Gianni Morandi Vs Rest of the World. Ovvero: ma i social sono veramente “social”?

morandi-facebookLa recente vicenda dell’epico (!) scontro tra Gianni Morandi e il web – ovvero una certa parte di esso su facebook – in tema di immigrati, del quale avrete certamente letto un po’ ovunque, mi ha fatto riflettere una volta di più su un tema già da altri e non di rado sollevato riguardo l’uso comune dei social network, ovvero l’effetto di tale uso nei costumi contemporanei – al di là delle opinioni espresse dalle parti battaglianti, sulle quali non entro nel merito (e nemmeno mi interessa farlo).
Inutile rimarcare di nuovo come facebook, twitter e tutti gli altri social abbiamo portato al compimento assoluto e reiterato il senso del celeberrimo quarto d’ora di notorietà per tutti intuito da Andy Warhol negli anni ’60 in tema di TV, e quanto la nostra presenza sul web assuma in maniera netta tratti egotistici tanto spinti da risultare sovente ridicoli. Ma in fondo la cosa può anche essere bonariamente comprensibile: il web rappresenta un’arena pubblica potenzialmente illimitata, dunque era ed è inevitabile che finisse e finisca per riprodurre su macroscala quanto da sempre avviene nelle piazze delle città in cui viviamo, e nelle quali è naturale che ci si faccia vedere – eccetto nei casi di sciatteria estrema – nel modo più piacevole e interessante possibile. Poi certo, l’eleganza, lo stile e la capacità di proporre cose realmente interessanti sono altra cosa, ma tant’è.
Ciò che invece la vicenda Morandi contra facebook (ovvio che il paragone citato nel titolo è ironico, e per giunta ribadisco: faccio di tutta l’erba un fascio per solo per ragioni di chiarezza espositiva) mi ha (ri)messo in luce, riguarda quale socialità sia oggi generata dalla nostra presenza sul web, ovvero, facendo un ulteriore passo a monte del tema, se effettivamente facebook, twitter e compagnia bella siano social network, se veramente possano generare una rete sociale nel senso migliore del termine, dunque di conversazione, dialogo, dissertazione, scambio di opinioni, anche di posizioni e divergenze nette ma sempre di matrice socializzante, dunque sostanzialmente inclusiva e non esclusiva, non “monopolizzante”, per così dire.
L’impressione forte che ho invece mutuato dalla vicenda in questione, al di là dell’ammirevole e cordiale gentilezza con la quale Gianni Morandi ha risposto a tutti i messaggi di tono avverso alle sue opinioni ricevuti, anche a quelli più rabbiosi, è stata – nuovamente – che l’uso che tanti di noi fanno dei cosiddetti social network è sostanzialmente antisociale. Un uso, e una presenza individuale, che piuttosto di essere aperta a quel mondo illimitato che il web rappresenta e disponibile all’interconnessione sociale, culturale e intellettuale offerta dalla rete, risulta invece spesso di chiusura, di arroccamento estremo sulle proprie convinzioni, sostenute e imposte dogmaticamente dal palchetto virtuale del nostro profilo social: un palco assolutamente funzionale a ciò per come ci consente di non avere un contatto diretto con chi disquisisce con noi – se non attraverso mere parole scritte – e di eliminare con un semplice clic i commenti sgraditi, evitando sul nascere qualsiasi buon scambio di opinioni. E’ come se quel prima citato egotismo col quale cerchiamo in tutti i modi di metterci in mostra sul web, tra foto, selfie, emoticon e quant’altro – senza mai che ci passi per l’anticamera del cervello che a tanti altri delle nostre cose possa non fregare una beneamata cippa, e restando poi in ansia se il numero di “like” ricevuti non è ritenuto adeguato alle nostre aspettative – si espanda e intacchi anche la parte “intellettuale” della nostra presenza sul web, per questo imponendo le nostre convinzioni esattamente come fossero selfie e conferendo ad esse la stessa funzione identificativa individuale delle immagini in cui siamo (pensiamo di essere) strafighi/e: una funzione inesorabilmente netta, indiscutibile, sovente tranchant che guai a permettersi di confutarla, insomma.
