“[…] Questo testo è il completamento del lavoro di riflessione ed esplorazione di tutte le tematiche che hanno distinto l’originale cammino editoriale dell’autore. Le “boe” della sua narrativa vengono definite da quindici anni di viaggi, riflessioni, saggi, conferenze, reportage, attività in pubblico (incontri e soprattutto cammini geopoetici) che hanno originato quel percorso narrativo capace di prendere vita nelle storie che nascono tra il territorio e la presenza umana, soprattutto, sviscerando ancora più a fondo l’idea di una poetica della geografia, intesa come materia omnicomprensiva, inclusiva di tutto. Per tale ragione, il lungo capitolo 1 (“La geografia è poetica”) è una vera dichiarazione programmatica, politica e soprattutto poetica: creatività ispirata ed espressa con intenzione, alla ricerca di storie sempre nuove e viste da angolazioni non convenzionali. È la sfida dell’autore in cammino, nel viaggio come essenza per trovare “linguaggi e non parole.”
(Dalla presentazione del libro sul sito di Bolis Edizioni. Qui invece potete trovare le altre presentazioni del libro in programma.)
Categoria: Eventi
Mercoledì 13 marzo, Bergamo: “Il Geopoeta. Avventure nelle terre della percezione”
È per me un grande onore essere nuovamente al fianco del leggendario Davide Sapienza per la presentazione del suo ultimo e fondamentale libro, Il Geopoeta. Avventure nelle terre della percezione, alle 18.30 di mercoledì 13 marzo a Bergamo nella Sala Viscontea dell’Orto Botanico, in concomitanza con la Giornata Nazionale del Paesaggio 2019. Intorno al libro, edito da Bolis Edizioni, chiacchiererò con Davide e con Elena Maffioletti, figura peraltro preziosa per la stesura del testo.
Già vi anticipavo qualcosa qui de Il Geopoeta e della sua importanza se possibile ancor maggiore, rispetto ad altri testi – senza affatto sminuirne i grandi valori letterari -, nella produzione di Davide Sapienza, del quale originale e distintivo cammino editoriale il libro fissa con grande forza espressiva i temi e le idee principali. Quindici anni fondamentali di un intenso tempo vitale in effetti anche più lungo in cui i viaggi, le riflessioni, i reportage e le attività con il pubblico hanno creato un percorso narrativo sempre vivo tra territorio e uomo, delineando l’idea geopoetica. “La geografia è poetica”, è creatività, ispirata ed espressa con intenzione, alla ricerca di storie sempre nuove e viste da angolazioni non convenzionali, una sfida in cui l’autore ricerca “linguaggi e non parole”.
I nove capitoli del libro sono un viaggio in luoghi reali, dove il lavoro geopoetico di Sapienza si sta svolgendo (come per esempio nel Nordland, regione dell’Artico norvegese, presso il Nordland Nasjonalparksenter), in luoghi trasfigurati, che sono geografia fisica e artistica, per arrivare alla geografia astrale. Sono queste le “avventure nelle terre della percezione”, luoghi ed esperienze solo in apparenza remoti, in cui la percezione riprende le redini del nostro vivere travalicando la geografia fisica per diventare luogo dell’immaginario: «Il geopoeta vede l’orizzonte oltre la mappa perché la geografia parla una lingua libera che ci conduce dalla percezione alla conoscenza.»
Fino a dopo la presentazione del 13 marzo il libro (che possiede il valore aggiunto di una bellissima opera di Samantha Torrisi in copertina) può essere acquistato solo in prenotazione, a prezzo speciale (per chi partecipa all’incontro, verrà consegnato all’ingresso) oppure nelle librerie, anche online: qui trovate le modalità per acquistarlo.
Ma certamente, inutile dirlo, sarà una gran bella e gioiosa cosa se potrete e vorrete partecipare alla presentazione che, grazie al Geopoeta e a Davide, sarà un’esperienza che vi resterà dentro vivida a lungo, ne sono sicuro.
“La Stella di Andra e Tati”, la memoria affidata ai più giovani
Presentato il 13 aprile 2018 in anteprima a Torino nell’ambito del Festival Cartoons on the Bay, il cartoon La Stella di Andra e Tati, dedicato alla deportazione delle sorelle Bucci ad Auschwitz, è il primo film di animazione europeo sull’Olocausto.
Per celebrare – nel piccolissimo che può fare il blog, e altrettanto farò anche domani, in Radio Thule – il Giorno della Memoria, trovo assai importante e significativo segnalare un’opera come questa, rivolta specificatamente al pubblico più giovane – la prima in ambito europeo, appunto, a colmare finalmente una lacuna non poco sconcertante. Credo infatti che il valore della memoria e del ricordo possa diventare tanto inestimabile quanto fondamentale (nel senso più pieno di tale termine e della sua origine, fondamento) in primis tra i più giovani, gli uomini di domani, coloro i quali hanno tra le mani il destino del mondo, la costruzione (anche su tali fondamenta, appunto) del suo futuro e la responsabilità di non commettere più gli errori del passato. A loro, ne sono certo, ci si deve affidare e non solo per quanto appena ho affermato ma pure perché, purtroppo, noi adulti abbiamo più volte dimostrato di non aver imparato molto, se non nulla, da tragedie pur tanto spaventose – basti considerare, per dirne una, l’aumento dei fenomeni di antisemitismo in tutta Europa, in Italia monitorati e studiati dall’Osservatorio antisemitismo della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – CDEC Onlus di Milano.
