L’Italia, un paese fondato sull’autocertificazione (anche in montagna)

Chiesi se ci fosse qualcuno che certificasse la sicurezza e mi risposero “ce la autocertifichiamo”.

Quello che ha dichiarato qualche giorno fa Gianni Mion, manager del gruppo Benetton, in merito alla tragedia del crollo del Ponte Morandi di Genova (questione apparsa sui media per qualche ora e poi rapidamente scomparsa, come puntualmente accade per certe cose troppo spinose da evidenziare), non è che l’ennesima fotografia di una realtà tutta italiana ormai ben consolidata. «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sull’autocertificazione»: si potrebbe modificare (anche) così l’articolo 1 della Costituzione, in un modo più obiettivo e coerente della forma attuale. Perché è veramente così: l’Italia è il paese dove tutto o quasi si può autocertificare, dove i controllati sono i controllori e nessuno controlla veramente, dove i conflitti di interessi sono una normalità a cui aspirare invece di una devianza da risolvere quanto prima, dove chi dovrebbe sopraintendere preferisce soprassedere ovvero passare sopra il buon senso, l’onestà intellettuale e civica, le regole, le responsabilità, l’accortezza.

Il che a ben vedere è anche un ottimo sistema per confondere da subito le acque e sfuggire alle proprie colpe quando poi, inesorabilmente, accade ciò che non doveva accadere – sovente con conseguenze tragiche, appunto. Infine, il tempo sana le ferite, cancella la memoria e magari dà modo a qualche giudice poco sensibile di chiudere il caso giudiziario con poco o nulla. E si ricomincia daccapo, in questo paese fuori controllo.

[Lavori alle piste olimpiche di Cortina. Immagine tratta da offtopiclab.org e da questo mio articolo.]
È un modus operandi, questo, sovente riscontrabile anche in montagna, nelle questioni afferenti la gestione ecoambientale (e non solo questa) dei territori montani; d’altro canto, in alta quota sono ancora meno gli occhi in grado di verificare gli accadimenti. Ciò non significa che l’ambiente montano sia di per sé funzionale a tali malaffari, sia chiaro, ma senza dubbio le opere lassù realizzate sono per ovvi motivi di più ostico controllo, anche dalle stesse associazioni di tutela ambientale: è il caso di numerose opere legate alle prossime Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, ad esempio, che si stanno realizzando proprio in regime di sostanziale autocertificazione dei lavori, come spiega bene Luigi Casanova nel suo libro Ombre sulla neve). Di contro, in quota le cose fatte male a volte risultano più evidenti, come pare stia accadendo per la ciclovia del Monte Moro a Macugnaga, sequestrata dalla Guardia di Finanza per varie irregolarità (oppure, per citare un altro caso recente differente ma assimilabile nel principio, la gestione dei rifiuti a Livigno). Per fortuna, lì c’è stato qualcuno che ha controllato chi controllava. Altrove, quella di controllare se le cose vengano fatte bene è una regola di ovvio buon senso in un paese serio e progredito la quale, manzonianamente, viene troppo spesso ripudiata dal “senso comune” che in Italia purtroppo regna ben coltivato e pressoché indisturbato. Già.

Sabato scorso, parlando di montagne e turismi al Palamonti di Bergamo

È stato un vero piacere per me intervenire lo scorso sabato 27 maggio al Palamonti di Bergamo nel contesto del corso di aggiornamento degli operatori lombardi TAM – Tutela Ambiente Montano – del Club Alpino Italiano, dedicato al tema del turismo invernale, sciistico e non solo, rispetto ai cambiamenti climatici in corso e in generale alla realtà montana contemporanea.

Un piacere nonché un grande onore di aver condiviso questo compito con il professor Federico Nogara, uno degli estensori del documento di posizionamento del CAI Cambiamenti climatici, neve, industria dello sci, il testo con il quale il sodalizio italiano ha messo nero su bianco la propria posizione ufficiale al riguardo e che ha fatto da fulcro tematico alla giornata, attorno al quale ho sviluppato il mio intervento dedicato alla questione dell’overtourism in montagna, dunque al sovraffollamento turistico nei territori montani turistificati, all’analisi del fenomeno, alle realtà, le prospettive, i paradossi e le pratiche a tutela del paesaggio montano.

È stato infine bello e interessante confrontarci con gli operatori presenti, in un dibattito consapevole tra didattica scientifica, pratica esperienziale e realtà sul campo intorno al buon futuro delle nostre montagne, delle comunità residenti e di ciò che può e deve essere il turismo nelle terre alte.

