«Io ne ho viste cose che voi umani credevo non potevate immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
Poi sono giunto quaggiù, in questo posto chiamato Italia
e be’, accidenti, devo dire che ci son rimasto parecchio male,
dacché le cose che si vedono qui altrove nemmeno se le immaginano.
E tutti ‘sti accidenti non rimarranno nel tempo come lacrime nella pioggia,
semmai perdureranno, più prosaicamente, come ca**i vostri, ecco.
È tempo di fuggire – il più lontano possibile da qui!»
Tag: politica
Piccoli gesti rivoluzionari
La strafottenza di tante (troppe) persone in circolazione verso le semplici regole del buon vivere civile (e sottolineo strafottenza, non “ribellione” o altro di più consapevole e/o in fondo decoroso) è tale che ormai cose da nulla come, per dirne una, guidare un’auto e mettere la freccia alle svolte – cioè usare gli indicatori di direzione, per dirla correttamente – è diventato un gesto rivoluzionario e sovversivo. Così come tanti altri minimi atti basati sul più semplice e puro buon senso – qualcosa di sempre più raro, al giorno d’oggi, dunque sempre più fuori dall’ordinario.
Ciò, in effetti, mi fa riflettere sul perché questo paese non sappia formulare alcuna autentica e proficua “rivoluzione”: probabilmente perché il limite oltre il quale un gesto lo è, rivoluzionario, è talmente basso che non si concepisce ormai più di andare oltre, verso atti più consistenti. Il che non significa affatto prendere le armi e sparare, anzi, tutt’altro: la vera rivoluzione è quella che – se così posso dire – ribalta lo stato delle cose senza nemmeno che lo stato delle cose se ne renda conto. Qui invece, sempre più col passare del tempo, si diventa bravi nel praticare la più italiana delle “controrivoluzioni”, quella che già Tomasi di Lampedusa ha reso verità assoluta ne Il Gattopardo e riassunto nel celebre “motto” tutto cambi affinché nulla cambi.
Per la cronaca, mi è capitato di assistere a incidenti d’auto occorsi anche perché sulle stesse non è stata utilizzata la freccia nelle svolte d’un incrocio: beh, mi sono fermato e ho riso in faccia agli incidentati.
Il paese (sur)reale
Concordo con quanto sostengono molti: la situazione italiana attuale è talmente surreale che se André Breton, nel 1924, avesse avuto l’inopinata capacità di prevederla o la possibilità fantastica di viaggiare nel tempo e così constatarla, avrebbe maturato non poche remore riguardo la pubblicazione del suo celeberrimo Manifeste du surréalisme, quanto meno considerando cosa il termine “surreale” indichi, nell’Italia di oggi. Ovvero qualcosa la cui accezione è sostanzialmente opposta a quella originaria riferita al mondo dei sogni, mentre qui siamo semmai pienamente addentro nel recesso degli incubi. Già.
Il turpiloquio come (insostituibile) programma elettorale (Ennio Flaiano dixit)
Gli uomini politici raccolgono consensi soltanto in virtù del turpiloquio che sanno sfoggiare. Nelle polemiche si tirano in ballo le famiglie e i parenti. Le ingiurie più sanguinose sono entrare nel dizionario giornalistico: servono per indicare gli avversari, chiunque siano. […] Ecco spiegato perché un tale perde aderenti il giorno che comincia ad esprimersi con una certa correttezza: la sua politica, senza turpiloquio, è capace di farla chiunque.
(Ennio Flaiano, Taccuino 1948 in Diario Notturno, Adelphi Edizioni, 1994-2010 – 1a ediz. 1956, pag.133.)
Millenovecentoquarantotto. Sì, sono passati 70 anni da quando Flaiano scrisse queste osservazioni.
È cambiato qualcosa al riguardo da allora, secondo voi? E se sì, in meglio o in peggio?
(Come dite? Che sarebbe una “domanda retorica”, questa? Beh, certo che lo è. Inesorabilmente, lo è.)
