[La nuova seggiovia “Altavista” di Livigno. Immagine tratta da “La Provincia-UnicaTV“.]Durante l’inaugurazione della nuova seggiovia Altavista a Livigno, avvenuta domenica 14 dicembre, il presidente di Skipass Livigno, Giorgio Zini, ha dichiarato: «Da qui vediamo le montagne del Bormiese e dell’Engadina e sogno un giorno il collegamento anche con questi versanti sciistici». Il presidente Zini fa riferimento da una parte al progetto di collegamento sciistico tra Livigno e i comprensori intorno a Bormio, rilanciato di recente in un evento di Confindustria di Como, Lecco e Sondrio e sul quale ho scritto qui in merito alle moltissime criticità che lo rendono quasi utopico, e dall’altra all’idea di collegamento questa volta ferroviario (quello sciistico è impossibile) tra la valle di Livigno e l’Engadina, da tempo agognato dai primi e molto meno dai grigionesi.
Tuttavia, anche al netto di questi aspetti che non a caso rendono un “sogno” i due collegamenti, fa pensare l’atteggiamento assolutamente no limitsche manifestano – per bocca dei loro rappresentanti – questi pur già grandi comprensori sciistici, certamente attrattivi e dunque “di successo”, turisticamente parlando, ma per i quali sembra che la realtà di fatto non possa mai bastare, che si debba continuamente pensare a ingrandirsi, a espandersi, a superare ogni limite fino a quel punto raggiunto in barba a qualsiasi rispetto e attenzione (non solo ambientale e paesaggistica) verso i territori che verrebbero coinvolti. Ovvero, di contro, dimostrando come il loro apparente successo sia in realtà una sorta di tossicodipendenza turistica e consumistica in forza della quale occorra sempre fare di più: un castello tanto imponente e sfavillante quanto fatto di carte che potrebbe crollare da un momento all’altro, al primo colpo di vento traverso e cioè con qualche variabile negativa che ne infici la sostenibilità economico-finanziaria e/o, di rimando, l’attrattività turistica.
[Il versante Mottolino/Trepalle del comprensorio sciistico di Livigno, dal quale passerebbe il collegamento verso il bormiese, il 15 dicembre alle 13.40. Immagine tratta da qui.]Come si possono conciliare soggetti economici del genere, con i loro interessi particolari, le loro pretese e la visione totalitaria che impongono ai territori ove operano, con la realtà ecologica e ecosistemica attuale e futura delle montagne, con la necessità di preservarne le valenze ambientali, naturalistiche, paesaggistiche come peraltro la Costituzione impone, con la crisi climatica in divenire costante, con la sensibilità crescente delle persone verso questi aspetti della frequentazione ludico-ricreativa delle montagne? Perché è così impossibile per loro “accontentarsi” di quel tantissimo che già hanno e devono pretendere sempre di più, come veramente fossero in preda a una patologia di qualche genere?
Mi sembra che ormai qui si sia ben oltre la più ragionevole etica imprenditoriale, anche di quella maggiormente intraprendente. Tanto più che di mezzo non c’è un spazio libero da riempire di “cose” finché ce ne stanno, ma territori montani di grande bellezza, ambienti naturali preziosi e delicati, patrimoni collettivi di inestimabile valore culturale dei quali non si può pensare si poter fare ciò che si vuole in base ai propri interessi particolari. Non si può, punto.
[Impianti di risalita al Passo del Tonale. Immagine tratta da www.skiresort.info.]Si richiama di frequente la necessità di trovare un compromesso per la gestione dello sci su pista da qui ai prossimi anni, visto il divenire della sua realtà soggetta alle conseguenze della crisi climatica, delle dinamiche socio-economiche, delle abitudini turistiche diffuse e delle altre variabili riscontrabili al riguardo.
Bene, ecco qui alcuni punti che potrebbero strutturare un tale compromesso [1]:
Mantenimento allo stato dell’arte deicomprensori posti oltre i 2000 metri di quota, previe garanzie massime e accertabili di sostenibilità ambientale attiva e passiva.
Progressiva dismissione dei comprensori posti sotto i 2000 metri di quota con sviluppo di specifici progetti di frequentazione turistica sostenibile e di sostegno alle economie circolari locali non turistiche.
Nessun nuovo impianto di risalita al di fuori delle aree sciistiche attive.
Utilizzo calmierato della neve artificiale, nei comprensori attivi, con chiare garanzie di salvaguardia delle risorse idriche locali e nessuna deroga.
Regolamentazione organica dei flussi turistici al fine di prevenire e evitare fenomeni di iperturismo che ledano il benessere abitativo delle comunità locali.
Partecipazione attiva delle comunità locali nelle dinamiche decisionali afferenti alla gestione dei territori sui quali insistono le attività turistiche.
Ecco. Ce ne potrebbero essere molti altri di questi punti e di sicuro ce ne saranno ulteriori che si dovranno elaborare in forza dell’evoluzione della realtà montana: ognuno potrà elaborarli in base alle proprie esperienze e punti di vista ma con l’intento ben chiaro di alimentare l’ormai necessario dibattito sul tema.
[1] Naturalmente si potrebbe anche sostenere che di “compromessi” non ce ne sia affatto bisogno o che non sia lecito e logico formularne, visto il divenire della situazione e gli effetti che si manifesteranno a breve sulle montagne. Ma è un’ipotesi che abbisogna di altre considerazioni che semmai farò più avanti.
