Perché la politica disprezza così profondamente la cultura?

Sandro Botticelli, La Voragine dell'Inferno, 1490-1495.
Sandro Botticelli, La Voragine dell’Inferno, 1490-1495.
La riflessione che vi sottopongo in questo articolo parlerà di cultura in senso politico. Politico, sì, non partitico – anzi, l’esatto opposto, nella sostanza. Nasce, tale riflessione, dal frequente constatare lo stato in cui giace la cultura (in senso generale) in Italia, e di come essa risulti programmaticamente negletta e sostanzialmente disprezzata da tutti i governi che si sono succeduti alla guida del paese negli ultimi decenni, di qualsiasi parte, segno, colore fossero. Per tale motivo ho affermato lì sopra che queste mie considerazioni, scaturenti dal personale punto di vista di fruitore ergo sostenitore della cultura – in senso lato ma pure, se non soprattutto in senso di valore politico di essa – hanno un marchio non a-partitico, semmai anti-partitico. Perché se la politica è, classicamente, la gestione della cosa comune e la cultura, con tutte le arti d’ogni sorta che la formano, è da sempre la fonte della migliore, più sagace e sovente profetica rappresentazione del nostro mondo comune e delle sue pubbliche realtà, inevitabilmente i prodotti culturali – meglio, l’attività di produzione culturale, è in tutto e per tutto anche un esercizio politico. Di qui non ci si scappa.
Posto ciò, e appunto in tema di stato spesso fatiscente della cultura in Italia generato in molti casi dal sostanziale disinteresse istituzionale – così ben certificato dall’ormai celeberrimo “con la cultura non si mangia!proferito da un noto ex ministro – viene da chiedersi perché ci sia una tale conclamata avversione della politica verso le cose culturali. Ecco, la risposta migliore che mi viene in mente scaturisce da quelle peculiarità lì sopra elencate riguardo la cultura, la quale da sempre – quando sia di qualità – è originale, fuori dagli schemi, innovativa, sovversiva, spesso pure profetica, appunto. Ovvero, è quanto di più avverso a qualsiasi sistema di potere, politico in primis ma non solo, che per sua natura persegua come obiettivo fondamentale la propria salvaguardia, e che dunque contrasti qualsivoglia pur minimo elemento che possa mettere in discussione lo stato di fatto sul quale il sistema suddetto si regge e prospera. Che venisse o venga da una parte o dall’altra dell’emiciclo parlamentare, proclamandosi dunque al caso conservatrice o progressista, la classe politica di questo paese si è sempre dimostrata inequivocabilmente e rigidamente reazionaria verso la cultura. Per mera fobia, appunto, per angoscia di quanto potesse generare e proporre alla gente, per il terrore che un buon nutrimento culturale possa permettere alla gente di pensare: la cosa massimamente invisa a qualsiasi potere dominante.
Non è un caso, poi, che tale atteggiamento politico non si limiti al solo ambito culturale: purtroppo viene facile constatarlo pure, ad esempio, nell’innovazione tecnologica, nella ricerca scientifica, nell’evoluzione sociale… – l’elenco è piuttosto lungo e d’altro canto notorio.
L’alternativa a ciò messa in atto dal potere nella storia, passata e recente, è l’assoggettamento della cultura alle sue direttive, ovvero la trasformazione della produzione culturale in mezzo di propaganda e di celebrazione del potere stesso, con la parallela eliminazione materiale di quella che non si voglia allineare. Ma siccome tale metodo necessita di un clima di vigente antidemocrazia – e comunque di casi del genere ve ne sono pure in circolazione, anche solo come adattamento al più piatto e ruffiano politically correct: tra libri, musica, cinema e quant’altro, di esempi in tal senso ve ne sono a bizzeffe – al potere non resta altro che lasciare languire la cultura in uno stato di sostanziale e crescente miseria (non solo finanziaria, ribadisco), semmai sostenendo tutto quanto nel quotidiano sia invece ad essa avverso, dalla TV (che non è più “cultura” da tempo, serve dirlo?) agli elementi meramente consumistici fino al materialismo e all’edonismo più ottuso – il caro vecchio panem et circenses, ecco.
Insomma, tutto ciò per sostenere che dal profondo sconcerto derivante dalla constatazione che qualsiasi parte politica che abbia avuto e ha mansione amministrative ha sempre e comunque fatto in modo di non considerare la cultura, se non di avversarla, scaturisce una ulteriore, palese considerazione: non saranno i cambi di colore politico al potere a risollevare le sorti della cultura in Italia, piuttosto serve un radicale cambio di punto di vista, di visione generale, di orizzonti e di fini. Un cambio di sistema, ecco, che sappia cancellare il dogma programmatico che il suddetto ex ministro palesò pubblicamente e riconosca, ovvero comprenda profondamente, tutta l’importanza sociologica, antropologica ergo pure politica – nel senso “alto” del termine, antitetico a qualsiasi accezione partitica di esso, oggi purtroppo dominante – che la cultura possiede per il bene e il progresso della società nella quale si manifesta.
Sembrerebbe una cosa persino banale e totalmente ovvia, vero? Ho fatto la scoperta dell’acqua calda, lo so bene: peccato che sia una scoperta del tutto ignorata, con gli sconcertanti – anzi, per restare in metafora, raggelanti risultati che ci ritroviamo davanti.
Senza tutto ciò, beh, temo che per la cultura nazionale il futuro sarà sempre più cupo.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 4a puntata della stagione 2015/2016 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, 16 novembre duemila15, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #4 dell’anno XII di RADIO THULE intitolata: “Il compositore ineluttabile. Vita e arte di Arvo Pärt”.
Vi sono personaggi, nel mondo dell’arte, le cui opere in tantissimi conoscono senza però sapere nulla di esse, e di chi ne è l’autore. Arvo Pärt rappresenta un caso emblematico di ciò. Non c’è forse nessuno al mondo che non abbia mai ascoltato un suo brano – come colona sonora in un film o in uno spot pubblicitario, come citazione nella musica di altri, come riferimento o influenza di tantissimi artisti… – al punto che oggi il compositore estone è il più eseguito al mondo, capace di riempire sobri teatri classici così come stadi riservati solitamente al pop e al rock. Ma, appunto, pochi lo conoscono veramente, dunque la puntata di questa sera di RADIO THULE cercherà di colmare questa lacuna ovvero di far conoscere quello che, secondo molti, è il più grande e influente musicista classico vivente.

