Quanto sta accadendo in Valle Camonica, con la Comunità Montana locale che ha votato la riperimetrazione del Parco Naturale Regionale dell’Adamello al fine di restringere i vincoli ambientali per le nuove edificazioni, posto che richieda una riflessione più approfondita e articolata che pubblicherò prossimamente (ne avevo già scritto qui al riguardo), a me di primo acchito mi pare un’altra conseguenza della cronica mancanza di rappresentanza politica che affligge i territori montani, anche se a qualcuno potrebbe sembrare il contrario. Invece no: la montagna lasciata da decenni priva di buoni e consoni strumenti di gestione politica dei propri territori, in forza del disinteresse altrettanto decennale dello stato centrale per le aree interne del paese che sono state rese marginali anche amministrativamente, ha finito per diventare un ambito nel quale spesso è impossibile coltivare una cultura politica competente e realmente rappresentativa delle montagne e delle loro comunità, cioè una classe politica adeguata alla peculiare specificità dei territori montani. È un problema presente un po’ in tutto il paese ma che, chiaramente, diventa ancora più evidente nelle aree più fragili e delicate tanto quanto più ricche di potenzialità inespresse oltre che sottoposte a numerose e ardue criticità.
[Uno dei tanti articoli usciti in queste ore sul tema. Cliccateci sopra per leggerlo.]Ecco dunque che, a dirigere gli enti politici locali, ci finiscono figure poco o per nulla competenti e consapevoli della realtà delle loro stesse montagne, evidentemente manchevoli di una adeguata relazione culturale con i luoghi nei quali vivono e del conseguente buon senso civico, che per questo finiscono a combinare danni di varia natura anche per come operino nella gestione politico-amministrativa dei loro territori attraverso modelli assolutamente inadeguati e incongrui, i quali per giunta – inevitabilmente, in Italia – vengono ricoperti di uno spesso strato di strumentalizzazione ideologica, che finisce per ammorbare definitivamente anche quelle iniziative che potrebbero essere ponderate e magari ratificate.
Be’, mi sembra che la Valle Camonica stia dimostrando in maniera palese questa desolante situazione. D’altro canto c’è anche da rimarcare che una politica di così bassa qualità, non di rado, nella sua azione tanto precaria e priva di buon senso finisce prima o poi per danneggiare pure se stessa: anche sotto questo aspetto mi pare che la Valle Camonica stia apparendo parecchio esemplare.
In ogni caso, come ho rimarcato, tornerò a breve sulla questione con maggior approfondimento e, sempre e comunque, viva il meraviglioso e imprescindibile Parco dell’Adamello!
[Veduta del territorio di Piazzatorre. Immagine tratta da www.in-lombardia.it.]Riguardo l’evoluzione del clima in corso sulle montagne, in particolar modo su Alpi e Prealpi, la scienza fornisce dati incontrovertibili: le temperature sono in costante aumento, le regioni alpine nel complesso sono un hot spot climatico, ovvero un ambito nel quale gli effetti del riscaldamento globale sono più marcati rispetto alla media globale; le nevicate sono in diminuzione da anni mentre lo zero termico medio invernale sale sempre più in alto: già oggi sulle Prealpi italiane è posto tra i 1700 e i 1800 metri, il che sposta la possibilità di permanenza continuativa della neve al suolo in inverno oltre i 2000 metri. Ciò si ripercuote direttamente sulla pratica dello sci, per la quale c’è sempre meno neve, resta al suolo per meno tempo e le temperature in aumento impediscono di produrre quella artificiale, rendendo i comprensori sciistici post sotto i 2000 metri insostenibili non solo climaticamente e ambientalmente ma anche economicamente. Infatti, non a caso, di gente che sale sui monti per sciare ce n’è sempre meno e quando ci va si dedica ad altre attività meno dipendenti dagli effetti della crisi climatica.
