Ipocrita (s.m.). Dicesi di persona che, professando virtù che non rispetta, si procura il vantaggio di trasformarsi, agli occhi di tutti, in ciò che più disprezza.
Il leggere rende un uomo completo; il parlare lo rende pronto; e lo scrivere lo rende preciso.
(Francis Bacon/Francesco Bacone, Degli studi, L, in Saggi, traduzione di Cordelia Guzzo, in Scritti politici, giuridici e storici, vol. I, a cura di Enrico De Mas, UTET, Torino, 1971. Vedi anche qui.)
L’arte è una possibile risposta alla sorveglianza totale, e non soltanto perché la smaschera; caratteristiche dell’arte come la casualità, l’ambiguità, l’illogicità, l’anarchia, l’imprevedibilità e tutte le operazioni incentrate sul caso sfidano i sistemi oppressivi basati sulla struttura e sul controllo.
Insomma, resta valido quel noto motto di Paul Gauguin, «l’arte o è plagio è rivoluzione», anche in senso filosofico contemporaneo, anche riguardo i sistemi e le strutture sulle quali è costruito il mondo di oggi e con le quali è governato, o controllato. Verso cui l’arte o sa sfuggirne e rendersi antitetica e antagonista, nel modo costruttivo e rivoluzionario che forse solo l’arte sa attuare, oppure ne diventa un’ennesima e certamente ipocrita rappresentazione.
Tu puoi costantemente osservare che la fede e la scienza si mantengono come i due piattelli di una bilancia: quanto più l’uno s’innalza, tanto più l’altro si abbassa.
I geni e gli inventori, all’inizio della loro carriera (e molto spesso anche alla fine), sono stati sempre considerati dalla società nient’altro che degli imbecilli.