Arvo-Part-imageDunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com (64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
http://myradiostream.com/rciradio (128 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus).
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Suono e silenzio, nessuna reale differenza (John Cage dixit)

Mi resi conto che non esiste una reale e oggettiva separazione tra suono e silenzio, ma soltanto tra l’intenzione di ascoltare e quella di non farlo.

(John Cage)

01041313_John_Cage_1Mi viene da pensare che questa geniale affermazione di quel gran genio (appunto) che fu John Cage potrebbe pure essere adattata all’ambito letterario (ovvero a qualsiasi altra manifestazione espressiva, artistica e non), e in diversi modi.
Ad esempio: non c’è una reale e oggettiva separazione tra leggere e o non leggere, ma soltanto tra l’intenzione di assimilare e comprendere ciò che si legge e quella di non farlo.
Ma ce ne possono essere tante altre, ribadisco.

INTERVALLO – Roma, “Barattolo” Book Bar

BARATTOLO1I book bar, locali gastro-letterari nati a New York – in buona sostanza un’evoluzione gastronomica dei classici caffè letterari -, cominciano a diffondersi sempre più anche in Italia.
Barattolo è uno dei più interessanti di Roma – “not ordinary library”, si può leggere nell’insegna: così chiamato per il fatto che presenta tutte le pietanze del suo menu in un barattolo di vetro, offre non solo da cibare lo stomaco ma pure la mente (e lo spirito), grazie alla ben fornita libreria e ai numerosi eventi letterari organizzati nel corso dell’anno, tra i quali presentazioni di libri e/o cd, reading, concerti ed altro del genere.
Beh, certamente, in un paese così allergico alla lettura come l’Italia, anche questa può rappresentare una buona (in tutti i sensi!) opportunità per invertire la tendenza, unendo l’utile al dilettevole – ma fate voi se la lettura sia da considerare “utile” o pure essa “dilettevole”, come io sarei del parere!

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare la pagina facebook del Barattolo.

Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 17a e ULTIMA puntata della stagione 2014/2015 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, ventinove giugno duemila15, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #17 dell’anno XI di RADIO THULE. Titolo della puntata, “E buone vacanze a tutti!”.
E’ l’ultima puntata di questa 11a stagione, e un po’ come nell’ultimo giorno di scuola, stasera si festeggia e si fa baldoria! Ma non mancheranno disquisizioni su temi di vario genere, anche se ovviamente tutto ruoterà attorno al tema vacanze, viaggi, mari, monti e quant’altro di simile… Ad esempio, le dieci più belle spiagge italiane, un inedito e affascinante trekking sulle Alpi, una mostra d’arte oppure un monumento insolito da visitare nelle domeniche d’estate, un libro di viaggio da leggere e da cui farsi ispirare… fino all’ultima sigla dell’anno, e all’appuntamento da annotarsi fin d’ora sul calendario per l’inizio della prossima stagione, la 12a, lunedì 5 ottobre 2015!

Senza nome-True Color-02Dunque mi raccomando: ci sentiamo questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

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