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Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.

Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e scrive. E viceversa. Per saperne di più, clic.

  • Sabato 14 novembre sarò a Milano per l’evento di premiazione dell’edizione 2026 del Premio Marcello Meroni, in qualità di proponente di… a breve ne saprete di più!

Altri incontri seguiranno successivamente; seguite il blog per rimanere aggiornati al riguardo.

SULLE ALPI IL FUTURO È FATTO ANCHE DI… PANE!

Simone Cecchetto è un giovane biellese laureato in filologia greca che ha lasciato la vita accademica a Roma per trasferirsi a Chamois, l’unico comune di terraferma in Italia non raggiungibile in auto. Qui ha deciso di far rivivere la tradizione del pane di segale di Chamois all’interno del progetto transfrontaliero de “Lo Pan Ner”, che tutela i pani alpini tradizionali. Con l’aiuto di un anziano del posto, Simone ha recuperato le tecniche dell’antico forno comunitario e, supportato dall’Institut Agricole Régional della Valle d’Aosta, è riuscito a ricoltivare la segale autoctona di Chamois. A causa di vincoli burocratici e di sicurezza legati al turismo, ha poi realizzato un proprio forno poco distante, fondando l’azienda agricola “Le four des amis”. Pluripremiato per il suo pane, oggi porta avanti la tradizione con laboratori e spera di creare uno spazio museale per custodire questa preziosa memoria alpina.


UN PROGETTO PER SALVAGUARDARE LE TORBIERE DELLE ALPI

Le torbiere alpine sono ecosistemi cruciali per clima e biodiversità: immagazzinano carbonio, regolano l’acqua e ospitano specie rare. Tuttavia, drenaggio, sfruttamento e crisi climatica le minacciano. Per salvarle nasce “RE-PEAT-it!”, un progetto finanziato dal programma Interreg Spazio Alpino che unisce ricerca, tutela, amministrazione e operatori sul campo per rafforzare competenze e cooperazione nella regione alpina. L’iniziativa si sviluppa attraverso soluzioni innovative per il ripristino ambientale, un piano d’azione condiviso a livello alpino e la condivisione dei risultati con politici e tecnici. L’obiettivo è ridurre la pressione su questi habitat, tutelandoli e proteggendo il clima alpino. Per l’Italia sono partner del progetto l’ANCI Liguria e la Fondazione Edmund Mach di Trento, insieme ad altri soggetti nazionali e sovranazionali. Per saperne di più, clic!


LO SCI È SEMPRE PIÙ A RISCHIO, MA IN ITALIA SI FA FINTA DI NULLA

Con la crisi climatica e l’aumento delle temperature, il futuro dello sci alpino è a rischio a causa della scarsità di neve e dei costi energetici elevati per l’innevamento artificiale. Mentre nazioni come Svizzera e Francia iniziano a correre ai ripari tagliando i fondi pubblici alle stazioni marginali o pianificando l’abbandono dello sci a bassa quota, in Italia la situazione appare immobile. Nel nostro Paese, malgrado la crisi colpisca duramente gli Appennini e le stazioni alpine con comprensori sotto i 2000 metri, si continua a investire a livello sistemico sugli impianti. I grandi comprensori resistono puntando sulla globalizzazione del turismo e su clienti internazionali facoltosi, ma il modello fatica a fare i conti con la sostenibilità ecologica e sociale a lungo termine e rende sempre più insensati i finanziamenti pubblici allo sci.


PER PARTECIPARE ATTIVAMENTE ALLA VITA DELLE MONTAGNE

Spesso, di fronte a certe realtà deleterie che caratterizzano le nostre montagne ci si sente impotenti, e non di rado la politica di ogni parte si dimostra inadeguata e incapace di ascoltare le istanze delle comunità alpine. Ma ci sono altre modalità con cui i cittadini possono partecipare attivamente alla vita sociale e ambientale delle montagne, andando oltre il semplice voto elettorale. Ad esempio le iniziative di Citizen Science, progetti di ricerca scientifica partecipata in cui i cittadini aiutano a raccogliere dati sull’ambiente montano; le radio libere, emittenti non profit per dare voce a storie, comunità e prospettive meno rappresentate; le mobilitazioni e le azioni collettive per rendere visibili le proprie istanze e influenzare la politica; l’attivismo online, con petizioni, campagne social, sondaggi e bilanci partecipativi per incidere a distanza; l’impegno sul campo, con azioni concrete per l’ambiente e la comunità locale come piantare alberi, raccogliere rifiuti, riparare oggetti o curare i pascoli. L’importante è non fermarsi alle parole ma produrre fatti concreti e massa critica, alimentando il senso civico e di comunità: per saperne di più cliccate qui.


