Flaiano semper docet!

Tornare a leggere il grandissimo Ennio Flaiano (lo sto facendo con il suo Diario Notturno, come forse avrete notato) in questo particolare periodo per il paese – periodo di campagne elettorali e votazioni imminenti, nel quale l’Italia riesce sempre (e sempre più) a dare il peggio di sé – è veramente significativo. Non solo ci si rende nuovamente e inequivocabilmente conto di come la situazione politica in Italia è sempre più grave ma sempre meno seria (Flaiano scrisse quel suo famoso aforisma nel Taccuino del 1954!), anzi: ci si capacità del fatto che non c’è alcuna via di salvezza, da essa. Almeno per chi o cosa continui a esserne sottoposto, per necessità o (peggio) per scelta. Semmai, come già dissi qui, l’unica possibilità di salvezza è dalla parte opposta. Totalmente opposta.

Italia, anno 2018

Come una sola, semplice immagine possa dire molto più di innumerevoli parole sullo “stato delle cose” italiane, in quest’anno di (dis)grazia (elettorale) 2018!

(Nel frattempo, in queste ore, pochi centimetri di neve riescono a mandare in tilt l’intero paese. Non serve aggiungere altro, io credo. O forse sì, servirebbe, ma la censura sarebbe dietro l’angolo.)

Tesla + Twain = Wow!

Credo che se si potesse misurare il valore di un’immagine fotografica in base al tasso di genialità dei soggetti in essa raffigurati, questa fotografia risulterebbe inestimabile e forse insuperabile:

Mark Twain nel laboratorio di Nikola Tesla, nel 1894. Due geni assoluti insieme, appunto.
Fu un’amicizia tutt’oggi poco conosciuta eppure eccezionale, e non solo per l’importanza dei due personaggi: ad esempio, dovete sapere che Tesla scoprì accidentalmente i raggi X proprio grazie a Twain (leggetene qui – in inglese).

Accidentalmente, sì. D’altro canto la genialità (sia essa scientifica o artistica), quando è autenticamente tale, scopre e inventa cose nuove anche in modo “involontario”!

L’appello a favore della cultura, e la pioggia nel deserto

L’appello ad una ben maggiore attenzione nei confronti della cultura da parte della politica, rivolto a questa da una nutrita schiera di intellettuali, artisti, studiosi, accademici ed esponenti vari del panorama culturale nazionale nell’imminenza del voto elettorale, mi dà l’impressione di un improvviso acquazzone in mezzo al deserto.

Ovvero, da un lato qualcosa di necessario, indispensabile, essenziale per un territorio tanto arido – culturalmente, e non solo – come purtroppo è quello italiano; dall’altro, un apporto di pioggia assolutamente vitale che tuttavia rischia di essere assorbito totalmente da un terreno, ribadisco, ormai inariditosi al punto da non saper trarre nulla o quasi di realmente rinvigorente, da una tale circostanza.

Sono pessimista, sì, perché ho la netta sensazione che le classi politiche e dirigenti italiane non da oggi ma da tempo abbiano scelto di mettere da parte la cultura, di relegarla in un angolo polveroso e buio quando non di ignorarla del tutto, inseguendo altri “valori” molto più materiali, biechi, assolutamente più degradanti ma in grado di conferire tornaconti particolari (ovvero a vantaggio dei singoli, non certo della collettività) nel breve periodo. Qualcosa, insomma, di totalmente antitetico a ciò che è la cultura, ma pure a ciò che è la civiltà.

Ben venga l’appello suddetto, anzi, sia lodato e glorificato in ogni modo. Ma che non resti un’iniziativa dettata dal momento elettorale, che l’appello diventi un’invocazione, una sollecitazione continua, un’esortazione costantemente reiterata e rivendicata. Come se quell’acquazzone estemporaneo potesse diventare un monsone, inondando quei territori al momento quasi del tutto desertici, rendendoli di nuovo culturalmente fertili, produttivi, vivi: e tutti noi che in qualche modo ci occupiamo di cultura dobbiamo essere “nuvole” cariche di siffatta indispensabile pioggia. È un dovere dalla cui messa in atto nessuno si può sentire sollevato. Perché – lo rimarca bene lo stesso appello – se la cultura è viva, vive anche la società e ugualmente è viva la civiltà. Il che in Italia, peraltro, significa pure fare “vivere” bene il PIL.

Sono considerazioni del tutto elementari, queste, di una logicità assoluta. Meno che per la politica italiana, temo, almeno per come ha agito fino a oggi.

P.S.: in ogni caso, come la penso sul tema lo scrissi pure qui – e ribadisco con crescente decisione quelle mie riflessioni.

(Cliccate sull’immagine in testa al post per leggere un articolo al riguardo tratto dall’Huffington Post.)

Del teatro, o della più sincera “menzogna” – con Luca Radaelli, questa sera in Radio Thule!

Questa sera26 febbraio duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 7a puntata della stagione 2017/2018 di RADIO THULE, intitolata Il menzognero entusiasta!

Il grande regista statunitense Joseph Mankiewicz ha scritto di pensare che, “storicamente, l’attore possa aver preceduto il fuoco, la ruota, l’ascia, la mazza — ogni importante manifestazione della creatività umana, davvero — tranne forse l’omicidio e il far baccano”. Ovvero, che il “recitare una parte” sia un atto antropologico fondamentale per l’essere umano, almeno nella forma; poi, per far che diventi “sostanza”, quell’atto deve diventare arte, elevandosi dall’ordinario per diventare straordinario e offrire una visione e una narrazione del mondo, della vita, della natura umana e di ogni altra cosa superiori, appunto, a quella convenzionale. È una “mutazione artistica” affascinante, intrigante e ricolma di significati, che in questa puntata di RADIO THULE, avremo la fortuna di conoscere meglio grazie alla presenza in studio di un mirabile attore, regista, sceneggiatore, e persona di altrettanto valore umano: Luca Radaelli.

Con lui – per così dire – “saliremo” sul palco, “guarderemo” verso la platea e verso il mondo intorno, cercheremo di capire come una vita dedicata al teatro possa fare della recitazione una lunga e appassionata dedica alla vita. “Menzognera”, certo, eppure molto più sincera e obiettiva di tante altre “rappresentazioni” quotidiane. E sempre entusiasta – nonché entusiasmante.

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, quiStay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione,