Ok, lo ammetto. A volte può essere – a volte, eh! – che sia un po’ ombroso.
Capita. Pensieri, imprevisti, accidenti, disdette. Be’, può essere, sì.
Ma non pensavo così tanto al punto da essere mandato via da una spiaggia qui vicino, sul lago, perché impedivo la tintarella ai bagnanti lì presenti! Alla faccia dell’ombrosità!
Ecco perché è meglio, in quei momenti, che me ne vada a zonzo per i boschi, come già faccio abitualmente. Mi si rigenera ben più l’animo e l’ombra, lì, è cosa del tutto naturale e normale. Già.
[Foto di Filip Zrnzević da Unsplash.]Se la pioggia, come condizione atmosferica, a me piace sempre, lo ribadisco – salvo quando sia troppo violenta, ovvio, ma non sarebbe più “pioggia”, semmai nubifragio o altro di affine -, mi delizia in particolar modo d’estate, ovvero nella stagione detta bella proprio anche perché carente più di ogni altra di “brutto tempo”.
Questa mattina, ad esempio (giorno 17 di giugno, ormai alle soglie dell’estate), l’aspetto del paesaggio bagnato dalla pioggia e avvolto da nubi basse che avvolgevano i fianchi dei monti sfilacciandosi sui crinali e, apparentemente, fin sulle chiome degli alberi, era quello d’una giornata di inizio novembre. Ed era bellissimo osservare questa strana condizione meteorologica “sovversiva”, alternativa, fuori posto e fuori contesto, quando il calendario avrebbe dovuto sancire cieli azzurri, Sole già sovrastante l’orizzonte e temperatura più che mite. Certo, so bene che si tratta di un’eccezione o poco meno, una cosa rara tra giornate e condizioni meteo che si uniformeranno sempre più al clima estivo e alle sue ordinarie peculiarità, quello che fa pensare rapidamente alle vacanze e sembrare certe immagini novembrine come provenienti da una lontananza quasi inconcepibile. Eppure, ribadisco, ritrovarsi fuori casa come fosse autunno ma metà giugno passato, col paesaggio in alto nascosto da nubi scure e compatte, i boschi intorno lucidi di pioggia e il sentore dei profumi del terreno bagnato come si sentono nelle mattine di ottobre prima che il Sole sorga, mi ha donato una deliziosa sensazione di “consapevole smarrimento”, di utopia climatica, evento possibile ma improbabile al punto da non poterti non sorprendere, almeno un poco, sollecitandoti il dubbio pur consapevolmente assurdo (ma al contempo divertente) che il calendario in casa sia stato spostato avanti di qualche mese, be’, è veramente piacevole.
Anche perché no, nessun errore, il calendario è sul mese corretto e a breve la bella stagione prenderà inesorabilmente a imperare con condizioni climatiche fin troppo estive e afose, magari oltre ogni limite, visto le inquietanti tendenze del clima attuali. Ecco perché, pure, questa pioggia estiva simil-novembrina mi piace così tanto. È come ritrovarsi in un ambiente molto rumoroso per poi poter godere, per qualche momento, di una stanza in cui vi sia molta più quiete, ecco. Un piacere leggero, lenitivo, effimero tanto quanto soave. Da godere pienamente finché è possibile, senza dubbio.
[Foto di Broin da Pixabay]Io – l’ho già detto in altre occasioni, qui – non è che abbia una grande considerazione dei servizi di previsione meteorologica, anzi, consiglio di non guardarli nemmeno o quanto meno di considerarli per ciò che sono, ovvero mere “previsioni” e niente più, appunto.
