Domani, ore 18, Milano: Tallinn Blues!

Non dimenticate: domani, giovedì 9 settembre alle ore 18, andiamo tutti quanti a Tallinn, a Milano, con Tallinn Blues!

Cioè, mi spiego: partiamo insieme per un affascinante viaggio verso Tallinn, ma restando a Milano.
Però a Tallinn ci andiamo, assolutamente, solo che non ci muoviamo da Milano – dallo spazio B(r)e(a)THE SPACE di Via Savona 45/53, per la precisione.
In pratica, stiamo a Milano ma siamo (saremo) a Tallinn, ovvero saremo a Tallinn ma staremo a Milano, ecco. Capito?
«E come facciamo ad andare a Tallinn se restiamo a Milano?» vi chiederete.
Be’, grazie alle letture del mio libro Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano e, ancor più, grazie ai paesaggi sonori creati da Francesco Garolfi e dalla sua chitarra.

Anzi, sapete che vi dico? Che domani staremo a Milano ma viaggeremo a Tallinn e non solo lì, anche verso mille altre mete, già.
«In che senso?» domanderete voi. Eh, quante domande! Venite domani alle 18 allo spazio B(r)e(a)THE SPACE di Via Savona 45/53 a Milano e lo scoprirete!

N.B.: Ingresso su prenotazione (ad esaurimento posti) con obbligo di Covid Pass a info@articon.it; per altre info sull’evento cliccate qui. Per saperne di più su Tellin’ Tallinn, invece, date un occhio qui.

Anime salve, a Milano

Tallinn Blues, il viaggio musical-letterario con cui giovedì 9 settembre a Milano presento il mio libro Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano con la prestigiosa compagnia musicale di Francesco Garolfi, è un evento – parte del programma del Fuorisalone 2021 – che verrà “ospitato” presso lo spazio B(r)e(a)the SPACE (via Savona 45/53) dalla mostra fotografica Anime Salve di Vittorio Peretto, curata da Luciano Bolzoni, aperta al pubblico dal 6 al 15 settembre e che si inaugura domani, martedì 7, alle ore 18.

Vittorio Peretto è un personaggio di quelli che, quando cominci a conoscerlo, ti rendi conto che non finirai tanto presto di farlo. Viaggia molto per lavoro, anzi, lavora molto per viaggiare, dunque il suo muoversi per il mondo non è mai solo funzionale a un mero e pur importante fine materiale ma conserva e, ancor più, promuove in sé la pratica costante della curiosità, della scoperta, della rivelazione e della conoscenza. Per questo ogni passo compiuto verso qualsiasi meta, e in base a qualsivoglia motivazione – professionale o privata – diventa un’esperienza multisensoriale culturale tanto quanto estetica, che poi Vittorio trasforma in segni materiali – immagini fotografiche, disegni, testi, stampe… – che ne fissano il senso e il valore in modo suggestivo e affascinante oltre che illuminante.

Come scrive Luciano Bolzoni nel testo critico che presenta la mostra,

La fotografia di Vittorio si ispira a un’intensa e proprio per questo sincera voglia di non stupire. In ogni scatto, troviamo un giacimento di esistenza, di realtà, di sincerità. Vittorio da osservatore del paesaggio e della natura e quindi uso a documentare la realtà e non a modificarla, estrae dai luoghi la bellezza della loro normalità senza nascondere (come potrebbe?) la difficoltà delle situazioni che incontra.
ANIME SALVE/CITTADINO BOTANICO è un progetto capace di raccontare tutto ciò che il fotografo ha visto e che continuerà a vedere mediante una propria visione complessiva nella quale ogni soggetto, persona, attività, azione e soprattutto luogo sono sempre riconoscibili nei propri elementi sociali, umani e naturali perché è la natura che Vittorio cerca con uno sguardo spesso interrogativo.

Oltre al sottoscritto e a Francesco Garolfi con Tallinn Blues, la mostra Anime Salve sarà animata anche da un altro evento, mercoledì 15 settembre alle ore 18, con Tino Mantarro e Vittorio Peretto che in dialogo tra fotografia e letteratura presenteranno il libro di Mantarro Nostalgistan, edito da Ediciclo.

