Polonia? Per ora no, grazie.

A proposito di “Medio Evo“… Mi piacerebbe molto visitare la Polonia, un paese nel quale non sono mai stato con città bellissime, gente altrettanto bella, una Natura meravigliosa… anzi, mi sarebbe piaciuto, devo dire. Perché al momento, ovvero finché la Polonia sarà comandata da una classe politica tanto bigotta, ignorante, reazionaria e illiberale al punto da promulgare leggi antistoriche come quella di ieri sui campi di sterminio (vedi sopra, cliccando sull’immagine oppure, qui, l’opinione di Marcello Pezzetti, direttore del Museo della Shoah di Roma), ultima di una lunga serie che si è già palesemente contraddistinta per provvedimenti retrivi e in-civili (questo, ad esempio), be’, mi spiace molto ma io in Polonia non ci andrò.

Con buona pace dei suoi capi politici i quali sostengono, riguardo la nuova legge, che serva a difendere il “buon nome” della Polonia nel mondo, quando invece non solo non ottiene affatto ciò ma diviene strumento di inesorabile affondamento dell’immagine del paese nel fango.
Ma, in fondo, formalmente è “democrazia” anche questa. Oppure no?

Anno 2018, Medio Evo

Plaudo incondizionatamente alle studentesse palermitane che hanno deciso di “oscurare” a loro modo il cartellone pubblicitario che vedete nell’immagine qui sopra, comparso per le vie del capoluogo siciliano – cliccateci sopra e potrete leggere un articolo al riguardo – e a come giustificano la loro protesta: «È una azione dimostrativa contro l’uso, a scopo pubblicitario, del corpo femminile. È una pratica, questa, che rappresenta in sé violenza contro le donne e che contribuisce a normalizzarla. La violenza sulle donne è infatti il diretto prodotto di una società che per anni e ancora oggi, in nome di logiche di marketing e profitto, costruisce immaginari sessisti e schiavizzanti, che fanno del corpo delle donne mero oggetto di consumo.» Nulla da aggiungere, appunto, solo applausi.

D’altro canto, mi viene da riflettere su come al riguardo la nostra società – nell’anno di grazia 2018, non 1018 o giù di lì – presenti anche in tale ambito fenomeni di degrado e di “avviluppamento” culturale sconcertanti ovvero una situazione peggiore di 30 o 40 anni fa, frutto del cortocircuito tra atavici e insensati (oltre che ipocriti) retaggi moralisti di matrice religiosa e una concezione di menefreghistica “libertà” priva di consapevolezza civica (e sovente indotta da fini assai materiali, quando non biechi, dei quali i media si fanno luridi complici e megafoni) che troppo spesso viene ritenuta superiore alla dignità della persona e ai suoi diritti fondamentali, dimostrandosi dunque un qualcosa di sostanzialmente antitetico all’autentica libertà: una prepotenza bella e buona, per come arrivi a danneggiare la vita, l’immagine e la percezione degli individui che si permette di rendere soggetto/oggetto della propria prevaricazione.

Che diamine: siamo nel Terzo Millennio, appunto, e se da un lato ancora si usano immaginari profondamente rozzi, volgari e violenti in nome di una falsa libertà d’espressione, dall’altro si impone di frequente un moralismo stupido, bigotto e reazionario dietro il quale celare la più profonda ipocrisia, e generando un circolo vizioso nel quale i due elementi si alimentano l’un l’altro! È un drammatico segno di imbarbarimento, questo, sia chiaro, e di messa in pericolo delle libertà naturali e dei diritti civici oltre che, ribadisco, della dignità delle persone. Che hanno tutto il diritto di fare ciò che vogliono finché non ne danneggiano altre, ovvero il diritto di essere libere da qualsivoglia bieca costruzione di immaginari falsi, devianti e umilianti così come da ogni giudizio conformista alla vox populi vox dei, i quali inevitabilmente prima o poi sfoceranno in atti di ulteriore prevaricazione e violenza.

E siamo nell’anno 2018 – duemiladiciotto, rimarco – mica nel Medio Evo. Con tutto il rispetto per quest’epoca e per quanto di buono la sua storia ci presenti.

ThIS IS America!

Strage in una chiesa del Texas. Killer uccide 26 persone urlando «God save America!»
Gli USA rivendicano: «È un nostro soldato.»

