Una serata speciale per un luogo speciale, domenica scorsa a Bormio

Sono stato veramente contento di aver potuto partecipare, domenica scorsa a Bormio, all’incontro su quanto sta accadendo in zona e in Valtellina in relazione alle prossime Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, e in particolar modo nella meravigliosa Piana dell’Alute, minacciata da una strada impattante e inutile oltre che illogica, visto come sia progettata a fianco del torrente Frodolfo in una zona golenale non di rado soggetta ad esondazioni. Un’ennesima “opera olimpica” pensata senza alcuna logica, senza rispetto e attenzione ai luoghi e, cosa peggiore, senza interlocuzione con gli abitanti del territorio al quale si vorrebbe imporre.

Fin da quanto ne ho avuto notizia – rimanendone immediatamente allibito e scrivendone da subito – ho pensato e penso che quella dell’Alute sia una delle azioni di salvaguardia di un territorio montano più emblematiche e esemplari tra quelle in corso, anche grazie alla costante e pressante azione del comitato “Bormini per l’Alute” che guida la protesta. Mi pare emblematica per tanti motivi: per – ribadisco – la palese insensatezza dell’opera, per il danno enorme che cagionerebbe al territorio bormino, per le conseguenze speculative future che ne scaturirebbero, per l’atteggiamento incredibilmente arrogante dell’amministrazione pubblica locale – simile nel modus operandi a quello degli amministratori del Monte San Primo. Inoltre, ultima ma non ultima ragione, per quanto speciale sia un luogo come l’Alute e non da oggi e per ciò che vi potrebbe succedere ma nello spazio – per il territorio e la comunità che lo abita – e nel tempo – per come già da secoli l’Alute sia un luogo per il quale fu sancita la salvaguardia e la protezione particolari, come si può leggere negli Statuti Civici di Bormio, risalenti al XIV° secolo:

Ogni anno a Sancto Gallo si eleggono quattro procuratori per cercare di proteggere le messi dei paesi di Pedenosso, Semogo e Alute, affinché non siano devastate o pascolate nelle stesse messi.
Nessuno oserà o presumerà di tenere alcun bene mobile nelle culture stesse in Alute, Ronchi o nelle vicinanze delle Ville […] È inoltre stabilito che qualsiasi accusatore può accusare chiunque per aver condotto beni mobili in Alute e in Areita…

Domenica, nel mio intervento, ho cercato di spiegare, da forestiero che non ha alcun titolo per venire a dire ai bormini cosa fare del loro territorio ma pure da studioso dei paesaggi montani e della loro importanza per le comunità che li abitano, quanto io creda sia speciale l’Alute per il territorio di Bormio e non solo, visto il suo potente e evidente valore culturale e identitario per tutta la regione montana circostante. E per ciò ho chiesto ai bormini, a prescindere da qualsiasi opera che verrà realizzata oppure no, di salvaguardare il più pienamente e il più a lungo possibile un luogo così speciale: perché l’Alute è Bormio e i bormini sono l’Alute, e ogni cosa che vi possa essere realizzata lascerebbe il segno non solo sul terreno ma pure, e soprattutto, sull’immagine della comunità e sull’anima dei suoi abitanti. Un luogo del genere non può essere svenduto ad interessi altri che poco o nulla c’entrano con l’anima del territorio e con l’identità della comunità, altrimenti saranno proprio quest’anima e tale identità a essere svendute – per un orribile nastro d’asfalto a uso turistico del costo di oltre sette milioni di Euro. È proprio il caso che una circostanza del genere possa realizzarsi, e che un domani ci si veda costretti a raccontare com’era bella la piana dell’Alute e senza più poter rimarcare com’è bella?

A breve pubblicherò il video integrale del mio intervento, centrato sulla questione bormina e dell’Alute, appunto, ma nei princìpi disquisiti valido – credo e spero – per qualsiasi altra circostanza simile.

Ringrazio i tantissimi presenti all’incontro, il comitato “Bormini per l’Alute” (anche per la sublime ospitalità e per le foto che vedete in testa al post, tratte dalla loro pagina Facebook), Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, Barbara Baldini del comitato spontaneo “No cavalcavia del Trippi” nonché Angelo Costanzo e il Centro Culturale “Oltre i Muri” di Sondrio per avermi coinvolto nella serata e a loro volta offerto contributi e considerazioni estremamente significative e importanti.

