Uomini che uccidono donne. Tutto “normale”, no?

(Lo dico subito: non fraintendetemi. Quanto leggerete è frutto di un personale rabbioso sarcasmo ma pure di una convinta determinazione culturale ed etica. Qualsiasi cosa ciò comporti di concreto.)

Ventisette donne uccise, in questo primo scorcio del 2018.

Massì, che sarà mai? Capita, no? Insomma, basta constatare le statistiche degli scorsi anni, mica c’è qualcosa di strano! Ormai è la normalità.

Sì, è normale che le donne vengano uccise dagli uomini. Ed è normale che gli uomini che uccidono le donne siano quasi sempre i “loro”, mariti, fidanzati, amanti. Tutto (o quasi) in famiglia, come vuole la “tradizione”!

Anzi, a proposito: sta proprio diventando una “tradizione”, quella di uccidere le donne, una cosa che si passa di maschio in maschio, di generazione in generazione, assunta come abitudine. Dunque ormai sorvolata, ignorata. Sì, qualche media dà ancora la notizia ma si capisce che lo fa più per obbligo giornalistico che con fini di informazione culturale, di pubblica e condivisa considerazione dei fatti. Nessun commento, nessuna analisi dell’accaduto, nessun opinionista che cerchi di esaminare, comprendere e far comprendere. Troppo impegnati a raccontare le “gesta” dei politici, certamente ben più importanti e culturalmente rilevanti, oppure a formulare giudizi e anatemi su altre “emergenze”, ovvero su ciò che ci viene detto siano tali. Forse, appunto, perché è normale che le donne muoiano per mani degli uomini, dunque che c’è da dire? Che cosa ci può essere da capire? È così, fine, amen, punto.

Piuttosto, non sarebbe forse il caso di non riferire nemmeno più di questi fatti? Insomma, sono ormai la normalità, è evidente che alla gente non interessino più di tanto, anzi, che non interessino del tutto. Mi immagino la scena, nelle case, la sera con la TV sintonizzata sul TG che, prima delle notizie finali di sport o di gossip, dà in pochi secondi la notizia della moglie uccisa dall’ex marito o della ragazza ammazzata dallo spasimante respinto… Sì, ok, poverina, pensa te che roba, ma dopo che fanno? C’è qualche bel film? Oh, aspetta, c’è la partita di Champions, sul satellite! Evvai!

In fondo, se di tutte queste donne ammazzate – che poi, dal 2015, quattrocentocinquantanove in Italia, suvvia, manco fossero diecimila! – interessasse qualcosa a qualcuno (eccetto che a quelle solite “post femministe” che si lamentano nelle piazze, ci mancano solo loro a rompere le scatole e a bloccare il traffico!) se ne parlerebbe molto di più, si protesterebbe in modo ben più pesante, si imporrebbe ai politici di fare di più di quel niente che fanno al riguardo, si contrasterebbe in ogni modo tutto quel maschilismo imperante… insomma, si cercherebbe di cambiare da subito le cose, no?

Invece nulla, appunto. Perché se una cosa è normale è normale, l’anormalità evidentemente è altro, ed è ovvio che alle persone “normali” della società “normale” di questo nostro paese “normale” non possa che andare a genio, la “normalità”.
Altrimenti ci sarebbe qualcosa che non va. Altrimenti.

Invece no, tutto ok, tutto nella norma. Dunque mettetevi il cuore in pace, care donne, e consolatevi, dacché siete di più voi, in numero, rispetto agli uomini: 94,6 maschi ogni 100 femmine. Quindi, per ammazzarvi tutte, si dovranno impegnare parecchio, gli uomini, e forse ci metteranno così tanto tempo che, prima, cambierà veramente la cultura di questo paese, e diventerà sul serio una nazione civile, emancipata, equa, libera.

Forse.

Altrimenti vorrebbe dire che c’è qualcosa che non va. Già.

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3 pensieri su “Uomini che uccidono donne. Tutto “normale”, no?”

  1. Purtroppo viviamo una realtà maschile e maschilista. Basti pensare agli insulti, anche quando vogliamo insultare un uomo, spesso e volentieri, gli insultiamo la madre o la moglie, come se l’insulto verso il ‘maschio’ debba essere sempre trasversale.

    Fa paura che vengano uccise così tante donne, nel silenzio delle istituzioni, come se nulla stesse accadendo.

    Fa ancora più paura che sia stato coniato un termine, femminicidio, allontanandoci, ancora una volta, dalla dignità di essere umani.

    1. Hai pienamente ragione, Mara, e in poche parole hai citato alcuni degli infiniti esempi che dimostrano come ancora oggi – anno 2018, 21° secolo, mica anno 1000! – la nostra società sia pensata e concepita in maniera radicalmente misogina. E, questo, il frutto di una “cultura” maschilista? Sì, ma di contro: si può definire “cultura” una cosa del genere? E se, come ho scritto anche su facebook, il vero problema è che si dice di dover cambiare una certa “cultura” imperante ma in verità non c’è alcuna autentica cultura da cambiare, dunque qualsiasi sforzo in tal senso è del tutto inutile? Forse non basta il cambiamento culturale, forse c’è proprio bisogno di cambiare l’intero mondo ovvero i principali paradigmi sociologici e antropologici sui quali si regge. Altrimenti, appunto, è come parlare ai muri.

  2. Non mi meraviglio. Ci sono donne che subiscono senza fiatare (e non mi spiego il perché). Altre invece che hanno il coraggio di denunciare, non vengono ascoltate dalle istituzioni. Che senso ha aver fatto una legge sullo stalking, se poi il reato viene depenalizzato? Che senso ha fare una legge sul femminicidio (termine che aborro, perché uomo o donna sempre di esseri umani si parla), credendo che un inasprimento delle pene (se c’è) funga da deterrente? Poi vedi assassini che escono dopo pochi anni…e la carogna mi cresce!

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