Insomma, tanta roba e tutta imperdibile, ve lo assicuro. E tenete presente che per gli eventi è necessaria la prenotazione (con obbligo di Green Pass) scrivendo a info@articon.it.

Ci vediamo “in viaggio” a Milano!

Anime Salve | Tallinn Blues | Nostalgistan

A Milano, nello spazio B(r)e(a)the SPACE di Via Savona 45/53, nell’ambito degli eventi del Fuorisalone 2021.

Save the dates, e non mancate!

Tallinn Blues!

Lo scorso novembre, qui sul blog, scrivevo che a breve avrei annunciato una serie di date di presentazione imminenti del mio Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano, con il primo evento a Milano. Poi, è successo ciò che tutti quanti sappiamo bene e da cui, ora, speriamo di uscirne sempre di più e risolutivamente.

In quell’articolo scrivevo anche che, in tema di viaggiatori, viaggi e libri relativi, si usa spesso citare quel noto adagio che dice “Il viaggio è la meta”, meno invece si cita il pur altrettanto noto Pessoa che in tema, ne Il libro dell’inquietudine, scrisse “I viaggi sono i viaggiatori”. Tuttavia, se il “vero” viaggio si ha non tanto quando è il viaggiatore a visitare un luogo ma viceversa quando è il luogo a “visitare” il viaggiatore – a entrarvi dentro, a penetrare a fondo nel suo animo esattamente come egli s’addentra per le sue vie o nel suo paesaggio – dunque quando la simbiosi tra luogo e viaggiatore è intensa e vibrante (il che a mio modo di vedere significa realmente visitare un luogo, nel modo più completo), allora come Pessoa, più di Pessoa, mi viene da dire che il viaggiatore è il viaggio. Perché non c’è viaggio “vero” la cui meta non sia dentro di chi lo compie, e in tal modo continui oltre l’ambito geografico, senza limiti effettivi e, per giunta, chiudendo idealmente il solco circolare tracciato in principio dal grande poeta portoghese in un moto, anzi, in un viaggio perpetuo d’un viaggiatore che, altrettanto idealmente, tale è sempre. Per questo, un buon “libro di viaggio” è tale, cioè genera un proprio valore letterario peculiare, anche perché consente di viaggiare pur restando fermi – per scelta, necessità o per obbligo, come accadeva qualche mese fa – oppure sapendo tratteggiare una geografia intima del luogo narrato dentro il lettore, al punto di trasformarlo in un viaggiatore tanto virtuale quanto consapevole pur restando lontano da quel luogo. E tutto questo un buon libro di viaggio lo genera perché può essere e rappresentare un ottimo “integratore” per lo spirito del viaggiatore, pronto a (ri)partire verso quel luogo o qualsiasi altro appena possibile.

Ecco dunque, a proposito: il 9 settembre, alle ore 18.00, nello spazio B(r)e(a)the SPACE di Via Savona, 45/53 e nell’ambito degli eventi del Fuorisalone 2021, finalmente da Milano si “parte” verso Tallinn, con il mio Tellin’ Tallinn e con la fortunata presenza di un prestigioso compagno di viaggio: Francesco Garolfi, in una performance musical-letteraria che abbiamo fascinosamente intitolato Tallinn Blues e che, ci auguriamo, veramente vi farà viaggiare verso la vostra meta ideale, sia essa Tallinn o qualsiasi altra. Perché ribadisco: in fondo i viaggiatori sono il viaggio, e spero che il 9 settembre a Milano vorrete viaggiare insieme a noi a bordo di Tallinn Blues!

N.B.: Ingresso su prenotazione (ad esaurimento posti) con obbligo di Covid Pass a info@articon.it. Per saperne di più su Tellin’ Tallinn, invece, cliccate sull’immagine qui sopra.

N.B.#2: Tallinn Blues è un evento “ospitato” presso lo spazio B(r)e(a)the SPACE dalla mostra Anime Salve di Vittorio Peretto, curata da Luciano Bolzoni – che ringrazio di cuore per la preziosa ospitalità. Cliccate sull’immagine qui accanto per saperne di più, oppure qui.

