamo dato alcune informazioni preliminari. La traversata verrà probabilmente riprogrammata nel mese di settembre, in data da stabilire e in concomitanza con un altro evento dedicato alla “Montagna Sacra” in corso di progettazione.
[Prime luci sul Monveso di Forzo, la ” Montagna sacra” delle Alpi italiane. Foto di Toni Farina, per gentile concessione.]Sono ben contento di denotare che la prossima edizione di “Insieme per la Montagna Sacra” vedrà la collaborazione e il supporto dell’Associazione degli Operatori Turistici della Valle Soana: una vicinanza quanto mai significativa e importante anche per come segnali l’interesse crescente dei locali al progetto e al suo portato a favore della valle. Come si può vedere nella locandina sottostante, l’associazione curerà l’accoglienza generale e nello specifico la parte enogastronomica della giornata grazie alla partecipazione dei ristoranti e degli operatori valsoanini i quali metteranno a disposizione tutto ciò che la valle sa offrire ai suoi visitatori:
Anche questa locandina la potete scaricare in pdf qui.
Per la giornata sarà installata a Forzo, a cura del Comune, la bacheca dedicata alla “Montagna Sacra” con le informazioni sostanziali sul progetto, che così sarà “inaugurata” ufficialmente a sua volta. Anche l’installazione rappresenta un’iniziativa “piccola” nella forma ma assolutamente significativa nella sostanza perché esprime la vicinanza solidale del Comune di Ronco al progetto e ai suoi fini: una cosa niente affatto scontata fino a qualche tempo fa, dunque la prossima presenza della bacheca rimarca l’attenzione e la considerazione crescenti della “Montagna Sacra” anche presso la comunità locale.
Come accennato di recente, vi sono ulteriori potenziali interessanti (e prestigiose) novità che bollono nella pentola della Montagna Sacra: io e gli altri membri del Comitato promotore ci auguriamo di concretizzarle e dunque di darvene notizia al più presto.
Aderire al progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra” è semplice. Si va sulla pagina web del progetto, www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/, si compila il modulo e si conferma poi con mail. Oppure si scrive a montagnasacra22@gmail.com indicando semplicemente «aderisco al progetto Montagna Sacra» e, se si vuole, con quale qualifica si vuole apparire in elenco.
Il Lago di Garda, una delle zone in assoluto più belle d’Italia.
Di certo un paradiso per i turisti, ma pure un inferno per i residenti?
È ancora una domanda, per il momento. Dettata dalle cronache degli ultimi tempi che registrano casi sempre più frequenti di overtourism e relative conseguenze, di scarsa o nulla gestione politica dei flussi turistici, di assenza d’una visione territoriale al riguardo, di crescente degrado dei luoghi ma di contro di nuove proposte di turistificazione del territorio gardesano.
Come detto, per ora è una domanda quella sopra proposta. È bene che non diventi una risposta, senza più il punto interrogativo, su cosa sia diventato il Lago di Garda. E il rischio che lo diventi, a quanto pare, c’è.
Dunque tutti dovremmo avere consapevolezza piena di ciò e agire per annullare tale rischio, per quanto possibile. Sabato 7 giugno prossimo c’è un’ottima possibilità per cominciare a farlo:
Per qualsiasi informazione al riguardo, potete visitare il sito web www.camminataperilgarda.it, mentre qui trovate il “manifesto” della giornata.
[Vedute da sud (sopra) e da nord della zona di Garda e di Costermano, nella quale si svolgerà la camminata.]P.S.: detto tra noi, quanti politici locali e amministratori gardesani interverranno alla Camminata? Io spero molti, e non solo per presenziare e dire belle parole e poi fare tutt’altro. La speranza è sempre l’ultima a morire, no? Be’, facciamo in modo che il Garda non muoia prima!
(Articolo originariamente pubblicato su “L’AltraMontagna” il 23 maggio 2025.)
