Il Salone del Libro, i fascisti e il vero nocciolo della questione

Che ne pensate, colleghi scrittori/autori, di questa vicenda che sta “scuotendo” (se vogliamo metterla così) il Salone del Libro di Torino, prossimo all’apertura della sua 32a edizione?

A prescindere da tutto, a me la vicenda non piace affatto perché sovraccarica l’evento di un fardello politico-ideologico che posso anche capire e condividere ma che trovo non debba mai – e ripeto: mai – zavorrare l’ambito culturale in ogni sua manifestazione. Purtroppo l’Italia è invece un paese che vive di bieche e stupide strumentalizzazioni, spesso funzionali a nascondere nel gran polverone sollevato quei tantissimi cronici problemi che, lo sappiamo bene, affliggono tremendamente anche la produzione culturale, con danni agghiaccianti sulla società civile e sull’opinione pubblica.

Per il resto – parlando pure da autore che ha pubblicato e pubblicherà ancora a breve per Historica, la casa editrice di Francesco Giubilei col quale mai ho avuto problemi, anche in presenza di opinione divergenti – credo che non si possa vietare la presenza a nessuno che non abbia specifiche pendenze giuridiche e penali, anche quando sia palese un legame con entità che invece tali pendenze le abbiano. Altrimenti si darebbe valore a un principio arbitrario che finirebbe per causare danni tremendi alla libera circolazione delle idee: che è e deve sempre restare libera, appunto. E che, di conseguenza, deve liberamente poter agire contro chiunque e qualsiasi cosa operi per limitarne la libertà. Ma non certo preventivamente: semmai sulla base dei fatti diretti concreti e provati, palesati in sede pubblica e qui, se è il caso, messi alla gogna. In tal senso, dunque, la partecipazione di entità editoriali “ambigue” ad un evento come il Salone del Libro può pure diventare (dovrebbe, mi viene da dire) motivo di ancor maggiore analisi critica, pure di matrice duramente oppositiva, delle loro produzioni.

La posizione assunta dal direttore del Salone, Nicola Lagioia, mi pare dunque ottima e totalmente condivisibile. Giustamente Lagioia ha scritto: «Il Salone si basa sulla condivisione. È il motivo per il quale, ora, farei parlare il Salone e basta. Ed è il motivo per il quale, da ora in avanti, sarà il Salone a parlare per noi – i suoi incontri, i suoi dibattiti, le sue presentazioni, la sua comunità.» Nulla da eccepire, appunto.

C’è poi un problema a mio modo di vedere ben maggiore, ahinoi, al di sopra di tutto ciò: ovvero la minima, se non nulla, capacità dell’opinione pubblica italiana di contrastare, culturalmente, politicamente e giuridicamente, gli estremismi ideologici e politici che in essa si sviluppano, troppo spesso sottovalutati e pure troppe volte giustificati, sostenuti, approvati per mera ignoranza nonché mancanza di memoria (la storia nazionale agli italiani proprio non insegna nulla, purtroppo) e senso civico. I quali estremismi, per essere chiari, vanno sempre perseguiti fino a ottenere la loro eliminazione giuridica e materiale. Non si possono censurare dei libri ritenuti (anche giustamente) “pericolosi” se prima non si è capaci di contrastare la causa di tale pericolo: sarebbe come pretendere di spegnere l’incendio di un bosco con il piromane che davanti a tutti continua liberamente ad accendere le micce. Altrimenti vivremo continuamente tra le fiamme e inesorabilmente finiremo per ustionarci gravemente, prima o poi – e non certo per colpa dei libri.

L’Italia è una Repubblica fondata (pure) sull’ansia

Italiani sempre più a rischio ansia e attacchi di panico, con percentuali in aumento per tali disturbi. A rilevarlo è l’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico (Eurodap) che in un sondaggio on line, al quale hanno risposto oltre 700 soggetti tra i 19 e i 60 anni, ha voluto indagare quanto abitualmente le persone sperimentino alcuni dei sintomi tipici dell’ansia e del panico. Dai risultati è emerso che il 79% di coloro che hanno risposto al sondaggio ha avuto, durante l’ultimo mese, manifestazioni fisiche frequenti e intense di ansia; il 73% si percepisce come una persona molto apprensiva, che si preoccupa facilmente di piccole cose/situazioni; il 68% dichiara di avere non poco disagio a stare lontano da casa o da luoghi familiari, mentre il 91% trova molto spesso difficoltà nel rilassarsi.

Così si rileva nell’articolo dell’ANSA che potete leggere in originale nella sua interezza cliccando sull’immagine in testa al post.

Meraviglioso, non è vero?

“Meraviglioso” è constatare come mai nulla accada per caso, come tutto sia collegato e niente affatto frutto di mere coincidenze, semmai sempre effetti di cause che a loro volta divengono fonte di ulteriori cause e relativi effetti.

