Anche il quotidiano “La Verità” si schiera al fianco del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”e a difesa del territorio della meravigliosa montagna lariana con un articolo di grande sarcasmo, genialmente scritto come se esprimesse l’opposto, con il quale prende in giro le recenti dichiarazioni televisive del Sindaco di Bellagio, il Comune che con la Comunità Montana del Triangolo Lariano – i «pappagalli italiani» del titolo, ovviamente – ha presentato e sostiene il folle progetto di sviluppo turistico sul San Primo. A riprova di ciò, bene fa l’articolista a mettere tra le parentesi nel sottotitolo ciò che ovviamente la “riqualificazione” non è, cioè «ecosostenibile»: difatti i due enti pubblici sopra citati stanno cercando di non assoggettare alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) la variante al PGT vigente, necessaria a portare avanti il progetto proposto: naturalmente ben sapendo che nessuna valutazione ambientale potrebbe darvi parere positivo, visto l’impatto delle infrastrutture proposte sulla montagna. D’altronde è un sarcasmo inevitabile, quello del quotidiano milanese verso il Sindaco di Bellagio, per come le sue dichiarazioni televisive vengano smentite da egli stesso ovvero da quanto recitano i documenti ufficialidel progetto presentato dal “suo” Comune.
Dunque grazie a “La Verità” per questo importante e originale sostegno alle istanze di difesa del Monte San Primo e, in ogni caso, potete trovare tutte le delucidazioni utili a comprendere meglio la questione – e ciò che ha scritto “La Verità” – nel sito web del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”. Avanti così!
Una volta ancora, grazie di cuore a “Il Dolomiti” per aver ripreso le mie considerazioni sul caso dello scriteriato progetto di “sviluppo turistico” del Monte San Primo, tra i più emblematici riguardo le idee di “turistificazione” sostenute di frequente da certi amministratori pubblici locali in barba a qualsiasi raziocinio, ma ancor più per essere un media d’informazione sempre così attento e sensibile alla realtà delle nostre montagne, alle istanze di salvaguardia e alle proposte di frequentazione dei loro territori veramente consone ad essi e benefiche per le comunità residenti.
Come al solito, per leggere l’articolo cliccate sull’immagine; l’originale invece lo trovate sul blog qui.
Il folle progetto di “sviluppo turistico” del Monte San Primo sta facendo incetta di articoli, e relative figuracce globali, anche sulla stampa estera, al punto che persino tre grandi media di portata internazionale in lingua inglese come “Euronews”, “The Telegraph” e la “CNN” ne hanno scritto rimarcando tutto lo sconcerto riguardo un progetto così scriteriato. Eppure il Comune di Bellagio e la Comunità Montana del Triangolo Lariano, che propugnano il progetto con il supporto di Regione Lombardia, continuano a tirare dritto senza ascoltare nessuno, nemmeno i suddetti prestigiosi organi di informazione esteri.
Forse che sia un problema di comprensione dell’idioma anglosassone e dunque che gli amministratori locali del San Primo con i loro sodali abbiano bisogno di un buon corso di lingua inglese?
Fatto sta che gli amministratori del San Primo non ascoltano proprio nessuno, né i media italiani che scrivono della vicenda, né le decine di migliaia di persone che da ormai quasi due anni stanno protestando (anche partecipando alla raccolta firme) o le tante voci autorevoli che si sono spese per la causa e nemmeno il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” che continua a rimarcare l’assurdità del progetto e chiedere interventi ben più consoni al luogo e realmente sostenibili per il suo territorio, ricco di infinite possibilità in tal senso, invocando un incontro con gli amministratori pubblici locali, pervicacemente negato alla faccia di qualsiasi espressione di democrazia e di rappresentanza politica. L’unica loro preoccupazione sembra sia quella di spendere “sul” San Primo i milioni di Euro di soldi pubblici stanziati, non certo quella di manifestare cura, sensibilità e visione strategica per la montagna, il territorio circostante e i suoi abitanti.
[Monte San Primo: ciò che resta dei precedenti “progetti di sviluppo turistico” imposti alla zona. Immagine tratta dalla pagina Facebook “Per il Monte San Primo“.]Dunque, nell’attesa che gli amministratori pubblici del Monte San Primo e del Triangolo Lariano imparino la lingua inglese ad un livello accettabile, così da capacitarsi della pessima figura che stanno facendo e impongono all’intero territorio, potete avere ogni informazione utile sulla questione, leggere i documenti relativi e la rassegna stampa (anche quella estera, ovviamente) e conoscere qualsiasi aggiornamento al riguardo nel sito web del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, www.bellagiosanprimo.com o sulla pagina Facebook “Per il Monte San Primo“.
