L’unione di tante persone che “fa la forza” in difesa delle montagne, a Bormio e altrove

Riempie veramente l’animo di gioia e di speranza la visione dell’Auditorium dell’Istituto Alberti di Bormio gremito di persone, lo scorso venerdì per l’incontro pubblico dedicato alla questione della “Tangenzialina dell’Alute” (riassumo per chi non sappia di che si tratta: è la strada – opera “olimpica” – che il Comune di Bormio vorrebbe realizzare nel mezzo della piana dell’Alute, zona paesaggisticamente meravigliosa e emblematica nonché ultima rimasta a vocazione rurale nella conca bormina, al fine di portare gli sciatori più rapidamente agli impianti di risalita ma che agevolerebbe l’urbanizzazione e la cementificazione della piana). Un incontro nel quale si è fatto il punto della situazione e presentato le prossime mosse a difesa dell’Alute, in primis il ricorso congiunto depositato al TAR della Lombardia per chiedere l’annullamento del decreto che ha prorogato i termini per la realizzazione della Tangenzialina, anche in forza degli atti illegittimi compiuti al riguardo dal Comune di Bormio (il quale pubblicamente dichiarava l’opera “sospesa”). Trovate lo stato di fatto della questione e le prossime mosse che verranno messe in atto nel comunicato diffuso dal Comitato per la tutela dell’Alute e dalla sezione di Sondrio di Italia Nostra, qui.

D’altro canto le tante persone presenti lo scorso venerdì, così come nei precedenti incontri pubblici organizzati sulla questione, non sono che una parte ben rappresentativa della maggioranza della comunità bormina che non vuole la tangenzialina, come più volte constatato in passato – anche grazie alla richiesta di un referendum consultivo che il Comune ha negato, temendo chiaramente la sconfitta – e che vuole manifestare palesemente quanto abbia a cuore la tutela dell’Alute e, in generale, dell’intero territorio bormino già ampiamente antropizzato e turistificato.

Tutte quelle persone così partecipi in sostegno della causa a difesa dell’Alute non fanno altro che dare voce a un appello, forte, chiaro e inconfondibile, che si alimenta anche della sensibilità di chiunque abbia conoscenza della vicenda e appoggi la tutela del paesaggio bormino e la cui destinataria è il sindaco di Bormio, in quanto massima carica amministrativa locale prima responsabile – tanto nel bene quanto nel male – di ciò che sta accadendo e referente principale – idem come sopra – per i cittadini bormini e per chiunque abbia a cuore la località e il suo paesaggio.

Un appello innanzi tutto ad ascoltare il proprio territorio, a ritrovare il dialogo con il suo Genius Loci, a percepirne l’anima identitaria specifica, a relazionarsi in maniera profonda con il suo paesaggio che lo identifica in quanto insieme armonico di geografie naturali e umane, almeno dove l’antropizzazione non abbia già generato guasti.

Un appello a dimostrare attenzione, sensibilità, cura, cognizione, consapevolezza di ciò che è l’Alute, di cosa rappresenta, di quanto il luogo sia fondamentale, per ciò che è, per l’intero territorio di Bormio e della sua conca, e pure di come il luogo verrebbe svilito e degradato se sfregiato come la “Tangenzialina” farebbe, azzittendo il Genius Loci che lì dimora, soffocandone la vitalità sotto l’asfalto e il cemento e per ciò abbruttendo inevitabilmente l’intero paesaggio bormino.

Un appello ad ascoltare, appena dopo il territorio, la sua comunità, che si identifica nell’Alute e che identifica la piana in sé nel legame antropologico ineludibile tra paesaggio esteriore e paesaggio interiore, nel suo viverla, abitarla, frequentarla, considerarla parte della propria dimensione vitale, della propria quotidianità, della propria relazione con il luogo e dell’inestimabile valore culturale, nel senso più ampio della definizione, che rappresenta.

È un appello a porsi di fronte all’Alute, a osservarla, a percepirne i profumi e i suoni, a coglierne la presenza peculiare nel territorio circostante, a sentirsi parte di essa in quanto elemento del paesaggio antropico, a domandarsi quanto sia importante e salutare per sé l’Alute e quanto si voglia essere realmente importanti e benefici per essa.