Posta tale realtà di fatto inoppugnabile, come detto, e d’altro canto sotto gli occhi di tutti, a Piazzatorre, in alta Valle Brembana (Provincia di Bergamo), si spenderanno 15,4 milioni di Euro pubblici per riqualificare un comprensorio sciistico posto interamente sotto i 1800 metri di quota, cioè dove non nevica più e non ci sono le temperature adatte per produrre neve artificiale e mantenerla al suolo per un tempo funzionale alla pratica sciistica.
Sono soldi buttati al vento. Punto.
Non c’è altro da dire al riguardo (e la questione l’avevo già denunciata tempo fa, qui).
Non vi sarà nessun «accrescimento dell’attrattività e del potenziale economico favorendo, quindi, il contrasto al fenomeno dello spopolamento» come affermano dalla Regione Lombardia che metterà la gran parte dei soldi – peraltro le solite frasi fatte enunciate in tali occasioni, alle quali ormai credono solo gli allocchi – e nemmeno la pretesa “destagionalizzazione” (altra parola del tutto abusata) porterà alcun vantaggio al territorio in questione, perché nessun vantaggio concreto può venire da una frequentazione turistica basata esclusivamente sulla fruizione in stile luna park del territorio montano che produce flussi incostanti e relativi fenomeni di overcrowding, cioè di sovraffollamento temporaneo, con tanta gente nei fine settimana e il deserto nei giorni feriali.
[La località Gremelli sul Monte Torcola Vaga, sopra Piazzatorre, in un recente inverno senza neve. Foto di Andrea Comi tratta da www.komoot.com.]Vantaggi reali e concreti per i territori come quello di Piazzatorre si producono invece con un piano di sviluppo territoriale strutturato, articolato nel lungo periodo, che sostenga e metta in rete tutte le economie locali, senza che quella turistica risulti predominante e assoggettante, e che abbia come obiettivo principale da un lato il potenziamento dei servizi ecosistemici a supporto della comunità locale e dall’altro la cura ambientale e culturale del territorio, anche a favore della rigenerazione del senso di comunità. In cose del genere avrebbe assolutamente senso spendere tutti quei soldi pubblici, non certo in progetti insensati, fuori dal tempo, già in partenza destinati al fallimento e che provocheranno un ulteriore inaccettabile degrado del territorio nonché della relazione culturale con esso dei suoi abitanti.Sono 15,4 milioni – quindici-virgola-quattro milioni – di Euro buttati al vento, ribadisco. E con questo denaro pubblico viene buttato al vento il futuro di un intero territorio e della sua comunità.
[Il centro di Piazzatorre. Immagine tratta da www.altobrembo.it.]Nel frattempo, nella stessa Valle Brembana a poca distanza da Piazzatorre, un’altra scuola di montagna chiuderà: quella di Laxolo, e ciò in forza dei mancati investimenti pubblici atti a favorirne la permanenza degli alunni su volontà dei genitori, che si sono visti costretti a mandare i propri figli in altri plessi al momento più attrezzati (ma chissà fino a quando).
In mezzo secolo nei venti comuni dell’alta Valle Brembana le scuole elementari sono scese da 25 a 4 – ma si contino anche quanti presidi sanitari hanno chiuso, quanti uffici postali e sportelli bancari, quante linee di trasporto pubblico sono state soppresse, quanti interventi concreti a favore delle comunità residenti e della loro quotidianità sono stati messi in atto… E poi si spendono più di 15 milioni di Euro di soldi pubblici in impianti sciistici dove non nevica più? Oltre agli altri progetti in corso, ovviamente, con ancora più denaro pubblico in ballo: buttato in tali assurdità e così tolto a interventi veramente necessari alla popolazione locale.
Ma di cosa stiamo parlando? O, per meglio dire: ma di quale devianza mentale e morale stiamo parlando? Veramente crediamo che la montagna si salverà così?
P.S.: non bisogna dimenticare che Piazzatorre detiene un altro primato (o quasi) piuttosto sconcertante: duemilacinquecento seconde case – 2.500! – a fronte di sole duecento prime case. E riaprire il suo comprensorio sciistico peraltro insostenibile sarebbe sul serio la cosa principale da fare, lassù?
