L’ex ministro Tremonti mangia i libri?

Che abbia detto «con la cultura non si mangia» o «la cultura non si mangia» (frase comunque stolta, a prescindere), l’ex ministro italiano Giulio Tremonti ha pubblicato un altro libro. Sì, perché ne ha pubblicati altri da quando proferì quella frase – almeno quattro. Libri che, peraltro, sono gli oggetti culturali per antonomasia, gli strumenti fondamentali per la diffusione della cultura – è pure inutile evidenziarlo. I quali, se non ci si può nutrire né metabolicamente né metaforicamente, e se si è pienamente consapevoli del loro valore culturale, non dovrebbero nemmeno essere scritti e poi pubblicati, o no?

Dunque, nel principio, o l’ex ministro è un ipocrita oppure è proprio come quella sua frase.

Ergo, sarà pure un buon libro ricco di spunti interessanti, non lo metto certo in dubbio, ma si merita che nessuno lo acquisti. A meno che qualche allotriofago non voglia farne un (per lui) gustoso spuntino, ecco.

L’Italia è una Repubblica fondata (pure) sull’ansia

Italiani sempre più a rischio ansia e attacchi di panico, con percentuali in aumento per tali disturbi. A rilevarlo è l’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico (Eurodap) che in un sondaggio on line, al quale hanno risposto oltre 700 soggetti tra i 19 e i 60 anni, ha voluto indagare quanto abitualmente le persone sperimentino alcuni dei sintomi tipici dell’ansia e del panico. Dai risultati è emerso che il 79% di coloro che hanno risposto al sondaggio ha avuto, durante l’ultimo mese, manifestazioni fisiche frequenti e intense di ansia; il 73% si percepisce come una persona molto apprensiva, che si preoccupa facilmente di piccole cose/situazioni; il 68% dichiara di avere non poco disagio a stare lontano da casa o da luoghi familiari, mentre il 91% trova molto spesso difficoltà nel rilassarsi.

Così si rileva nell’articolo dell’ANSA che potete leggere in originale nella sua interezza cliccando sull’immagine in testa al post.

Meraviglioso, non è vero?

“Meraviglioso” è constatare come mai nulla accada per caso, come tutto sia collegato e niente affatto frutto di mere coincidenze, semmai sempre effetti di cause che a loro volta divengono fonte di ulteriori cause e relativi effetti.

E “meraviglioso” è ugualmente constatare come quanto sopra accada proprio in Italia… No, dico, in Italia! Dove vi sono politici di così alto livello, dove i canali TV trasmettono programmi sempre intelligenti e istruttivi, dove la cultura è tanto promossa e salvaguardata e la socialità tra gli individui così inclusiva e priva di pregiudizi, dove l’informazione è rigorosa e mai ipocrita e il dibattito sulle questioni di interesse nazionale è sempre assolutamente approfondito, logico, pacato… “Meraviglioso” perché sorprendente, no?

Be’, suvvia: ora non fatevi prendere dall’ansia perché così tanti italiani sono preda dell’ansia! Nessun problema: sapete quale ampia scelta di ansiolitici c’è sul mercato? Tavor, Xanax, Lexotan, Valium, Ansiolin, Control, En, Rivotril, Lorans, Diazepam, Alprazolam, Lorazepam… Uh, una pacchia, ce n’è per tutti i gusti!
Come dite? E i pericoli delle controindicazioni a cui tali sostanze sottopongono?
Tranquilli, il paese ne è già pienamente sottoposto. Basta vedere chi e cosa lo comanda: di più “controindicato” di così non c’e proprio nulla, garantito!

Uscita da scuola – e dalla realtà

Giusto a proposito di “parole pesanti“…
A fronte del tema di fondo molto pratico, che dunque ha una sua relativa importanza legata a tale praticità e non di più, la recente discussione intorno alla questione circa la presenza dei genitori all’uscita dei ragazzi da scuola mi è parsa tra le più surreali degli ultimi tempi (si veda qui l’ottimo riassunto de Il Post). Da ogni senso, intendo dire: da parte dei legislatori, le cui giurisprudenze sono di frequente scritte per pochi e applicate a molti, o viceversa; da parte della politica, che nuovamente ha palesato quanto sia lontana e avulsa dall’ordinaria realtà quotidiana; da parte dei media, che per l’ennesima volta – e correndo appresso a certi politicanti altrettanto surreali – hanno alzato il solito polverone ove non c’era che qualche “granellino” da spostare; da parte di tanta gente comune – ultima ma non (mai) ultima – che senza approfondire la questione ha subitamente preso a sproloquiarci sopra.

Una sur-realtà (nulla a che vedere con il surrealismo artistico, inutile rimarcarlo, anzi: tutto il contrario, soprattutto in quanto a nobiltà d’intenti e d’azione) assai emblematica dello stato del paese, sempre più malridotto palcoscenico per una recita tragicomica nella quale più gli attori sono scarsi e più trovano spazio per interpretare la propria buffonesca parte e mettersi sotto i riflettori (mediatici). Di fronte ad essi resta un pubblico urlante e maleducato, mentre chi può da tale teatrino se ne allontana il più possibile, se non lo ha già sagacemente fatto.