E poi chiedersi, infine, se si abbia veramente il coraggio di guastarla, sfruttarla, degradarla, banalizzarla, consumarla, rovinarla con una grande strada che impropriamente si definisce “tangenzialina” e con le conseguenze inevitabili che per lungo tempo comporterebbe, forse irreversibilmente.

Ecco perché tutte quelle persone che hanno a cuore la difesa dell’Alute sono così belle da vedere e infondono così tanta speranza. Non solo per la salvaguardia della piana e del territorio bormino ma, in molti modi emblematici e esemplari, per tutte le nostre montagne cioè ovunque possa palesarsi una simile manifestazione collettiva di cura e sensibilità a supporto della loro tutela.

Occorre solo augurarsi che il sindaco di Bormio e la sua giunta sappiano ascoltare tale appello cogliendone il senso, la sostanza, il messaggio e la richiesta fondamentale. Per l’Alute, per i bormini, per tutti.

Nota finale, ultima ma non ultima: durante l’incontro è stato rinnovato un altro appello, altrettanto importante e accorato, a tutti i cittadini (bormini e non) per contribuire a sostenere le spese legali necessarie alle azioni in corso, ben sapendo che, come è stato affermato, «Ogni donazione è un mattone fondamentale per costruire la difesa del nostro patrimonio». Le donazioni possono essere effettuate tramite bonifico bancario al seguente IBAN, intestato al “Comitato promotore referendario a tutela dell’Alute”: IT 38 A 05696 52260 00000 3719X39 

Di termini talmente abusati, nel parlare di montagne, che non se ne può più di sentirli

Ci avrete certamente fatto caso che, nei comunicati spesso parecchio enfatici (quando non palesemente propagandistici) che presentano progetti, opere e infrastrutture ad uso soprattutto turistico nei territori montani, vi è un uso talmente reiterato di alcuni termini e definizioni che molti ormai dichiarano – in modi più o meno motivati – di non sopportare più.

Di seguito ne ho raccolti alcuni:

  • Sostenibilità: in effetti, ormai, per sostenere che un’opera è “sostenibile” basta scrivere nei documenti che la presentano che è «sostenibile». Fine. Che poi lo sia veramente e come effettivamente lo sia, spesso non è dato sapersi.
  • Destagionalizzazione: uno dei termini-mantra più diffusi, questo, dietro il quale sovente si nasconde l’intenzione, più che di spalmare le presenze turistiche di una località lungo tutto l’anno, di replicarne meramente i numeri e le modalità. Un inganno che mira alla massificazione turistica illimitata, in pratica.
  • Valorizzazione: altro termine-mantra diffusissimo con il quale si vorrebbe far credere di evidenziare il “valore” paesaggistico e ambientale di un luogo mentre spesso, in realtà, lo si vuole mettere a valore, cioè trasformarlo in bene di consumo, applicargli un prezzo e così (s)vendere al mercato turistico.
  • Spopolamento: ciò contro cui ad ogni buona occasione si dice di “lottare” e per farlo si spendono montagne di soldi pubblici realizzando opere che alla popolazione servono poco o nulla. Infatti, basta dare un occhio ai dati demografici per capire che, dove si facciano quelle opere lottare contro lo spopolamento, i posti si spopolano come e più che altrove.
  • Resilienza: devo dire che il termine a me piace, ma sicuramente in molte occasioni viene usato a sproposito ovvero, evidentemente, senza saperne il significato corretto. Così spesso diventa un vocabolo che non indica la necessità di adattamento dell’uomo alle specificità naturali ma giustifica la pretesa di adattare la Natura alle volontà dell’uomo.
  • Overtourism: anche questo termine, in sé e al netto dell’essere un anglicismo, non ha nulla di contestabile, ma di sicuro è stato forse il più citato della scorsa estate e probabilmente lo sarà anche delle prossime stagioni turistiche, di nuovo in modo ripetutamente improprio: infatti ciò che viene definito overtourism spesso non lo è, il termine ha una definizione “tecnica” piuttosto precisa e per le località montane si dovrebbe parlare di overcrowding o di sovraffollamento intermittente/irregolare, più tipico sui monti.
[Ecco, ad esempio.]
  • Panorama mozzafiato: ma precisamente da quando la veduta ampia di un luogo particolarmente bello genera così gravi problemi di respirazione a molte persone?
  • Effetto “wow”: «Nel marketing, effetto di sorpresa e ammirazione suscitato nel consumatore tramite un’abile presentazione delle novità e qualità del prodotto». Ecco, appunto: si veda sopra alla parola valorizzazione e poi si rifletta su cosa c’entri con un luogo in montagna.
  • Rispetto per l’ambiente: un po’ come accade per sostenibilità, anche in questo caso per far credere che un’opera o un progetto siano rispettosi dell’ambiente, basta scrivere da qualche parte e rimarcare che promuovono il “rispetto per l’ambiente”. E, di nuovo, come lo facciano è cosa che rimane sovente misteriosa.
  • Stakeholders: in effetti fino a qualche tempo fa era più diffuso e usarlo faceva molto “figo”, poi evidentemente si è diffusa maggiormente la percezione di non sapere cosa significasse veramente e ciò l’ha reso un po’ meno abusato, anche se lo si può trovare ancora, qui e là.