Non mi sorprende più di tanto quanto leggo sul quotidiano piemontese “La Voce” sulla nomina del nuovo presidente del Parco del Po dietro indicazione della Regione*. Perché è l’ennesimo esempio della scarsa o nulla considerazione che la politica italiana riserva alle aree protette e alla loro buona gestione nonché, in generale, alla salvaguardia dell’ambiente naturale, evidentemente visto non per ciò che è, un patrimonio collettivo di inestimabile valore e ineludibile importanza, ma un fastidio, un impiccio, qualcosa che va tolto di mezzo alla svelta e tutt’al più utile per altri scopi – ad esempio come poltronificio, oppure per praticare un bel green washing propagandistico, o per altre attività poco o per nulla virtuose piuttosto in voga dalle nostre parti.
[Il Lago Bianco al Passo di Gavia e il cantiere che vi venne aperto nell’estate 2023.]Il pensiero corre all’assurda vicenda del Lago Bianco al Passo Gavia, in zona di massima tutela del Parco Nazionale dello Stelvio, che si voleva trasformare in un bacino di alimentazione dell’impianto di innevamento artificiale di Santa Caterina Valfurva con il tacito assenso del Parco stesso, o al recente tentativo politico di ridurre i confini del Parco Naturale Regionale dell’Adamello per agevolare l’antropizzazione, oppure ancora del progetto di una nuova arteria stradale che stravolgerebbe buona parte del territorio tutelato dal Parco dei Colli di Bergamo… e cito solo tre dei tanti casi lombardi al riguardo ovvero del territorio nel quale vivo, ben sapendo quanti ce ne siano anche nelle altre regioni e senza contare le violazioni perpetrate o progettate delle aree che non sono formalmente istituite a “parco” ma risultano parimenti protette dai vari SIC, ZSC, ZPS, Rete Natura 2000, eccetera.
[Uno scorcio del Parco dei Colli di Bergamo. Immagine tratta da fondoambiente.it.]Tuttavia la questione non finirebbe qui, visto che da tempo si vocifera di iniziative parlamentari che mirerebbero a deprimere di molto il valore, l’importanza e le possibilità di salvaguardia naturale delle aree di tutela italiane attraverso varie e profonde modifiche alle leggi attualmente vigenti. Di certo l’atteggiamento istituzionale verso di esse non fa pensare al contrario ovvero a una maggiore cura del patrimonio naturale e ambientale nazionale nel prossimo futuro, ciò anche per le risapute carenze educative e culturali della società civile italiana al riguardo che agevolano quell’atteggiamento e lo rendono spesso indisturbato.
Occorre dunque restare vigili, tutti quanti, alimentando per ciò che ci è possibile la consapevolezza sull’importanza della tutela del patrimonio naturale e ambientale collettivo – come peraltro rimarca la stessa Costituzione italiana agli articoli 9 e 41 – e denunciando qualsiasi evidente condotta che appaia per essi dannosa e pericolosa. Ancor più se manifestata da quei soggetti istituzionali e politici che invece dovrebbe rappresentare per conto nostro i primi garanti di quel patrimonio tanto inestimabile quanto fragile che abbiamo.
[Scorcio della Val Adamé, una delle zone più mirabili del Parco dell’Adamello.]È uno sforzo in fondo piccolo, quello che dobbiamo fare al riguardo, ma dai risultati enormi: perché tutelare la Natura significa tutelare noi stessi che siamo Natura. E poi, come scrisse Walt Whitman (in Nuovi argomenti, da Giorni rappresentativi e altre prose, Neri Pozza Editore, 1968, pag.148):
Dopo aver esaurito quel che t’offrono affari, politica, allegri simposi, amore e così via – e aver scoperto che niente di tutto ciò alla fine soddisfa o dura in eterno – che cosa ti resta? Resta la Natura; portar fuori dai loro torpidi recessi le affinità tra un uomo o una donna e l’aria aperta, gli alberi, i campi, il volgere delle stagioni – il sole di giorno e le stelle del firmamento la notte.
