Alpinismo letterario

A volte si trova molta più “letteratura” (nel senso più artistico ovvero espressivo del vocabolo) ove mai si potrebbe pensare di trovarla che in certi “libri” – cioè, in tanti di quei prodotti di consumo che gli editori vogliono far credere che abbiano un qualche valore letterario e invero ne hanno ormai meno che lo scontrino d’una salumeria.)

Ad esempio, in un semplice schizzo col quale, con pochi ma illuminanti tratti, la guida alpina Michele Comi propone alcune salite nelle Alpi centrali per l’estate in corso. Così, con (all’apparenza) poco, Comi narra tantissimo: racconta cosa sia la montagna autentica e come possa (debba) essere un altrettanto autentico rapporto tra essa e l’uomo che l’affronta, rimarca che l’avventurarsi alpinisticamente in alta quota non potrà mai essere “un’esperienza programmata” e come tale vendibile come un “prodotto di consumo” (appunto, vedi sopra) oppure affrontabile come una vacanza in un villaggio turistico nella quale essere intrattenuti (da altri) è obbligatorio – dacché non più capaci di intrattenersi da soli, ad esempio proprio con lo spettacolo della Natura e delle vette alpine… Uno spettacolo unico e irripetibile perché autentico, non preconfezionato, non adattato e aggiustato al fine di eliminare la sua complessità e rendere tutto più facile – dunque più facilmente vendibile, ribadisco.

Anche a tale proposito, Michele Comi racconta e ribadisce come, inesorabilmente, anche l’Homo Technologicus contemporaneo di fronte alla Natura ridiventi piccolo e quasi insignificante, impotente ad esempio rispetto una meteo inclemente verso la quale l’unica cosa da fare è adattarsi nel modo migliore possibile, dato che sfuggirvi è invece prova evidente di pochezza antropologica (come se i monti dovessero essere chiusi al pubblico ogni qualvolta minacci pioggia o neve!)

E certo, alla fine Comi narra, in questo suo disegnino così letterario, anche di una possibilità meravigliosa: quella di salire una leggendaria vetta alpina (o più d’una) e da lassù guardare il mondo ai propri piedi. In alto, sopra le umane bassezze quotidiane, sopra una frenesia collettiva sempre più insensata e cognitivamente dissonante rispetto a ciò che ha intorno, sopra una “vita” (o quello che riteniamo tale) che troppo spesso si dimentica di quanto possa essere ricca di bellezza e valore e che, proprio per questo, necessita sempre più di elevarsi: culturalmente, spiritualmente, umanamente in primis, ma se possibile anche altitudinalmente. In fondo una vetta non è che un piccolo, angusto spazio di roccia e neve spazzato dalla meteo più inclemente: ma è anche, ogni vetta, un punto di contatto tra la dimensione terrena e quella celeste, tra il materiale e l’immateriale, tra la parte più pratica, più “fisica” del mondo vissuto e quella più emozionale e ultrasensibile. E starci anche solo per qualche istante, su una vetta, non sarà mai una merce da vendere semplicemente perché non ha prezzo.

Cliccate sull’immagine per aprirla in un formato più grande, oppure cliccate qui per visitare il sito web Stile Alpino e saperne di più.

I viaggiatori dell’edizione 2017 di “In Viaggio sulle Orobie”

(Ripubblico paro-paro qui l’articolo uscito sul sito di OROBIE – cliccate sull’immagine per leggerlo in originale e vedere anche la relativa galleria fotografica – nel qual sito peraltro troverete ogni altra informazione e presentazione utile a conoscere meglio l’imminente “Viaggio sulle Orobie”, giunto alla sua quinta edizione. Oppure, potete anche dare un occhio qui.
Ah, ringrazio la redazione per avermi definito “eclettico”! Mica roba da poco, eh!)

In Val Biandino, la cui testata è percorsa dalla 2a tappa della DOL, al cospetto del celeberrimo Pizzo dei Tre Signori.

A guidare il folto gruppo dei viaggiatori sarà Francesca Mai, Accompagnatore di media montagna del Collegio guide alpine della Regione Lombardia. Giovane e grande appassionata di montagna, sarà la capo cordata ideale del nostro trekking sulla DOL – Dorsale Orobica Lecchese.

Il viaggio vedrà come sempre la presenza di personaggi legati a mondi artistici e professionali differenti. Saranno con noi Bruno Bozzetto, celebre disegnatore e regista; il giornalista Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera e profondamente legato alla Dol e al territorio circostante; l’alpinista e scrittore Enrico Camanni, tra i promotori della rete del turismo sostenibile «Sweet mountains». Del gruppo degli alpinisti fanno parte anche Pietro Buzzoni e Mario Curnis, decano degli scalatori bergamaschi e presente fin dalla prima edizione de “In viaggio sulle Orobie”.