“Ironia”? Niente affatto. America, 2017: questo è. Nulla di ironico; molto, moltissimo di spaventoso. E spaventosamente assonante. ThIS IS America, guys!

(P.S.: cliccate sull’immagine per leggere dei fatti a cui mi sto riferendo.)

Pie blasfemie

Trovo sempre alquanto spassoso, se così posso dire, constatare come in molte zone nelle quali la devozione popolare cattolica sia ancora oggi assai radicata, quanto meno a livello di partecipazione pubblica – e non mi riferisco alle sole messe domenicali ma a tutta la pletora di riti, celebrazioni, processioni, pellegrinaggi e via discorrendo – sia tutto un gran mitragliare di bestemmie, di varia forma e coloritura ma di indubitabile empietà. Ricordo un episodio in particolare, parecchi anni fa durante una processione in un villaggio di montagna nella quale ero capitato per caso, con gli incaricati al trasporto sulle spalle d’una pesante statua della Madonna che se l’erano caricata addosso a colpi di sonore bestemmie dacché qualcosa nella struttura del sacro trabiccolo non era dritto come doveva essere. Ci fosse stato lì Federico Fellini, ne avrebbe ricavato una prodigiosa scena per qualche suo film, con buona pace del prete ivi presente nonché della legge vigente in materia…
Una cosa molto spassosa, già, tanto quanto assolutamente emblematica del senso di quella “devozione” religiosa, a ben vedere.

Detto ciò, lasciatemi sancire che i tizi qui accanto, obiettivamente, sono dei geni. E il bello è che non sono nemmeno veneti o toscani! (Cassano Spinola è in provincia di Alessandria, per la cronaca.)

La saggezza dell’Asino, nel 1907!

Ecco perché i preti strillano contro la scuola laica: l’alfabeto uccide il clericalismo.

L’ Asino fu una rivista settimanale satirica fondata nel 1892 da Guido Podrecca (che scriveva con lo pseudonimo di Goliardo), giornalista, e da Gabriele Galantara (che si firmava con l’anagramma Rata Langa), disegnatore, entrambi di idee carducciane e socialiste. Il motto della rivista era “L’asino è il popolo, utile, paziente, bastonato”, ricavato da un’opera dello scrittore risorgimentale Domenico Guerrazzi.

La rivista riscosse fin da subito un enorme successo: dalla sua fondazione fino al 1901 ogni numero vendette più di 100.000 copie ed ebbe circa 300.000 lettori assidui. Celeberrime furono le campagne satiriche del giornale contro il capo del governo Giovanni Giolitti, contro gli scandali politici di quegli anni, la corruzione, le brutalità poliziesche, quindi contro il clero e il Vaticano, bersaglio di vignette in cui venivano descritte la corruzione della Chiesa nonché l’atteggiamento aggressivo e superstizioso dei preti, le quali crebbero il successo de L’Asino fra la popolazione e permisero un aumento ulteriore della tiratura.

Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e un periodo di interruzione delle pubblicazioni, nel 1921 il giornale riaprì guidato dal solo Galantara perché Podrecca nel frattempo aveva aderito al Partito Fascista e si disse non più interessato a scrivere contro il potere.
L’Asino divenne dunque un coraggioso baluardo dell’antifascismo, opponendosi apertamente al regime e a Mussolini. Dopo numerose minacce, nel 1925 un gruppo di squadristi in camicia nera assaltò e distrusse la redazione del giornale, che fu costretto a chiudere definitivamente. Galantara finì agli arresti domiciliari; dopo la sua scarcerazione continuò a collaborare in forma anonima con altre riviste satiriche e, di conseguenza, a subire diffide, minacce e incarcerazioni.

Oggi L’Asino, nonostante ben pochi ricordino la sua esperienza editoriale e letteraria, rappresenta una fonte storica assai importante per ricostruire il sentore popolare diffuso in ampia parte della società italiana nei primi venti anni del Novecento nonché l’atmosfera sociopolitica del periodo precedente e coevo all’ascesa egemonica del Fascismo al potere.

Tuttavia, mi viene inesorabilmente da pensare, sarebbe una pubblicazione assai saggia e proficua anche oggi, a più di un secolo dalla copertina lì sopra raffigurata!