Dolomiti Patrimonio Unesco? Sul serio?

[Foto tratta da https://www.ladige.it/territori/giudicarie-rendena/2017/09/29/cartelli-unesco ]
Le Dolomiti, celeberrime montagne tra le più belle al mondo che si elevano in un territorio di altrettanta grande bellezza, nel 2009 sono diventate “Patrimonio Naturale dell’Umanità” Unesco. Nel 2010 è nata la Fondazione Dolomiti Unesco, il cui compito è garantire una gestione efficace del Bene seriale, favorirne lo sviluppo sostenibile e promuovere la collaborazione tra gli Enti territoriali che amministrano il proprio territorio secondo diversi ordinamenti (si veda qui per ulteriori dettagli sulla nomina e sulla Fondazione)

[Foto tratta da “Il Dolomiti”, cliccate sull’immagine per accedere alla fonte originale.]
L’1 e 2 febbraio 2020, nel Parco Naturale Paneveggio–Pale di San Martino, uno dei nove sistemi dolomitici inclusi nel Patrimonio Unesco, andrà in scena il «Suzuki 4×4 Hybrid Vertical Winter Tour 2020», un grande raduno di mezzi fuoristrada, con l’allestimento di percorsi disegnati ad hoc su cui i 4×4 potranno essere testati, e un’area di 700 metri quadri con tanti stand e un ampio parterre dove la sera avranno luogo veri e propri concerti (si veda qui un articolo de “Il Dolomiti” al riguardo con numerosi altro dettagli).

Ora, io credo che chiunque a cui vengano sottoposte le due questioni appena citate, nel contesto dal quale derivano, finirebbe per pensare che una delle due è un fake. O è impossibile che venga organizzato un tale raduno motoristico in una zona tutelata dall’Unesco, o è impossibile che una zona che ospiti tali eventi sia tutelata dall’Unesco. Non può essere vera sia l’una che l’altra.

Già, non può essere. A parte che in Italia, paese assai bizzarro come sapete, dove un territorio naturale considerato Patrimonio dell’Umanità e di conseguenza tutelato con specifici e in teoria “rigidi” protocolli può tranquillamente ospitare numerosi eventi (perché quello qui citato non è che l’unico di una lunghissima serie, si veda l’articolo de “Il Dolomiti” sopra linkato) di pesantissimo impatto ambientale senza che nessuna delle figure politico-istituzionali preposte alla gestione del territorio batta ciglio né tanto meno i rappresentanti della suddetta Fondazione, evidentemente troppo impegnati a lustrare il loro bel distintivo di “Patrimonio dell’Umanità” per rendersi conto di ciò che sta succedendo attorno.

D’altro canto Mountain Wilderness da tempo denuncia tale inconcepibile deriva, e degrado, del senso concreto del titolo Unesco per le Dolomiti, ormai veramente ridotto a uno specchietto per allodole fin troppo ingenue, o estremamente miopi, dietro il quale nascondere interventi di modificazione del territorio e infrastrutturazioni di varia natura veramente incredibili. Lo ha fatto anche di recente, ad inizio Gennaio, con questo testo intitolato significativamente Metamorfosi del riconoscimento DOLOMITI UNESCO – da tutela a marketing la cui chiusura riassume perfettamente ciò che sta accadendo – alla faccia dell’Unesco, appunto:

Le minacce peggiori sono la svendita e la banalizzazione delle Dolomiti, che passano attraverso l’infrastrutturazione pesante della montagna, cosicché la sua fruizione diventa appannaggio del turismo di massa e degli amanti del lusso. Questo è il culmine dello sviluppo insostenibile di cui le Dolomiti sono oramai vittima; loro che per secoli hanno ospitato coraggiosi alpinisti, amanti dell’essenziale, e popoli fieri delle loro tradizioni.

