Ma poi… è il popolo ad avere i governanti che si merita, o sono i governanti a meritarsi il popolo che hanno?
Tag: politica
Se oggi le ideologie uccidono le idee
Osservando e ascoltando il mondo d’intorno, con le sue cose buone e le altrettante storture, mi sembra sempre più evidente il fatto che, se in passato dalle idee sono nate le ideologie, oggi dalle “ideologie” viene sempre più spesso la morte delle idee.
In fondo non conta che ciò accada perché le ideologie (classiche) siano morte ovvero perché si siano trasfigurate in qualcosa che non rappresenti più la “visione del mondo” di un determinato gruppo sociale più o meno ampio, dotata d’una certa propria logica (scientifica o no), ma una mera manifestazione propagandistica e mistificatoria nella quale la costruzione del pensiero, condivisa e condivisibile, è stata messa da parte per far posto all’affermazione di intenti esclusivi sostanzialmente privi di logica sociale – qualcosa che per generarsi e affermarsi, insomma, non abbisogna di idee ma dell’esatto opposto, della mancanza di esse.
Non conta ciò, appunto, perché se le ideologie muoiono, ed è naturale che avvenga (oltre che sovente giusto), di contro le idee non possono morire, almeno finché vi sia qualche mente ancora in grado di formulare pensieri nel modo più libero possibile, il che significa ricercare e formulare sapienza e conoscenza. Dunque, sarebbe bene tornare all’origine, alle idee senza ideologie. Che magari rinasceranno, inedite, singolari, innovative, più o meno rivoluzionarie ma solo, finalmente di nuovo, con le idee alla base e non altre cose molto più infide e bieche.
Se l’autista (politico) è incapace, ogni veicolo è pericoloso!
Mettiamola così: il problema non è quello di avere a disposizione una fuoriserie performante dotata dei gadget più tecnologicamente avanzati oppure un’utilitaria scalcagnata coi paraurti arrugginiti, se poi al volante ci stanno guidatori incapaci di tenere in strada qualsiasi veicolo, in sesto o meno che sia. Si continueranno a registrare urti, collisioni, incidenti e guasti dovuti a imperizia fino a che – errare humanum est, perseverare autem diabolicum – non si finirà giù da un burrone, o qualche cos’altro di similmente definitivo.
Ma se è già folle lasciare certi “guidatori” al volante, ancor più folle è salire a bordo del loro veicolo, perché non ci si renda proprio conto del pericolo ovvero perché non si abbia voglia e forza di andare a piedi.
Ecco, la penso esattamente così. E se immaginate che lo stia pensando riguardo a questo, sappiate che sì, è proprio così.
Uscita da scuola – e dalla realtà
Giusto a proposito di “parole pesanti“…
A fronte del tema di fondo molto pratico, che dunque ha una sua relativa importanza legata a tale praticità e non di più, la recente discussione intorno alla questione circa la presenza dei genitori all’uscita dei ragazzi da scuola mi è parsa tra le più surreali degli ultimi tempi (si veda qui l’ottimo riassunto de Il Post). Da ogni senso, intendo dire: da parte dei legislatori, le cui giurisprudenze sono di frequente scritte per pochi e applicate a molti, o viceversa; da parte della politica, che nuovamente ha palesato quanto sia lontana e avulsa dall’ordinaria realtà quotidiana; da parte dei media, che per l’ennesima volta – e correndo appresso a certi politicanti altrettanto surreali – hanno alzato il solito polverone ove non c’era che qualche “granellino” da spostare; da parte di tanta gente comune – ultima ma non (mai) ultima – che senza approfondire la questione ha subitamente preso a sproloquiarci sopra.
Una sur-realtà (nulla a che vedere con il surrealismo artistico, inutile rimarcarlo, anzi: tutto il contrario, soprattutto in quanto a nobiltà d’intenti e d’azione) assai emblematica dello stato del paese, sempre più malridotto palcoscenico per una recita tragicomica nella quale più gli attori sono scarsi e più trovano spazio per interpretare la propria buffonesca parte e mettersi sotto i riflettori (mediatici). Di fronte ad essi resta un pubblico urlante e maleducato, mentre chi può da tale teatrino se ne allontana il più possibile, se non lo ha già sagacemente fatto.
La cultura apre tutte le porte, o quasi
La cultura apre tutte le porte.
Tranne quelle del Parlamento.
(N.B.: non è mia, l’ho letta in forma leggermente diversa sul web e l’ho soltanto affinata.)