Quale turismo serve ai luoghi d’arte e di cultura italiani?

Come sempre accade nei periodi turistici/vacanzieri, su tutti i media si rincorrono le notizie e gli articoli circa la quantità di turisti presenti nelle relative località (d’arte, s’intende), i dati e le statistiche, il giro d’affari conseguente e quant’altro di affine; meno si discute invece (ma più di qualche anno fa) sull’impatto degli ingenti flussi turistici sui luoghi architettonicamente più “delicati” e sull’opportunità di regolarli introducendo numeri chiusi o proponendo altre eventuali soluzioni. Di contro, poco o nulla si discute sulla qualità culturale dell’offerta turistica, ovvero su cosa sappiano offrire della loro cultura i luoghi artistici ai propri visitatori: chi visita il patrimonio artistico e culturale italiano si riporta a casa una buona esperienza istruttiva e formativa riguardo esso, oppure c’è il rischio che anche i più importanti luoghi d’arte vengano “venduti” e di conseguenza usufruiti solo come mere mete turistiche, al pari d’un qualsiasi parco divertimenti o d’un banale museo delle cere?

A mio modo di vedere la risposta a tale domanda (retorica, almeno per lo scrivente) risulta fondamentale, anche dal punto di vista prettamente economico. Chiaramente non è questa la sede più adatta per entrare nel merito di come oggi sia studiata, progettata, strutturata e proposta l’offerta turistica nei luoghi d’arte e di cultura italiani – l’argomento necessiterebbe di sviluppi e approfondimenti troppo lunghi e “tecnici” – ma chiedersi cosa resti nella mente e nell’animo dei turisti (stranieri ma non solo) che affollano le città d’arte italiane è cosa a dir poco necessaria, ribadisco. Necessaria per il bene stesso, presente e futuro, dei luoghi in questione, affinché la cultura sovente unica al mondo della quale sono portatori non venga sottoposta a un deleterio processo di banalizzazione turistica che determini la visita ad essi soltanto per scattarsi un selfie e così poter dire “io ci sono stato!” ma, sostanzialmente, senza sapere nulla o quasi del monumento che ha fatto da sfondo all’ennesimo autoscatto social – e chissà quante volte già avviene una cosa del genere! Necessaria, la suddetta risposta, lo è per la preservazione della cultura identitaria nazionale, che all’estero in molti casi trova i suoi migliori “marcatori referenziali” proprio negli innumerevoli elementi del patrimonio artistico italiano, che meglio e più immediatamente di quasi ogni altra cosa sanno fornire la vivida idea di esso e della sua ricchezza, della storia, della cultura e dell’arte che l’Italia può offrire. E un turismo culturalmente consapevole è necessario, ne sono convinto, anche per accrescere il giro d’affari ad esso legato: se il turista recepisce e comprende il valore culturale dei luoghi che ha visitato – un valore che certamente non può essere compreso nella sua totalità solo attraverso una visita di qualche ora se non d’una mezz’ora, come spesso avviene nei classici tour turistici – probabilmente sentirà il bisogno e manifesterà la volontà di ritornarci, prima o poi; se invece il solo scopo della visita si riduce al “che bello essere in vacanza!” e al consueto selfie da postare sui social, appunto, (ovvero al panino da vendere al turista spesso a prezzi discutibili), la relativa esperienza si potrà considerare conclusa, in tutta la sua povertà culturale e con una desolante sconfitta per il nostro patrimonio culturale e il suo retaggio unico al mondo.

Lo ripeto: in principio la questione è meramente tecnica e riguarda il saper costruire un’offerta turistica legata alla visita/fruizione del patrimonio artistico e culturale italiano che sia valida, coinvolgente, che sappia coniugare divertimento e istruzione, che riesca ad arricchire il bagaglio di cultura del turista e lo renda consapevole di aver avuto a che fare non solo con un “bel” monumento, o altro del genere, ma con un prezioso e sovente inimitabile elemento di storia, di arte, di cultura, di sapere e di civiltà: qualcosa, insomma, che mai nessun selfie, souvenir o gadget può replicare. Ma, oltre tale costruzione di una valida offerta turistico-culturale, c’è poi da congegnare la capacità di saperla vendere – e si intenda tale termine nel senso più virtuoso possibile. Qui, io temo, vi sono da cambiare alcuni paradigmi ancora troppo legati a vecchi concetti “novecenteschi”, al “più turisti ci sono meglio è, e più ce ne sono più gli esercenti lavorano, e più lavorano più incassano” il quale di principio va pure bene, per carità, ma che diventa una pratica fine a sé stessa se, come detto, si lega esclusivamente a un turismo privo di consapevolezza culturale per il quale essere in Piazza San Marco a Venezia, sotto l’Arco di Augusto a Roma o tra i monumenti pacchianamente ricostruiti di Las Vegas non fa alcuna differenza. Dunque, strutturare un valido nucleo culturale attorno al quale costruire un “nuovo” turismo diviene una vera e propria forma d’investimento sul patrimonio artistico nazionale che, in quanto tale, inevitabilmente porterebbe pure a un aumento del relativo giro d’affari, con benefici non solo limitati al comparto turistico ma all’intero paese. Un paese, l’Italia, che potrebbe tranquillamente prosperare come pochi altri su quell’immenso tesoro d’arte e di cultura che ha la fortuna di possedere; purtroppo è anche un paese, l’Italia, dove troppe parole vengono spese e pochi fatti realizzati, soprattutto poi se utili a tutti e non solo ai soliti noti

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

Se questo è un editore…

E io, che sono il solito ingenuotto, quando vedo ‘ste cose penso sempre che sia un fake, dacché così di primo acchito mi sembra fin troppo grossa che una delle più “prestigiose” case editrici italiane metta sugli scaffali libri fondamentali, in senso letterario tanto quanto in senso storico-culturale, che se ne compri almeno due ricevi in regalo un telo mare.