Domenica 24 agosto a Bormio per fare qualche domanda “spontanea” sull’Alute e sulle Olimpiadi

Domenica 24 agosto prossimo sarò a Bormio e interverrò nell’incontro pubblico dall’eloquente titolo “Olimpiadi sostenibili, una promessa infranta. La verità sulla Piana dell’Alute di Bormio”, organizzato dal Centro Culturale “Oltre i Muri” di Sondrio e dal Comitato in difesa della Piana dell’Alute di Bormio.

Che i Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026 rappresentino già ora, quando mancano sei mesi alla cerimonia di apertura, non solo un’occasione mancata per i territori coinvolti ma pure un evento che in molti casi apporterà un degrado a quei territori e alla qualità di vita delle loro comunità residenti è ormai un dato di fatto. Opere mal concepite e peggio realizzate, mancanza di visione strategica a favore dello sviluppo socioeconomico dei territori, totale assenza di interlocuzione con gli abitanti, scarsissima trasparenza da parte delle istituzioni coinvolte e per tutto ciò, dulcis in fundo, più di cinque miliardi di soldi pubblici spesi. O dovremmo già dire buttati?

Decisamente no, non dovevano essere questo le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Siamo prossimi al disastro, temo.

Come ha scritto Angelo Costanzo, presidente di “Oltre i Muri” «In Valtellina il simbolo negativo è la tangenzialina dell’Alute a Bormio. Un’opera che ha diviso profondamente la popolazione bormina, che non rientra tra quelle olimpiche, ma ritenuta dal Comune e Regione Lombardia collaterale per l’evento olimpico. Una tangenzialina dal costo di 7 milioni di euro che verrà costruita in una zona golenale dove il torrente Frodolfo è esondato nell’agosto del 2023. Un’opera che non serve, che distrugge uno dei simboli storici, agricoli, paesaggistici della Magnifica Terra.»

La tangenzialina dell’Alute sembra rappresentare l’ennesimo esempio di un’opera fuori contesto ovvero di una risposta troppo facile e banale ai problemi complessi che i territori di montagna presentano, anche quelli apparentemente floridi e ben sviluppati come Bormio. Può una “semplice” strada distruggere l’identità culturale di un intero territorio di montagna e rappresentare uno sfregio forse mai rimarginabile nella visione del suo futuro? Ed è ammissibile che la comunità residente in quel territorio possa subire un intervento del genere senza poter interloquire con i soggetti che lo propugnano? Quella strada, così come ogni altra opera che viene realizzata in un territorio montano come la conca bormina, è veramente ciò che vogliono e di cui hanno bisogno i suoi abitanti?

Per l’appunto, ne parleremo domenica 24 a Bormio in un incontro che si prospetta tanto intenso quanto interessante e illuminante. Se potrete esserci, se siete della zona o sarete lì in vacanza, non mancate!

 P.S.: qui trovate tutti gli articoli che nel tempo ho dedicato alla questione dell’Alute.

Bormio si sta giocando con un bluff il proprio paesaggio?

Lo scorso 11 agosto pubblicavo un articolo intitolato “La piana dell’Alute a Bormio è salva. Forse.” a seguito della notizia circa la sospensione dell’iter burocratico per la realizzazione della “tangenzialina dell’Alute”, la famigerata nuova strada che, nella località dell’Alta Valtellina sede olimpica dei giochi di Milano-Cortina 2026, al fine di collegare più rapidamente gli impianti sciistici alla viabilità ordinaria distruggerebbe l’omonima piana, unica area agricola rimasta nella conca bormina, degradandone il paesaggio e rendendo possibili (se non pressoché certe) future cementificazioni immobiliari – probabilmente il vero motivo alla base d’una tale strada altrimenti pressoché inutile.

Scrivevo forse, già, e nell’articolo rimarcavo che «Sembrerebbe una buona notizia, senza dubbio, ma siamo in Italia e avendo a che fare con le istituzioni nostrane i verbi al condizionale sono d’obbligo: infatti ho scritto che “per il momento” l’iter è sospeso. Leggendo tra le righe delle dichiarazioni rilasciate dagli amministratori pubblici sul tema, contraddistinte dalla solita inquietante fumosità, i dubbi sulla reale presa di coscienza civica riguardo la pericolosità dell’opera (che già ha fatto guadagnare a Bormio la “Bandiera Nera” di Legambiente) non si dipanano affatto. Anzi.»

