Io non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore.
(Stefano Benni, Baol. Una tranquilla notte di regime, Feltrinelli, 2002. Galles è il barista del “bar Apocalypso”, una delle ambientazioni del romanzo di Benni.)
Io non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore.
(Stefano Benni, Baol. Una tranquilla notte di regime, Feltrinelli, 2002. Galles è il barista del “bar Apocalypso”, una delle ambientazioni del romanzo di Benni.)
La rivolta è essa stessa misura: essa la ordina, la difende e la ricrea attraverso la storia e i suoi disordini. L’origine di questo valore ci garantisce che esso non può non essere intimamente lacerato. La misura, nata dalla rivolta, non può viversi se non mediante la rivolta. È costante conflitto, perpetualmente suscitato e signoreggiato dall’intelligenza. Non trionfa dell’impossibile né dell’abisso. Si adegua ad essi. Qualunque cosa facciamo la dismisura serberà sempre il suo posto entro il cuore dell’uomo, nel luogo della solitudine. Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti e le nostre devastazioni. Ma il nostro compito non è quello di scatenarli attraverso il mondo; sta nel combatterli in noi e negli altri.
(Albert Camus, Il pensiero meridiano, in L’uomo in rivolta, Bompiani, Milano, 2002 – 1a ediz. 1951, pag.329.)
Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore che nega gli dèi e solleva i macigni. Anch’egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo.

Le sragionevolezze umane, a chi le esamini con gli occhi della ragione, fanno dileguare ben presto la superiorità che, tanto arbitrariamente, l’uomo si arroga sugli altri animali. Quanti animali mostrano più bontà, riflessione e ragionevolezza dell’animale che si considera ragionevole per antonomasia! […] Si sono mai viste delle bestie feroci della stessa specie darsi appuntamento nelle pianure per sbranarsi e annientarsi senza alcun vantaggio? Si sono forse viste scoppiare guerre di religione tra gli animali? La crudeltà degli animali contro quelli appartenenti ad altre specie ha per motivo la fame, il bisogno di nutrimento; la crudeltà dell’uomo contro l’uomo ha per unico motivo la vanità dei suoi capi e la follia dei suoi assurdi pregiudizi.
(Paul Henri Thiry d’Holbach, Il buon senso, a cura di Sebastiano Timpanaro, Garzanti, 2006.)
(Clic.)

Quando Dio tace, gli si può far dire quello che si vuole.
Sono solo dodici parole ma geniali, e sufficienti per far svanire di colpo quasi due millenni di retorica teologico-dottrinale messa in piedi dal clero cristiano per assicurarsi poteri, egemonie e privilegi arbitrari e biechi, imponendosi come “rappresentanti di Dio in Terra” e sfruttando così la fede popolare. E ciò senza nemmeno negare nel principio l’esistenza di Dio, il quale certo potrebbe tacere perché inesistente, come sostengono gli atei, oppure esistere ma non (voler) parlare ai terrestri (lo capirei molto, nel caso) o parlare ai terrestri senza che questi lo odano e capiscano ovvero in modo inintelligibile, come per certi versi affermano gli agnostici. In ogni caso, sia quel che sia, questo ha determinato che il potere clericale ne approfittasse (tutt’oggi, senza remore) per far dire a Dio di tutto e di più, ma ogni cosa ben funzionale ai propri interessi e tornaconti. Al punto che, se Dio esistesse e parlasse agli umani, in particolar modo a quelli che prestano fiducia alle gerarche clericali, probabilmente imprecherebbe di brutto. Ecco.