Un telo mare, già.

Invece no, tutto vero. L’Einaudi targata Mondazzoli lo ha fatto, conseguendo così un nuovo e “prestigioso” (aggettivo con la stessa accezione del precedente, ovvio) record nell’affollata competizione a chi raschia di più e “meglio” il fondo del barile dell’editoria nostrana. Anche se – ci tiene a precisarlo, l’Einaudi – è “Un telo mare, del valore di 18 euro”: cioè, ha più valore di un singolo libro, eh! Mica roba da poco!

Beh, vista la stagione e le imminenti vacanze, non ci si può che “rallegrare”: ormai è chiaro che dalle nostre parti “Con la cultura non si mangia” (cit.), ma almeno si può prendere la tintarella. Attività che, a quanto rivelano le statistiche sullo stato della lettura nel nostro paese, è ben più gradita da tanti rispetto alla lettura di un capolavoro della letteratura.

P.S.: ma poi voi credete che “promozioni” del genere contribuiscano a vendere più libri e a creare più lettori? Io no. Anzi, credo che ottengano l’effetto opposto.

Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 17a e ULTIMA puntata della stagione 2014/2015 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, ventinove giugno duemila15, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #17 dell’anno XI di RADIO THULE. Titolo della puntata, “E buone vacanze a tutti!”.
E’ l’ultima puntata di questa 11a stagione, e un po’ come nell’ultimo giorno di scuola, stasera si festeggia e si fa baldoria! Ma non mancheranno disquisizioni su temi di vario genere, anche se ovviamente tutto ruoterà attorno al tema vacanze, viaggi, mari, monti e quant’altro di simile… Ad esempio, le dieci più belle spiagge italiane, un inedito e affascinante trekking sulle Alpi, una mostra d’arte oppure un monumento insolito da visitare nelle domeniche d’estate, un libro di viaggio da leggere e da cui farsi ispirare… fino all’ultima sigla dell’anno, e all’appuntamento da annotarsi fin d’ora sul calendario per l’inizio della prossima stagione, la 12a, lunedì 5 ottobre 2015!

Senza nome-True Color-02Dunque mi raccomando: ci sentiamo questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com (64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
http://myradiostream.com/rciradio (128 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus).
– Player Android: Google Play

Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Essere sempre connessi con il mondo intero? Una maledizione! (Mark Twain dixit)

I bermudesi sperano di poter presto comunicare telegraficamente con il resto del mondo. ma anche quando possiederanno questa maledizione il loro rimarrà un paese magnifico per le vacanze, perché vi sono incantevoli isolette sparse nella laguna dove si potrà sempre vivere senz’essere disturbati. Il fattorino del telegrafo dovrebbe venirci in barca, e non sarebbe difficile ammazzarlo mentre approda.

(Mark Twain, Appunti sparsi su una gita di piacere, Passigli Editori Firenze, 1992, p.78-79)

mark_twainInsomma, il sagacissimo Mark Twain, nel dire delle Isole Bermuda non ancora collegate al mondo dal telegrafo – allora il massimo della connettività possibile – aveva già inteso che, per una terra genuina come quella, poter collegarsi col resto del pianeta sarebbe stata una maledizione.
Beh, sarei veramente curioso di sapere cosa direbbe oggi, nell’era del web, della connettività totale e perpetua, nella quale chi in rete non c’è viene guardato peggio che un Neanderthal
Ma (al di là che il web sia una cosa meravigliosa, quando ben utilizzata) chi sono poi, alla fine, i veri trogloditi?

P.S.: qui potete leggere la personale recensione del testo da cui la citazione è tratta.

Il podcast della puntata #17 di RADIO THULE 2012/2013, l’ultima della stagione!

Ecco qui, come tradizione dei giorni successivi a quello della diretta, il file in podcast della puntata #17 di RADIO THULE 2012/2013 di lunedì 17 Giugno 2013, intitolata:
Buone vacanze!
Eh già, questa è l’ultima puntata della 9a stagione di RADIO THULE, prima della meritata (massì, dai!) pausa estiva! E di cosa disquisire in questo ultimo appuntamento, dunque, se non proprio di vacanze? Già, perché le ferie, o vacanze che dir si voglia, oggi sono per noi tutti una cosa “normale”, almeno a livello di concetto e di senso (che poi le si possa fare o meno, beh, naturalmente è un altro discorso…): ci si riposa, si va al mare o in montagna, in auto, in treno, in nave o in aereo, si prenota un hotel oppure si viaggia in camper, in tenda o altro del genere… Insomma, cose ovvie, per così dire. E invece le vacanze non sono poi mica un qualcosa di così ovvio e ordinario, sapete? Questa puntata di RADIO THULE ve lo dimostrerà, con un piccolo viaggio nella storia e negli aspetti più bizzarri, curiosi e divertenti del fare le vacanze…

Cliccate sulla radio qui sopra per ascoltare e scaricare il file, oppure visitate la pagina del blog dedicata al programma con tutto l’archivio delle puntate di questa e delle stagioni precedenti.

Come detto, la stagione radiofonica 2012/2013 di RADIO THULE si è conclusa con questa puntata #17. L’appuntamento con la nuova stagione radiofonica – la 10a! – è, come tradizione, per il primo lunedì di Ottobre, dunque per il 7 Ottobre 2013! Save the date, tenete d’occhio il blog per ogni aggiornamento in merito, e anche sotto l’ombrellone o in riva ad un laghetto alpino, appunto, allietate le vostre vacanze con il podcast di RADIO THULE! Ci si risente a Ottobre, e buone ferie a tutti!