La realtà effettiva delle cose

Ogni cosa non è solo ciò che appare.
Ogni cosa può essere ciò che non dovrebbe essere.
Ogni cosa che non è, comunque è.

La realtà effettiva delle cose del mondo è questa, in fondo. Di tutte.
Banale, certo, come molte cose tali sembrano ma in realtà non lo sono, eppure fondamentale.
E fondamentalmente ignorata, per farci tornare comodo il fatto che la realtà possa essere ciò che noi preferiamo ovvero ci convenga sia.
Anche per questo il nostro mondo è così precario, inconsistente, falso.

La cultura non serve a nulla! (Inopinati attimi di pericolosa lucidità mentale)

A volte, mi sento veramente un idiota.
Sì, insomma, come in quei momenti nei quali ci si rende conto di una cosa lapalissiana come se invece fosse una scoperta sconcertante, che fosse lì davanti agli occhi e semplicemente, o ottusamente, gli occhi non la vedono.
Perché insomma, io qui nel blog e in mille altre occasioni e come me tanti altri in infinite occasioni continuiamo a dire che bisogna difendere la cultura, è necessario promuoverla in ogni modo, che la cultura è fondamentale per un paese veramente civile, che la cultura è una risorsa inestimabile, che un paese come l’Italia che di cultura in ogni senso è culla da secoli non può ignorarla…
Poi, appunto, mi fermo un attimo a pensare, e basta veramente un singolo, minimo attimo, per obiettarmi e controbattermi: ma quale cultura e cultura! In questo paese è stata messa in atto una calcolatissima strategia per eliminare la cultura, e ciò per un motivo il cui senso è vecchio di secoli: la cultura attiva la mente, sollecita l’intelligenza, libera il pensiero, suscita lucidità intellettuale – apre occhi, mente cuore e animo sulla realtà che abbiamo intorno, insomma. E gli effetti di quella strategia rispondono perfettamente ad una domanda che sovente mi ritrovo a fare, cioè a come gli italiani possano subire tutto ciò che gli viene propinato dal sistema nel quale si ritrovano a vivere senza la minima reazione, a volte senza nemmeno un qualche piccolo moto di indignazione – che invece, quando sembra generarsi, non è che un mero esercizio retorico che solo qualche minuto dopo essersi generato è già bell’e dimenticato.
Ma, appunto, la cultura suscita nella società che la sa ben coltivare quanto ho detto poco sopra; ovvero, qui in Italia, per (credo) quasi inevitabile conseguenza, susciterebbe una rivoluzione. Contro l’apparato politico, contro la criminalità bancaria, l’ipocrisia ecclesiastica, l’imbecillità dei media, certe devianze del mercato e dell’industria, certe imposizioni totalmente idiote quando non scellerate, le innumerevoli iniquità che caratterizzano la nostra quotidianità… – l’elenco degli “obiettivi” sarebbe parecchio lungo, inutile dirlo.
Invece niente. L’intelligenza è spenta, il pensiero è stagnante se non fermo, anzi, se non già morto, la mente è una scatola vuota che si può facilmente riempire di qualsiasi cosa, di ogni falsità, ipocrisia, Vignetta_America_Italiastupidità, conformismo, moralismo, e tale facilità, lo ribadisco, è stata ed è perfettamente pianificata fin nei minimi termini, al fine di creare la più totale tabula rasa attorno alle mura della fortezza nella quale sono arroccati i poteri dominanti. La gente che frequenta le librerie e legge, che ascolta e apprezza musiche e film di qualità, i visitatori di musei e mostre d’arte, gli organizzatori di eventi culturali, i difensori di luoghi di interesse culturale, gli studiosi, gli accademici, gli intellettuali (termine che a me non piace affatto, ma tant’é) non sono che una sorta di comunità sempre più ghettizzata (a volte giocoforza auto-ghettizzante) e in costante estinzione, che quei suddetti poteri dominanti sopportano soltanto perché hanno perfettamente capito che sta sparendo, lentamente (ma la velocità è in aumento) e inesorabilmente: ora si tratta solo, per essi, di agevolare tale sparizione, facendo in modo di convincere sempre più persone che la cultura è una cosa poco divertente, pesante, noiosa, inutile, e che mai darà lo stesso piacere di due belle tette in TV, un telefonino alla moda, una t-shirt griffata… Ma volete mettere l’ammirare (primo nome che mi viene in mente) un Fontana in un museo – una stupida tela vuota con un taglio in mezzo – un monumento d’epoca romana o medievale – quattro pietre cadenti! – una basilica del Quattrocento che non ci si può nemmeno telefonare, dentro, oppure leggere (primo nome, vedi sopra) un Dostoevskij – pesaaaaante! – o anche solo starsene a guardare il cielo stellato chiedendosi che stelle siano quelle che si vedono – roba da fuori di testa… – volete insomma mettere queste cose (che poi nemmeno “fanno mangiare”, come disse tempo fa un ignobile politico italiano) con la movida di un locale alla moda, le ragazze mezze nude che ti guardano ammiccanti che tu puoi fotografare e mostrare agli amici su facebook (o viceversa, naturalmente)? E se intanto lo stato va a pezzi, la società decade sempre più e il degrado si espande a macchia d’olio ammorbando tutto quanto si ha intorno, beh, chissenefrega: domani c’è la partita in TV, almeno ci si “rilassa” un po’! Perché altrimenti leggere un libro, ad esempio, che magari tratta pure di certi temi che ti potrebbero far riflettere sulla situazione che hai intorno e per questo facendoti deprimere, seccare, angustiare, irritare, indignare – insomma, rovinandoti la giornata?! In fondo lo si sa bene: ad essere intelligenti si vive male, a non capire nulla, invece, almeno si vive più tranquilli e spensierati!

