Sabato 3 maggio a Orta San Giulio, per il IX Summit delle Bandiere Verdi della “Carovana delle Alpi”

Sabato 3 maggio, a Orta San Giulio, sarò tra i coordinatori IX Summit delle Bandiere Verdi della Carovana delle Alpi, organizzato da Legambiente con la collaborazione dell’Associazione Dislivelli, al cui interno si terrà il seminario nazionale “Comunità in transizione: dai frammenti alla visione”: nello specifico coordinerò il gruppo di lavoro dedicato a “Turismo e comunità” con l’intervento di importanti studiosi ed esperti di queste fondamentali tematiche.

A breve ne saprete di più ma, fin da subito, segnatevi l’appuntamento!

La «neve necessaria»

La persona tossicodipendente avverte la necessità irrefrenabile e frequente di assumere droga, nonostante il danno fisico, psicologico, affettivo, emotivo o sociale che tale assunzione può comportargli come conseguenza.

Mmm

Dov’è che ho sentito delle affermazioni di tono simile?

Ah, ora ricordo! Ecco qui:

Oggi, la produzione di neve artificiale è diventata una necessità. Più che parlare di una neve diversa, sarebbe opportuno riconoscerla come una neve necessaria.

Le ha proferite l’Anef, l’associazione che riunisce i gestori degli impianti sciistici italiani!

Dunque, per quanto riguarda la neve artificiale in relazione a molti comprensori sciistici, tocca parlare di una bizzarra, inopinata ma tangibile “tossicodipendenza”? Nel senso che, come il tossicodipendente necessita di assumere continuamente droga per andare avanti nella propria esistenza, anche le località sciistiche per continuare con la loro attività non possono più fare a meno della neve sparata dai cannoni, per loro stessa ammissione e nonostante le conseguenze ambientali e culturali cagionate alle montagne dove operano.

Be’, in entrambi i casi quel che ne esce è una realtà artificiale, a ben vedere. Che poco o nulla c’entra con la realtà ordinaria, con la “normalità” delle cose, con il benessere autentico delle montagne e dei loro paesaggi. Se non come fanno sentire “bene” certe sostanze, appunto.

L’America attuale (e le Alpi)

L’America attuale a me fa pensare a uno di quegli enormi pick-up con grandi ruote tassellate, rollbar cromati, corna sul cofano e tutto il resto – quelli che, appunto, piacciono tanto agli americani – con al volante i membri di una gang di teppisti zotici, rissosi, arroganti e allucinati, alcolizzati e cocainomani, che trasportano nel cassone i loro compari russi, ungheresi, turchi, israeliani, italiani, argentini e ed altri, tutti similmente bifolchi e sbraitanti (una scena alla “Mad Max”, insomma), guidando il pick-up lungo una stretta via cittadina nella quale urtano e incidentano tutte le auto che vi si trovano, i cui guidatori che protestano per tale comportamento troglodita ricevono in cambio gestacci, insulti e minacce, se non peggio.

Ma è inevitabile che un mezzo del genere, guidato in modi tanto beceri e teppistici, finirà prima o poi per schiantarsi contro un muro esplodendo, con conseguenze imprevedibili.

Intanto i dazi americani già ora stanno generando conseguenze nel settore del turismo, dunque anche in quello montano che concerne le Alpi. Riguardo le quali sembra che gli americani in particolare amino le Dolomiti e le località sciistiche svizzere, ma li si trova di frequente anche nei più grandi e rinomati comprensori italiani.

Di quale genere saranno le conseguenze lo vedremo: forse negative, se diminuiranno le presenze USA come di contro stanno già fortemente riducendosi i flussi turistici verso gli Stati Uniti, forse positive se, per lo stesso motivo appena citato, le altre presenze straniere, in primis asiatiche, che visitano le montagne sceglieranno le mete turistiche sulle Alpi invece di quelle americane.

Di certo, credo che la cosa migliore da fare al momento sia starsene il più lontano possibile da quel pick-up con la fiancata a stelle e strisce che se ne va in giro con a bordo quella messe di mascalzoni. Tanto va a sbattere prima o poi, garantito.

Paella e sangria tipicamente valtellinesi

Ma, secondo voi, in un evento come quello a cui si riferisce l’immagine soprastante, andato in scena (è proprio il caso di dirlo) ieri* in un luogo per il quale nel relativo marketing turistico, come in altri simili in Valtellina e altrove, si parla spesso di “tradizioni”, “identità”, “cultura locale”, da qualche tempo pure di “sovranità alimentare” eccetera, è peggio proporre la “solita” pizzoccherata, quasi certamente preparata con ingredienti industriali e provenienti dall’estero (accade regolarmente ormai), dunque celebrare l’ennesimo trionfo della banalità culinaria in salsa localista (per giunta artefatta, appunto) o è peggio proporre paella e sangria che invece – lo sanno tutti no? – sono un cibo e una bevanda tipicissimi della Valtellina e della Valmalenco nonché diffusi in tutte le nostre Alpi?

In ogni caso, ho cercato nei siti web delle località sciistiche della Spagna – di La Molina, Sierra Nevada, Baqueira/Beret, Formigal…: stranamente, non vi ho trovato eventi nei quali vengano offerti sciatt e Sfurzat. Chissà come mai!

*: al solito, ne scrivo dopo che la cosa è andata in scena per evitare stupide e sterili polemiche di quelli che, tanto, insisterebbero furbescamente a non voler capire.

Una domanda semplice semplice sulle panchine giganti

[Una panchina normale in Val Fex, nel Canton Grigioni. Foto di ©Alessia Scaglia.]
Una domanda semplice semplice: perché in Svizzera, paese al centro delle Alpi e dunque ricco di innumerevoli paesaggi e angoli naturali spettacolari e «instagrammabili», come si dice ora, non c’è nemmeno una “panchina gigante” ma solo panchine come quella dell’immagine lì sopra (vedi mappa sottostante), mentre in Italia di “panchine giganti” ce ne sono 388 più altre 73 in costruzione, stando ai dati del sito relativo?

Qual è di preciso la patologia pandemica – perché di questo si tratta, ne sono certo – che, diffusasi in Italia e solo in Italia, permette la diffusione di questi oggetti turistici tanto insulsi e degradanti, nonché oggettivamente brutti, mentre nel resto del mondo – in tutto il resto del mondo, preciso bene – di “panchine giganti” ce ne sono solo 14?

Forse che c’entri il livello di cognizione e consapevolezza culturale diffusi riguardo il paesaggio?

Chiedo, sempre in tutta semplicità – e franchezza. Ecco.