Ringrazio di cuore Mariangela Riva, Presidente della Commissione Regionale lombarda TAM, per avermi coinvolto nella giornata e per le fotografie che vedete a corredo di questo articolo.

Domani sera a Civenna, per il Monte San Primo

L’attività di sensibilizzazione pubblica riguardo il – famigerato – “Progetto di sviluppo turistico” che si vorrebbe imporre al Monte San Primo, portata avanti in primis dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, continua con impegno incessante e d’altro canto assolutamente necessario, visto purtroppo il permanente rifiuto di un confronto da parte delle istituzioni coinvolte che ormai è sempre più la prova provata della loro malafede e dell’atteggiamento irrispettoso verso il San Primo e chi lo vuole vivere e godere in modo equilibrato.

Dunque, posto che io purtroppo non potrò esserci – se potete partecipate all’incontro di Civenna. Perché se le ragioni di chi difende il monte prevarranno, sarà innanzi tutto il San Primo ad aver vinto; se invece si imporrà l’irragionevolezza di chi sostiene quel progetto assurdo, saremo tutti quanti ad aver perso.

P.S.: i numerosi articoli che ho scritto sulla vicenda del Monte San Primo li potete trovare qui.

“Overtourism montano”, sabato 27/05 al Palamonti di Bergamo

Sabato 27 maggio, presso il Palamonti di Bergamo, avrò il piacere e l’onore (e un po’ l’onere) di intervenire nell’ambito del seminario Cambiamenti climatici, neve, industria dello sci. Analisi del contesto, prospettive e proposte organizzato dalla Commissione Regionale Tutela Ambiente Montano del Club Alpino Italiano e valido come aggiornamento per gli operatori regionali TAM ma aperto a chiunque sia interessato agli argomenti che saranno discussi.

Nello specifico il mio intervento verterà su un tema dalla criticità crescente per i territori in quota e anche per questo sempre più dibattuto: l’overtourism montano, dunque il sovraffollamento turistico delle località di montagna il cui impatto, in zone di grande bellezza e pregio ambientale tanto quanto di notevole delicatezza ecologica, risulta importante e non di rado eccessivo al punto da generare numerosi problemi ai residenti dei territori interessanti. Attraverso un’analisi articolata del tema e grazie ad alcuni esempi emblematici al riguardo, in positivo e in negativo, lungo le Alpi, cercherò di mettere in evidenza la necessità di sviluppare politiche di gestione turistica finalmente contestuali alle aree montane, alle loro peculiarità territoriali e alle realtà culturali in divenire, per il bene tanto dei montanari residenti e della loro quotidianità quanto dei turisti e della qualità del loro soggiorno.

Chi volesse intervenire – e nel caso mi farà molto piacere incontrarvi – troverà i dettagli nella locandina sopra pubblicata oppure può avere altre informazioni nel sito della Commissione Regionale TAM, qui.

Ieri, su “Erba Notizie” e “Lecco Today”

Ringrazio molto, di nuovo, le redazioni di “Erba Notizie” e “Lecco Today che ieri, 9 maggio, hanno ripreso le mie più recenti considerazioni sulla questione del contestato progetto di sviluppo turistico del Monte San Primo.

A ruota delle attività del Coordinamento nato per salvaguardare il territorio della meravigliosa montagna lariana e proporvi una frequentazione turistica veramente contestuale al luogo, sostenibile e al passo con le dinamiche contemporanee del turismo in Natura oltre che con la realtà ambientale che stiamo vivendo, ritengo che il caso del San Primo debba sempre mantenersi “caldo”, in forza della sua notevole carica emblematica – che ha attratto l’attenzione di così tante persone, semplici appassionati di montagna tanto quanto figure prestigiose, una tra tutte Luca Mercalli il quale sovente cita il San Primo nei propri interventi pubblici sui temi climatici e ambientali – e del fatto di rappresentare un modello di duplice valenza: in negativo, per quanto riguarda il progetto in sé e l’insensatezza evidente con la quale le istituzioni che propongono il progetto lo vorrebbero imporre senza alcun confronto al riguardo, e in positivo, in considerazione della vasta platea di associazioni di varia natura, attive non solo localmente ma in tutto l’ambito regionale lombardo, che aderendo al Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” hanno scelto di unirsi, organizzarsi e schierarsi pubblicamente nonché indubitabilmente a difesa del monte, della sua grande bellezza, del suo paesaggio e del miglior futuro possibile per chiunque lo viva, da abitante stanziale o da turista occasionale.

Potete leggere i due articoli cliccando sui link in calce a ciascuna immagine.