[Il Monte San Salvatore visto dal lungolago di Lugano. Foto di Walter Kärcher da Pixabay]Una delle montagne più famose delle Alpi, e della Svizzera in particolar modo, è anche una… delle più basse! È il Monte San Salvatore, in Canton Ticino, alto solo 912 metri ma la cui vicinanza con la città di Lugano, fin dai tempi del Grand Tour meta di viaggiatori e turisti ante litteram, nonché l’imponenza nel paesaggio luganese e del Ceresio, l’ha reso celeberrimo. Soprannominato il “Pan di Zucchero” di Lugano, stante la sua somiglianza con la nota montagna di Rio de Janeiro, e sempre più visitato dai turisti che giungono in Ticino (nel 2024 con la funicolare sono saliti sul monte 255mila persone e nel 2022 ha viaggiato il 19milionesimo passeggero della sua storia, senza contare chi vi giunga a piedi lungo uno dei tanti sentieri) il San Salvatore oggi è compreso nell’Inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali d’importanza nazionale della Svizzera anche in forza del suo peculiare paesaggio culturale: «Malgrado la chiara vocazione turistica e la città che avanza ai suoi piedi, il Monte San Salvatore conserva un carattere prevalentemente naturale e i pochi elementi culturali risultano isolati e spesso celati dal fitto manto boschivo», come segnala la giustificazione del titolo di “Sito di importanza nazionale”.
Proprio in tema di paesaggio culturale, il Monte San Salvatore possiede anche una grande importanza storica nello sviluppo del turismo: l’apertura nel 1890 della funicolare che raggiunge la vetta, uno dei primi impianti del genere nelle Alpi, ha contribuito a sviluppare un fenomeno fondamentale per la frequentazione turistica delle montagne, che oggi viene dato per scontato e ovvio ma che un tempo non lo era affatto: la panoramicizzazione del paesaggio. Un fenomeno che ha cambiato radicalmente la prospettiva non solo visiva ma pure culturale del turismo montano, determinandone profondamente l’immaginario collettivo.
In effetti sulle montagne, anche prima dell’avvento dell’alpinismo e al netto di leggende superstizioni varie che sulle vette piazzavano draghi e demoni, ci si è sempre saliti. Il Monte San Salvatore è stato meta di pellegrinaggi fin dal Duecento: dalla stessa epoca è attestata la presenza di una cappella votiva sulla vetta, dove ora sorge la caratteristica chiesetta dedicata al santo che ha dato il nome al monte. Certamente chi giungeva sulle vette alpine si soffermava a guardarsi intorno e a osservare cosa vi fosse al di sotto, ma probabilmente non elaborava la sua visione attraverso il concetto di “panorama”, che derivò da quello di “paesaggio” nato solo nel Cinquecento grazie alle opere dei pittori fiamminghi – detti poi paesaggisti, appunto. D’altro canto anche il “panorama” inteso come rappresentazione pittorica del paesaggio solitamente posta su una superficie circolare, che a sua volta contribuì a elaborare il concetto, nacque a fine Settecento e su diffuse nel corso del secolo successivo, guarda caso in contemporanea con la nascita dell’alpinismo come attività ludica. Qualche decennio dopo, grazie al progresso tecnologico, si cominciarono a costruire le prime funicolari: quella del Vesuvio, aperta nel 1882, fu la più antica tra quelle ascendenti un monte, ma l’impianto del San Salvatore avrebbe potuto precederla se la sottoscrizione aperta nel 1870 (per giunta da un intraprendente locandiere fiorentino, tale Stefano Siccoli, che gestiva la modesta osteria esistente in vetta) al fine di raccogliere fondi per la sua realizzazione avesse avuto successo. Così non fu, e la funicolare si poté aprire solo vent’anni dopo.
[La vetta del Monte San Salvatore con la città di Lugano e il ramo orientale del lago in versione diurna e crepuscolare.]In ogni caso, proprio grazie a questi impianti all’epoca futuristici che consentirono a chiunque di raggiungere le vette di un numero crescente di montagne, il “panorama” divenne non più solo una nuova modalità di visione del paesaggio ma pure un’attrazione turistica, un buon motivo per raggiungere le sommità montane per scopi ricreativi… [continua su “L’AltraMontagna”, cliccate qui sotto:]