Difatti, ecco qui:

D’altro canto non serve essere dei Nostradamus per prevedere che certi politici contemporanei basino la loro attività amministrativa locale su false promesse, pressapochismo, voltagabbanismo, incompetenza politica, scarsa onestà intellettuale nonché, se interrogati per chiedere conto di tali loro comportamenti, sul rifiuto del dibattito democratico. Ancor più ciò accade quando di mezzo vi siano tanti soldi da spendere e grazie ai quali farsi belli di fronte alla stampa – che in vista delle prossime Olimpiadi invernali sarà non solo locale o nazionale ma internazionale.

Peccato che quei soldi da spendere siano denaro pubblico, dunque di noi tutti; peccato che la strada dell’Alute la si voglia realizzare in «aree dalla pericolosità alluvionale classificata come “scenario frequente” del Frodolfo (come accaduto nell’agosto 2023, n.d.L.) o in dissesto idraulico e idrogeologico. La rotonda d’ingresso alla strada ricadrà addirittura all’interno della fascia di rispetto del Frodolfo di 10 metri, e parte del territorio in cui insisterà la tangenziale è classificato come “area prioritaria per la biodiversità” nonché “insieme paesistico di eccezionale importanza”» (per avere maggiori dettagli al riguardo potete leggere l’articolo di “Altreconomia” cliccando sull’immagine lì sopra); peccato quindi che quei soldi saranno l’ennesimo spreco di risorse pubbliche per un’opera non solo inutile ma pure mal progettata oltre che degradante il territorio e foriera di ulteriori spese pubbliche per i danni che inevitabilmente potrebbe subire.

Peccato che i destini delle nostre montagne, dei loro territori meravigliosi tanto quanto delicati, dei paesaggi preziosi e inestimabili e delle comunità che li abitano e li vivono quotidianamente siano nelle mani di amministratori locali così palesemente disinteressati ad agire con buon senso e con autentica sensibilità verso quelle (loro) montagne. Il Comune di Bormio si sta giocando a poker sul tavolo olimpico il proprio territorio e vuole bluffare: ma se perde lui, in concreto perderà tutto il territorio e la sua gente, nessuno escluso, con conseguenze la cui gravità è difficile prevedere.

[Come si evince dalla mappa nell’immagine sopra, la strada dell’Alute passerebbe proprio dove il torrente Frodolfo è esondato la scorsa estate. Immagine tratta dall’articolo di “Altreconomia” citato nel post.]
Il Comitato “Bormini per l’Alute”, che con numerose iniziative sta promuovendo la salvaguardia della piana, ha già annunciato che ricorrerà legalmente contro le decisioni dei Comune. Una decisione doverosa, ovviamente. Tuttavia, come rimarcavo qualche giorno fa in questo altro post, è desolante e irritante constatare che in Italia, stato di diritto e costituzionalmente democratico (quella Costituzione che all’articolo 9 «Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni», è bene rimarcarlo), per dirimere questioni per le quali basterebbe il più ordinario buon senso bisogna ricorrere alle vie legali e affidarsi al sostegno di un buon avvocato.

È una questione non tanto e non solo politica o giuridica ma soprattutto culturale. Di manifestazione d’una autentica cultura della montagna, di valide e consapevoli competenze, di attenzione, cura, sensibilità, visione verso i territori montani e le loro comunità. Tutte cose indispensabili che tuttavia troppo spesso la politica non è proprio in grado di manifestare, con le tristi conseguenze che puntualmente ci si trova a dover constatare.

La piana dell’Alute a Bormio è salva. Forse.

Il comune di Bormio ha per il momento sospeso l’iter burocratico per la realizzazione della “tangenzialina dell’Alute”, la famigerata nuova strada che per collegare più rapidamente gli impianti sciistici alla viabilità ordinaria distruggerebbe l’omonima piana, unica area agricola rimasta nella conca bormina, degradandone il paesaggio e rendendo possibili future cementificazioni immobiliari – ne ho parlato in questo post di qualche giorno fa, quando lo stesso comune aveva negato il consenso al referendum sulla questione nonostante le migliaia di firme raccolte al riguardo.

