La pioggia

(Immagine tratta da https://pixabay.com/it/.)

Ribadisco (dacché l’ho già detto altre volte, qui): trovo che la pioggia sia bellissima.
Niente affatto triste, malinconica, deprimente – sono cose che può pensare solo chi le genera e le ha già nell’animo, a prescindere dalle condizioni meteo – e giammai fastidiosa, se non per le mammolette.
Lo è, bellissima, perché dopo tornerà il sereno e, quando di sereno ne ha fatto fin troppo, è bello vedere che si mette a piovere. D’altro canto, il ritorno del cielo sereno è ancor più gradevole dopo la pioggia, no?
Ecco.

La fine delle vacanze

Per certi aspetti è divertente già lavorare, dopo le ferie estive, prima che buona parte degli altri ricomincino a farlo. Ad esempio, in questa settimana mi sono divertito a constatare, giorno dopo giorno, il cambiamento nelle espressioni delle persone che ho visto in giro dacché al momento in ferie.
Lunedì, con quasi una settimana piena di vacanza ancora davanti, le facce erano sostanzialmente rilassate e allegre.
Martedì anche, suppergiù.
Mercoledì qualche ruga sul viso l’ho vista comparire, e qualche sorriso m’è parso più tirato.
Giovedì ho notato le prime espressioni a metà tra il confuso, lo sconcertato e l’affranto, e in generale ho visto facce meno allegre in proporzione a sempre più diffuse discussioni sulle ferie ormai prossime a finire.
Venerdì, tra tante espressioni più o meno desolate, qualcuno aveva già assunto la faccia di quello che pare gli abbiano sterminato la famiglia o, peggio, rubato l’abbonamento alla pay-TV per vedere le partite della propria squadra del cuore.
Infine sabato e domenica è giunto per molti il weekend più tragico ovvero più triste dell’anno, gli ultimi due giorni di vacanza che tuttavia, mentalmente e emotivamente, ancora “vacanza” ormai non lo sono più, quello che siccome è comunque un weekend bisogna essere allegri ma è come esserlo a bordo del Titanic dopo lo scontro con l’iceberg, con la nave già instabile e inclinata e senza scialuppe di salvataggio in vista.
Ecco.

In fondo con le vacanze finisce sempre così: non vedi l’ora che arrivino e, quando finalmente arrivano, non ti capaciti di come è possibile che siano già finite.
Se l’attesa del piacere è essa stessa il piacere, l’attesa della vacanza un po’ meno, già.

 

Il Messia

(P.S. (Pre Scriptum!): è un racconto, il seguente, al momento ancora inedito, che tuttavia farà parte di una raccolta molto – e dico moooooolto – particolare di futura pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e può essere che a breve ne saprete di più. Per intanto… buona lettura!)

“Sono il Messia, tornato qui sulla Terra per parlare agli uomini.”
Il poliziotto guardò il giovane dai capelli lunghi e dagli abiti strani in modo ancor più storto, dopo quelle parole.
Sì, senza dubbio portarlo in centrale per un controllo era la cosa migliore da fare.
Qui anche il commissario, alla domanda sulle generalità, si sentì rispondere le stesse cose: “Sono il Messia, sono tornato qui sulla Terra per parlare agli uomini”. Il corrispondente del giornale locale, alla centrale per l’ennesimo, stupido fatterello di cronaca, alla vista dello strano tipo pensò: “Be’, un tizio mezzo matto che dice di essere il Messia è certo meglio del solito furto alla solita vecchia rincoglionita… Ci può uscire un articolo interessante!” Ma non fece quasi in tempo a portarlo con sé alla redazione che già la voce si era sparsa, e il caporedattore era stato contattato dalla televisione regionale, la quale avrebbe subito mandato un cronista e un cameraman per un servizio: in fondo il tizio dice di dover parlare a tutti gli uomini, no? E infatti il giovane lungocrinito lo ribadì nuovamente, durante l’intervista, che però venne interrotta prima ancor d’essere conclusa: niente servizio, a quanto pareva la TV di stato aveva acquisito i diritti sulla cosa, e già confezionato un bello show in prime time con esperti, psicologi, prelati e un paio di politici di turno. Una grossa auto nera venne a prendere il giovane, e dopo qualche ora di viaggio gli abbaglianti fari dello studio televisivo gli si accesero davanti. Il direttore di produzione lo squadrò con fare piuttosto scettico, che aumentò a sentire le sue parole: sono il Messia, sono tornato qui sulla Terra per parlare agli uomini… “Senti un po’, mister Messia, tu parli quando la scaletta ti dice di parlare e quando il presentatore ti porge una domanda, ok? Altrimenti zitto e buono, che non stiamo affatto giocando, qui!”
Venne portato al trucco, che subì senza dire nulla, e le soubrette dello show presenti nel camerino risero sonoramente di ciò che anche ad esse egli ripeté. “Ehi bello” gli fece una, “parla a chi ti pare, ma con quella faccia smorta chi vuoi che ti creda?”
Il celebre anchorman presentatore del talk show, elegante tanto quanto inceronato e con incollato addosso un tizio della produzione, non lo degnò nemmeno d’uno sguardo mentre si prodigò in inchini e riverenze ai politici e ai monsignori giunti nel frattempo in studio.
Puntuale, alle 21 lo show ebbe inizio: sigla, presentazioni, sermone del conduttore, messaggi promozionali, gag preconfezionate tra gli ospiti presenti e lo stesso conduttore il quale dopo quasi mezz’ora si rivolse al giovane ospite: allora, lei sostiene di avere qualcosa da dirci, giusto?
Il giovane guardò dritto in camera, e con grande calma disse: “Andate tutti quanti affanculo!

