“Errando per antiche vie” e restando nella memoria dei territori olimpici

È stato un gran privilegio per me partecipare a Errando per antiche vie. In cammino da Cortina a Milano, l’evento performativo che da Cortina, dopo 250 Km e 12 giorni di cammino consecutivi, martedì 16 dicembre è arrivato a Milano raccontando lungo il percorso i territori coinvolti nelle prossime Olimpiadi invernali e dando voce alle loro comunità. È stato bello fare un pezzo di quel cammino, tra Olgiate e Campsirago, sul Monte di Brianza, per poi dialogare con Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, del suo (e di Duccio Facchini) ultimo libro “Oro colato”, che riassume ciò che sono e purtroppo saranno le Olimpiadi nei prossimi mesi e anni, e farlo nei meravigliosi spazi di Campsirago Residenza di fronte a un pubblico così numeroso da riempirli completamente, attento e partecipe, che in buona parte si è poi fermato per la cena comunitaria.

Errando per antiche vie, ideato da Michele Losi e organizzato da Campsirago Residenza con ORA – Orobie Residenze Artistiche e Danzare A Monte_Pluraldanza, è un evento solo apparentemente “piccolo”, in realtà dotato di una forza dirompente e di un valore non solo culturale ma pure sociale e politico che, sono certo, resterà nel tempo e alimenterà la riflessione e la consapevolezza di molte persone intorno alla relazione con i propri luoghi abitati. I camminatori hanno attraversato i territorio olimpici, ne hanno raccontato la realtà, dato voce e ascoltato le comunità locali e i turisti occasionali, coinvolto le associazioni che operano negli ambiti socioculturali in quei territori, messo in relazione persone d’ogni genere, istituzioni, giornalisti, artisti… tutte cose che dovrebbero risultare “normali” e invece non sono più così scontate, anzi: spesso risultano quasi “sovversive”, per qualcuno fastidiose. Ecco perché Errando è stato e resterà importante per molto tempo, al netto dell’evento olimpico che passerà rapidamente e, viceversa, lascerà nei territori cose molto meno importanti e positive.

Ringrazio di cuore tutto il team di Errando… per avermi coinvolto nell’evento, e in particolar modo Sofia Bolognini, Lorenza Brambilla, Michele Losi, oltre che Luigi Casanova per la sua disponibilità e cordialità e gli amici preziosi del CAI di Calco e dell’Associazione Monte di Brianza.

Domenica 14, tutto l’Oro (colato) delle Olimpiadi di Milano Cortina a Campsirago

[Campsirago con lo sfondo del Resegone. Foto di Angelica Perego tratta dal sito web dell’Associazione Monte di Brianza.]
Domenica 14 dicembre prossimo, nell’ambito di Errando per antiche vie. In cammino da Cortina a Milano, la grande azione performativa per la quale artisti e pubblico stanno percorrendo a piedi la distanza che separa Cortina e Milano (250 Km, 12 giorni di cammino consecutivi dal 5 al 16 dicembre: ne ho scritto qui) per raccontare il territorio che per la prima volta sarà messo sotto i riflettori internazionali grazie ai Giochi Olimpici 2026, sarò a Campsirago, meraviglioso borgo prealpino nel comune di Colle Brianza (Lecco) insieme a Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, per dialogare sul tema olimpico intorno al suo ultimo libro, “Oro Colato, da poco pubblicato per Altreconomia.

Un libro (il cui co-autore con Casanova è Duccio Facchini, direttore di Altreconomia) semplicemente imperdibile, in grado di far comprendere approfonditamente e compiutamente non solo cosa ha comportato l’organizzazione dei Giochi di Milano Cortina ai territori e alle comunità coinvolte ma pure, e soprattutto, cosa lascerà ad essi a Olimpiadi concluse e dimenticate – a ciò fa riferimento, in modo da subito chiaro, il sottotitolo del libro: L’eredità per pochi delle Olimpiadi di Milano Cortina.

Già, perché l’evento olimpico norditaliano doveva essere il miracolo a “costo zero”: sostenibile, trasparente, con una “legacy” capace di rilanciare le montagne e fermare lo spopolamento. E Milano, capitale dei “grandi eventi” e dei palazzinari, il cuore pulsante dei Giochi perfetti. Invece, l’oro olimpico promesso si è sciolto come neve al sole, colando tra le mani delle comunità per finire nelle tasche di pochi. Tra il luccichio dei cinque cerchi e il cemento dei cantieri, il sogno olimpico si è trasformato in una scia di spese folli, infrastrutture inutili e promesse tradite.