E “meraviglioso” è ugualmente constatare come quanto sopra accada proprio in Italia… No, dico, in Italia! Dove vi sono politici di così alto livello, dove i canali TV trasmettono programmi sempre intelligenti e istruttivi, dove la cultura è tanto promossa e salvaguardata e la socialità tra gli individui così inclusiva e priva di pregiudizi, dove l’informazione è rigorosa e mai ipocrita e il dibattito sulle questioni di interesse nazionale è sempre assolutamente approfondito, logico, pacato… “Meraviglioso” perché sorprendente, no?

Be’, suvvia: ora non fatevi prendere dall’ansia perché così tanti italiani sono preda dell’ansia! Nessun problema: sapete quale ampia scelta di ansiolitici c’è sul mercato? Tavor, Xanax, Lexotan, Valium, Ansiolin, Control, En, Rivotril, Lorans, Diazepam, Alprazolam, Lorazepam… Uh, una pacchia, ce n’è per tutti i gusti!
Come dite? E i pericoli delle controindicazioni a cui tali sostanze sottopongono?
Tranquilli, il paese ne è già pienamente sottoposto. Basta vedere chi e cosa lo comanda: di più “controindicato” di così non c’e proprio nulla, garantito!

Cosa possono essere, gli xenofobi e i razzisti

Si può essere di destra o di sinistra o di qualsiasi altra parte, si può essere nazionalisti, sovranisti, conservatori, populisti, liberali, democratici, socialisti, comunisti… sciovinisti o internazionalisti, credenti, agnostici oppure atei, socievoli o misantropi, ottimisti o pessimisti, alti bassi belli brutti… si può essere ogni cosa, insomma, basta esserlo con buon senso. Proprio per questo anche gli xenofobi e i razzisti di qualsiasi parte possono essere qualcosa: sì, carcerati.
Sic et simpliciter, già.

Con una pena esemplare, intendo, senza esagerare, tipo un 15/20 anni di lavori socialmente utili, ecco. Potrebbero bastare.

8 marzo, Silvia Romano

Oggi è la “Festa della Donna”, inutile rimarcarlo, e siccome io resto sempre un po’ discosto da tali ricorrenze – non certo perché non ne approvi il senso, anzi, semmai è la sostanza concreta a lasciarmi scettico e sospettoso che, al solito, tutta l’attenzione verso le donne si concentri in questa data e nuovamente svanisca negli altri 364 giorni dell’anno – tra innumerevoli celebrazioni a innumerabili donne, grandi o meno, celebri oppure no, vorrei dedicare un piccolo ma sentito pensiero a una donna che sarebbe bello festeggiare personalmente e invece non si può: Silvia Romano. Rapita da novembre in Kenia, sulla sua vicenda è calato un silenzio assai preoccupante che, temo, non dipende solo dal riserbo richiesto dalla famiglia e dalla “riservatezza” delle indagini in corso (sperando che ci siano indagini in corso) ma pure dal sostanziale disinteresse di molti dei soggetti che dovrebbero agire e, per motivi che è inutile star qui a indicare, non agiscono. Disinteresse che proprio un tale silenzio rischia di amplificare e trasformare in oblio.

Invece sarebbe bello non solo sapere qualcosa, al riguardo, ma essere certi che Silvia potrà tornare presto a casa, dai suoi cari. Le mimose fioriscono a inizio marzo, la libertà deve fiorire sempre. Ancor più quella di una persona come Silvia e come tutte le altre simili a lei, donne e uomini che siano: una libertà che è un dono oggi e negli altri 364 giorni dell’anno, assolutamente.

#SilviaRomano

P.S.: clic.

Xenofobia e sfascio sociale

Comunque, vorrei ricordare che i fenomeni di xenofobia, intolleranza politica, religiosa, etnica, razzismo, sono tipici delle società in rapida decadenza sociale, culturale e identitaria, prossime alla rovina e allo sfascio, la storia lo insegna in modo indubitabile. È paradossale – o forse non lo è affatto ma emblematico – che a caratterizzarsi da quei fenomeni siano le parti dichiaratamente nazionaliste, sovraniste, neo o postfasciste, ovvero quelle che si impongono come baluardo della cultura e dell’identità delle società in cui si muovono quando invece di tali elementi rappresentano il degrado e l’inesorabile declino. Gli stessi effetti, in fondo, causati all’opposto dalla globalizzazione più cieca e spinta, quella che pretende di assoggettare a sé qualsiasi patrimonio identitario culturale comune pur strutturatosi nel tempo, dimostrando con ciò una consueta e perniciosa situazione: le due facce della stessa medaglia – a sancire un identico, inevitabile declino civile.