Sul presentare un libro in tempo di lockdown

Posto questo secondo “lockdown” in corso, che tale per molti non è ma per la cultura sì, in particolare per gli eventi e i luoghi culturali, di fronte al quesito se trasformare alcuni degli incontri pubblici che avevo in programma, soprattutto per presentare il mio ultimo libro Tellin’ Tallinn, in eventi on line, ho deciso di non farlo.

L’ho deciso molto a malincuore ma basando la mia decisione anche sulle numerose esperienze maturate al riguardo durante il primo lockdown (nessuna delle quali è stata negativa, tutt’altro) nonché su come solitamente propongo le presentazioni dei miei libri (spoiler: in modi meno ordinari ovvero – spero – più coinvolgenti possibile!): circostanze che mi avrebbero impedito di proporre agli eventuali spettatori ciò che avrei voluto offrire loro, e che avrei potuto compensare solo con la produzione di contenuti audiovideo di tipologia e qualità tali che abbisognerebbero di molto tempo e mezzi per essere realizzati (e probabilmente li realizzerò, prossimamente); d’altro canto certe “produzioni” on line viste in questi mesi, “grossolane” a essere molto gentili, temo che abbiano portato più danni che vantaggi ai libri (ovvero a qualsiasi altra opera culturale) che intendevano promuovere, ergo personalmente le evito come la peste, quantunque possa apprezzare l’impegno di chi le propone (ma non i risultati, appunto).

Fatto sta che questa mia predisposizione al riguardo l’ho trovata del tutto consonante con quella offerta dalla prestigiosa Casa della Letteratura per la Svizzera Italiana, nel cui comunicato attraverso il quale ha gioco forza annunciato la sospensione degli eventi letterari in programma, esprime quello che è anche il mio pensiero sulla questione:

Qualcuno ci ha ripetutamente chiesto perché non compensiamo con “incontri virtuali”. Ci abbiamo riflettuto, molto. E la risposta è che la Casa della Letteratura nasce come luogo d’incontro tra l’opera di un autore e dove l’autore si mette in gioco proprio perché di fronte ha un pubblico che lo sollecita grazie all’ascolto oppure con le molte domande alla fine dell’evento. La complicità ma soprattutto l’intimità che si creano, non possono venire sostituite da un collegamento ballerino, un audio fuori sincrono, una immagine appiattita.
Se si dovrà adottare una soluzione mista di incontri “in presenza” e “a distanza”, allora dovremo poterla fare bene. Questo per rispettare il patto unico e straordinario tra l’autore e il suo pubblico.
Ovviamente non smettiamo di riflettere su cosa fare, quali le ulteriori possibilità e i percorsi per continuare il mandato morale che ci siamo dati: offrire incontri con autori e opere di qualità, assicurando che per ogni incontro avrà forma anche la sorpresa.

Ecco, nel mio piccolissimo è ciò che voglio (vorrei) fare io in ogni evento pubblico che propongo e concerne le mie cose: offrire sempre incontri ben fatti, di qualità, il più possibile originali e coinvolgenti nei quali io non sono affatto il solo protagonista ma lo sono insieme ai presenti, e lo è il libro (o qualsiasi altra cosa) che presento sempre e solo in base ai feedback del pubblico, in uno scambio emotivo e intellettuale che è proprio alla base del “patto unico e straordinario tra l’autore e il suo pubblico” che rileva la Casa della Letteratura per la Svizzera Italiana.

Tutto questo senza affatto disprezzare gli eventi on line, ci mancherebbe, ai quali auguro ogni successo e fortuna; nel frattempo io cerco di rendere proficua l’attesa e accumulo idee, energie, intuizioni e vitalità così da poter tornare live appena possibile. Giudicherete voi se ciò sarà servito oppure no – ma siate magnanimi, eh!

[La foto in testa al post è di Free-Photos da Pixabay, rielaborata da Luca.]

Tallinn, a Milano (presto!)

Solo qualche giorno fa pubblicavo un post nel quale annunciavo, alla mia maniera, alcune prossime sorprese riguardanti il mio ultimo libro Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano e Milano. Poi è successo quel che è successo e le sorprese sono dovute rimanere tali: lo sono tutt’ora ma mi auguro vivamente di potervele svelare e, soprattutto, concretizzare presto.