[Foto di Brigitte Werner da Pixabay.]Una delle cose più palesi che emergono nell’analizzare l’industria turistica dello sci contemporanea, è che sia un comparto che in moltissimi casi si sta scavando la fossa da sé sotto i propri piedi e ciò pure al netto degli effetti del cambiamento climatico in corso. Una chiara prova di questa realtà è la lettura degli articoli sui media (come quello qui sotto, che ho intercettato grazie a “Gogna Blog”, il blog di Alessandro Gogna, che ne ha parlato; cliccate sull’immagine per leggerlo) i quali riferiscono dei continui aumenti che anno dopo anno subiscono i prezzi degli skipass, ben maggiori dell’aumento medio del costo della vita. Ma sono aumenti inevitabili, viste le spese crescenti che lo sci deve sostenere per sopravvivere (che siano ordinarie, come l’innevamento artificiale, o straordinarie come il rinnovo degli impianti di risalita), le quali possono essere coperte in due soli modi: da contributi pubblici – soluzione del tutto opinabile, peraltro – e dal ricavo della vendita degli skipass appunto.
Fino a qualche tempo fa si diceva ironicamente che una famiglia media con due o più figli, per passare una domenica con gli sci e calcolando tutto ciò che comporta – benzina, skipass, pranzi, magari il noleggio dell’attrezzatura o il maestro di sci, eccetera – avrebbe quasi fatto fuori uno stipendio mensile. Oggi quel tono ironico lo si può tranquillamente trasformare in un lamento sconfortato, visti i costi della stagione sciistica imminente. Tutto sta rincarando, lo sappiamo bene, ma in un comparto come quello dello sci questa circostanza genera effetti e ripercussioni ben più profonde che altrove.
Insomma, lo sci sta sempre più diventando un’attività ricreativa per ricchi: i gestori dei comprensori se ne rendono certamente conto – a meno che non siano totalmente alienati dalla realtà delle cose – ma, salvo pochissimi che hanno il coraggio di ammetterlo, tirano dritto verso l’implosione finale. Non possono fare altrimenti, d’altro canto, volendo mantenere il modello turistico del quale sono manifestazione: un modello nato mezzo secolo fa, in un altro mondo (soprattutto ben più regolarmente innevato di quello odierno), ormai obsoleto, distorto, insostenibile, sovente già fallito, in altri casi prossimo a fallire e comunque quasi ovunque tirato come un elastico sempre più fine e ormai prossimo al punto di rottura. Perché, inutile rimarcarlo, il pubblico di sciatori in grado di sostenere i prezzi attuali degli skipass non solo non è ampio ma si sta pure restringendo, posto il costo della vita che cresce per chiunque e screma di continuo quel pubblico, dunque non è affatto in grado di sostenere l’industria sciistica nella sua interezza. La quale non è nemmeno più in grado di garantire un rapporto qualità (del comprensorio di piste e impianti offerto al cliente)/prezzo equilibrato, il che inesorabilmente avvantaggerà i pochi comprensori capaci di farlo accentuando la scrematura del comparto. Un cane che si morde la coda e a breve finirà per divorarsela del tutto, in buona sostanza.
Chissà se i proclami riguardo l’offerta turistica variegata extra-sciistica e la destagionalizzazione potrà salvare le stazioni dalla sorte palesemente segnata: posto che spesso sembrano solo belle parole alle quali fanno seguito ben pochi fatti, e che quando questi fatti si palesino appaiono basati sullo stesso modello turistico in autodistruzione, forse è ormai già troppo tardi per salvarsi. Senza contare che il «forse» verrà definitivamente eliminato dal divenire della realtà climatica: per molte stazioni sciistiche stanno per partire i titoli di cosa, nei quali alcun ringraziamento sarà dovuto a chi le ha gestite negli ultimi anni. Severo ma giusto, come si dice in questi casi – ma lo scrivo senza alcuna ironia, anzi.
Due libri pubblicati ormai un anno fa ma il cui valore – narrativo, testimoniale, documentale, didattico – continua a rimanere costante nel tempo se non a crescere sempre più: martedì faranno da prezioso e efficace stimolo per discutere con i loro autori e con APE Milano di alcuni dei temi più emblematici che caratterizzano la realtà contemporanea delle montagne italiane, soprattutto di quelle sottoposte all’industria turistica, nonché della relazione tra città e montagna in ottica presente e ancor più futura nel contesto sociale, economico, culturale, climatico e ambientale che stiamo vivendo e per molti versi subendo, in maniera crescente col passare delle stagioni.
Lo faremo a Milano, città storicamente legata alle montagne che disegnano il suo orizzonte alpino, prossima sede olimpica invernale e proprio in questa veste un luogo urbano che compendia – nel bene e nel male – molti degli aspetti propri delle tematiche sulle quali discuteremo insieme. Aspetti sovente troppo sottovalutati eppure fondamentali per il futuro della parte di mondo nella quale viviamo, che lo si viva da montanari o da cittadini.
Sarà un incontro oltre modo interessante, affascinante, illuminante: da non perdere, senza alcun dubbio. Per saperne di più al riguardo, cliccate sull’immagine in testa al post.
Dunque ci vediamo “in” Alaska domani sera! Non mancate!