A meno di due mesi dall’inizio dei Giochi, parlerò con Casanova, con i camminatori di “Errando per antiche vie” e con il pubblico presente di come sarà possibile (se sarà possibile) “metabolizzare” l’evento, ricostruendo “come è andata” fino a oggi e fornendo idee e strumenti per un modello diverso di tali “grandi eventi”, innanzi tutto nei territori montani ma non solo in essi.

Dunque, appuntamento alle ore 19.00 presso Campsirago Residenza (si trova qui), ovviamente con ingresso libero; a seguire ci sarà una cena vegetariana comunitaria a buffet e la musica del Jazz Cafè. Se vorrete intervenire, sarà un vero piacere incontrarci e chiacchierare insieme!

(Le immagini di Campsirago soprastanti sono tratte dai siti web di Campsirago Residenza e dell’Associazione Monte di Brianza.)

Errando per antiche vie, da Cortina a Milano attraverso le montagne “olimpiche” e le loro realtà contemporanee

Oggi, 5 dicembre, è partita da Cortina d’Ampezzo Errando per antiche vie. In cammino da Cortina a Milano, una grande azione performativa per la quale artisti e pubblico percorreranno a piedi la distanza che separa Cortina e Milano (250 Km, 12 giorni di cammino consecutivi) tra il 5 e il 16 dicembre (a un mese e mezzo dall’inizio delle Olimpiadi), per raccontare il territorio che per la prima volta sarà messo sotto i riflettori internazionali grazie ai giochi olimpici 2026.

Ideato da Michele Losi – regista, performer e direttore artistico di Campsirago Residenza − con ORA – Orobie Residenze Artistiche e Danzare A Monte_Pluraldanza, Errando per antiche vie. In cammino da Cortina a Milano è una grande azione di cammino e performance con ben 12 giorni di cammino comunitario aperto a tutte e tutti e che vedrà il coinvolgimento di artisti e artiste, compagnie, associazioni locali, realtà culturali del territorio, reti nazionali; un progetto realizzato con la collaborazione di 10 comuni e oltre 20 enti del terzo settore che operano nella cultura e nel sociale.

Il progetto unisce l’attraversamento a piedi dei paesaggi montani delle Alpi e Prealpi a performance teatrali e di danza, presentazioni di libri, proiezioni di film e documentari, pranzi e cene di comunità, incontri e dibattiti: oltre 30 appuntamenti in 12 tappe per comporre una grande grande azione performativa e comunitaria. Con il cammino, e grazie alla sua natura partecipativa aperta, si vuole elaborare un racconto della montagna che si basa sulla responsabilità, sul protagonismo dei territori alpini e prealpini, sulla restanza di chi decide di vivere e lavorare in quota e nel margine, al di là della spettacolarizzazione legata alla narrazione olimpica.

[Veduta del nucleo di Campsirago, sul Monte di Brianza. Immagine tratta da www.campsiragoresidenza.it.]
Errando per antiche vie è un cammino che racconta la montagna che resta nell’ombra, quella delle fragilità, dei ghiacciai che scompaiono e dei grandi carnivori che fanno ritorno, dei giovani che lasciano le città metropolitane per abbracciare uno stile di vita più lento e consapevole, la montagna dei rituali, dei simboli. La montagna del contemporaneo, attraverso il coinvolgimento delle tante e diverse comunità che la abitano: vecchi e nuovi residenti, giornalisti, alpinisti, esercenti, accompagnatori e guide alpine, artisti e poeti, cittadini e istituzioni, alpeggi e rifugi.

Vi parteciperò anch’io, domenica 14 dicembre a Campsirago insieme a Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, e al suo ultimo libro “Oro Colato”, da poco pubblicato per Altreconomia:

A breve vi darò altre info sulla giornata. Nel frattempo, cliccando qui trovate il comunicato stampa e il programma completo delle tappe e degli eventi che caratterizzeranno il cammino; il programma, e altri dettagli al riguardo, lo trovate anche sul sito web di Campsirago Residenza.

“Difendiamo la Montagna”: un coordinamento per la tutela e lo sviluppo equilibrato dei monti lecchesi (e non solo)

Martedì 2 dicembre scorso è stato presentato a Lecco con una conferenza stampa il Coordinamento “DIFENDIAMO LA MONTAGNA”, un nuovo soggetto che intende operare a favore dei territori montani della provincia di Lecco e delle loro comunità residenti mettendo in dialogo costante le istituzioni, l’associazionismo di montagna e ambientale, esperti e studiosi dei temi legati alle terre alte e la società civile.

