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Ci vediamo giovedì 28 luglio prossimo, nella meravigliosa frescura montana dei Piani Resinelli! 😉
Giovedì 28/07, alle 19.30 ai Piani Resinelli, sopra Lecco e al cospetto della meravigliosa Grignetta, avrò l’onore e il piacere di essere ospite di 𝗣𝗘𝗥𝗦𝗢𝗡𝗘𝗙𝗔𝗡𝗡𝗢𝗖𝗢𝗦𝗘, il format culturale partecipativo per l’autoformazione e l’empowerment territoriale della montagna creato e curato da Resinelli Tourism Lab. L’obiettivo del format è la condivisione di idee e buone pratiche per un rilancio della montagna davvero sostenibile e partecipato – nel frattempo godendosi un ottimo aperitivo serale in qualche fascinoso “angolo segreto” dei Piani. Nel mio caso, chiacchiereremo di valorizzazione delle aree interne e turismo sostenibile in montagna, temi fondamentali per il presente e il futuro dei territori montani che lo diventano ancor di più proprio quando condivisi da più persone possibili, dal montanaro stanziale da generazioni sui monti fino al turista occasionale.
𝗣𝗘𝗥𝗦𝗢𝗡𝗘𝗙𝗔𝗡𝗡𝗢𝗖𝗢𝗦𝗘, come accennavo poco sopra, è un format culturale partecipativo per l’autoformazione e l’empowerment territoriale della montagna. In sostanza, si invita gente a raccontare quello che fa: neo-rurals, imprenditori e imprenditrici d’alta quota, blogger, persone che hanno deciso di fare cose che valorizzano il territorio e le aree interne.
Il format è semplice:
Visto che l’obiettivo di 𝗣𝗘𝗥𝗦𝗢𝗡𝗘𝗙𝗔𝗡𝗡𝗢𝗖𝗢𝗦𝗘 è la condivisione di idee e buone pratiche per un rilancio della montagna davvero sostenibile e partecipato, è importante che chi segue il progetto partecipi a tutti gli incontri. Per creare una community di aspirazioni e desideri, con cui immaginare un piano di sviluppo territoriale di ampio respiro e vedute orizzontali.
I primi tre appuntamenti del format sono giovedì 21 luglio con Michele Castelnuovo, giornalista e creator di Trekking Lecco, giovedì 28 luglio con lo scrivente, e giovedì 10 agosto con Alessio Dossi, promotore di processi di imprenditoria civile. Calendario e dettagli li trovate nella locandina in testa al post: cliccateci sopra per ingrandirla.
Importante: la prenotazione agli appuntamenti è obbligatoria alla mail resinellitourismlab@gmail.com.

(P.S. (Pre Scriptum): ve l’assicuro, io ambirei fervidamente di parlare d’altro, in tema di montagne e di loro cultura, e non così spesso di cose-brutte-costruite-sui-monti… d’altro canto, come si può restare impassibili e silenti di fronte a certi dissennati “cazzottoni” biecamente tirati al buon senso alpestre – ovvero al paesaggio delle nostre montagne? Non si può e non si deve, ecco!)

Una nuova cabinovia, un nuovo “resort ecologico” che prenderà il posto di un vecchio rifugio, un “igloo” bianco che prenderà il posto di un edificio abbandonato, un glamping, un “campeggio glamour di lusso” che verrà aperto tutto l’anno, una nuova pista da sci in plastica, la pista per gommoni a ciambella gonfiabili, un impianto per il volo dell’angelo, un alpine coaster (cioè un bob su rotaia), un parco avventura, uno zoo percorribile in auto, una parete artificiale di arrampicata sportiva e alcuni interventi sui sentieri.
Sembra la proposta di un parco divertimenti post apocalittico, vero? Un luogo in stile Mad Max dove tutto è artificiale, tutto è plastica, metallo, rumore, confusione, nel quale divertirsi senza pensare ad altro. Anzi, senza pensare per nulla. Una roba da fantascienza distopica alpestre, insomma.