Saremo affiancati nel cammino anche da Alessandro Calderoli, istruttore di scialpinismo del CAI e medico del Soccorso alpino; Stefano D’Adda, agronomo e perito agrario e storico collaboratore di OrobieSergio Poli dell’ERSAF, che è stato tra i realizzatori del primo tracciato della DOL; il biologo e ricercatore Michelangelo MorgantiLudovico Roccatello di Slow Food. Immancabile il nostro chef di viaggio Michele Sana.

Nutrita la squadra degli artisti, composta dal musicista Davide Riva – che sarà affiancato da Martin Mayes -; Paola Piacentini e Giorgia Battocchio, conduttrici di Radio Popolare e l’eclettico Luca Rota, autore di una decina di lavori letterari e a sua volta conduttore di programmi radiofonici; Davide Mauri, artista visuale; e Luca Radaelli, autore, regista e attore teatrale.

Ci aiuteranno infine a raccontare questa splendida avventura i fotografi Marco Mazzoleni e Umberto Isman; e il documentarista Carlo Limonta.

Buon viaggio a tutti!

Dal 13 al 16 luglio, tutti “In Viaggio sulle Orobie”!

In Lombardia, tra il bacino del Lago di Como e dell’Adda, la Valsassina e le valli bergamasche, corre una dorsale montuosa tra le più spettacolari dell’intero arco alpino, in un territorio ricchissimo di peculiarità paesaggistiche e naturalistiche, di possibilità escursionistiche e alpinistiche, di tesori storici, architettonici e artistici e d’un retaggio culturale altrettanto ricco ed estremamente narrante. La dorsale è percorsa da un itinerario escursionistico, la DOL – Dorsale Orobica Lecchese, che in oltre 80 km di percorso porta dalla Val Gerola, laterale della Valtellina, alle porte di Bergamo, che da qualche tempo a questa parte è oggetto di un grande progetto di valorizzazione e rilancio il quale coinvolgerà i territori attraversati, i loro abitanti e tutte le rappresentanze private, pubbliche e istituzionali.

Momento clou del progetto per l’anno in corso sarà la 5a edizione di “In Viaggio sulle Orobie”, il trekking organizzato dall’omonima rivista che ha come obiettivo la scoperta, la promozione e la valorizzazione dei territori in cui anno dopo anno si svolge. Al seguito un gruppo di viaggiatori estremamente eterogeneo composto da alpinisti, giornalisti, fotografi, artisti, esperti di cibo e vino che dal 13 al 16 luglio prossimo incontreranno escursionisti e altri appassionati di montagna nei rifugi e nelle località in cui faranno tappa, offrendo la loro personale lettura del territorio. Un vero e proprio cammino tra i luoghi e le persone, uno scambio di saperi, sapori, storie ed emozioni. Molto più di un passaggio, ma un’occasione anche di lasciare un’impronta non solo di sentimenti: la peculiarità di questa edizione di “In Viaggio sulle Orobie” sarà infatti quella di donare ai territori, alle comunità e alle diverse realtà che verranno toccati i contenuti prodotti durante questi incontri, il tutto con il supporto di una forte comunicazione sui media provinciali e regionali e, appunto, con il massimo coinvolgimento di enti, associazioni e residenti nei territori attraversati.

Anche per questa quinta edizione del trekking il gruppo di viaggiatori presenta personaggi notevoli: ci sarà Bruno Bozzetto, uno dei più grandi disegnatori italiani di sempre, Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera, Enrico Camanni, tra i più prestigiosi esperti di cultura di montagna, eppoi lo scrittore Ruggero Meles, Francesca Mai, del Collegio Guide Alpine della Lombardia, gli agronomi Pietro Buzzoni e Stefano d’Adda, Alessandro Calderoli, istruttore CAI, Sergio Poli, ingegnere forestale, il biologo Michelangelo Morganti, Ludovico Roccatello di Slow Food, l’attore Luca Radaelli, Paola Piacentini e Giorgia Battocchio di Radio Popolare, il compositore Davide Riva, l’artista Davide Mauri e… sì, ci sarò pure io. In più, ci seguiranno alpinisti, musicisti, chef, nonché fotografi e documentaristi che produrranno affascinanti testimonianze sul Viaggio e, last but not least, chiunque vorrà unirsi al gruppo oppure raggiungerci nei rifugi toccati lungo l’itinerario.