 

 

Il troppo stroppia sempre

[Foto di Peter Bond da Unsplash.]
Si sa che certe persone con l’avanzare dell’età diventano pedanti e si convincono che sia un’ammirevole saggezza conferita proprio dalla maturità anagrafica quella che invece ad altri parrà più mera e fastidiosa sofisticheria senile. Io non posso certo credere di non far parte di questa categoria di persone, in ogni caso questo popò di introduzione pseudo-sociologica mi serve per denotare una cosa molto più pragmatica (o banale, forse). Ovvero che col tempo, dilettandomi a volte nell’andare a fare la spesa nei supermarket vicino casa – e, sottolineo, “semplici” supermarket, dacché rifuggo come la peste i più mastodontici “ipermercati” e ogni altro esercizio commerciale troppo grande e altrettanto caotico – sempre più mi chiedo una cosa che già alcuni altri si sono chiesti e certamente si chiederanno, dunque a questi mi aggiungo: ma non c’è troppa roba in vendita in questi negozi? Non ci sono troppi articoli e troppo assortimento per lo stesso articolo, troppa scelta, troppa sovrabbondanza, troppe cose ridondanti ovvero sostanzialmente eccessive e inutili? Non è che se di tutta quella roba ce ne fosse anche solo una decima parte, in vendita, comunque avremmo a disposizione un notevole assortimento sia di qualità che di varietà e quantità?

Sia chiaro, non è un pensiero banalmente anticonsumistico, il mio, oppure legato a considerazioni pur obiettive del tipo «noi abbiamo troppo e in certe parti del mondo non hanno nulla», almeno non nel principio. Piuttosto, mi viene da riflettere su cosa ci sia dietro tutto questo surplus di merci in vendita e poi su cosa venga cagionato da esso dopo (incluse le incontrollabili pulsioni consumistiche indotte, certamente, ma non come unico effetto), e rifletto su tali questioni in senso sociologico ovvero socioeconomico considerando l’etimologia originaria del termine “economia” – dal greco οἶκος (oikos), “casa” inteso anche come “beni di famiglia”, e νόμος (nomos) “norma” o “legge” – ovvero «l’organizzazione dell’utilizzo di risorse scarse (limitate o finite) quando attuata al fine di soddisfare al meglio bisogni individuali o collettivi» (clic). Va bene, capisco che al giorno d’oggi la definizione «risorse scarse (limitate o finite)» risulti anacronistica e senza (più) senso (o no?), tuttavia, forse, dalle limitatezze di certi periodi del passato ci siamo fin troppo abituati ad una spropositata sovrabbondanza che, superato un limite economico fisiologico oltre il quale stiamo correndo verso un orizzonte ultraconsumistico senza limiti visibili, in fin dei conti ci ha arricchito materialmente ma impoverito e imbruttito culturalmente – un “effetto collaterale” solo all’apparenza, a ben vedere. Ripeto: se si eliminasse il 90% della merce che ingolfa gli scaffali dei supermercati contemporanei, comunque avremmo un sacco di cose da comprare e consumare e ci potremmo dire senza alcun dubbio dei “crapuloni”, con tutto quel popò di cose a disposizione. Anche per questo, quando ad esempio ho l’occasione di rifornirmi nei negozietti dei borghi di montagna dove in 20 metri quadri o meno c’è poco di tutto ma non manca nulla di indispensabile, provo una sensazione di salubre e piacevole morigeratezza. Non è un merito di questi piccoli negozi né un demerito di quelli più grandi, formalmente: è semmai una questione di misure e di congruità di esse con il modus vivendi che ci è stato imposto e con quello che, forse, dovremmo invece scegliere consapevolmente di praticare.

Oh, ma lo so, lo so: sono riflessione piuttosto ovvie, un po’ retoriche, probabilmente frutto della mia attempata pedanteria (vedi sopra) o di chissà quale nevrotica paturnia. Però so anche bene che, troppe volte, temo, ci siamo abituati a considerare normali, ordinarie, dovute, cose che in realtà non lo sono e anzi sono francamente inopportune e insensate. In fondo lo denotò già Esopo più di 2500 anni fa che «L’abitudine rende sopportabili anche le cose spaventose», già. E non c’erano né i supermercati e nemmeno gli iper-mega-centri commerciali odierni, a quell’epoca!