Bene, ora chiudo con tutte queste banalità. Perché tali sono, assolutamente: grandissime banalità, ovvietà, cose scontate. Ovvero: sono la normalità, e in quanto tali nessuno o quasi le considera, nonostante a me sembrino tanto evidenti. Ed è proprio questo il risultato più efficace che quella strategia di (scusate la scurrilità) rincoglionimento totale ha saputo conseguire. L’essere su una nave che sta colando a picco, ma l’averci convinto di navigare su un mare calmissimo col vento in poppa.

O, forse, tutto ciò è soltanto una astrusa costruzione della mia mente, che legge troppi libri, visita troppi musei e luoghi d’arte, non guarda la TV, non legge i quotidiani, non compra gadgets tecnologici all’ultima moda, a volte si isola su una cima di montagna a pensare, ed altre cose similmente bizzarre e, sotto molti aspetti, pericolosamente sovversive.

Nel Museo delle meravigliose Utopie

Utopia_museum_blog
Nel Museo delle meravigliose Utopie dovremmo andarci più spesso, per renderci conto di quante buone occasioni l’umanità abbia messo in un angolo a prendere polvere soltanto per non essere stata capace di crederci veramente.
Tanto, state tranquilli, di coda all’ingresso non se ne troverà.
(L.)

L’inarrestabile caduta nel fango di tanti “cugini di penna”…

Una stampa cinica e mercenaria, prima o poi, creerà un pubblico ignobile. (Joseph Pulitzer)

Con l’inchiostro, una mano può innalzare un furfante ed abbassare un galantuomo. (detto popolare italiano)

I giornalisti sono, sotto molti aspetti, “cugini” degli autori letterari. Scrivono anch’essi – almeno così i più iniziano – e scrivono storie che in teoria dovrebbero essere vere, mentre quelle dei secondi sono di norma opera di fantasia – ma sapete bene che ora tale distinzione, per colpa dei primi, è assai aleatoria.
I più scaltri di loro – nel bene o, temo più spesso, nel male – finiscono in TV, a volte diventando opinion leader, altre volte (che di frequente coincidono con le prime) ammanicandosi per bene con chi detiene il potere politico. Che, inutile rimarcarlo, a Sud delle Alpi e a Nord di Lampedusa è di infima specie.
Beh, forse se questa “specie” fatta di autentica marmaglia continua a essere votata dalla gente e quindi eletta, a rubare, a farsi gli affari propri alle (e sulle) spalle di tutti e alla fine a farla sempre franca, è anche perché certi sedicenti “giornalisti”, da perfetti e viscidi servi dei poteri dominanti, continuano a dare a siffatti immondi personaggi attenzione e considerazione mediatica, dunque importanza, dunque influenza – oltre a un diritto di parola che degli inquisiti/rei confessi non dovrebbero avere, a mio parere. Alla fine, da bravi complici, sono i primi a consentir loro di svicolare e salvarsi – magari con la promessa di qualche futuro tornaconto, visto che questa gentaglia, una volta fatta franca, trova sempre il modo di tornare a fare ciò che di illegale faceva prima…

Nel giornalismo confluiscono i falliti della lotta quotidiana, i competenti di tutti i mestieri, incapaci di esercitarne uno. (Enciclopedia Vallardi, 1901)

(N.B.: le citazioni sono tratte da Wikiquote)

Certezze…

Uhm…
Il mio psicologo è in analisi da un collega.
Il mio medico di fiducia è ammalato da mesi.
Il mio fisioterapista ha un’ernia.
Il mio personal trainer è palesemente sovrappeso.
Il mio dentista porta la dentiera.
Il mio oculista gli occhiali.
Il mio parrucchiere è calvo.
Il mio benzinaio gira in bici.
Il mio macellaio di fiducia è diventato vegano.
Il mio commercialista si è dichiarato indigente.
Il mio avvocato è stato arrestato ieri, e si avvale della facoltà di non rispondere.
Ci pensavo oggi, come ogni giorno fermo in coda da più di due ore sull’autostrada. Contento.
In autostrada.
Fermo. E contento.
Aaah, la dolce emozione che ti regalano certe piccole ma preziose certezze della vita quotidiana!

Ehm…
Sapete che ore sono?