Uscita da scuola – e dalla realtà

Giusto a proposito di “parole pesanti“…
A fronte del tema di fondo molto pratico, che dunque ha una sua relativa importanza legata a tale praticità e non di più, la recente discussione intorno alla questione circa la presenza dei genitori all’uscita dei ragazzi da scuola mi è parsa tra le più surreali degli ultimi tempi (si veda qui l’ottimo riassunto de Il Post). Da ogni senso, intendo dire: da parte dei legislatori, le cui giurisprudenze sono di frequente scritte per pochi e applicate a molti, o viceversa; da parte della politica, che nuovamente ha palesato quanto sia lontana e avulsa dall’ordinaria realtà quotidiana; da parte dei media, che per l’ennesima volta – e correndo appresso a certi politicanti altrettanto surreali – hanno alzato il solito polverone ove non c’era che qualche “granellino” da spostare; da parte di tanta gente comune – ultima ma non (mai) ultima – che senza approfondire la questione ha subitamente preso a sproloquiarci sopra.

Una sur-realtà (nulla a che vedere con il surrealismo artistico, inutile rimarcarlo, anzi: tutto il contrario, soprattutto in quanto a nobiltà d’intenti e d’azione) assai emblematica dello stato del paese, sempre più malridotto palcoscenico per una recita tragicomica nella quale più gli attori sono scarsi e più trovano spazio per interpretare la propria buffonesca parte e mettersi sotto i riflettori (mediatici). Di fronte ad essi resta un pubblico urlante e maleducato, mentre chi può da tale teatrino se ne allontana il più possibile, se non lo ha già sagacemente fatto.

Code misteriose

Qualche giorno fa ho avuto l’ennesima conferma che il traffico intenso sulle strade e le code di autovetture sono fenomeni governati da leggi fisiche che sfuggono a qualsiasi determinazione logica. Già.

Perché se la nota Legge di Murphy la quale in tema postula che

In coda, la fila accanto scorre sempre più rapidamente della tua. Se cambi fila, quella in cui ti trovavi comincia a scorrere più rapidamente di quella in cui ti sei trasferito

si basa effettivamente su un teorema matematico – il “Paradosso di Redelmeier”, vedi qui – altre fenomenologie al riguardo restano assai oscure. Almeno allo scrivente.

Fatto sta che – poco tempo fa, appunto – mi trovo in coda su una superstrada a doppia corsia in un punto rispetto al quale, alla destra, si immettono due altre strade con relative corsie e traffico pure in esse rallentato/bloccato. Bene: io sono nella corsia di sinistra (di sorpasso) la quale, di logica, dovrebbe subire assai meno di quella di destra l’ulteriore rallentamento causato dalle autovetture in entrata da quelle due immissioni laterali, giusto?
Invece no! Io resto bloccato o avanzante in modo risibile mentre la corsia accanto (sulla quale ho preso un’auto particolare a mo’ di riferimento, come si fa in queste occasioni) avanza in modo sensibilmente più rapido.
Eccheccaz…pita! Ma come può essere?!
E non è che uno dei tanti esempi che si possono fare al riguardo, questo.

Ecco, insomma: visto che siamo in periodo di assegnazione dei Premi Nobel, quello per la fisica (ma pure quello per l’economia, a ben vedere) potrebbe risultare ben meritato da chi risolva il mistero di quei suddetti astrusi fenomeni! D’altro canto, un qualche premio andrebbe assegnato pure a chi scoprisse finalmente come noi tutti, esseri (presumibilmente) intelligenti e razionali, si possa continuamente sopportare di perdere una considerevole parte della nostra vita chiusi in un’autovettura intrappolata nel traffico di strade sempre più simili a recinti per mandrie di bestiame metallico rumoroso e inquinante. O no?

