Le persone normali (per ribadire)

Giuseppe Maria Mitelli, “Il mondo è per lo più gabbia di matti”, acquaforte, 1684.

Comunque, ci tengo non poco a ribadire un’ennesima volta ancora: sovente a me le persone “normali” fanno realmente paura. Di esse c’è da stare veramente molto attenti. Moooooolto.
E, possibilmente, dalle stesse pure ben lontani (in ogni senso).
Ecco.

Le apparenze

Realtà delle apparenze. C’era un uomo che, avendo perduto un’ascia, sospettò il figlio del vicino. Lo osservò camminare: aveva rubato l’ascia. Ne osservò l’espressione: aveva rubato l’ascia. Esaminò come parlava: aveva rubato l’ascia. Nelle sue azioni e nel suo comportamento tutto diceva che aveva rubato l’ascia. Lavorando nel suo podere improvvisamente ritrovò l’ascia! Il giorno dopo osservò di nuovo il figlio del vicino: nelle sue azioni e nel suo comportamento nulla faceva supporre che avesse rubato l’ascia.

(Lie Yukou, Lieh-Tzu, VIII, 137.)

Ridere non è divertirsi

Comunque, non mi sorprendono certe recenti indagini sociologiche che denotano un così diffuso incattivimento, nella nostra società. Di gente che ride, durante la sua vita quotidiana, ne vedo tanta, ma che sappia veramente divertirsi – in modo benefico, intendo dire – nel vivere la propria esistenza ne trovo ben poca.
Al solito “il riso abbonda sulla bocca degli stolti”, mentre l’autentica allegria di spirito con la quale divertirsi nel vivere la vita con ciò vivendola al meglio è cosa ben più seria. Forse per questo è così rara.

Invasione? Piuttosto “evacuazione”!

Cose interessanti e parecchio significative

Mentre buona parte del paese perde tempo, da anni, dietro l’inesistente “invasione” degli immigrati (la quale, ribadisco ancora una volta, “emergenza” viene fatta diventare dacché non risolta, anzi, aggravata da tutti i governi succedutisi negli ultimi anni, con modi ed esiti sempre peggiori e più deleteri), se di vera “emergenza” si deve parlare, ovvero d’una questione assolutamente grave tanto quanto vergognosamente ignorata e nascosta dai suddetti reggenti politico-istituzionali nazionali, lo si dovrebbe fare a riguardo delle centinaia di migliaia di italiani che dal paese se ne stanno andando, cercando una vita e un futuro migliori in una più evoluta e civile società straniera (qui trovate un po’ di numeri al riguardo, dai quali comprendere bene quale sia la vera “invasione” in atto. O la vera evacuazione, mi verrebbe da dire).
Non solo: l’infografica di seguito riprodotta, che prendo dalla pagina facebook della prestigiosa Rivista Il Mulino, mostra le regioni italiane da cui si sono verificate le maggiori partenze verso l’estero nel 2017. In testa, al di là della “prevedibile” Sicilia, tre delle regioni più “ricche” d’Italia: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna. La parte migliore del paese, quella col PIL più elevato (se si escludono le regioni a statuto speciale del Nord), quella che riteniamo più in grado di offrire opportunità, risorse, servizi, convenienze.

Ecco.

Cose interessanti e significative, appunto, su realtà delle quali crediamo di sapere e capire tutto quando invece sappiamo poco e, probabilmente, capiamo ancora meno. Già.

Dire di aver fatto cose che non si è fatto

Dunque, ora il “mantra” è questo: dire di aver fatto e di fare cose in verità mai fatte, ovvero di mantenere le promesse fatte anche se giammai mantenute per come erano state promesse. Prima invece era: fare promesse senza mantenerle ovvero senza far nulla, ma continuare a prometterle promettendo pure di mantenerle.

Tutto cambia affinché nulla cambi, al solito. O, per dirla in altro modo e come sancisce la nota regola aritmetica: cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia (con tutto il rispetto per i fattori e il loro nobilissimo lavoro agricolo!)

Insomma: è un po’ come se Cristoforo Colombo avesse dichiarato di giungere da Occidente alle Indie Orientali ma, arrivato nemmeno troppo al largo, fosse tornato indietro garantendo tuttavia di esservi giunto, alle Indie Orientali, per giunta accusando i dubbiosi al riguardo di essere servi prezzolati dal Re di Portogallo. Oppure, come se avesse promesso di saper raggiungere da Occidente le Indie Orientali e, dopo aver preso il largo in pompa magna, avesse navigato a poche miglia dalla costa senza mai prendere il largo ma assicurando che sì, appena possibile le vele sarebbero state alzate per dirigersi verso il mare aperto, confermando di nuovo la promessa.
Invece Colombo sì, lui la via per le Indie Orientali la scoprì, come promesso. E così saltò pure fuori la scoperta dell’America, già.
Altrimenti saremmo ancora qui a cercare il modo di non cadere dal bordo della “terra piatta”. Anzi, non “saremmo”, siamo. Ecco.