Certo: a ben vedere che strumenti di tale potenza comunicativa come i social network potessero e dovessero prevedere una tale “deriva” era ed è cosa ovvia. Tuttavia, come la piazza pubblica cittadina e la gente che la frequenta è ottima espressione (e cartina tornasole) del carattere urbano della città stessa, ugualmente i social network contemporanei sono spesso ottima rappresentazione della nostra società, che fino a prova contraria si “manifesta” ormai quasi del tutto sul web ma poi vive e agisce nella realtà “vera”, intorno a noi. E che la loro funzione social venga in modo così netto stravolta e capovolta, raggruppando un miliardo e più di piccoli e insignificanti (salvo rari casi) fortini personali nei quali gli utenti del web si arroccano con tutto sé stessi lasciando sempre più rare possibilità agli altri di interagire proficuamente e fruttuosamente, è cosa che ci deve far pensare parecchio.
Dallo scambio di opinioni, dal dialogo, dal confronto e dalla riflessione reciproca nasce l’evoluzione e il progresso delle idee, è una cosa che accade fin dalla notte dei tempi. Avere oggi a disposizioni degli strumenti così meravigliosamente adatti a metterci vicendevolmente in relazione e dialogo, a generare una rete sociale virtualmente illimitata dunque illimitatamente virtuosa nei suoi potenziali effetti benefici, e utilizzarli invece per darci reciprocamente degli idioti solo perché incapaci di metterci in discussione (cosa che può confutare le nostre idee ma può pure rafforzarle: un principio tanto banale quanto evidentemente e pervicacemente incompreso) è elemento, lasciatemelo dire, di tristezza infinita, nonché segno di una decadenza intellettuale e culturale diffusa di livello oltre modo preoccupante.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 15a puntata 2014/2015 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, diciotto maggio duemila15, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #15 dell’anno XI di RADIO THULE. Titolo della puntata, “Il disobbediente civile. Vita e opere di Henry David Thoreau”.
Tra i personaggi che hanno maggiormente influenzato la parte migliore del pensiero e della società contemporanei senza tuttavia essere noti come meriterebbero al grande pubblico, c’è senza ombra di dubbio Henry David Thoreau. Filosofo, scrittore, poeta, intellettuale dal pensiero avanzatissimo e sovente rivoluzionario, capace di influenzare artisti, pensatori, attivisti politici, persino band musicali: è grazie a lui se oggi sappiamo maturare un equilibrio armonioso tra società umana e ambiente naturale nonché, e soprattutto, se possiamo concepire l’importanza dei diritti e delle libertà individuali nonché la loro difesa allorquando il potere politico diviene antidemocratico e oppressivo. Un personaggio fondamentale, insomma, oggi e nel prossimo futuro forse più che in passato.

4500cf9998924dc9c01b140203049a38Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com (64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
http://myradiostream.com/rciradio (128 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus).
– Player Android: Google Play

Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

INTERVALLO – Santiago (Cile), “Libreria Movil”

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Ringrazio di cuore Anto, del blog Relaxing Cooking, che mi segnala un’altra suggestiva biblioteca mobile, questa volta attiva in Cile. Libreria Movil è una organizzazione privata, nata ad opera di un libraio che viveva a Santiago amante della letteratura, Jorge Piñeda. Decise di imbarcarsi in questo progetto quando chiuse la sua libreria, circa 15 anni fa. L’idea era – ed è – raggiungere quei paesi dove non esistono librerie e biblioteche o possibilità di comprare libri. Ogni mese il mezzo di Libreria Movil – detto dai locali “la micro que transporta cultura” ove con “micro” viene normalmente definito un autobus di linea – si sposta in una regione differente e le località raggiunte sono indicate proprio sulla carrozzeria del mezzo – “elenco” che viene aggiornato ogni qualvolta venga raggiunta una nuova località.