D’altro canto, un libro di viaggio – che non è solo un libro di viaggio – come Tellin’ Tallinn in qualche modo acuisce il proprio valore narrativo (e letterario, sperando che ne abbia) proprio quando circostanze malaugurate e infauste ci impediscono di viaggiare materialmente, e diventa uno strumento di “salvaguardia” e sollecitazione dello spirito peculiare che caratterizza ogni autentico viaggiatore. Uno spirito sempre attivo, vivace, dinamico, anche – se non soprattutto, e non è affatto un paradosso – quando non si è in viaggio, perché è così che esso può bilanciare la stasi materiale di quando non si viaggia, tenendo ben “allenati” mente, cuore e animo e pronti ad una prossima partenza.

Come scrivevo già in passato e ora ribadisco di nuovo, si usa spesso citare quel noto adagio che dice “Il viaggio è la meta”, meno invece si cita il pur altrettanto noto Pessoa che in tema, ne Il libro dell’inquietudine, scrisse “I viaggi sono i viaggiatori”. Tuttavia, se il “vero” viaggio si ha non tanto quando è il viaggiatore a visitare un luogo ma viceversa quando è il luogo a “visitare” il viaggiatore – a entrarvi dentro, a penetrare a fondo nel suo animo esattamente come egli s’addentra per le sue vie o nel suo paesaggio – dunque quando la simbiosi tra luogo e viaggiatore è intensa e vibrante (il che a mio modo di vedere significa realmente visitare un luogo, nel modo più completo), allora come Pessoa, più di Pessoa, mi viene da dire che il viaggiatore è il viaggio. Perché non c’è viaggio “vero” la cui meta non sia dentro di chi lo compie, e in tal modo continui oltre l’ambito geografico, senza limiti effettivi e, per giunta, chiudendo idealmente il solco circolare tracciato in principio dal grande poeta portoghese in un moto, anzi, in un viaggio perpetuo d’un viaggiatore che, altrettanto idealmente, tale è sempre.

Ecco: nonostante tutto, un buon “libro di viaggio” è tale, cioè genera un proprio valore letterario peculiare, anche perché consente di viaggiare pur restando fermi – per scelta, necessità o per obbligo. E lo genera perché, proprio in questi momenti, è un ottimo “integratore” per lo spirito del viaggiatore, pronto a (ri)partire quando ogni circostanza infausta si sarà risolta.

Insomma: fate passare tutto e quelle sorprese riguardanti Tellin’ Tallinn e Milano, nonché molte altre cose, vi verranno svelate e le vedrete realizzarsi. Anche grazie a voi, se lo vorrete.

The losers

A ben vedere, tra i due candidati in corsa per la presidenza USA ci sarà un “vincitore elettorale”, ovvio, ma in verità sono entrambi fin d’ora dei perdenti politici: Joe Biden per non aver saputo vincere con ampio margine su un presidente scellerato come Donald Trump; questi, per non aver saputo capitalizzare nettamente la propria veemente spinta populista contro uno sfidante scialbo come Biden.

E siccome l’uno o l’altro che verrà eletto sarà il rappresentante primo dell’America, alla fine dei conti è e sarà l’America a perdere inesorabilmente. Come è già evidente da qualche tempo, d’altro canto. Già.

Intanto, in USA…

…Comunque vada, sarà un disastro.

Ma, d’altro canto, “As you make your bed, so you must lie in it“. E mangi junk food, ecco.

#USA2020

Dalla brace alla padella

[Immagine tratta da euroweeklynews.com, cliccateci sopra per leggere l’articolo da cui è tratta.]
In fin dei conti, vada come andrà, la realtà veramente desolante e sconcertante dell’America di oggi che elegge il proprio nuovo presidente non è la presenza nella corsa elettorale di Trump e Biden, ma è che i due grandi partiti della maggiore superpotenza mondiale (almeno ancora formalmente), espressione virtuale dell’altrettanto più importante democrazia del pianeta (anche qui almeno nella teoria), non sappiano far altro che elevare al rango di propri “leader” – e capi del proprio stato – un settantaquattrenne spaventosamente privo di senno e un settantasettenne drammaticamente privo di personalità.

Insomma, tutt’al più gli USA potranno passare dalla brace alla padella, ecco.

Be’, ribadisco: ogni popolo ha i governanti che si merita, e di sicuro gli Stati Uniti sono, in modo crescente, tra i paesi al mondo più emblematici al riguardo. Amen.