INTERVALLO – I “Bibliobus” d’una volta…

Si potrebbe pensare che i cosiddetti “Bibliobus”, ovvero le biblioteche itineranti diffuse un po’ ovunque sul pianeta, siano un’invenzione recente, derivata da un modello “contemporaneo” di gestione dei servizi culturali offerti al pubblico dalle istituzioni o, magari, più funzionalmente legata al nostro costante bisogno di mobilità rapida con cui raggiungere ed essere raggiunti da qualsiasi cosa – su ruote e tramite strade, soprattutto.
Invece no, o meglio: cosa recente lo è per l’Italia (pare che a “lanciarli” da noi fu il grande Luciano Bianciardi), ma nel mondo l’idea nasce ufficialmente addirittura nel 1859 in Inghilterra, e nel Novecento si sviluppa di pari passo con lo svilupparsi della tecnologia automobilistica, che dopo i mezzi militari riutilizzati offre configurazioni meccaniche sempre più adatte allo scopo. Nel video seguente (tratto da qui) trovate una bella carrellata di immagini che prova quanto sopra – oltre che provare come il fascino dei libri e della lettura non potesse non utilizzare da subito i veicoli a motore per spandersi ovunque fosse (e sia tutt’oggi) possibile!

La pianta è incolpevole!

vignetta-fumetto-incidente_01Avevo davanti un tizio in auto, oggi sulla statale, che in duecento metri o poco più di strada ha commesso più infrazioni di un difensore falloso e ubriaco in area di rigore: si è immesso sulla carreggiata senza indicatore di direzione procedendo poi a 30 km/h, non ha dato la precedenza a un pedone già sulle strisce, infine ha di nuovo svoltato senza indicatore di direzione. Beh, mi è venuto spontaneo di abbassare il finestrino e urlargli di andare a schiantarsi contro la prima pianta a lato della strada.

Poi però, me ne sono pentito. Mi sono detto che no, non era giusto, avevo esagerato. La pianta non aveva fatto nulla di male, che c’entrava lei con un incivile del genere?

Un palo, ecco. O un muro, bello resistente. Meglio.

Il paesaggio “disordinato”: della Natura, dell’antropizzazione e della nostra “sospesa” capacità di capire cosa abbiamo intorno

sospensioni-636x424Abito per scelta in un piccolo paese delle Prealpi lombarde, a quasi 700 metri di quota e 6/7 km dalla “civiltà”, ovvero dalle zone più antropizzate che adducono alla periferia Nord di Milano. Mica fuori dal mondo, insomma.
Per arrivare lì c’è da percorrere una comoda strada che transita tra frazioni varie e rare zone boschive, eppure non mi è raro sentire qualche “cittadino” che giunge quassù parlare del suo viaggio come se avesse salito lo Stelvio, ovvero transitato attraverso una zona selvaggia o quasi, lontano da ogni considerabile antropizzazione. Di contro, riflettevo giusto qualche tempo fa e consideravo come, a fronte di tali sensazioni provenienti da chi non abita in zona, lungo la strada solo per un breve tratto di un paio di centinaia di metri, in realtà, non vi siano segni antropici – intesi come residenze abitate regolarmente o saltuariamente oppure edifici funzionali di varia natura. Una zona che tanti intendono come totalmente fuori dai centri abitati e dalla presenza abitativa umana in senso ordinario, è invece fittamente segnata dalla presenza dell’uomo: solo che, appunto, i più vengono maggiormente colpiti dai pur radi tratti di Natura che dalla costante antropizzazione, alla quale noi uomini civili contemporanei evidentemente siamo talmente abituati da non rilevarla nemmeno più. Ci sentiamo quasi sperduti nella wilderness a 200 metri di distanza dall’ultima presenza umana, e crediamo “Natura” qualche albero circondato dal cemento di un qualsiasi centro urbano, in pianura così come in montagna.

