Franco Michieli, “L’estasi della corsa selvaggia”

Quand’ero piccolino, e per le vacanze estive mi recavo con mamma e papà in Valchiavenna, si alloggiava in un albergo posto ai piedi di un vasto pendio prativo, che d’inverno si trasformava (e si trasforma tutt’oggi) in ampia pista da sci. Quando tornavo dalle passeggiate o dalle escursioni in zona e, nel discendere verso l’albergo, mi affacciavo sul bordo superiore di quel grande prato, puntualmente mi lanciavo in una cosa forsennata giù per il pendio, senza mai fermarmi fino a che lo stesso spianava e, ovviamente, ogni volta rischiando cadute e distorsioni – rischio concretizzatosi non poche volte. Ma era un momento che aspettavo con trepidazione, quasi, un minuto o poco più di contentezza incontrollata, uno scatenarsi di libertà e giocosità, un ritorno al controllo del corpo da parte dell’istinto che, nel bambino che ero, probabilmente pescava da quel quid di selvatichezza animale che il crescere con l’età inesorabilmente sopì sempre più.
Sia chiaro: è un’esperienza personale, questa, dai tratti del tutto fanciulleschi e allora poco consapevoli. Eppure è una di quelle che mi è tornata in mente in modo più vivido leggendo L’estasi della corsa selvaggia, l’ultimo libro del grande esploratore e geografo Franco Michieli (Ediciclo Editore, 2017) e nuovo titolo della bella collana “Piccola filosofia di viaggio”, volumetti agili e di veloce lettura che trattano di “piccole” ma intense visioni su aspetti del rapporto tra l’uomo e il territorio ovvero dell’uomo in moto nel territorio: aspetti apparentemente marginali ma in verità illuminanti ed emblematici ben più di altre cose ordinarie tanto quanto superficiali.
Sgombro subito il campo da facili equivoci: la corsa sulla quale disquisisce Michieli non ha nulla di agonistico e/o competitivo, non è affatto legata a prestazioni, cronometri, tempi, record o quant’altro di simile…

(Leggete la recensione completa di L’estasi della corsa selvaggia cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

a2410

a2410 è la realizzazione di una piccola/grande utopia: portare e offrire l’arte contemporanea – visiva e non solo – in alta montagna, in modo giammai estemporaneo e random ma in profonda armonia geografica, artistica, culturale e antropologica con il luogo in cui si manifesta. Non una novità in senso assoluto, l’arte in quota: eventi del genere sono già stati realizzati, a volte con risultati interessanti, altre più discutibili quando non sconclusionati, ma a mio modo di vedere ciò che offre il progetto a2410 è qualcosa di rara suggestione ed efficacia, nonché di sagace contestualizzazione.

a2410 è un “bivacco di cultura” che nasce in cima alla Grigna Settentrionale (o Grignone), una delle più celebri vette prealpine italiane, a 2410 m di quota. a2410 è uno spazio mobile e temporaneo pensato per esistere nelle condizioni ambientali più estreme. La “cellula” di a2410 è capace di ospitare al suo interno un pubblico di 40 persone ed eventi culturali con proiezioni, talks, presentazioni, concerti, performance; è dotato di una tecnologia a/v d’avanguardia, fornendo un’esperienza immersiva totale con audio spazializzato e ascolto wireless auricolare, video proiezioni con sistema dome e ripresa video su canale a 360°; oltre che streaming live e podcast con stessa tecnologia.

a2410 nasce da una proposta di Alex Torricini, gestore del Rifugio CAI Milano Luigi Brioschi posto appena sotto la vetta della Grigna Settentrionale, e da un’idea dell’artista Francesco Bertelé che di a2410 è il direttore artistico, il tutto coordinato e curato dall’Associazione Culturale Mobeel. Nel team vi sono anche Andrea Vittone (production manager), Martino Coffa (responsabile tecnico/tecnologico), Michela Sacchetto (curatrice del programma artistico) e Filippo Falco (curatore del programma musicale).
Ogni altra informazione su a2410 la potete trovare nel sito del progetto, qui.

Attualmente, sulla piattaforma WeArt, è in corso il crowdfunding per la raccolta fonti a sostegno del progetto e degli scopi prefissati: credo sia un’ottima occasione di far parte di qualcosa di veramente innovativo e culturalmente intrigante, che permetterà a una delle più vivide rappresentazione umane della vita, ovvero l’arte, di manifestarsi in un dei luoghi più emblematicamente vitali che vi siano, la Natura dell’alta montagna. Una piccola/grande utopia, appunto, un sogno che deve divenire una bella realtà per far che in tale realtà ci si senta come in un bellissimo sogno, ecco.

Cliccate sull’immagine del logo di a2410 in testa all’articolo per visitare la piattaforma WeArt e aderire al crowdfunding.