Il Coordinamento è nato su iniziativa di alcune persone che si occupano a vario titolo di cose di montagna, oltre a esserne tutti quanto degli assidui frequentatori – Emilio Aldeghi, Arianna Cecchini, Paolo Galli, Ruggero Meles, Giovanni Ponziani, Silvia Tenderini e lo scrivente – e si è strutturato attraverso frequenti interlocuzioni con l’associazionismo di montagne e di tutela ambientale lecchese durate due anni, nel corso delle quali sono emersi vari temi e motivi che hanno supportato la decisione di costituire il Coordinamento – a cui hanno già aderito alcune associazioni mentre se ne attendono altre.

[Il servizio sulla conferenza stampa andato in onda nel TG di “UnicaTV” il 3 dicembre. Cliccate sull’immagine per vederlo, il servizio parte a 19’05”.]
Innanzi tutto la realtà del territorio montano lecchese, dotato di grandi valenze paesaggistiche, turistiche, culturali, identitarie oltre a rappresentare una cerniera prealpina fondamentale, non solo dal punto di vista geografico, tra la parte più antropizzata della Lombardia, quella a nord di Milano, e l’area prettamente alpina, quella retica e valtellinese. Valenze numerose e importanti delle quali però a volte la popolazione locale non ha piena consapevolezza, come si evince quando vengano proposte particolari iniziative di sviluppo turistico verso le quali il territorio, poste le suddette specificità, si presta molto.

Di contro, tanto in queste circostanze quanto in generale, è spesso carente se non del tutto assente il dialogo tra i decisori politici e istituzionali e la società civile, il che rende indispensabile la tessitura di una interlocuzione costante e consapevole tra istituzioni e comunità locale riguardo i processi decisionali e gli interventi proposti nei territori. Per questo il Coordinamento non nasce contro qualcuno o qualcosa ma proprio per diventare un media tra istituzioni, territorio montano, comunità e ulteriori soggetti funzionali al miglior sviluppo possibile della montagna lecchese.

[Il centro di Lecco con sullo sfondo il Resegone, insieme alle Grigne le montagne lecchesi per eccellenza. Immagine tratta da https://leccotourism.it.]
Dunque gli obiettivi di “DIFENDIAMO LA MONTAGNA”, oltre a quanto già ben intuibile nel nome e nel “sottotitolo” del Coordinamento sono quelli di (far) conoscere, analizzare, riflettere, informare, dialogare, se è il caso di contrastare ma innanzi tutto contribuire a mantenere sempre al centro territorio, paesaggio e comunità ovvero salvaguardia del territorio, sviluppo economico, sociale e turistico, bisogni e istanze della comunità nell’ottica già rimarcata del miglior sviluppo possibile per le montagne lecchesi.

“DIFENDIAMO LA MONTAGNA” è un Coordinamento assolutamente aperto, nel senso al netto di chi vi aderisce che chiunque – associazione, ente, gruppo sociale, soggetto privato – vi si può appoggiare stabilmente oppure in occasione di determinate circostanze e azioni, nella più totale libertà reciproca di movimento e opinione; anche per questo è stato definito in quel modo e non come “Comitato” o altro titolo del genere. Parimenti, il Coordinamento intende creare una rete di azione civica a favore delle montagne con le altre realtà simili che operano sulle Alpi italiane, nella certezza che «l’unione fa la forza» e fa anche massa critica a sostegno della tutela dei territori montani e in sostegno delle loro comunità.

[La home page del sito web del Coordimamento. Cliccateci sopra per visitarlo.]
Tutto quanto rimarcato finora è stato compendiato in un “Manifesto”, che indica le linee guida sulle quali si muoverà l’azione del Coordinamento. Inoltre è già attivo il sito web https://difendiamolamontagna.it/ nel quale si potrà trovare ogni cosa elaborata e messa in atto dal Coordinamento, la documentazione utile a conoscere i fatti di montagna lecchesi, la rassegna stampa, le iniziative organizzate oltre ovviamente allo stesso Manifesto e ai contatti, che si possono utilizzare da subito per qualsiasi comunicazione relativa all’attività del Coordinamento o segnalazione, richiesta, istanza, necessità e per ogni altra cosa che chiunque possa cogliere nel vivere, abitare e frequentare le montagne della provincia di Lecco.