[La notizia è tratta da “Open on line”, cliccate sull’immagine per leggerla.]La cosa che trovo interessante, nella notizia dell’imprenditore che se ne va a sciare con il proprio elicottero violando le normative in materia e giustificandosi sostenendo che «Non ho tempo, avevo fretta e volevo sciare», è il suo risvolto giuridico-sociologico. Cioè quello generato dai suoi concittadini che lo difendono perché «È una bravissima persona, un uomo buono, generoso: a dispetto delle impressioni, non è un tipo che ostenta ricchezza o conduce una vita sopra le righe esibendo le sue possibilità. Un uomo semplice.» Tutte cose che, a ben vedere, nessuno può e deve mettere in dubbio, ma che non giustificano per nulla la trasgressione delle leggi vigenti per motivi così futili. Anzi, proprio perché “bravissima persona” avrebbe dovuto osservare le leggi vigenti più di altri, evitando di anteporre i propri desideri all’interesse comune e manifestando un comportamento che, in realtà, si riscontra con varie forme in molto turismo montano, sia dal lato di chi lo gestisce (ad esempio in chi devasta un bosco o un versante montuoso, patrimoni pubblici, per piazzarci un nuovo impianto di risalita funzionali agli utili privati del proprio comprensorio) e sia di chi ne fruisce – si pensi agli innumerevoli casi di turismo cafone riscontrabili ovunque in piena stagione sui monti.
Non sono semplici “bravate”, e ovviamente non è un problema che uno vada a sciare con il proprio elicottero, se può farlo buon per lui: sono reati e ancor più, secondo me, sono manifestazioni di supponenza e disprezzo verso le montagne e la loro cultura che oggi non si possono accettare e tollerare. E se chi li compie, questi reati, non lo capisce o non è in grado di rendersi conto del loro portato, ha evidentemente grossi problemi che deve risolvere e non scaricare sulle montagne e su chi le frequenta con rispetto e consapevolezza.
A volte si ha l’impressione che i comportamenti più nocivi dell’uomo nei confronti della Natura derivino da una sorta di senso di inferiorità verso di essa, dunque da uno sconforto cronico che alimenta una costante rivalsa, un voler dimostrare (a se stesso) di poterle essere superiore, dominante, soggiogante.
Questa cosa temo dimostri bene quanto l’uomo si dimostri spesso alienato dalla dimensione naturale rifiutando la cognizione di esserne pienamente parte, invece, come ogni altro organismo che abita il mondo. Tale alienazione impedisce all’uomo di percepire quanto sopra come una virtù, un privilegio, non come una pecca da compensare.
In effetti, non vi sono superiorità o inferiorità nella Natura ma un equilibrio dinamico dacché vitale, che se rotto genera scompensi e danni inevitabili per chiunque sia “Natura”. Così, i guasti inferti dall’uomo all’ambiente naturale inesorabilmente gli si ritorcono contro, generando il suddetto senso di inferiorità e impedendogli di capire che, se la Natura è invincibile, anche l’uomo lo è ma soltanto se rimane parte di essa. Altrimenti, quell’inferiorità non solo viene dimostrata ma diventerà fonte di guai sempre peggiori, ai quali l’uomo prima o poi non riuscirà più a scampare.
So bene di rischiare di diventare noioso, a parlare così spesso di Milano Cortina, ma qui le cronache sconcertanti al riguardo si susseguono a ritmo incalzante; d’altro canto restare zitti di fronte a certe cose trovo che sia civicamente e moralmente discutibile.
[Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo.]Uno dei fatti più recenti: il governo del cantone svizzero dei Grigioni da tempo chiede garanzie (e i fondi promessi) all’Italia – alla Lombardia nello specifico – per la gestione del traffico che si dirigerà a Livigno al fine di assistere alle gare olimpiche in programma lì, molto del quale passerà dalla Svizzera, senza ottenere risposte e per ciò dicendosi «irritato» con le autorità italiane.
Poi, finalmente, giovedì la Lombardia, per voce del proprio Assessore alla Montagna, ha risposto ai Grigioni sostenendo che «i costi per gestire la viabilità durante le Olimpiadi di Livigno saranno inferiori al previsto a causa di un minor afflusso di visitatori.»
[Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo. La foto è tratta dalla pagina Facebook “I love Livigno“.]Come come come?!
L’Assessore lombardo cosa sta dicendo, in concreto? Sta affermando di sapere già che le Olimpiadi a Livigno saranno un flop, e che non ci andranno a vederle così tante persone come la propaganda istituzionale olimpica continua a sostenere?
Oppure sta cercando di ingannare i grigionesi, peraltro in maniera parecchio maldestra, per cercare di sfuggire dalle responsabilità a carico della Lombardia e di non pagare quanto promesso e dovuto ai Grigioni per le spese di gestione del traffico olimpico?
Al momento, salvo mie sviste, la notizia della risposta dell’Assessore lombardo agli svizzeri non compare su nessun organo di informazione italiano.
Sconcertante. Per non dire altro. Sarebbe bene che la Lombardia fornisca ben più ampie e adeguate spiegazioni pubbliche, per evitare una figuraccia colossale.
Povere Olimpiadi, messe nelle mani di siffatti soggetti e così trasformate in un disastro per i territori coinvolti!