Produrre cultura per produrre futuro… con Simona Piazza questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio!

radio-radio-thuleQuesta sera, 10 aprile duemila17, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 13a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE, intitolata La politica culturale 3.0!
Inutile rimarcarlo: nell’Italia di oggi è fin troppo presente un deficit culturale diffuso che incide in maniera pesante sullo stato sociale e civico del paese. Ciò rende ancor più fondamentale di quanto già non fosse in passato la produzione di cultura, in primis da parte delle istituzioni pubbliche, nell’ottica di ciò che in effetti la cultura primariamente è, ovvero uno dei più importanti investimenti che la politica (nel senso originario del termine) può mettere in atto per il bene della comunità sociale di riferimento. Ma come si può efficacemente produrre “cultura”, oggi? Come si può strutturare l’offerta culturale in modo che realmente diventi un investimento sia dal punto di vista economico che civico? In che modo si può ridurre e poi eliminare quel deficit culturale diffuso, al contempo facendo della cultura un prezioso elemento di benessere sociale?
Ne parleremo, in questa puntata di RADIO THULE, con un prestigioso ospite: Simona Piazza, Assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili del Comune di Lecco ma, ancor prima, operatrice culturale di professione, facendo della città lariana un esempio di come si possa lavorare per formulare risposte alle domande suddette, mettendo al contempo in luce l’importanza della cultura in senso generale e in quanto “istituzione assoluta” senza la quale una società civile non può definirsi realmente tale.

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

“Bella” gente, gli scrittori!

Cito, sic et simpliciter, dalla pagina facebook di Christan Frascella – uno dei migliori scrittori italiani contemporanei, per la cronaca:

E comunque circa quattro anni fa ero a pranzo con un amico, quando in fondo al ristorante vedo un altro scrittore, ci salutiamo, usciamo fuori a fumarci una sigaretta, come stai?, che stai scrivendo?, io gli ho detto che avevo in mente una trama, gliel’ho raccontata, poi quella trama l’ho accantonata, oggi do uno sguardo alle prossime uscite e vedo che quel mio amico scrittore sta per pubblicare un romanzo, che bello! ho pensato, leggo di che parla, e la trama è molto simile a quella che gli raccontai quel giorno, ma molto molto, non uguale eh, ma molto uguale, che bravo, mi sono detto, c’è gente splendida a questo mondo, siamo tutti una grande squadra e la vita è bella. Per dire.

Ecco. Che pure io, almeno una volta ma forse anche due, ho avuto il sospetto di qualcosa del genere, non per storie inedite raccontate a voce ma pubblicate in qualche stralcio sul web.
Comunque sì, ha ragione Frascella. Nel complesso, quello editorial/letterario nazionale è proprio un bell’ambientino, già. Di questo passo, al confronto, i celeberrimi peggiori bar di Caracas sembreranno le sedi di un club di uomini probi e irreprensibili. Ahinoi – ahitutti!

Modus legendi e… rivoluzionandi!

16996214_1694482324185530_3249957093716732522_nDi quanto vi sto per dire avrete probabilmente già letto altrove, ma con questo articolo voglio a mia volta partecipare all’esultanza per il successo – anche quest’anno, ancora più dello scorso anno – di Modus Legendi: Neve, cane, piede, il libro di Claudio Morandini pubblicato da Exòrma Edizioni, che ha vinto l’edizione 2017 dell’iniziativa promossa in primis dal gruppo Facebook Billy, il vizio di leggere, col prezioso supporto di Ultima Pagina, ha raggiunto il 7° posto della classifica generale dei libri più venduti in Italia e il 5° di quella relativa alla narrativa italiana.

Non è solo il successo di Modus Legendi e di chi ne è promotore, e non solo di Neve, cane, piede ovvero della letteratura di alta qualità – quella che, sempre più spesso, sono le case editrici indipendenti a offrire – ma, io credo, è soprattutto il successo di una visione del mondo dei libri e dell’esercizio lettura che compie un grande e indispensabile “miracolo”, visti tempi: rimette il pallino nelle mani dei lettori, i veri attori protagonisti del leggere ben più di qualsiasi altro. È una vera e propria rivoluzione: senza dubbio “gentile”, come l’ha definita Loredana Lipperini ma altrettanto fremente e r-innovatrice – anzi, di più: parliamoci chiaro, è pure (forse, ma io ne sono convinto) una delle ultime vie di uscita dal pantano che altrimenti rischia di fagocitare il mercato editoriale nazionale nel giro di breve tempo, ormai deviato verso pseudo-strategie pressoché prive di autentica cultura (del libro e della lettura) dacché conformate a regole prettamente oligopolistiche e bassamente consumistiche.

No, i princìpi fondamentali in tale ambito sono solo due: uno, il libro è un oggetto culturale – il più importante, a mio modo di vedere; due, il lettore è l’elemento fondamentale del mondo dei libri (altro che gli editori e giammai i distributori, veri rais del mercato contemporaneo!) e la sua cura, soprattutto attraverso i librai (i preziosi baluardi della cultura del leggere), è l’azione primaria da realizzare e mantenere produttiva. Tutto il resto viene in secondo piano, sovente non conta proprio, a volte è mera fuffa. Ovvero, è qualcosa di conseguente a quei due princìpi, è al loro servizio.

Viva Modus Legendi, dunque, che con così tanta efficacia ci dimostra che sì, una rivoluzione dei libri è possibile: nelle classifiche in primis e, subito dopo, nella cultura diffusa. Della quale, inutile dirlo, nel nostro paese c’è sempre più bisogno: dunque, c’è sempre più bisogno di rivoluzioni gentili – e potenti – come quella di Modus Legendi!