IL CORAGGIO DI LIBERARE LA MONTAGNA DAGLI ECCESSI

Sul sito web di Mountain Wilderness Italia il Presidente Luigi Casanova denuncia l’eccessiva antropizzazione e la “turistificazione” delle alte quote, alimentata da una politica priva di coraggio e da un’imprenditoria cieca. Impianti invasivi, parchi divertimento in quota e traffico incontrollato stanno trasformando la montagna in un parco giochi, cancellandone silenzi e naturalità. Per arginare questo declino e l’emergenza climatica, l’associazione propone almeno tre obiettivi urgenti: basta potenziamenti delle aree sciabili e delle funivie; stop alle deroghe urbanistiche e ambientali; una moratoria di cinque anni sull’urbanizzazione delle alte quote, per ristudiare il territorio e pianificare il futuro. Difendere gli spazi naturali significa preservare il valore del limite e restituire alle future generazioni una montagna libera e realmente viva.

Cerchi qualcosa?

I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

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Tag: situazione dei ghiacciai

In fondo che ci importa a noi dei ghiacciai che stanno scomparendo?

[L’Aletschgletscher, il più grande ghiacciaio delle Alpi. Foto di Ernst Bürki su Unsplash.]
Con la fine della stagione calda dell’anno, e dunque del periodo di fusione dei ghiacci sulle nostre Alpi, arrivano puntuali i vari report su come siano andate le cose per i ghiacciai e sul loro stato. Inutile rimarcare che, dopo l’estate rovente appena conclusa, la situazione sia «catastrofica», con decine di metri di sviluppo e spessore di ghiaccio persi in poche settimane, milioni di metri cubi fusi, miliardi di litri d’acqua potabile dissipati. Una situazione talmente inquietante e rabbrividente da… scivolare via come nulla fosse, nei discorsi dell’opinione pubblica e nei nostri pensieri: in grado tutt’al più di suscitare qualche attimo di angoscia che rapidamente svanisce per far posto ad altro, nella nostra mente.

In effetti anche quest’anno i report sullo stato dei ghiacciai ribadiscono una situazione che dura da decenni: ormai lo sanno anche i sassi che i ghiacciai stanno fondendo e svanendo dalle nostre montagne. Così, quei report tanto angoscianti quanto ripetitivi sono diventati “normali” ovvero monotoni, al punto che, ritenendoli ovvi e risaputi, ci lasciano sostanzialmente indifferenti, come accade inevitabilmente per qualsiasi cosa detta e ridetta infinite volte: ci entra da un orecchio e ci esce subito dall’altro, con la mente che riesce a trattenere sempre meno del messaggio comunicato e, anche quando lo trattenga, lo consideri ben poco.

Questo è, risaputamente, il grande problema della comunicazione scientifica. In fondo è da più di mezzo secolo che la scienza ci sta mettendo in guardia dai cambiamenti climatici e dalle conseguenze che ne subiremo, ma con il passare del tempo, invece di acquisire sempre più cognizione responsabile sulla questione proporzionalmente alla crescita in quantità e qualità dei dati che ne attestano la realtà, ne siamo sì tanto più consapevoli (si veda l’infografica sottostante) quanto meno consci, attenti, sensibili. Diventa sempre più probabile che la crisi climatica, nel suo divenire, si trasformi in una vera e propria catastrofe ambientale ma noi, pur essendone informati, facciamo sostanzialmente finta di nulla. Certo, ricicliamo la plastica, mettiamo i pannelli solari sui tetti, acquistiamo auto elettriche: ma la nostra mente, il nostro pensiero, il modus vivendi sul quale basiamo la nostra quotidianità sta veramente cambiando per come la scienza, i dati, i report climatici ci chiedono con sempre più insistenza di fare? Siamo in grado, come società, di desiderare veramente la conversione ecologica – per citare Alex Langer – necessaria al contrasto concreto degli effetti del cambiamento climatico? Oppure quei dati scientifici che attestano la gravità della crisi climatica ci inquietano sì per qualche istante ma poi troviamo ancora conveniente ignorarli perché troppo scomodi, troppo angoscianti in una quotidianità che di motivi di angoscia ne offre già fin troppi, perché non vogliamo elaborare la volontà di comprenderli veramente oppure, come detto, perché ormai ci danno noia e parecchio fastidio e poi «tanto non si può fare nulla» o «tanto che ci posso fare io»?