Sembrerebbe una buona notizia, senza dubbio, ma siamo in Italia e avendo a che fare con le istituzioni nostrane i verbi al condizionale sono d’obbligo: infatti ho scritto che “per il momento” l’iter è sospeso. Leggendo tra le righe delle dichiarazioni rilasciate dagli amministratori pubblici sul tema, contraddistinte dalla solita inquietante fumosità, i dubbi sulla reale presa di coscienza civica riguardo la pericolosità dell’opera (che già ha fatto guadagnare a Bormio la “Bandiera Nera” di Legambiente) non si dipanano affatto. Anzi.

Riporto di seguito le considerazioni dell’amico Angelo Costanzo, che da tempo segue la vicenda al fianco del Comitato “Bormini per l’Alute” e conosce bene lo stato effettivo delle cose, in superficie e dietro le quinte:

«Avevo invitato, attraverso un post, il Sindaco di Bormio, l’Assessore Regionale Sertori e Regione Lombardia a fermarsi per riconsiderare l’opportunità della realizzazione della tangenzialina nella piana dell’Alute. Il momentaneo stop, alla realizzazione dell’opera annunciato dal Sindaco di Bormio, è una buona notizia, ma non definitiva. Detto questo, non si può che rimanere stupiti da quanto emerge dalla stampa rispetto all’incontro istituzionale svoltosi martedì 8 agosto a Bormio: “Iter procedurale ancora lungo che aumenta il rischio di ritrovarsi con un cantiere aperto durante le olimpiadi” – “In questo momento dobbiamo concentrarsi su opere quali la Ski arena, il parcheggio di Porta con passerella e rotatoria, l’area sportiva al Pentagono e quelle sulla pista Stelvio che richiedono tutto l’impegno, nostro di amministratori e degli uffici comunali, per rispettare i tempi e farci trovare pronti per le Olimpiadi….” – “Prendiamo atto della grande responsabilità nei confronti dell’evento olimpico, quindi per il momento ci fermiamo, ravvisando l’esigenza di dare priorità alle altre opere”. Ma con quanta approssimazione si prendono decisioni importanti e divisive della popolazione. Un’opera che costa sette milioni di euro e che era considerata collaterale, ma fondamentale per le Olimpiadi. Ma prima questi problemi che emergono ora in una riunione a poche ore dalla manifestazione e che si terrà in difesa della piana dell’Alute, non sono si potevano valutare. Per il momento ci fermiamo?  Effetto annuncio ma nessun atto concreto. Le procedure degli espropri dei terreni stanno andando avanti! Sostanzialmente si prende tempo, sperando che il dissenso rispetto alla realizzazione dell’opera si stemperi e si demanda in un futuro momento l’avvio dei lavori. Se invece è il modo, per il Sindaco,  per cadere in piedi rispetto al forte dissenso che, grazie al comitato locale è emerso, va bene. Ma deve essere uno stop definitivo. Se è una furbata per prendere tempo no! Se il Sindaco di Bormio Silvia Cavazzi, l’Assessore Regionale Massimo Sertori e Regione Lombardia che finanzia l’opera hanno cambiato idea ne sono felice. Nella pubblica amministrazione contano gli atti, non le dichiarazioni stampa. Ci sono atti istituzionali di Regione Lombardia, della conferenze di servizi, delibere del Consiglio comunale di Bormio che ritenevano fondamentale costruire la tangenzialina. Si revochino quegli atti e si metta definitivamente una pietra tombale rispetto ad un’opera divisiva che devasterebbe un patrimonio ambientale, paesaggistico e storico della Magnifica Terra.»

Quale sarà dunque la sorte di Bormio? Diventerà l’ennesimo modello di sfruttamento insensato e di cementificazione della montagna a favore del turismo di massa e a danno degli abitanti del suo territorio? Oppure, almeno per tale questione, saprà salvarsi e magari prendervi spunto per sviluppare una visione ben più equilibrata e proficua per il proprio futuro?

Tutti a Albaredo, la “Capitale mondiale del salame umano”!

Fino a qualche tempo fa sui prati e tra le baite di montagna si tiravano fili per stendere i panni, tutt’al più. Ma i tempi sono cambiati, siamo nel XXI secolo e non c’è più l’Homo Salvadego nei boschi: abita anche lui nei paesi e per i panni ha la sua bella asciugatrice in casa, dunque oggi, ai fili stesi sui prati di montagna, si appendono persone!