La Montagna che può insegnare a vivere alla città – questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio

radio-radio-thuleQuesta sera, 23 gennaio duemila17, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 8a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE, intitolata La montagna come scuola di vita (per la città)! Da tempo, tra i frequentatori della Montagna – probabilmente lo avrà sentito qualche volta anche chi non va per monti e valli –  è abituale il motto la Montagna è scuola di vita, declinato in modi e da punti di vista diversi – alpinistico, antropologico, sociologico, eccetera. A qualcuno tale motto potrà sembrare retorico – di quella retorica in uso nel rapporto tra uomo e Montagna fino a qualche decennio addietro, soprattutto nell’immaginario alpinistico. In verità qualsivoglia accezione retoricizzante viene eliminata dall’etimologia stessa della parola “vita”, che indica tra gli altri il significato di “maniera di vivere e quindi opere, azioni, costumi”: elementi i quali, se organizzati come si confà ad individui intelligenti e razionali, formano insieme alla suddetta etimologia un’ottima ed espressiva definizione di civiltà.
La Montagna, dunque, è scuola di vita ovvero di civiltà: da questo assunto fondamentale si muove il pensiero e l’azione di ALTA VITA, una web community nata proprio per studiare la teoria da cui le riflessioni suddette nascono, e trasformarla in pratiche attive sul territorio. ALTA VITA è un contenitore di realtà, esperienze, eventi, riflessioni, idee, progetti, aspirazioni (nel bene e, al caso, anche nel male) sulla vita nelle “Terre Alte” di montagna sulla loro facoltà di essere potenziale modello di “modus vivendi” virtuoso anche per le genti di quelle pianure spesso ormai profondamente trasformate in zone prive di identità e ricolme di “non luoghi”, le quali nella cultura di montagna (ovvero in quel che resta da salvaguardare e (ri)valorizzare di essa) potrebbero trovare la via per una rinascita sociale, civica, culturale, etica.
In questa puntata di RADIO THULE conosceremo meglio il progetto alla base di ALTA VITA: un progetto, come detto, importante per la rinascita delle zone montane ma pure, e anche più, per la riscossa culturale, sociale e politica delle città.

senza-nome-true-color-02Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Alta Vita

logo_alta-vita_slogan_300Alta+Vita: come la vita sulle/delle “Terre Alte” di montagna, “alta” in senso altimetrico, alta ovvero nobile, civilmente elevata, culturalmente profonda, e alta ovvero elevata sopra il mondo così da poterlo osservare meglio, e meglio comprendere.
Alta Vita: quando la montagna è autentica scuola di vita anche, se non soprattutto, per la pianura e la città.

Alta Vita è, al momento*, una community sul web, un contenitore di realtà, esperienze, eventi, riflessioni, idee, progetti, aspirazioni (nel bene e, al caso, anche nel male) sulla vita nelle “Terre Alte” di montagna e sulla loro facoltà di essere potenziale modello di “modus vivendi” virtuoso anche per le genti di quelle pianure spesso ormai profondamente trasformate in zone prive di identità e ricolme di “non luoghi”, le quali nella cultura di montagna (ovvero in quel che resta da salvaguardare e (ri)valorizzare di essa) potrebbero trovare la via per una rinascita sociale, civica, culturale, etica.

L’idea di fondo di Alta Vita trova le sue basi in questo articolo-manifesto, del quale uno dei passaggi “basilari” al proposito è il seguente:

“La montagna e la sua Natura (in senso generale) ancora “brada” possono concedere all’uomo quello spazio di azione civica che la città – ovvero l’ambito industrializzato, superantropizzato, ipermediatizzato, socialmente degradato e soggiogato alle più basse strategie consumistiche – forse non può più offrire, a causa dell’imminente autosoffocamento sociale. Bisogna salire, per ritrovare noi stessi e il mondo “nostro” – quello che dovremmo desiderare per vivere bene: all’apparenza quasi un anelito spirituale (come lo interpretò Henry Wadsworth Longfellow quasi due secoli fa nel suo celebre componimento “Excelsior!”, letteralmente “più in alto”, in un’epoca nella quale la montagna era ancora totalmente viva) che tuttavia c’è da augurarsi possa essere un concretissimo invito a riscoprire la migliore “via sociale” da seguire, per non ritrovarsi sempre più ridotti a numeri uguali a tanti altri, dunque formalmente inutili, in una società simile a un arido e sterile deserto etico.”

Alta Vita è qui, su facebook, e qui, nel sito/blog. Seguiteli, e buona vita sulle Terre Alte!

*: al momento, in quanto l’aspirazione di Alta Vita è quella di divenire col tempo una comunità non solo virtuale, sul web, ma anche assolutamente reale, in forme associative da definirsi ma senza dubbio attive e propositive nei e per i territori d’elezione. Sarà il tempo, appunto, nonché l’interesse e i contatti nel mentre raccolti, a stabilire tali sviluppi: è un percorso verso l’alto, e come tale mirante non solo ad una vetta da raggiungere ma, soprattutto, ad una proficua elevazione. Se nel viaggio la meta è il viaggio stesso, nella salita la vetta è l’ascendere sempre più, arrivando più in alto possibile. Ogni pur piccolo passo in più è, a suo modo, una vetta raggiunta.