Ma sono solo alcuni, di termini e definizioni similari se ne potrebbero citare moltissime altre.

In generale è evidente che pure in tema di montagne, turismo e cose affini, un po’ come succede in altri ambiti, il lessico pubblicamente in uso si sta molto standardizzando e impoverendo: è una manifestazione pressoché inevitabile della pari omologazione dei modelli e delle dinamiche attraverso le quali l’industria turistica persegue le proprie finalità e si impone nei territori viepiù turistificati, rivelandone la matrice puramente economico-speculativa per la quale non servono troppe parole ma i soli termini giusti e efficaci da trasformare in slogan, come il marketing insegna. Tutto legittimo, sia chiaro, se non che in presenza di una cultura della frequentazione montana piuttosto scarsa e superficiale certi termini, anche quando utilizzati in buona fede, possono facilmente generare cortocircuiti notevoli e non di rado dannosi.

In ogni caso, penso proprio che anche voi ne conoscerete altri di termini che sentite o leggete così spesso e, magari, con significati talmente impropri da non poterne più… quali sono, e perché non ce la fate più a sopportarli?

L’ambiguità del Comune di Bormio è un altro ottimo motivo per continuare la lotta in difesa della piana dell’Alute

La verità che è emersa lo scorso 16 ottobre dall’aula del Tribunale Amministrativo Regionale nel corso della seduta dedicata alla vicenda della “Tangenzialina dell’Alute” di Bormio – la nuova strada, opera “olimpica”, che con la scusa di togliere il traffico turistico-sciistico dal centro della località per portarlo direttamente agli impianti di risalita, in realtà distrugge l’ultima, bellissima piana agricola della conca bormina e vi agevola la speculazione edilizia e la cementificazione – è che il Comune di Bormio ha formalmente “ingannato” i propri cittadini, sostenendo che l’opera fosse sospesa ma in realtà deliberando la riprogrammazione dell’inizio dei lavori nel tentativo di “fuggire” da un probabile procedimento legale, come ha ben spiegato il comunicato stampa congiunto del Comitato Tutela dell’Alute e di Italia Nostra [1] e parimenti questo articolo su “Il Fatto Quotidiano”.

Dunque, la Giunta comunale in carica sta permettendo – come hanno denotato in tanti, a partire ovviamente dal Comitato suddetto in lotta ormai da anni contro l’opera – la devastazione di una zona che, come ho raccontato lo scorso 24 agosto durante il mio intervento nell’incontro pubblico tenutosi sul tema a Bormio, è rimasta l’unica a custodire il Genius Loci bormino rappresentando un paesaggio identitario di inestimabile valore storico e culturale per la comunità tanto quanto per i turisti, in mezzo a un territorio altrimenti parecchio turistificato, e lo sta facendo per realizzarvi un’opera palesemente inutile se non – come accennato – a vantaggio di speculazioni immobiliari devastanti e dannose innanzi tutto proprio per la comunità locale, e tutto ciò, come visto, agendo di nascosto, ben sapendo di essere nel torto e in antitesi a ciò che vorrebbero i bormini stessi. I quali tempo fa hanno firmato in migliaia, ben oltre il numero richiesto dalla legge, per chiedere un referendum sulla Tangenzialina che il Comune non ha concesso.