Be’, è il progetto presentato dagli amministratori pubblici locali – dalla regione in giù – per il “rilancio” della località di Sarnano-Sassotetto, nelle Marche, sul versante maceratese dei Monti Sibillini. Costo: 36 (trentasei) milioni di Euro. Nome: “Sistema integrato della montagna Sarnano-Monti Sibillini” – altisonante, ovviamente, sennò non si nota. «E’ un sogno, qui tanti soldi non si sono mai visti» commenta il sindaco. «Dobbiamo invertire la tendenza allo spopolamento delle aree interne» aggiunge il presidente della regione.
Della questione ne parla diffusamente “montagna.tv” in questo articolo – lo vedete anche lì sopra – nel cui titolo il termine “Disneyland” appare assolutamente azzeccato. Anzi, quasi riduttivo.
“Qui tanti soldi non si sono mai visti”, già. E, come sempre accade, così tanto denaro dà alla testa – anche sugli Appennini, a quanto pare.
Ditemi infatti cosa c’entrino tutte quelle giostre e le attrazioni da luna park alpestre con la montagna, quella vera, quella che “non si vuole far spopolare”! Proprio vero: infatti, piuttosto di aiutare concretamente i residenti sodisfacendo i loro bisogni e agevolandone la permanenza abitativa oltre che il legame con i luoghi di vita quotidiana (quante cose al riguardo si potrebbero fare, con tutto il denaro previsto?), si punta a soddisfare i meri bisogni ludico-ricreativi dei turisti senza nemmeno far capire loro il valore culturale dei luoghi nei quali vengono attirati. Proprio nello stesso modo per cui a chi va a divertirsi in un luna park interessano le giostre presenti, non quello che ci sta intorno. E che quello che sta intorno è un territorio e un paesaggio tra i più belli dell’Italia centrale cosa volete che conti rispetto al campeggio glamour di lusso, al volo dell’angelo e allo zoo percorribile in auto?
36 (trentasei) milioni di Euro, ribadisco.
Per la «valorizzazione del comprensorio montano e sciistico» la cui quota massima nemmeno arriva a 1600 m.
“Valorizzazione”, esatto.

Tuttavia, devo anche dire che più mi trovo davanti progetti distopico-demenziali come quello di Sarnano e più mi convinco che il futuro è dalla parte delle montagne, non certo di quei figuri, politicanti o meno che siano, i quali si gonfiano il petto con tutti quei soldi pubblici e dicono di valorizzarla, la montagna, ma in verità la odiano profondamente. E parimenti mi convinco che con un’adeguata consapevolezza diffusa riguardo la montagna autentica, quello che realmente è e che può essere nel prossimo futuro, in senso culturale, sociale, economico, turistico eccetera, i suddetti figuri e i loro “sistemi integra(lis)ti” ne usciranno sconfitti, alla fine. Potrebbe sembrare un paradosso, questa mia convinzione, ma ciò che è veramente paradossale sono i progetti turistici come quello di Sarnano: è questa evidenza ineluttabile che, alla lunga e pur al netto (purtroppo) dei danni economici e ambientali provocati, salverà le montagne e darà loro nuova vita futura. Ne sono certo, e spero lo siate/sarete anche voi.