cipra2In buona sostanza, è avvenuta negli ultimi decenni una trasformazione del territorio basata su logiche sovente illogiche – scusate il gioco di parole, ma rende l’idea – con un miscuglio di elementi naturali ed elementi antropici/urbani, e di questi parte antichi e parte moderni/contemporanei, che sotto molti aspetti riflette bene l’analoga e più generale trasformazione della nostra società nonché della capacità di comprensione delle sue dinamiche – non solo di quelle legate al paesaggio – che possiamo dimostrare noi che la componiamo e viviamo.
Per tali motivi trovo estremamente interessante ed emblematica una mostra fotografica realizzata da Cipra Italia dal (significativo) titolo Sospensioni. Prove di decodificazione dell’Alta Valle di Susa contemporanea già esposta nelle scorse settimane a Torino e resa itinerante duranti la primavera e l’estate prossima, con la cura di Antonio De Rossi, professore ordinario di progettazione architettonica e urbana presso il Politecnico di Torino mentre la Presidente di Cipra Italia Federica Corrado ha seguito il coordinamento scientifico del progetto.
La mostra si inserisce in un percorso di sensibilizzazione culturale che intende considerare le Alpi come luogo di innovazione e fruizione sostenibile. Tale percorso ha avuto come punto di riferimento il territorio dell’alta valle di Susa, in Piemonte, dove da due anni Cipra Italia organizza il Laboratorio Alpino per lo Sviluppo, una piattaforma di dialogo e confronto per i soggetti del territorio e non solo, valorizzando quanto di innovativo il territorio sta sperimentando. Dopo il laboratorio anche la mostra vuole costituire uno spazio e momento di riflessione per lanciare lo sguardo verso nuovi possibili sviluppi sostenibili.

foto-grangiaSia chiaro: non si tratta di una mostra fotografica sui panorami alpini o sulle alte vette che contornano la valle né di una mostra di denuncia su quelle criticità che peraltro sono presenti in questa come in altre valli alpine. Siamo piuttosto in presenza di uno dei luoghi più emblematici della contemporaneità, un intreccio di urbano e montagna, con i centri dell’alta valle storicamente segnati dalle logiche turistiche. Al contempo siamo in presenza di uno spazio estesamente intriso di enclave naturali, di incredibili montagne, di straordinarie testimonianze storiche e culturali. Aspetti che oggi si giustappongono nel paesaggio contemporaneo della valle in modo apparentemente disordinato, ma che in realtà bene restituisce le logiche che stanno dietro la trasformazione del territorio – esattamente quanto riflettevo circa la mia zona, insomma.
Cipra Italia ha dunque chiesto a tre fotografi di descrivere con i loro scatti questi contrasti, con i relativi effetti territoriali, culturali e sociali. I fotografi, Laura Cantarella, Antonio La Grotta e Simone Perolari hanno girato l’Alta Valle Susa nel corso dell’estate, incontrando persone del luogo e visitatori, percorrendo strade di fondovalle, sentieri e itinerari in quota, visitando borgate, alpeggi e centri urbani, cercando di cogliere con i loro obiettivi la contemporaneità del paesaggio alpino, dell’ambiente naturale, della cultura e dell’economia alpina.

cipra3Una mostra molto interessante, ribadisco, che mi auguro potrete e vorrete visitare. Inoltre, e a prescindere dalla mostra, provate a risensibilizzare lo sguardo verso il paesaggio che avete intorno, soprattutto se abitate in una zona (apparentemente) poco antropizzata. Anche qui mi viene da dire – come sostengo spesso e in diverse circostanze – che il territorio, il paesaggio in cui viviamo, è una sorta di libro aperto sul quale noi tutti scriviamo una narrazione ovvero una storia (più o meno) condivisa, la cui scrittura è data dai segni stessi che lasciamo su quel territorio: borghi, case, strade, sentieri, campi coltivati, stalle, fontane, muri… tutto quanto, insomma, che segnali il nostro passaggio. E’ una scrittura che dovremmo sempre saper stendere al meglio, perché ci racconta ora e ci racconterà a lungo, negli anni futuri, in modi spesso ben difficilmente cancellabili.

P.S.: le foto presenti nell’articolo sono ovviamente tratte dalla mostra.