Lo aveva fatto anche poco prima, lo scorso dicembre, tramite una lettera del Presidente Onorario di Mountain Wilderness Luigi Casanova indirizzata alla Fondazione Dolomiti Unesco e poi diffusa tramite gli organi d’informazione, con la quale si chiede conto all’Ente della sostanziale assenza, e inanità, nei confronti di quanto sta accadendo sulle Dolomiti; di seguito un passaggio significativo:

L’umiliazione più grave che voi istituzioni avete inferto alle Dolomiti sono i passi indietro che avete sostenuto nella limitazione agli accessi sui passi Dolomitici, o al permettere a soci sostenitori che organizzano raduni motoristici o voli in elicottero di usufruire del marchio di soci sostenitori, o a enti locali che violano di fatto, sostenendo progetto insostenibili (Marmolada, Comelico, Civetta), il dettato di Dolomiti 2040, compresi i temi relativi alla gestione della caccia.

Dunque, posto tutto ciò, e posto quanto chiunque può trovare sul web di palesemente comprovante rispetto alla questione qui solo accennata, insieme a molti altri chiedo:

ma che senso ha il titolo Unesco di “Patrimonio Naturale dell’Umanità” per le Dolomiti? A che cosa serve la Fondazione Dolomiti Unesco? Quale tutela si vuole garantire alle Dolomiti, al loro territorio, alla loro geografia montana, culturale, umana? O fino a quale grado di devastazione di essi si vuole giungere per inseguire meri tornaconti politici ed economici, alla faccia dell’ambiente, della Natura, delle genti che abitano il territorio, del loro futuro e, ribadisco, della stessa Unesco?

Sì, scritto così ben in grande, per rendere le parole e le domande poste le più inequivocabili possibile. Vediamo se c’è qualcuno che ha l’onestà intellettuale e morale di rispondere. Oppure, se si dovranno considerare le Dolomiti come un territorio perduto, ennesimo e inopinato non luogo paesaggisticamente e culturalmente devastato dall’ottusità e dall’egoismo umani. Un luogo dove non andare, per non rendersi complici d’un tale incredibile scempio.
Ribadisco: dove non andare. Fosse solo per non mangiare troppo nervoso e guastarsi l’animo.

Ecco. Vediamo come andrà a finire, già.

I diritti degli animali (e i doveri dell’uomo)

[Foto di Angelo Giordano da Pixabay]

I diritti degli animali sono la forma più pura di difesa della giustizia sociale perché gli animali sono i più vulnerabili di tutti gli oppressi.

(Isaac B. Singer, citato da Jonathan Safran Foer in Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?, traduzione di Irene Abigail Piccinini, Guanda, Parma, 2010, pagg.229-230.)

N.B.: cliccando qui potrete leggere un articolo di “Fanpage.it” che illustra alcune modalità per aiutare il salvataggio dei koala e della fauna selvatica australiana dagli incendi che stanno devastando l’isola. Non è solo bello e importante farlo ma, mi viene da dire, è soprattutto umano, veramente, pienamente. Rispetto a quanto sia troppo spesso inumano l’uomo nei confronti degli animali.

Una soluzione drastica

[Immagine tratta da qui: https://www.improntaunika.it/. Cliccateci sopra per leggere la fonte originale.]
Le immagini degli animali coinvolti nei devastanti incendi che stanno sconvolgendo da settimane l’Australia e dovuti per gran parte ai cambiamenti climatici di matrice antropica in atto oltre che ad azioni dolose, con numeri stimati da vera e propria ecatombe (fossero anche in eccesso, la questione non cambierebbe affatto, sempre che non siano invece in difetto), da un lato sgomentano e stringono il cuore, dall’altro suscitano una rabbia irrefrenabile. Il genere umano non può veramente più andare avanti così, a distruggere il pianeta e sterminare le creature che lo abitano. Gli umani meriterebbero veramente tutte le peggiori conseguenze possibili derivanti dalle loro azioni scellerate, se non fosse che tali conseguenze finirebbero – e finiscono – per coinvolgere anche gli altri abitanti del pianeta. Già, perché siamo tutti quanti abitanti di questa povera Terra, bellissima se non fosse per la presenza umana, e nessuno dotato di più o meno diritti solo perché si crede più intelligente delle altre specie, anzi: tale maggior intelligenza comporta non maggiori diritti, semmai maggiori doveri: ma l’uomo mai si è voluta riconoscere tale responsabilità, facendo invece di tutto per agire in maniera del tutto deleteria per l’intero pianeta – se stesso incluso, così dimostrando palesemente di essere, nella graduatoria che denota il livello di intelligenza delle specie viventi, agli ultimi posti se non proprio in fondo alla stessa.