Illustre Redazione,
trovo che sia un’ottima cosa il dibattito politico-amministrativo avviatosi intorno al presente e al futuro dei Piani Resinelli, del quale ho letto sul Vostro quotidiano online (qui e qui due articoli che ne riferiscono): un’apprezzabile forma di brain storming che per località di tale pregio – e i Resinelli sono senza dubbio uno dei luoghi più belli e affascinanti delle Alpi centrali – dovrebbe diventare una pratica costante e non occasionale ovvero non legata al mero risolvere i problemi del momento, così da poter valutare continuamente la realtà di fatto e agire di conseguenza nei modi più consoni possibile. Alcune criticità al riguardo d’altro canto risultano evidenti: in primis il fatto che non si possano considerare i Resinelli come un luogo nel quale dover trovare più aree di parcheggio possibili per farci stare tutte le auto che vi salgono; la necessità di superare l’obsoleta customer experience che riserva al “cliente-turista” tutti i diritti per sviluppare invece una virtuosa place experience per la quale è il luogo innanzi tutto a godere di diritti, e ciò attraverso una programmazione di medio-lungo periodo che metta al centro innanzi tutto i bisogni (attuali tanto quanto futuri, dunque) dei Resinelli e di chi li vive, affinché da ciò scaturisca per virtuosa conseguenza la migliore e più gradevole fruibilità turistica; l’imperativo di sviluppare, in una località tanto peculiare come i Resinelli, la più articolata consapevolezza culturale del luogo, così da generare quella relazione approfondita che contrasta il deleterio turismo mordi-e-fuggi che consuma il luogo banalizzandone il valore e trasformandolo in mero “divertimentificio” (al riguardo è assai interessante l’attività di “Resinelli Tourism Lab”, ad esempio, ma non serve rimarcare che un luogo come i Resinelli trabocca letteralmente di potenzialità culturali). Tali evidenze vanno a toccare quello che forse è il nocciolo della questione per i luoghi come i Piani Resinelli, ponendo alcune domande importanti: siamo certi che sia la quantità di turisti che può far “vivere” il luogo, che in esso ci debbano essere sempre e comunque più visitatori possibile? È consona una tale visione della questione con la montagna e con le peculiarità del suo ambiente, anche in ottica futura? La montagna può e deve vivere solo di turismo (e nello specifico di turismo di massa), quantunque ciò venga fatto apparire come “inevitabile”? È possibile generare in loco forme di sostenibilità economica alternative o comunque non totalmente dipendenti dalla quantità di turisti che giungono lassù?
Da tali domande trarrei un’ulteriore riflessione interrogativa, riguardante proprio uno dei temi considerati nel dibattito suddetto: ci si chiede quale debba essere la qualità dell’offerta che i Resinelli propongano al potenziale pubblico turistico e come ciò determini la qualità del turismo stesso. Interessante sarebbe pure, secondo me, porre la questione in senso opposto, ovvero: quale turismo può e dovrebbe essere contemplato per lo sviluppo virtuoso dei Piani Resinelli? Dunque non pensare soltanto a estendere la qualità dell’offerta turistica ma, parimenti, analizzare e stimolare una certa domanda che risulti conforme, consona e fruttuosa più di altre allo sviluppo della località e dell’intero suo territorio. Questo, a mio modo di vedere, significa procedere sulla via di una rinnovata se non innovativa place experience, una progettualità di (ripeto) medio-lungo termine che ponga costantemente al centro il luogo, le sue peculiarità, i suoi bisogni concreti, le sue potenzialità oggettive e il consolidamento di un futuro che possa reggersi in piedi non attraverso modalità singole o univoche ma con varie e articolate possibilità che ne emancipino e rafforzino, per quanto possibile, l’evoluzione.
Un auguro, infine: posto il dibattito avviatosi per il quale rinnovo il mio apprezzamento, conto che la politica sappia finalmente andare oltre la costante e spesso non così velata autoreferenzialità che ne guida le azioni sul campo e, soprattutto, maturi la volontà e la consapevolezza di agire, su progettualità del genere, nel modo più partecipato, inclusivo, ponderato, umanistico possibile. Pochi ambiti come la montagna rappresentano un “ambiente” nel senso più pieno del termine, ovvero una rete di relazioni materiali e immateriali tra tutti gli elementi (viventi e non) che ne caratterizzano e formano il territorio, ne generano il paesaggio nonché ne determinano il grande valore estetico e culturale: è un principio, questo, che le genti che sono parte inter-attiva di quell’ambiente dovrebbero riprodurre in ogni azione nell’ambiente stesso. Un principio di naturale buon senso, insomma.
Grazie di cuore dell’attenzione che avrete voluto rivolgere a queste mie considerazioni.