Affinché finalmente la domanda (retorica) posta da Primo Levi, «Perché la memoria del male non riesce a cambiare l’umanità? A che serve la memoria?» possa finalmente trovare una risposta definitiva.
P.S.: se siete registrati al portale RaiPlay (è gratuito, nel caso), potete vedere in podcast La stella di Andra e Tati qui.
Auguri, Matera!
Tra pochi giorni, esattamente sabato 19, Matera sarà ufficialmente eletta (insieme alla bulgara Plovdiv) Capitale Europea della Cultura per l’anno 2019.
Auguro di gran cuore alla città, e a chiunque abbia lavorato negli anni scorsi per ottenere tale riconoscimento e lavorerà per portare a termine il programma nel migliore dei modi, che quest’anno anno sia un grandissimo e memorabile successo. È un’occasione di importanza ineguagliabile per Matera e lo è ancor di più per l’Italia intera, un paese che ha un disperato bisogno di cultura, di rinascita, rinnovamento, re-invenzione culturale, un paese che deve smetterla finalmente di frapporre al proprio cammino di sviluppo culturale (che è sinonimo di altrettanto sviluppo civico) infiniti ostacoli ideologici, politici, burocratici, sociali e quant’altro di affine, e che deve invece cogliere questa preziosa occasione per tornare a rendere carburante fondamentale e irrinunciabile del proprio progresso l’unico elemento, forse, realmente in grado di costruire il miglior futuro possibile per il paese e per la sua società civile: la cultura, appunto. Quella cultura di cui l’Italia è ricchissima come pochi altri paesi al mondo e che è sempre fonte di bellezza: la bellezza del sapere, della conoscenza, della scienza, delle arti, del buon vivere, della più armoniosa socialità. Quella bellezza che salverà il mondo per la quale Matera mi auguro sia durante tutto l’anno in corso un esempio e una fonte possenti, insuperabili e inesauribili anche negli anni futuri.
(Cliccate sull’immagine per visitare il sito web di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura.)
Charlés Freger all’Armani/Silos
Ieri, 12 gennaio, l’Armani/Silos di Milano ha inaugurato e aperto una mostra fotografica che mi sento di consigliarvi caldamente: è Fabula, la retrospettiva dedicata al fotografo francese Charles Fréger che documenta l’estensione e la profondità della sua ricerca antropologica focalizzata su diverse comunità, gli individui che le compongono e i codici di abbigliamento che adottano per far parte del gruppo.
Classe 1975, Fregér nel suo lavoro si concentra sulla rappresentazione poetica e antropologica di gruppi sociali come atleti, collegiali e forze armate, con una particolare attenzione per l’uniforme, intesa come la manifestazione più evidente del gruppo stesso. Fino al 24 marzo sarà possibile ammirare oltre duecentocinquanta immagini che raccontano un percorso antropologico che attraversa comunità variegate e differenti, dai soldati Sikh ai lottatori di Sumo. A colpire Giorgio Armani è stato l’uso che Fréger fa del colore e il valore simbolico che, attraverso di esso, riesce a infondere alle sue opere. È ugualmente notevole il coinvolgimento di Fregér con i soggetti rappresentati: il fotografo arriva a prendere parte attiva, talvolta, nel mascheramento e nel travestimento, per comprendere appieno ciò che sta studiando. Tale sforzo umano si traduce in immagini potenti e oneste che catalogano con accattivante vivacità la ricchezza visiva del genere umano.
Personalmente Charles Fregér l’ho conosciuto con la serie fotografia dedicata al mito del Wilder Mann, l’Uomo Selvatico presente nelle culture di quasi tutti i popoli del pianeta e, in forme particolarmente interessanti e affascinanti, tra le genti delle Alpi (qui sopra vedete un’immagine della serie). Evidenza che, appunto, mi ha fatto indagare il lavoro di Fregér, all’apparenza semplice e meramente raffigurativo ma in verità assolutamente – ovvero antropologicamente – profondo, indagatore e rivelatore riguardo nozioni e tradizioni ancestrali le quali, al di là dell’aspetto folcloristico (e non di rado troppo banalizzante) riconosciuto ad esse dai più, risultano ancora oggi elementi culturali e identitari basilari la cui riscoperta è quanto mai necessaria.
Insomma, se ne siete incuriositi andateci. Credo sia una mostra parecchio interessante e intrigante. Cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più.
P.S.: alcune delle informazioni sulla mostra le ho ricavate da questo articolo di Rivista Studio.