Il “Premio” Strega

Ok, è uscita la cinquina dei finalisti del Premio Strega 2019, con il libro che sembrerebbe il favorito alla vittoria in quanto a consensi raccolti e disquisizioni pubbliche e va benissimo, sono certamente cinque ottime opere scritte da altrettanti meritevoli autori – non li ho letti ma posso ben dare loro fiducia letteraria – e comunque non serve certo questo o quell’altro premio a stabilire che in Italia di scrittori di valore ce ne siano (più di quanto a volte si sia portati a credere, meno di quanto solitamente si trovi nelle classifiche).
In ogni caso, posto quanto sopra, ribadisco di nuovo che a me, quando sento parlare dello Strega, quando leggo le notizie al riguardo (del premio, intendo, non dei libri coinvolti), quando penso al sistema del quale è manifestazione e “prodotto” – ne scrissi al riguardo già qui, più di tre anni fa – e quando considero gli effetti concreti che, in parte, ricadono sul mercato editoriale, confesso che la prima rappresentazione che mi viene in mente resta sempre questa:
…Sempre restando fermo il massimo rispetto e la considerazione per gli scrittori e i libri partecipanti, ribadisco anche qui. Ma veramente fatico a pensare diversamente e a non chiedermi quale possa essere il senso di concorsi del genere che non sia quello meramente “politico”. E non parlo tanto di politica commerciale, di per sé anche legittima, ma proprio di “politica” intesa come l’intrallazzo partitico-poltronaro tanto caro ai potenti italici d’ogni sorta. Riguardo il quale, sia chiaro, libri e autori, vincenti, finalisti o meno, sono meri strumenti e sovente povere vittime, più che protagonisti fortunati e virtuosi.

Lo Yin e lo Yang climatico

Pejac, From Yin to Yang, 2019.

Peccato che, se il concetto di Yin e Yang nell’antica filosofia cinese rappresenta l’armonioso fondersi degli elementi che rappresentano il mondo e la vita nei loro aspetti contrapposti e complementari, nella questione climatica l’armonia si è ormai rotta e l’un elemento, quello più negativo, sta ormai sopraffacendo l’altro elemento positivo. Sul quale stiamo noi, genere umano, chissà ancora per quanto e in quale modo – come evidenzia bene l’opera di Pejac.

Ma, a questo punto, “sperare” di resistere può veramente essere l’unico sistema per far fronte a tale situazione? O inesorabilmente rappresenta già l’inizio della fine?

Auguri, Anna!

Buon compleanno, signora Annelies! Oggi compie 90 anni ma ne dimostra sempre 15, per come la sua presenza sia ancora così vitale e le sue idee tanto illuminanti! Ed è bello sapere che sarà così anche in futuro, anche tra 50 o 100 o magari 1.000 anni, quando tutto al mondo sarà diverso e speriamo in meglio: nel caso, sarà anche per merito suo, dacché pure allora lei resterà sempre la ragazzina vivace e arguta d’un tempo e in quanto tale capace di rendere altrettanto vivace e arguto chiunque avrà la fortuna di conoscerla.

Auguri di cuore ancora!

Sindaci da stadio

I festeggiamenti da stadio che si sono potuti constatare sui media da parte di certi sindaci vittoriosi nelle recenti elezioni comunali, dopo le prime votazioni e i ballottaggi ove svoltisi, esultanze sovente ridicole o fuori luogo quando non sguaiate – si va dai mortaretti e dalle trombe ad aria, ai cori da ultras, fino ai tuffi dei sindaci eletti nelle fontane pubbliche o a casi limite come quello dell’immagine lì sopra – fanno capire perfettamente, e indubitabilmente, a quali livelli infimi sia ormai caduta certa “politica” anche in ambito locale ovvero a quali modelli comportamentali faccia riferimento e importi nell’attività amministrativa per affermare ed evidenziare la propria “egemonia” istituzionale.

E siccome, come frequentemente accade, dai comuni vengono pescati i futuri rappresentanti dei partiti da mandare ai livelli superiori, fino in Parlamento, capite bene come possa essere messa, l’Italia, al riguardo.

Se l’esperto oggi non esperisce più

In diversi ambiti è in atto una tendenza che mette in discussione o non riconosce l’importanza del ruolo dell’esperto, trattando competenze e conoscenze specifiche al pari di opinioni qualsiasi e quindi valevoli l’una quanto l’altra. […] Già Edgar Morin e Norberto Bobbio hanno concepito il ruolo dell’esperto non tanto come colui che possiede certezze, conoscenze, competenze solide, stabili e permanenti, piuttosto come qualcuno che individua bisogni, pone domande e dubbi. Qualcuno che tratta la conoscenza ben sapendo quanto sia immenso e illimitato ciò che non conosce. I fenomeni in atto richiedono una ridefinizione del ruolo dell’esperto, degli strumenti di lavoro, delle metodologie, delle relazioni. Un rischio odierno, all’opposto, è la tendenza all’iper-specializzazione del sapere, che porta alla frammentazione sempre più specifica della conoscenza. Dall’urbanistica alla antropologia, dalla medicina alla cultura, dalla biologia alla psicologia, dall’economia all’informazione, le modalità per cercare di rispondere a tali problematiche stanno nella necessità di “legare le conoscenze separate, compartimentate, disperse” (Edgar Morin, 2018). Solo la connessione tra le conoscenze può infatti tener conto della complessità dei problemi e solo la consapevolezza della loro interrelazione può indicare soluzioni efficaci.

(Francesco De Biase – nella foto qui a lato -, saggista e dirigente pubblico del Comune di Torino, riflette su cause e conseguenze della crisi che sta investendo il ruolo dell’“esperto” nel tempo contemporaneo, in qualsiasi area del sapere, nell’editoriale di Artribune #44. Un argomento intorno al quale per altre vie mi sono trovato di recente ad avere a che fare e sul quale ho meditato: senza dubbio rappresenta una questione di cruciale importanza riguardo la produzione, la gestione e la diffusione di cultura nella società di oggi, ove a fronte di una disperato bisogno di contenuti culturali di elevata qualità – in ogni ambito – si assiste troppo frequentemente a delegittimazioni della cultura, di chi la produce e del suo fondamentale valore sociale e politico. Potete leggere l’interessante testo di De Biase al completo cliccando qui.)