Per tutto ciò e oltre a quanto già rimarcato, mi permetto di osservare che la Giunta bormina ha mancato di adempiere anche, se non innanzi tutto, ai doveri etici e morali che dovrebbero guidare l’amministrazione di un territorio e della cosa pubblica che lo caratterizza. Doveri che includono l’integrità etica e personale (la mancanza di trasparenza citata), il contrasto a sprechi (la Tangenzialina dell’Alute costerebbe 7 milioni di Euro) e l’uso oculato dei beni pubblici, tra i quali c’è il territorio naturale, il rispetto della missione istituzionale e il rifiuto di favoritismi – ad esempio a quei soggetti che potrebbero avere interessi alla lottizzazione immobiliare della piana.

In poche parole, con la vicenda dell’Alute il Comune di Bormio sta dimostrando di non riservare alcuna attenzione e tutela al proprio territorio promuovendone anzi il consumo speculativo e la sua svendita a interessi che nulla di vantaggioso potranno portare alla comunità locale.

Un pasticcio politico e amministrativo parecchio desolante, insomma, posta poi la bellezza assoluta della conca di Bormio e il degrado del suo paesaggio che scaturirebbe dai lavori nell’Alute, oltre a quanto già imposto al territorio dalle altre opere legate alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina.

Posta tale inquietante – oltre che desolante, come detto – situazione, che fa della vicenda della “Tangenzialina” una di quelle più emblematiche della turistificazione insensata delle Alpi lombarde e italiane, è quanto mai necessario continuare con il massimo impegno e altrettanta determinazione la lotta per la tutela della piana dell’Alute fino alla cancellazione definitiva del terribile progetto: una lotta che, vista l’importanza turistica e culturale di Bormio e la peculiare bellezza del suo paesaggio, non è solo dei bormini ma di tutti gli appassionati di montagna. La si può continuare già da domani sera, giovedì 20 novembre, grazie all’incontro i cui dettagli vedete nella locandina lì sopra: sarà importante partecipare, per chi potrà, e per chiunque altro è necessario sostenere tale lotta così emblematica, per il bene futuro del territorio bormino e di ogni altro luogo montano sottoposto a progetti del genere nonché, assolutamente, di tutte le nostre montagne e delle loro comunità.

[1] Senza nulla togliere alle altre sezioni di Italia Nostra, quella di Sondrio e della Valtellina è un po’ la sezione “per eccellenza” dell’associazione, che venne fondata nel 1955, insieme ad altre figure di prestigio, da un grande valtellinese come Antonio Cederna.

Preoccupazioni e diffidenze inevitabili

Lo so, si rischia di risultare noiosi a riferire di cosa sta accadendo con le Olimpiadi di Milano Cortina. Tuttavia, obiettivamente, a fronte di ciò che riferisce la stampa e pur formulando tutta la positività, la benevolenza, l’indulgenza verso l’evento olimpico, come si fa a non essere preoccupati o diffidenti al riguardo?

Di sicuro non per le gare olimpiche, quelle andranno come andranno ovverosia bene, soprattutto per chi le vincerà, e in fondo nemmeno per l’evento in sé – al netto di certe infrastrutture parecchio esecrabili, delle quali la nuova pista di bob di Cortina è forse la più nota (ma ve ne sono altre similmente emblematiche).

Semmai, si è preoccupati e diffidenti rispetto a chi sta gestendo le Olimpiadi e per come lo sta facendo. Aspetti sui quali è ormai pressoché inutile commentare, basta constatare la realtà effettiva delle cose – il contrasto di ciò che riferiscono i due articoli sopra riportati mette bene in evidenza lo stato dell’arte.

Le Olimpiadi per i territori coinvolti sarebbero potute essere una grande occasione di sviluppo sensato e sostenibile, stanno diventando sempre più un’occasione sprecata, rischiano seriamente di trasformarsi in un disastro epocale. Intanto mancano 125 giorni – alla fine di Olimpiadi e Paralimpiadi, quando i nodi cominceranno a venire al pettine. Già.