Siamo tutti quanti a bordo di un “Titanic” che si sta avvicinando sempre più al gigantesco iceberg che potrebbe affondarlo, ma continuiamo a ballare e far festa ovvero a pensare ad altro. Almeno sul Titanic – quello vero, partito dal porto di Southampton nell’aprile 1912 – avevano la nebbia come “scusante” per la fine tragica che poi hanno fatto, noi invece l’iceberg lo vediamo benissimo. Ma balliamo e facciamo altro. Magari alla fine l’iceberg devierà e ci risparmierà… magari qualcuno troverà il modo di salvare capra e cavoli e alla fine «andrà tutto bene».

O magari no.

È il grande, grosso, grave problema della comunicazione scientifica, ribadisco. Leggiamo i suoi report, capiamo ciò che riportano ma non li comprendiamo veramente, non ne ricaviamo consapevolezza, conoscenza e cultura. D’altro canto i ghiacciai fondono e spariscono, non avremo più a disposizione il loro fondamentale serbatoio idrico ma, per ora, l’acqua dai rubinetti di casa esce; le temperature continuano a aumentare e d’estate sfiorano ormai i 50° ma possiamo accendere il condizionatore e amen; i fenomeni meteo si fanno sempre più estremi e distruttivi, ma se il lunotto dell’auto viene distrutto da chicchi di grandine grossi come mele ci penserà l’assicurazione, e avanti così.

È una dinamica già nota e denominata, con espressione anglosassone, climate fatigue (in italiano porrebbe essere “stanchezza climatica”; ne ho scritto in altri termini anche qui), cioè una risposta psicologica e sociale molto complessa che si manifesta nell’opinione pubblica quando il flusso costante di informazioni allarmanti sul cambiamento climatico supera la capacità degli individui di elaborarle, assimilarle e agire di conseguenza, generando di contro dissonanza cognitiva, senso di impotenza, apatia, sovente cinismo – quello dei negazionisti in primis, i quali sanno benissimo quale sia la realtà dei fatti ma la negano per una cinica convenienza di parte.

Così, alla fine, il gigantesco iceberg cozza contro il Titanic ma tanto hanno detto e crediamo e siamo convinti che è “inaffondabile”, no? Dunque, cari orchestranti, andate pure avanti a suonare che noi continuiamo a ballare e a divertirci!

[Immagine generata con Google Gemini AI.]
Be’, mi viene da pensare che la scienza, oltre a diffondere con chiarezza e comprensibilità inequivocabili i propri report con tutti i dati possibili e immaginabili su ciò che sta accadendo al clima, dovrebbe diffondere con altrettanta forza comunicativa dei report con dati oggettivi su ciò che riguardo il clima non sta accadendo a noi, alla nostra società, alla nostra (presunta) civiltà, così tecnologicamente avanzata eppure, a volte, così inopinatamente ottusa e cieca. Ma servirebbero pure altri report su quanto invece si sta facendo e sta funzionando contro il cambiamento climatico, e su cosa succede di positivo quando le persone vengono incluse come parti attive nei processi decisionali comunitari, dove l’impatto locale delle azioni collettive diventa visibile e misurabile.

Spesso la persona che vive lontana dalle montagne viene indotta a pensare che se lassù uno o più ghiacciai spariscono, ad essa non possa importare più di tanto, che la sua vita andrà avanti comunque senza troppi problemi. Forse, io credo, a non essere pienamente compresi non sono tanto i dati scientifici, che attestano l’effetto concreto di un fenomeno reale e in divenire come il cambiamento climatico, ma – per così dire – l’effetto dell’effetto: cosa succede, concretamente, se sulle montagne non ci sono più ghiacciai? E dove succede, chi coinvolge e con quali conseguenze pratiche? Viceversa cosa sta funzionando efficacemente per contrastare quegli effetti, e come si può partecipare attivamente a tali “soluzioni”?

[La Konkordiahütte, rifugio posto sopra il ghiacciaio dell’Aletsch, con la lunga scala metallica che oggi bisogna percorrerre per scendere sulla superficie glaciale. In origine il rifugio era posto ai margini del ghiacciaio, oggi la sua superficie è oltre 300 metri più in basso. Foto di Rebecca Cresch/Stefan Gafner tratta da www.sac-cas.ch.]
Di sicuro, tornando ad Alex Langer, per rendere veramente desiderabile la conversione ecologica, e dunque per salvaguardare efficacemente il nostro mondo dalle conseguenze della crisi climatica, la prima cosa da fare è pensare quel desiderio, concepirlo, elaborarlo e farne un’idea e un principio. Ci manca la capacità – anzi: dimentichiamo di avere la capacità di saper sviluppare questo desiderio (forse anche perché stiamo via via smarrendo la capacità di pensare, che demandiamo ad altri per conto nostro), un po’ come molti passeggeri che erano a bordo del Titanic non hanno saputo desiderare di voler concludere il loro viaggio sani e salvi – perché sana e salva sarebbe giunta la grande e meravigliosa nave a New York, il porto d’attivo del suo viaggio.