L’ambiguità del Comune di Bormio è un altro ottimo motivo per continuare la lotta in difesa della piana dell’Alute

La verità che è emersa lo scorso 16 ottobre dall’aula del Tribunale Amministrativo Regionale nel corso della seduta dedicata alla vicenda della “Tangenzialina dell’Alute” di Bormio – la nuova strada, opera “olimpica”, che con la scusa di togliere il traffico turistico-sciistico dal centro della località per portarlo direttamente agli impianti di risalita, in realtà distrugge l’ultima, bellissima piana agricola della conca bormina e vi agevola la speculazione edilizia e la cementificazione – è che il Comune di Bormio ha formalmente “ingannato” i propri cittadini, sostenendo che l’opera fosse sospesa ma in realtà deliberando la riprogrammazione dell’inizio dei lavori nel tentativo di “fuggire” da un probabile procedimento legale, come ha ben spiegato il comunicato stampa congiunto del Comitato Tutela dell’Alute e di Italia Nostra [1] e parimenti questo articolo su “Il Fatto Quotidiano”.

Dunque, la Giunta comunale in carica sta permettendo – come hanno denotato in tanti, a partire ovviamente dal Comitato suddetto in lotta ormai da anni contro l’opera – la devastazione di una zona che, come ho raccontato lo scorso 24 agosto durante il mio intervento nell’incontro pubblico tenutosi sul tema a Bormio, è rimasta l’unica a custodire il Genius Loci bormino rappresentando un paesaggio identitario di inestimabile valore storico e culturale per la comunità tanto quanto per i turisti, in mezzo a un territorio altrimenti parecchio turistificato, e lo sta facendo per realizzarvi un’opera palesemente inutile se non – come accennato – a vantaggio di speculazioni immobiliari devastanti e dannose innanzi tutto proprio per la comunità locale, e tutto ciò, come visto, agendo di nascosto, ben sapendo di essere nel torto e in antitesi a ciò che vorrebbero i bormini stessi. I quali tempo fa hanno firmato in migliaia, ben oltre il numero richiesto dalla legge, per chiedere un referendum sulla Tangenzialina che il Comune non ha concesso.

Per tutto ciò e oltre a quanto già rimarcato, mi permetto di osservare che la Giunta bormina ha mancato di adempiere anche, se non innanzi tutto, ai doveri etici e morali che dovrebbero guidare l’amministrazione di un territorio e della cosa pubblica che lo caratterizza. Doveri che includono l’integrità etica e personale (la mancanza di trasparenza citata), il contrasto a sprechi (la Tangenzialina dell’Alute costerebbe 7 milioni di Euro) e l’uso oculato dei beni pubblici, tra i quali c’è il territorio naturale, il rispetto della missione istituzionale e il rifiuto di favoritismi – ad esempio a quei soggetti che potrebbero avere interessi alla lottizzazione immobiliare della piana.

In poche parole, con la vicenda dell’Alute il Comune di Bormio sta dimostrando di non riservare alcuna attenzione e tutela al proprio territorio promuovendone anzi il consumo speculativo e la sua svendita a interessi che nulla di vantaggioso potranno portare alla comunità locale.

Un pasticcio politico e amministrativo parecchio desolante, insomma, posta poi la bellezza assoluta della conca di Bormio e il degrado del suo paesaggio che scaturirebbe dai lavori nell’Alute, oltre a quanto già imposto al territorio dalle altre opere legate alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina.

Posta tale inquietante – oltre che desolante, come detto – situazione, che fa della vicenda della “Tangenzialina” una di quelle più emblematiche della turistificazione insensata delle Alpi lombarde e italiane, è quanto mai necessario continuare con il massimo impegno e altrettanta determinazione la lotta per la tutela della piana dell’Alute fino alla cancellazione definitiva del terribile progetto: una lotta che, vista l’importanza turistica e culturale di Bormio e la peculiare bellezza del suo paesaggio, non è solo dei bormini ma di tutti gli appassionati di montagna. La si può continuare già da domani sera, giovedì 20 novembre, grazie all’incontro i cui dettagli vedete nella locandina lì sopra: sarà importante partecipare, per chi potrà, e per chiunque altro è necessario sostenere tale lotta così emblematica, per il bene futuro del territorio bormino e di ogni altro luogo montano sottoposto a progetti del genere nonché, assolutamente, di tutte le nostre montagne e delle loro comunità.

[1] Senza nulla togliere alle altre sezioni di Italia Nostra, quella di Sondrio e della Valtellina è un po’ la sezione “per eccellenza” dell’associazione, che venne fondata nel 1955, insieme ad altre figure di prestigio, da un grande valtellinese come Antonio Cederna.