«Aiuto, il libero pensiero!»

L’arretratezza culturale nella quale da tempo langue la società italiana si palesa anche nella diffusa incapacità di accettare le manifestazioni del pensiero libero e indipendente. In tanti, primitivamente, non riescono a non catalogare gli individui coi quali interagiscono in modo rozzamente manicheo: o da una parte o dall’altra, e se personalmente si è di una parte si è inesorabilmente contro l’altra e viceversa.

Sembra proprio che la libertà di pensiero con cui elaborare altrettanto libere opinioni faccia molta paura: troppo sfuggente dagli schemi precostituiti e imposti, dalle convenzioni, troppo autonoma da elementi di potere, da modelli, leader, capi, maestri, guru, inclassificabile ergo incontrollabile – ovvero inassoggettabile.

Anche in questa situazione è ben palesata la suddetta arretratezza culturale (e civica, aggiungo) della società italiana: arretratezza che, proprio rispetto alla libertà di cui ho detto, è un recinto che col tempo diventa sempre più stretto e chiuso nel quale il paese si ritrova imprigionato senza nemmeno rendersene conto, perché ormai privo (ovvero privato) della libertà di osservare e capire la realtà in cui si trova. Una libertà della quale invece chi conserva il pensiero indipendente è e sarà sempre dotato, potendone godere con grande efficacia e proficuità.

La Natura, vista bene

La natura bisogna viverla, nel senso che la natura deve limitarsi a fornire lo scenario all’interno del quale si dispiegano il nostro spirito e il nostro sentire. Ecco perché sono le persone attive a goderla nella sua pienezza. L’operaio che durante il lavoro solleva lo sguardo, l’artista o il pensatore immerso con gravità nei propri progetti, l’erudito, lo scopritore in cerca di qualcosa: costoro vedono molto meno rispetto al passeggiatore ancorché attento che se ne va in giro a zonzo, ma quel poco che vedono, lo vedono in maniera infinitamente più chiara.

(Carl Spitteler, Il Gottardo, Armando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pag.202; orig. Der Gotthard, 1897.)

Il turista che osserva ma non vede

Non dovremmo godere passivamente della “natura” (o per meglio dire delle immagini del paesaggio), limitandoci ad acuire i sensi e indirizzando il nostro spirito verso l’osservazione. Uno sguardo mirato, come appunto quello del turista, nota molte cose ma ne vede poche, perché quello del guardare è principalmente un processo spirituale. In primo luogo, è importante che la lastra fotografica destinata ad accogliere l’immagine sia preparata nella maniera giusta, e poi conviene che l’immagine si rispecchi inaspettatamente, senza assecondare i nostri desideri e la nostra volontà.

(Carl Spitteler, Il Gottardo, Armando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pag.201; orig. Der Gotthard, 1897.)

N.d.s.: già più di 120 anni fa Carl Spitteler aveva compreso uno dei maggiori equivoci indotti nel turista, rispetto al più autentico viaggiatore: quello di visitare i luoghi senza farlo veramente, senza realmente viaggiare, senza la percezione dello spazio in cui ci si trova e della sua essenza storica, geografica, sociale, spirituale. Proprio quello che in molti casi è il turismo, oggi: un’esperienza meramente ludica che non insegna nulla a chi la compie, che si risolve in qualche selfie postato sui social e, dunque, che risulta francamente inutile (se non per i bilanci dei tour operator).

Più un uomo di Stato è geniale, più è iniquo

Per propria ammissione, gli organismi statali e politici non sono forze sentimentali e morali ma piuttosto organismi di potenza. Non é un caso che gli Stati amino inserire nelle proprie insegne un animale da preda. E in effetti tutti gli ammaestramenti della storia universale si possono riassumere in una sola frase: ogni Stato arraffa più che può, punto e basta. Con pause per la digestione e periodi di impotenza e inappetenza che si chiamano “pace”. I reggitori degli Stati agiscono come un tutore il quale, per eccesso di scrupolo, ritiene lecito tutto quanto potrebbe risultare di giovamento al proprio protetto, non esclusi i misfatti. Più un uomo di Stato è geniale, più è iniquo (e non viceversa, vi prego).

(Carl Spitteler, Il nostro punto di vista svizzero. Discorso sulla neutralità, in Il GottardoArmando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pag.231; orig. 1915.)

Né da una parte, né dall’altra

Siccome alla fine sono un povero ingenuotto, ogni volta resto ingenuamente basito dal constatare come certe persone (non poche, intendo), pur considerabilmente a modo, non riescano proprio a concepire che una persona (lo scrivente, in tal caso) nelle tante questioni spesso assai basse che animano l’opinione pubblica nazionale, dividendola quasi sempre in modo manicheo (o bianco o nero, o destra o sinistra, o caldo o freddo, per dire), possa non essere schierata da una parte o dall’altra ma invece possa avere una propria idea indipendente, ovvero non legata ai due schieramenti. Ti guardano come fossi un alieno (eh!), come fosse impossibile non stare con l’uno o con l’altro, come se quella posizione indipendente rivendicata sia una manifestazione di stupidità e non di libertà di pensiero. Anzi, la “libertà” da essi considerata è semmai solo quella di poter (dover) scegliere se stare da una parte o dall’altra, così da poter essere “identificato” e soggetto alla loro comunanza o di contro ai loro attacchi. Ecco: siccome a stare al di fuori di questo teatrino dei burattini non si dà modo a quelli di poter solidarizzare oppure polemizzare, si sentono del tutto smarriti ma, nella loro percezione distorta della questione, sono convinti che sia io quello smarrito, che non ha capito niente o che magari è stupidotto al punto da non arrivarci, nelle cose.

E io, che non perdo alcuna occasione di rivendicare la mia più assoluta libertà intellettuale, di pensiero e d’azione e l’indipendenza da qualsivoglia punto di vista, che posso accettare o contrastare liberamente oppure proponendovi una o più alternative ma il tutto previa la personale riflessione, ponderazione e scelta, più mi ritrovo ad avere a che fare con tali atteggiamenti e più mi sento sicuro della mia posizione. Forse proprio perché sono ingenuo e stupidotto, già, ma pure perché sono libero. Ecco.