Esami di (im)maturità

tecnica-scuolaAmmessi alla maturità anche con gravi insufficienze? “Fate largo all’ignoranza!” – protestano tanti e con cospicue ragioni. Ma, al di là che ‘sta “genialatanon è così nuova (vedi qui), beh… tranquilli, forse non cambierà molto. Leggo infatti dall’articolo de La Tecnica della Scuola sopra illustrato: “Se uno studente ha tutte sufficienze, tranne un ‘tre’ in Matematica e un ‘quattro’ in Inglese, oggi infatti non avrebbe chances per essere ammesso. Con le nuove regole, invece, potrebbe essere comunque ammesso. Basterà infatti, per rimediare, che lo stesso studente compensi le due pesanti insufficienze prendendo un ‘otto’ in Educazione Fisica e ‘nove’ in Condotta.
Otto in educazione fisica e nove in condotta? Ma se ci sono in giro (vedi qui) un sacco di adolescenti obesi, sfaticati, sedentari (altro che fisicamente educati!), nonché soggetti a dipendenze da sostanze alteranti, fumo, alcol, gioco d’azzardo e quant’altro di antitetico ad un “nove” in condotta?!?
No, state tranquilli, appunto… niente panico. Posta la realtà di fatto (che peraltro non pare contemplare inversioni di tendenza, anzi, tutto il contrario!) forse non cambierà nulla. E non c’è affatto da rallegrarcene, già.

P.S.: © dell’efficace titolo di questo post: Dario Bonacina.

Se l’editoria nazionale è nelle mani di personaggi infantili e sboroni…

Salone-Torino-MilanoNo, dai… fino a che livello di ridicolaggine vogliamo arrivare?
Sì, insomma, intendo dire… la questione “Salone del Libro a Torino o a Milano”. È da pochi giorni che s’è scatenata e già è roba da restare basiti. Letteralmente basiti.
Lo anticipavo giusto nel mio precedente articolo su Cultora e qui sul blog (ma articolando la riflessione in modo – diciamo – più diplomatico e analitico) cosa mi pareva stesse uscendo da questa improvvisa querelle. Solo che al solito, la realtà dei fatti ha superato rapidamente ogni speculazione e, intendo dire, verso il basso: il tutto sta già assumendo contorni ridicoli, se non proprio grotteschi ovvero assai irritanti.
Che l’editoria non fosse ormai più, e da parecchio tempo, un’eccellenza nazionale, sotto diversi punti di vista (o sotto tutti i punti di vista?) lo avevamo capito. Ma qui siamo veramente caduti nei consueti e inguaribili vizi italioti, siamo ai soliti campaniletti che si fanno credere possenti ma sono in realtà fatti di inconsistente argilla i quali ombreggiano altrettanto soliti orticelli che ci dicono grandi e rigogliosi e invece sono piccoli, piccolissimi, e assai poveri di buone colture. In essi ormai non si odono che voci boriose, sbraiti sguaiati, capricci infantili, piagnistei, accuse e contro accuse e (scusate) gli “io-ce-l’ho-più-grosso-di-te” (ehm… lo spazio per allestire il Salone, diciamo…) con i contrapposti “no-io-di-più” eccetera, eccetera, eccetera. Dietro a tutto ciò, non è difficile immaginare chissà quali giochi di potere più o meno politici, accordi sottobanco, tornaconti più o meno leciti, lotte intestine per poltrone e scranni vari e quant’altro di – appunto – così tipico, così solito, così tradizionale nelle cose istituzionali (o similmente tali) di questo nostro paese.
Sia chiaro: non sto affatto difendendo Torino ovvero propugnando Milano o viceversa. Anzi, tutt’altro. Semmai, molto più semplicemente ma pure più concretamente, mi faccio domande del tipo: beh, signori voi tutti, ma dove vogliamo andare? Quanto ancora più di adesso volete affossare (e chissà che non sia la botta definitiva) il mercato dei libri in Italia? Perché è lampante fin d’ora, la sorte: di questo passo tale manfrina sabaudo-meneghina, con tutto ciò che vi sta dietro, finirà per danneggiare una volta di più il libro e la lettura, nel nostro paese: un paese nel quale si è reso palese che un Salone del Libro è fin troppo (che sia per colpe sue – e ce ne sono a iosa – o per l’ormai appurata scarsa propensione dell’italiano medio verso la lettura – adeguatamente coltivata da una strategia istituzionale mirata ed efficiente), figuriamoci dunque due, che per di più si da(ra)nno battaglia togliendosi reciprocamente quel poco di aria che potrebbero respirare per sopravvivere!
No, mi spiace: il mondo del libro e della lettura, in Italia, messo com’è nelle mani di siffatti personaggi tanto infantili e sboroni ai quali mi pare evidente che della letteratura – quella vera, quella che fa autentica cultura – interessa sempre meno, non può andare da nessuna parte. Ergo rassegniamoci a contare gli anni, augurandoci non siano mesi, che mancano al suo funerale, oppure si cambi completamente rotta – e nuovamente, nel mio precedente articolo, qualche indicazione a mio parere buona l’ho data, ovviamente senza alcuna pretesa di ragione. Ma con la speranza che per i libri e la lettura, in Italia, un futuro migliore sia ancora possibile.
Che la speranza è l’ultima a morire, si dice, no? – dunque almeno questa, lasciatecela.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.