*: ovviamente a me non interessa nulla delle idee politiche del nuovo presidente, evidenziate dall’articolo de “La Voce”. Non è proprio una questione di ideologie politiche e anche se lo fosse per me contano il suo portato concreto, le conseguenze effettive, non altro di qualsivoglia “colore” sia.
Secondo quanto riportato nell’interrogazione, le piattaforme «Open Milano-Cortina 2026» e «Oltre i Giochi 2026» non garantirebbero un accesso trasparente e conforme alle normative vigenti sui dati pubblici. Le informazioni non sarebbero esportabili in formati aperti e riutilizzabili, violando le disposizioni del Codice dell’amministrazione digitale e le linee guida dell’Agenzia per l’Italia digitale.
Anche sul fronte economico regna l’incertezza: se da una parte il dossier ufficiale della Regione Lombardia, aggiornato a novembre 2024, parla di un investimento di circa 4,97 miliardi di euro, il report indipendente «Open Olympics» ridimensiona il dato a 1,35 miliardi. Inoltre, secondo lo stesso report, solo il 55% delle opere sarà completato entro l’inizio delle gare, previsto per il 4 febbraio 2026. Il resto sarà terminato tra il 2026 e il 2032.
La denuncia più grave riguarda però le imprese che hanno anticipato spese consistenti e che, a distanza di mesi, non sono ancora state pagate, con il caso emblematico del parcheggio interrato del Mottolino a Livigno, uno dei 94 interventi affidati a Simico. Nonostante decreti ingiuntivi esecutivi e solleciti formali, le aziende coinvolte attendono ancora il saldo dei lavori eseguiti.
(Ciò per proseguire la serie di articoli che sto dedicando al disastro olimpico di Milano-Cortina 2026; quelli precedenti li trovate qui. E mancano ancora 7 mesi all’inaugurazione dei giochi…)
P.S. – Pre Scriptum: visto che di disastri olimpici riguardanti i Giochi di Milano-Cortina 2026 ne stanno saltando fuori quasi giornalmente (e mancano ancora molti mesi all’inizio della manifestazione!), è bene metterne in evidenza alcuni particolarmente significativi in grado di far ben capire che le prossime Olimpiadi, alla faccia della narrazione retorica e osannante già in corso e che monta ogni giorno di più, non saranno affatto un successo ma, a quanto si può già vedere, un deprecabile disastro. E come si diceva in quello spot pubblicitario di tanti anni fa: meditate, gente, meditate!
[…] In queste condizioni di opacità sono state diverse le ditte, nel tempo, che hanno invece abbandonato il cantiere di loro iniziativa proprio perché dopo avere sostenuto spese per il mantenimento di vito e alloggio delle proprie maestranze nella località turistica dell’Alta Valtellina non si sono visti neppure pagare gli interventi effettuati o le forniture di materiale. Sono diversi, infatti, gli imprenditori che si sono visti costretti a rivolgersi a uno studio legale per cercare di recuperare i loro crediti.
E, nei giorni scorsi, nel cantiere olimpico del “piccolo Tibet” si è presentato addirittura l’ufficiale giudiziario del Tribunale di Sondrio per la valutazione sul campo di alcuni pignoramenti. Non è proprio una bella immagine quella che sta arrivando dalla preparazione della manifestazione internazionale a cinque cerchi in Valtellina. La speranza, a questo punto, è che l’ad di Simico nel dichiararsi “disponibile a promuovere il più proficuo dialogo e collaborazione per limitare i disagi alle parti in causa” trovi, concretamente, il modo per evitare il rischio che diverse aziende falliscano con gravi perdite sul piano sociale per l’occupazione dei dipendenti. Senza aspettare i tempi che si temono lunghi della giustizia.
[Fonte della citazione: “La Provincia – UnicaTV”, 19 giugno 2025. Cliccate sul titolo della notizia per leggere l’articolo completo.]