Domande

[Foto di Gerd Altmann da Pixabay]
Qualche giorno prima della fine del “lock down” mi hanno invitato a uno di quegli incontri in streaming sul web per parlare di temi più o meno correlati al periodo coronavirulento ancora in corso, e mi hanno fatto qualche domanda al riguardo.

D.: «Ti sei sentito in prigione, o privato della tua libertà, con tutte le restrizioni imposte per il coronavirus?»
Io «No.»
D.: «Quanto hai sofferto per questa condizione?»
Io «Non ho affatto sofferto.»
D.: «E cosa farai, appena finiranno le restrizioni?»
Io: «Quello che facevo prima.»
D.: «Quanto cambierà la tua vita dopo questa esperienza?»
Io: «Non cambierà. Nel senso che la vita cambia sempre, cambiava prima e certamente cambierà ancora dopo, a prescindere. Deve cambiare di continuo, non sarebbe vita, altrimenti. No?»

Secondo me, avessero potuto o dovuto farlo non mi avrebbero più invitato, credo.

P.S.: però l’incontro è andato bene, alla fine. Ci tengo a dirlo, ecco.

Ecco il governo, ecco la sua giustizia

Essere governati significa essere guardati a vista, ispezionati, spiati, diretti, legiferati, valutati, soppesati, censurati, comandati da persone che non ne hanno né il titolo, né la scienza, né la virtù. Essere governati significa essere, a ogni operazione, a ogni transazione, a ogni movimento, annotati, registrati, censiti, tariffati, timbrati, tosati, contrassegnati, quotati, patentati, licenziati, autorizzati, apostrofati, ammoniti, impediti, riformati, raddrizzati, corretti. Significa, sotto il pretesto dell’utilità pubblica e in nome dell’interesse generale, essere addestrati, taglieggiati, sfruttati, monopolizzati, concussionati, pressurati, mistificati poi, alla minima resistenza e alla prima parola di protesta, repressi, multati, vilipesi, vessati, taccheggiati, malmenati, fucilati, mitragliati, giudicati, condannati, deportati, sacrificati, venduti, traditi e, come se non bastasse, scherniti, beffati, oltraggiati, disonorati. Ecco il governo, ecco la sua giustizia, ecco la sua morale.

[Foto di Nadar, pubblico dominio; fonte qui.]
(Pierre-Joseph Proudhon, Idée générale de la Révolution au XIXe siècle (1851), Paris, Rivière, 1923; ed. it. L’idea generale di rivoluzione nel XIX secolo, Centro Editoriale Toscano, Firenze, 2001. Citazione “rubata”, di nuovo, a Paolo Nori che l’ha pubblicata nel suo sito qui. Lodi e glorie imperiture a lui, come sempre.)

L’uomo intelligente

Un uomo è intelligente quando manifesta una certa indipendenza dalla comuni aspettative.

[Valéry nel 1938. Foto di Studio Harcourt, vedi qui.]
(Paul Valéry, Cattivi pensieri, Adelphi Edizioni, 2006.)