Le inchieste che vennero svolte dopo il naufragio del Titanic stabilirono che la mancanza di preparativi per le emergenze aveva fatto sì che i passeggeri e l’equipaggio del Titanic fossero stati colti alla sprovvista, che l’equipaggio non era stato adeguatamente addestrato, che i tanti avvisi di iceberg ricevuti dalla nave vennero regolarmente sottovalutati, che vennero trascurate anche le richieste di aiuto della nave in difficoltà. Ecco: traslate e contestualizzate questa metafora alla situazione del nostro mondo e di noi che lo abitiamo nei confronti della crisi climatica in atto e converrete che ci sta praticamente a pennello. Con una sola differenza: i passeggeri e l’equipaggio del Titanic furono colti alla sprovvista, noi no. Siamo così annoiati, apatici, insensibili, indaffarati ogni giorno in mille altre cose (ma quante di esse sono veramente utili alla nostra esistenza quotidiana?) da non vedere l’iceberg che ci si staglia davanti sempre più vicino o da osservarlo e pensare che tutto sommato sia anche bello, così luccicante com’è, oppure da negare che ci sia, che sia un miraggio o una falsa prospettiva alla quale solo gli stupidi possono credere.

In fondo «ha sempre fatto freddo», di ghiacciai un tempo «nemmeno ce n’erano sulle Alpi» e poi alla fine «ci abitueremo a questo clima caraibico», no?

Scritto il 26 ottobre 202623 ottobre 2026Categorie Montagne,Opinioni,Utensili culturaliTag ablazione,Adamello,Adamello Ski,Alex Langer,Alpi,alpinismo,alpinisti,ambientalisti,ambiente,anni Ottanta,Anni Settanta,apertura,appello,articoli,basta teli geotessili,boom,CAI,caldo,caldo estivo,cambiamenti climatici,cambiamenti climatici nelle Alpi,cambiamento climatico,Capanna Presena,Carovana dei Ghiacciai,casi,casistica,cause,chiusura,Cima Presena,clima,climate change,climatologi,climatologia,CNR,CNSAS,com'era,Comitato Glaciologico,comprensori estivi,comprensorio,comunicazione climatica,conseguenze del cambiamento climatico,consorzio Pontedilegno-Tonale,conversione ecologica,crisi climatica,del Tonale,dibattito,dissesto,divieto,Dolomiti,droni,ecologia,esatte,estate 2025,estate 2026,estate più calda,estate più calda di sempre,estinzione,Fabio sandrini,falsità,Fondazione Cima,foto,frane,Fugatti,fusione,futuro,galleria,ghiacciai,ghiacciai delle Alpi,ghiacciaio,Ghiacciaio del Rodano,ghiaccio,giornalisti,Giovanni Baccolo,glaciologi,glaciologia,glaciologo,Glamos,global warming,Grande Guerra,green washing,greenwashing,Il Post,immagini,impianti,inganno,inquinamento,interessi,inverno,ipocrisia,Italia,lettera,Lombardia,Luigi Casanova,Mandrone,Marmolada,microplastiche,Milano-Bicocca,montagna,Montagne,monti,morti,Mountain Wilderness Italia,Natura,nevicate,Novecento,paesaggio,passo,Passo del Tonale,pericolo,piste,piste da sci,polemiche,politica,politici,Ponte di Legno,postazioni,Presanella,Presena,protezione,record,record climatici,record delle temperature,report climatici,resilienza,responsabilità,Rhonegletscher,riduzione,riscaldamento globale,rischi,salvaguardia,salvano il ghiacciaio,salvezza,sci,sci estivo,scienza,scienze della terra,scienziati,scioglimento,Sentiero dei Fiori,Servizio Glaciologico Lombardo,situazione dei ghiacciai,skilift,snow water equivalent,soccorsi,social,Sole,spessore,storie minerali,storieminerali.it,telecabina,teli geotessili,telo geotermici,temperature,temperature record,temperature sulle Alpi,Tonale,tragedia,tragicommedia,trasformazione,Trentino,Trento,trincee,una volta,Val Camonica,Val di Sole,Valsassina,Valsassina News,Veneto,video,zero termicoLeave a comment on In fondo che ci importa a noi dei ghiacciai che stanno scomparendo?
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