In questa pagina dedicata nel sito di Orobie potrete avere molte utili informazioni sul Viaggio, sul percorso che seguirà e sul programma dei 4 giorni. Qui invece potrete visitare la pagina facebook dedicata all’evento, e con essa restare informati sulle ultime news al riguardo.

Chi abita in zona Lecco, invece, potrà godersi la presentazione ufficiale di “In Viaggio sulle Orobie” che si terrà giovedì 6 luglio, dalle ore 19 in poi, presso la Taverna ai Poggi, posta in bellissima posizione sulle colline alle spalle della città lariana, a metà strada tra il lago e le pareti di dolomia del manzoniano Resegone. Cliccate sull’immagine a fianco per visualizzare la locandina e saperne di più – perché c’è parecchio di più, e pure di assai gustoso!

A presto per ulteriori aggiornamenti ma, fin da ora, vi invito a camminare con noi lungo la DOL e (ri)scoprire uno dei più spettacolari e affascinanti territori di montagna dell’intero arco alpino!

“Nel cuore della Svizzera”… a Lecco! Venerdì prossimo 17/03 il mio ultimo libro (e il suo autore) al “Cafè Blondel”!

Quando la “meta” è il viaggio, e il “viaggio” un libro – che non è solo un libro di viaggio ma molto, molto altro, su una città che non è solo una città… Venerdì 17 marzo, alle ore 18.00, sarò ospite di Cafè Blondel, bellissimo e accogliente caffè letterario di Lecco, per “partire” con chi sarà presente in un intrigante viaggio letterario alla scoperta di Lucerna e del mio ultimo libro Lucerna, il cuore della Svizzera, tra narrazioni, letture, visioni, emozioni, stupori… Cliccate qui per saperne di più e… non mancate: vi farò scoprire una meta inaspettata e incredibilmente ricca di suggestioni attraverso un viaggio che non ci porterà solo a Lucerna, ma in tanti altri e impensati luoghi. Insomma, un viaggio che vi sorprenderà, anche perché…

Viaggiare per partire, partire per arrivare e fermarsi e poi rimettersi in viaggio. Il viaggio è la meta solo se vi è una meta verso cui viaggiare, che poi la si raggiunga o meno. Io l’ho raggiunta, e la raggiungerò ancora – ritornare per ritornare, appunto: e ritornerò. Lucerna è ormai l’inevitabile meta, lo so per certo, di tanti miei viaggi futuri, e allo stesso modo farà dei miei viaggi una meta. La fine di un viaggio come il principio del ritorno – che sia domani, tra un anno o tra dieci: veramente il tempo diventa relativo, qui, e sottoposto allo spazio, viceversa di quanto postulato dalla fisica. Ciò anche perché è un viaggio – forse dovrei dire un viaggiare, come pratica vitale sistematica – che ogni volta inizia esattamente dal primo passo fatto nella direziona opposta.

Venerdì prossimo, 17 marzo, ore 18.30, Cafè Blondel, Lecco: save the date e non mancate!

Ponzio Pilato sulle Alpi Svizzere?

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Eccolo lì, onnipresente sopra ogni cosa cittadina, il Pilatus, il mitologico e possente vegliante che impenna le sue vigorose membra rocciose verso il cielo…
Il Pilatus è “la” montagna di Lucerna. Le si staglia all’orizzonte settentrionale, immancabile ogni qualvolta si guardi in quella direzione da qualsiasi angolo della città. Basta voltare un angolo, infilare lo sguardo tra una torretta merlata e un cornicione e ne vedi la vetta. E’ una sorta di sobborgo cittadino fatto di magri pascoli e pinnacoli rocciosi, che quasi di colpo si innalzano dall’hinterland collinare lucernese, dolcemente ondulato e virente. Non è incombente, opprimente, non ruba lo sguardo dal panorama cittadino, non oscura paurosamente le acque del lago e non rovina in qualche rude e selvaggio modo l’elegia urbana; ma c’è, inevitabilmente, ed è proprio lì dove un attento fotografo o pittore lo metterebbe per avere il miglior sfondo possibile all’immagine della città. Il più bravo attore non protagonista in un film da nomination all’oscar (con vittoria pressoché certa per la scenografia).
Ma per lungo tempo la superstizione popolana che nei solchi delle profonde vallate alpine s’ammantava sovente di grottesco bigottismo aveva bollato il Pilatus con lo status di “monte maledetto”. Mons Pilatus, ovvero “Monte di Pilato”. Sì, lui, Ponzio. (…)

(Pagg.97-98)

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Luca Rota
Lucerna, il cuore della Svizzera
Historica Edizioni 2016
Collana Cahier di Viaggio
ISBN 978-88-99241-94-0
Pag.167, € 10,00

(Cliccate sul libro qui accanto per saperne di più!)