INTERVALLO – Rochers-de-Naye (Svizzera), “A story of the future”

L’artista francese Guillaume Legros, conosciuto come Saype, è l’autore di A story of the future, una favolosa e poetica opera d’arte realizzata direttamente sui prati del monte di Rochers-de-Naye sopra Montreux, in Svizzera.
L’opera ritrae una bambina intenta a leggere un libro di fiori ed è ampia ben seimila metri quadri. È stata dipinta con più di 600 litri di una pittura biodegradabile, composta da farina, olio di lino, acqua e pigmenti naturali.

Inutile dire come, una volta ancora, il libro sia l’oggetto fondamentale per esprimere i più intensi messaggi di fiducia nel futuro attraverso la cultura, probabilmente l’unica reale salvezza per il nostro mondo con tutta la sua dostoevskijana bellezza, appunto. Per di più qui declinata pure nell’accezione più evidente in tal senso, quella legata al paesaggio naturale, nel quale l’uomo (ovvero l’artista) interviene senza stravolgere o corrompere, ma armonizzandosi ad esso e ai suoi elementi.

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare il sito web di Saype.

Non c’è libertà di parola, senza libertà di pensiero (Sören Kierkegaard dixit)

L’uomo non fa quasi mai uso delle libertà che ha, come ad esempio della libertà di pensiero; si pretende invece come compenso la libertà di parola.

(Sören KierkegaardAforismi e pensieri, a cura di Massimo Baldini, traduzione di Silvia Giulietti, Tascabili Economici Newton, Roma, 1995, pag.31.)

(© immagine: http://filosoficamente.altervista.org/)
Altrove, tale affermazione del grande filosofo danese l’ho trovata in questa forma: “Le persone chiedono la libertà di parola come una compensazione per la libertà di pensiero che usano di rado.” Forma che ne semplifica la comprensione, e che porta alla formulazione di una riflessione pressoché inevitabile, almeno quanto contemporanea: per poter motivatamente godere della libertà di parola, prima bisognerebbe adeguatamente coltivare la libertà di pensiero. Dacché se questa seconda libertà non viene realmente goduta e sfruttata con consapevolezza, la prima perde qualsiasi accezione di “libertà” per diventare una palese manifestazione di assoggettamento: al pensiero altrui (dunque indotto) ovvero a qualsiasi altra forma di asservimento intellettuale e culturale. D’altro canto, come scrisse Raymond Carver, “Le parole sono tutto quello che abbiamo perciò è meglio che siano quelle giuste”: dunque, se non le si pensa per bene attraverso il miglior strumento a nostra disposizione, ovvero una mente libera, difficilmente saranno così giuste.

Che la forza (dei libri) sia con voi!

Anche nel Lato Oscuro della Forza leggere libri è importante!

P.S.: ma… quindi, dalle nostre parti che di libri se ne leggono sempre meno, in che diavolo di “Lato” siamo? Superoscuro? Nerissimo? O addirittura siamo già nella dimensione Vantablack?

(L’illustrazione è di Jeffrey Brown; cliccate sull’immagine per saperne di più.)

La sQuola ItaGliana

L’Italia si conferma tra i fanalini di coda su scala europea per investimenti in formazione: il 4% del Pil, sotto di quasi un punto percentuale rispetto alla media della Ue (4,9%, pari a una spesa totale di 716 miliardi di euro sul settore) e poco più della metà di quanto investito da Danimarca (7%), Svezia (6,5%) e Belgio (6,4%). È quanto si può apprendere dalla lettura degli ultimi dati Eurostat, riferiti al 2015 e calcolati sul totale di risorse destinate al segmento “education” dai governi nel perimetro dell’Unione, citato in questo articolo de Il Sole24ore.

Per fare un significativo raffronto, la spesa della Germania resta su valori percentuali abbastanza simili a quelli italiani (4,3%). La prospettiva, però, diventa un po’ diversa quando si guarda ai valori assoluti: il governo tedesco mette sul piatto quasi il doppio di noi, 127,4 miliardi di euro contro i 65,1 miliardi dell’Italia.

In parole povere – e se mi è concesso di essere (inevitabilmente) sarcastico – si conferma l’abitudine della politica italiana di sbattersene altamente della qualità dell’istruzione offerta ai cittadini dai vari gradi del sistema scolastico. Il che, sia chiaro, non significa che di principio la scuola italiana sia pessima (anzi!), semmai che la si vuole via via far diventare tale, strategicamente, per inesorabile “deperimento” delle sue virtù.

Non ci si lamenti, dunque, se poi il livello culturale diffuso nella società civile italiana sia infimo. D’altronde, non si può pensare che una pianta cresca rigogliosa se dall’inizio viene piantata (e alimentata) in un terreno reso sempre più sterile e inquinato.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

Dicono, dei politici, ma poi…

Dicono che sono incapaci, i politici, che sono falsi, ipocriti, fanfaroni, ciarlatani, ignoranti, arroganti, populisti, infidi, corrotti, indegni…

Ma poi danno loro parola ovunque, sui giornali, nei tiggì, nei talk show della TV, nei convegni d’ogni sorta, bramando e riverendo le loro falsità, ipocrisie, fanfaronate, ciarlatanerie, ignoranze, arroganze, populismi, infidezze, corruzioni, indegnità… così giustificando tutto ciò, come fosse cosa buona, dovuta e gradita.

Dunque?

Dunque forse no, ma forse è inevitabile che il paese venga governato da politici falsi, ipocriti, fanfaroni, ciarlatani, ignoranti, arroganti, populisti, infidi, corrotti, indegni, dal momento che, evidentemente, la sua “società civile” non sa produrre altro di meglio da ascoltare e riverire.