Però a volte la colpa delle previsioni errate non è tutta loro, forse, ad esempio nei casi in cui abbiano previsto per l’indomani bel tempo e invece il cielo si presenta ingombro di nubi plumbee che, prima o poi, scaricano pioggia se non innescano temporali. Perché ho l’impressione che tutte quelle nuvole scure ammontonate, certe volte non siano altro che la condensazione delle troppe, inutili lamentazioni che tanta gente quaggiù sulla Terra enuncia, effonde, emana e litaneggia e piagnisteggia e spande come scarichi di automezzi o ciminiere di fabbriche finché tutta questa densa “caligine grigiastra” sale al cielo e, appunto, si raggruma lassù, uno spesso tappeto di tetre nubi che oscurano qualsiasi possibile serenità. Già.
Dacché se certa gente si lamentasse meno, mi viene da pensare, ci sarebbero più giornate di Sole, oltre che meno problemi comuni irrisolti. E persino i meteorologi c’azzeccherebbero di più, con le loro previsioni – cosa che avrebbe quasi del prodigioso e, a ben vedere, già da sola potrebbe giustificare una netta riduzione di quegli inutili piagnistei, ecco.
[Claude Monet, “La pioggia”, 1886-87, olio su tela, collezione privata.]A volte, piove così bene e con la pioggia tutto così bene si bagna e si lustra, illuminandosi e riprendendo colore o assumendone di così vividi, che a uscire con l’ombrello sembra quasi una cosa brutta, da maleducati, negligenti o da menefreghisti, già.
Tutto intorno è bagnato, le strade gli alberi le siepi i prati le pietre le case gli animali l’aria… e noi no? Almeno un po’ di quella bella pioggia noi non ce la prendiamo, e senza che ci sia alcun bisogno di lamentarsi? Va bene, se è in corso un gran nubifragio no, ma se invece la pioggia cade così bene che sembra di essere in un quadro di Monet…
Ma, forse, sono “di parte”, per così dire. Nel senso che non sopporto gli ombrelli e, in certi casi, come le persone li utilizzano, ecco.
[Foto di StockSnap da Pixabay.]Questa mattina mi sono ritrovato il locale in cui lavoro, dotato di una finestra rivolta a Oriente, inondato di colpo da una luce possente e calda che ha illuminato ogni cosa, come se qui fuori avessero d’improvviso acceso un potente faro che ha disperso l’ombrosità fino a ieri presente. In pratica, il Sole che nelle scorse settimane non riusciva a spuntare oltre la linea dei monti qui intorno, alzandosi sempre più sull’orizzonte ha finalmente ritrovato la breccia – una sella tra due dorsali montuose – dalla quale far passare la sua luce e così donare nuovamente la possente luminosità al territorio al di qua anche nelle prime ore del mattino. Fino a ieri c‘era da aspettare fin quasi mezzogiorno affinché il Sole, nella sua rivoluzione diurna, superasse i monti e si facesse vedere ma ormai già verso Sud e Ovest, non più a Oriente.
Ecco, questa minima cosa ha sempre rappresentato – per me che resto sempre massimamente sensibile a tali piccoli “prodigi” naturali, ricercando con essi la più benefica armonia – uno dei segnali evidenti della prossima fine dell’inverno e del nuovo arrivo della bella stagione, della luce diffusa e via via dominante a vincere le ombre invernali nonché, ovviamente, il loro clima gelido. La rappresenterebbe anche quest’anno, la fine dell’inverno, se non fosse che l’inverno quest’anno non si è praticamente mai visto, svanito tra un autunno prolungato e troppo caldo e una primavera terribilmente anticipata.
“Terribilmente”, sì, perché l’inquietante situazione climatica che stiamo vivendo – e vivremo sempre più nel prossimo futuro – stempera in parte la delicata bellezza del momento che vi ho raccontato, caricandola di una non troppo vaga angoscia che rende il cambiamento climatico ancora più allarmante. Proprio per non aver più voluto restare in armonia con la Natura e con l’ecosistema della Terra siamo finiti in questa inquietante situazione; forse – io penso – sarebbe il caso di restare almeno in consapevole armonia con l’insuperabile bellezza naturale: anche in tal caso potrebbe essere quella a salvare il mondo, e così salvare tutti noi.