P.S.: per chi non lo sapesse, Fabio Saldini è il Commissario straordinario per le opere olimpiche e Amministratore Delegato di Simico S.p.A., la società che si occupa della progettazione e realizzazione delle opere necessarie per i Giochi Olimpici; la Corte dei Conti è l’organo costituzionale italiano con funzioni di controllo e giurisdizione in materia di contabilità pubblica e amministrazione nonché di garante della legalità e della correttezza nella gestione delle finanze statali.

Quanto manca all’inizio… anzi, alla fine delle Olimpiadi di Milano Cortina?

[Il cantiere della nuova cabinovia Apollonio-Socrepes a Cortina, opera “olimpica” in grave ritardo peraltro rimasta ferma molti giorni a causa di una frana causata proprio dai lavori. Immagine tratta dalla pagina Facebook “Voci di Cortina“.]
Lo scorso 29 ottobre sono stati “celebrati” i 100 giorni dall’inizio delle Olimpiadi di Milano Cortina, la cui inaugurazione è appunto fissata per il 6 febbraio 2026. Dunque oggi (6 novembre) ne mancano 92.

Ovviamente la ricorrenza è stata celebrata con grande entusiasmo pro-olimpico da parte degli organizzatori istituzionali e non, anche troppo: ad esempio, che sia «tutto pronto» per le Olimpiadi è palesemente non vero, e lo sanno per primi gli abitanti dei territori nei quali si stanno realizzando le opere olimpiche, moltissime delle quali sono in ritardo e non saranno pronte né per i Giochi e né per ancora qualche anno. Senza contare poi le varie criticità aperte, elencate ad esempio nel rapporto “Open Olympics” e raccontate da numerosi libri, dossier e articoli di stampa.

[Un articolo al riguardo pubblicato da “La Provincia-Unica TV”; cliccateci sopra per leggerlo.]
D’altro canto è legittimo augurare che le Olimpiadi vadano per il meglio, non solo dal punto di vista sportivo e non tanto perché così verrà solennemente affermato (vedi qui): speriamo vadano bene anche al di là degli slogan che al riguardo sentiremo in gran profusione!

Tuttavia, vista la realtà di fatto e le circostanze che l’hanno determinata, io penso che il conto alla rovescia più giusto e logico da tenere monitorato è questo:

Ovvero, i giorni che ad oggi mancano al 16 marzo 2026, il giorno successivo alla fine delle Paralimpiadi invernali (le quali inizieranno il 6 marzo) e dunque dell’intero periodo olimpico milano-cortinese (potete calcolarli anche da voi ad esempio qui).

Sarà da quel giorno, e per i mesi (e gli anni) successivi, che potremo capire se le Olimpiadi saranno andate veramente bene, se le opere realizzate e aperte saranno funzionali e se non avranno cagionato danni di alcun genere ai territori e al paesaggio delle località coinvolte – dunque anche alle comunità residenti –, se realmente le opere rimaste incompiute saranno continuare portate a termine con la dovuta solerzia, se i benefici economici e culturali per i territori saranno concreti e diventeranno persistenti, se la cosiddetta “legacy olimpica”, così tante volte invocata, citata e magnificata (preventivamente), sarà veramente tangibile e vantaggiosa per i territori olimpici oppure, malauguratamente, diventerà una promessa mancata insieme alle tante altre nonché una causa di danno e di degrado per quei territori e i loro abitanti.

[I cantieri “olimpici” sui versanti sciistici del Mottolino a Livigno qualche giorno fa. Immagine tratta da “La Provincia-UnicaTV“.]
Ribadisco: mi auguro vivamente che ciò non succederà. Tuttavia, vista la cronaca di questi anni di iter olimpico – cioè dal 24 giugno 2019, data di assegnazione delle Olimpiadi da parte del CIO, il Comitato Internazionale Olimpico, a Milano e Cortina – è logico non lasciarsi vincere dal troppo facile entusiasmo e coltivare un sano, razionale, civico dubbio. Ecco.