Come fanno ad Albaredo, nell’omonima Valle del Bitto, tra le più belle della Valtellina se non fosse per gli inutili monti che la circondano (ma basta non guardarli e non c’è problema), che punta sempre di più a diventare la “Capitale mondiale del salame umano”, dove la gente viene appesa ai vari fili presenti in loco come i celeberrimi e gustosi insaccati nelle cantine e nei locali di stagionatura! Così, dopo l’aerofune e il Flydown, ecco la Rail zip line, una nuova meravigliosa giostra funiviaria che arricchisce il futuristico luna park alpino albaredese e fa capire come lassù, ad Albaredo, hanno capito tutto, ma proprio tutto, su come “innovare” la proposta turistica di montagna.

Infatti la Rail zip line offre ben «700 metri di emozioni» che rappresentano una grandissima novità, dato che fino a ieri le emozioni in montagna le donavano i paesaggi, i panorami e l’ambiente naturale – tutte cose superate, ovvio. Non solo, quelle emozioni innovative le offre «in un’incontaminata valle montana»: già, perché evidentemente la Rail zip line è invisibile come le altre attrazioni già presenti e non deturpa affatto la visione di «vallette, prati sospesi e boschi» che sorvola: d’altro canto hanno inventato le asciugatrici per i panni, avranno inventato pure le zip line invisibili, no?! Ma poi non conta tanto questo, conta che «con questa nuova attrattività la Valle del Bitto di Albaredo si colloca tra le vallate alpine con le migliori ed emozionali attrattività a beneficio di tutto il territorio della bassa Valtellina»: ecco un’altra grande innovazione rispetto a ciò che era in uso una volta in tema di attrattività della montagna capaci di generare emozioni e cioè passeggiate, escursioni, sciate, arrampicate… tutta roba antiquata, ormai: siamo nel Terzo Millennio, mica nell’Ottocento!

Be’, ora però qualche criticone vorrà chiedere quanto è costata, questa nuova fantastica giostra… solo 495mila Euro! Sì, soltanto quattrocentonovantacinquemila! Meno di 1.725 Euro per abitante! Certo, si poteva anche investire di più: si poteva pensare di tirare i fili della Rail zip line in oro, ad esempio, che avrebbero reso la giostra ancora più preziosa e attrattiva, ma poi i riflessi della luce sui fili avrebbero rovinato i selfies dei “volatori”. Qualcun altro dirà che quei soldi potevano essere spesi in servizi e infrastrutture ben più necessarie agli abitanti del paese… una critica poco intelligente, questa: sarebbero mai arrivate le TV a mostrare suggestive immagini e i giornali a fare magniloquenti articoli e fascinose fotografie sul paese e sui suoi reggenti? Ecco, ciò dimostra senza alcun dubbio la grandissima attenzione e la “cura” rivolta al territorio di Albaredo e ai suoi visitatori in ottica di “turismo sostenibile” (“sostenibile” nel senso che appesi a un filo si è sostenuti da esso, ovvio).

Attenzione e cura confermate anche dal primo cittadino del paese: «Con il terzo parco divertimento aereo, Albaredo raggiunge un vero primato in attrazioni turistiche sul territorio valtellinese, confermando ancora una volta il suo spirito innovativo e futuristico». Infatti, più “innovativo” e “futuristico” dell’appendere gente a un filo per non fargli vedere e conoscere le solite, banali, noiose montagne d’intorno, che c’è? “Geniali” gli albaredesi, bisogna proprio ammetterlo! Anche perché, quando qualcuno argomenterà che, tra spopolamento e fenomeni di degrado sociale, economia locale in affanno, scarsa salvaguardia ambientale e cambiamenti climatici il futuro della montagna è appeso a un filo, ad Albaredo potranno dire che lo avevano già capito da un pezzo!

Dunque, che aspettate? Guardatevi lo spassosissimo video dell’inaugurazione della Rail zip line e siate salami anche voi: andate al più presto ad appendervi a Albaredo!

N.B.: le citazioni riportate nel post sono tratte dall’articolo dal quale viene anche l’immagine in alto. Cliccateci sopra per leggerlo.