MultiLucaMedia

En passant, mi permetto di segnalarvi che, cliccando sull’immagine qui accanto, potete accedere alla sezione del blog dedicata ai contenuti multimediali, audio e video, dei quali in qualche modo sono “protagonista” (conferenze, classrooms, dissertazioni varie) o lo sono i miei libri (attraverso presentazioni, interviste, podcast e letture), oppure altre cose con me di mezzo. Il tutto non troppo indegnamente, spero!

Nel caso vogliate visitarla – cosa della quale vi sarò grato a vita, eh! – spero proprio che troverete cose interessanti e, be’, vi auguro buoni ascolti e buone visioni!

Scrivere per non annegare

La mia letteratura è un continuo tentativo di rettificare quel che provo nella vita, come qualcuno che consulta febbrilmente un libro per sapere cosa bisogna fare per rianimare l’annegato sdraiato sulla riva.

(Jules Renard, Diario 1887-1910, traduzione e postfazione di Orio Vergani, a cura di Guido Vergani, SE, Milano, 1989, pag.77.)

(Photo credit: Henri Manuel [Public domain])
Ha ragione Renard: molti scrittori considerano ciò che scrivono come lo strumento per poter “sopravvivere” (spesso con non poca altezzosità) al loro tempo, e non si rendono conto che invece la scrittura deve innanzi tutto essere un modo (o un tentativo) per sopravvivere a se stessi, e con la massima umiltà.

 

«Aiuto, il libero pensiero!»

L’arretratezza culturale nella quale da tempo langue la società italiana si palesa anche nella diffusa incapacità di accettare le manifestazioni del pensiero libero e indipendente. In tanti, primitivamente, non riescono a non catalogare gli individui coi quali interagiscono in modo rozzamente manicheo: o da una parte o dall’altra, e se personalmente si è di una parte si è inesorabilmente contro l’altra e viceversa.

Sembra proprio che la libertà di pensiero con cui elaborare altrettanto libere opinioni faccia molta paura: troppo sfuggente dagli schemi precostituiti e imposti, dalle convenzioni, troppo autonoma da elementi di potere, da modelli, leader, capi, maestri, guru, inclassificabile ergo incontrollabile – ovvero inassoggettabile.

Anche in questa situazione è ben palesata la suddetta arretratezza culturale (e civica, aggiungo) della società italiana: arretratezza che, proprio rispetto alla libertà di cui ho detto, è un recinto che col tempo diventa sempre più stretto e chiuso nel quale il paese si ritrova imprigionato senza nemmeno rendersene conto, perché ormai privo (ovvero privato) della libertà di osservare e capire la realtà in cui si trova. Una libertà della quale invece chi conserva il pensiero indipendente è e sarà sempre dotato, potendone godere con grande efficacia e proficuità.

Monkey Punch (1937-2019)

Notizia triste, accidenti.
Leggo che è morto Monkey Punch, all’anagrafe Kazuhiko Kato. È il creatore di Lupin III, da cui poi fu tratto il celeberrimo, affascinante cartone animato col quale, lo posso ben dire, sono venuto grande – e con me chissà quanti altri dai 40 in su, immagino. Aveva 81 anni ed è morto lo scorso 11 aprile, ma la notizia è stata diffusa solo oggi.

«Ciao ciao Zazzà» soleva dire Lupin fuggendo per l’ennesima volta al suo irriducibile nemico, l’ispettore Zenigata. Ciao ciao Monkey Punch! – ora tocca mestamente dire parafrasando Lupin a noi, suoi irriducibili fans.