Sul web si possono trovare alcuni modi coi quali aiutare le associazioni e gli enti che in Australia stanno cercando di soccorrere gli animali coinvolti negli incendi e di limitare i comunque terribili danni: ad esempio qui trovate qualche buon riferimento, oppure qui per aiutare concretamente i koala, in particolare, grazie all’iniziativa di una giovane ticinese.

Per il resto, a fronte di una tale perniciosa presenza d’una specie vivente sul pianeta, così deleteria per qualsiasi altra, non verrebbe che da pensare a una sola soluzione, peraltro forse già avviata. Ma sapete bene che il solito, dogmatico, meschino antropocentrismo dei componenti di quella razza leverebbe subito dei gran strepiti di sdegno e riprovazione. Be’, dal mio punto di vista, pure tali strepiti non farebbero che giustificare quella drastica soluzione. «Tolto il dente tolto il dolore» si dice, no? Ecco, e amen.

P.S.: intanto, giova di nuovo ricordare che proprio l’Australia è stata indicata tra i paesi che hanno sostanzialmente fatto fallire la recente COP25 di Madrid. Già. D’altro canto, ci hanno mandato i loro politici umani, alla conferenza sui cambiamenti climatici, mica i koala. E si vede.

Uomini, nei boschi comportatevi da bestie!

Nei boschi le bestie non sporcano ma gli uomini sì.
Si prega di comportarsi come le bestie.

(Anonimo, letta sulla pagina facebook di Sweet Mountains.)

Eh già. Quante volte si “glorificano” – giustamente e comprensibilmente, certo – quelli che vanno in montagna, che stanno all’aria aperta e non al chiuso dei centri commerciali, che apprezzano le bellezze naturali e paesaggistiche… Ma poi, andando per strade, mulattiere e sentieri in ambiente, è un frequente veder sul terreno carte, cartacce, fazzoletti, mozziconi di sigarette, rifiuti vari e assortiti

C’è qualcosa che non quadra, o sbaglio?

Se l’uomo negli animali vede solo sé stesso (John Berger dixit)

Quando sono intenti a esaminare un uomo, gli occhi di un animale sono vigili e diffidenti. Quel medesimo animale può benissimo guardare nello stesso modo un’altra specie. Non riserva uno sguardo speciale all’uomo. Ma nessun’altra specie, a eccezione dell’uomo, riconoscerà come familiare lo sguardo dell’animale. Altri animali sono tenuti a distanza da quello sguardo. L’uomo diventa consapevole di se stesso nel ricambiarlo.

(John Berger, Perché guardiamo gli animali?, Il Saggiatore, 2016.)

Forse è anche per questo che nessun’altra specie come l’uomo ha sterminato così tante altre specie viventi: perché in esse ha sempre e solo visto sé stesso e i propri fini – di piacere, guadagno, interesse personale, vittoria, sopraffazione… – mai altre creature ugualmente vive e altrettanto intelligenti se non di più, solo in modo diverso, nonché con le quali rapportarsi in un rapporto biologico ed ecosistemico tanto naturale e necessario quanto incompreso o rinnegato. Ma è basta autoproclamarsi razza più intelligente sul pianeta per togliersi di mezzo anche questo “problema”.
Così, cito ancora John Berger, al riguardo:

“Gli animali stanno scomparendo ovunque. Negli zoo sono un monumento vivente alla loro stessa scomparsa. Così facendo, hanno provocato la loro ultima metafora.”