Uomini che uccidono donne. Tutto “normale”, no?
(Lo dico subito: non fraintendetemi. Quanto leggerete è frutto di un personale rabbioso sarcasmo ma pure di una convinta determinazione culturale ed etica. Qualsiasi cosa ciò comporti di concreto.)
Ventisette donne uccise, in questo primo scorcio del 2018.
Massì, che sarà mai? Capita, no? Insomma, basta constatare le statistiche degli scorsi anni, mica c’è qualcosa di strano! Ormai è la normalità.
Sì, è normale che le donne vengano uccise dagli uomini. Ed è normale che gli uomini che uccidono le donne siano quasi sempre i “loro”, mariti, fidanzati, amanti. Tutto (o quasi) in famiglia, come vuole la “tradizione”!
Anzi, a proposito: sta proprio diventando una “tradizione”, quella di uccidere le donne, una cosa che si passa di maschio in maschio, di generazione in generazione, assunta come abitudine. Dunque ormai sorvolata, ignorata. Sì, qualche media dà ancora la notizia ma si capisce che lo fa più per obbligo giornalistico che con fini di informazione culturale, di pubblica e condivisa considerazione dei fatti. Nessun commento, nessuna analisi dell’accaduto, nessun opinionista che cerchi di esaminare, comprendere e far comprendere. Troppo impegnati a raccontare le “gesta” dei politici, certamente ben più importanti e culturalmente rilevanti, oppure a formulare giudizi e anatemi su altre “emergenze”, ovvero su ciò che ci viene detto siano tali. Forse, appunto, perché è normale che le donne muoiano per mani degli uomini, dunque che c’è da dire? Che cosa ci può essere da capire? È così, fine, amen, punto.
Piuttosto, non sarebbe forse il caso di non riferire nemmeno più di questi fatti? Insomma, sono ormai la normalità, è evidente che alla gente non interessino più di tanto, anzi, che non interessino del tutto. Mi immagino la scena, nelle case, la sera con la TV sintonizzata sul TG che, prima delle notizie finali di sport o di gossip, dà in pochi secondi la notizia della moglie uccisa dall’ex marito o della ragazza ammazzata dallo spasimante respinto… Sì, ok, poverina, pensa te che roba, ma dopo che fanno? C’è qualche bel film? Oh, aspetta, c’è la partita di Champions, sul satellite! Evvai!
In fondo, se di tutte queste donne ammazzate – che poi, dal 2015, quattrocentocinquantanove in Italia, suvvia, manco fossero diecimila! – interessasse qualcosa a qualcuno (eccetto che a quelle solite “post femministe” che si lamentano nelle piazze, ci mancano solo loro a rompere le scatole e a bloccare il traffico!) se ne parlerebbe molto di più, si protesterebbe in modo ben più pesante, si imporrebbe ai politici di fare di più di quel niente che fanno al riguardo, si contrasterebbe in ogni modo tutto quel maschilismo imperante… insomma, si cercherebbe di cambiare da subito le cose, no?
Invece nulla, appunto. Perché se una cosa è normale è normale, l’anormalità evidentemente è altro, ed è ovvio che alle persone “normali” della società “normale” di questo nostro paese “normale” non possa che andare a genio, la “normalità”.
Altrimenti ci sarebbe qualcosa che non va. Altrimenti.
Invece no, tutto ok, tutto nella norma. Dunque mettetevi il cuore in pace, care donne, e consolatevi, dacché siete di più voi, in numero, rispetto agli uomini: 94,6 maschi ogni 100 femmine. Quindi, per ammazzarvi tutte, si dovranno impegnare parecchio, gli uomini, e forse ci metteranno così tanto tempo che, prima, cambierà veramente la cultura di questo paese, e diventerà sul serio una nazione civile, emancipata, equa, libera.
Forse.
Altrimenti vorrebbe dire che c’è qualcosa che non va. Già.
