A proposito di “paesaggio”: quando a Milano le montagne si potevano ammirare “per legge” (reloaded)

Devo ringraziare Pina Bertoli, per avermi ricordato con un suo commento l’articolo qui sotto riprodotto (“reloaded”, appunto, dacché in origine pubblicato qui!) che con la Giornata Nazionale del Paesaggio celebrata giusto l’altro ieri, 14 marzo, (e con quello che scrivevo al riguardo) ci sta a pennello, nonostante sia di più di due anni e mezzo fa. Perché il “paesaggio” è molto più di quanto siamo stati abituare a credere, e molto più imprescindibile per la nostra vita di ciò che potremmo pensare – nonché, più di quanto la politica (intesa qui come concreta gestione della cosa pubblica, dunque anche, o soprattutto, del territorio) dimostra sovente di considerare.

Non amo affatto il passatismo, e non penso proprio – come fanno tanti per mera convenzione e moda – che “si stava meglio quando si stava peggio”. Tuttavia resto a volte stupito – in senso negativo – per come nel passato vi fossero (e rappresentassero la norma, nella forma e nella sostanza) esempi sublimi di cultura e di senso civico-estetico che oggi abbiamo totalmente dimenticato, e non sempre per inevitabile forzatura generata dall’avanzare del tempo.
Ne ho scoperto di recente uno di questi esempi, che mi ha colpito particolarmente in quanto riferito a zone e paesaggi che conosco molto bene: a Milano, nel XIX secolo, c’era una saggia disposizione edilizia denominata Servitù del Resegone. In sostanza era un vincolo normativo comunale che imponeva agli edifici a nord dei bastioni di Porta Venezia di non superare l’altezza di 2-3 piani, in modo da permettere di ammirare il suggestivo panorama offerto dalle Prealpi lombarde.
Sui bastioni e in corso Buenos Aires, allora chiamato Stradone di Loreto, c’era un notevole passaggio di carrozze: i signori venivano a fare la passeggiata per respirare aria fresca e, nelle giornate terse, per ammirare lo spettacolo delle Grigne e del Resegone (tra le più note montagne delle Prealpi in questione), con la particolare geomorfologia a denti di sega di quest’ultimo – immortalata da Alessandro Manzoni ne I Promessi Sposi – che finì per dare il nome a quella norma edilizia.
Praticamente nella Milano di 150 anni fa e più già era riconosciuto, e sancito per legge, il valore estetico (in senso filosofico) e sociologico del paesaggio: un qualcosa del quale ai giorni nostri si è ottenuto un analogo riconoscimento solo con la legge 9 gennaio 2006 n. 14, che ha ratificato la Convenzione Europea del Paesaggio e che, dopo decenni d’incertezza, ha affermato in modo chiaro che il paesaggio è costituito essenzialmente dalla percezione del territorio che ha chi ci vive o lo frequenta a vario titolo e viene altresì detto che le persone hanno il diritto di vivere in un paesaggio che risulti loro gradevole. E la meravigliosa veduta delle Prealpi Lombarde – soprattutto d’inverno, luccicanti di neve – dal centro di una metropoli come Milano era senza alcun dubbio (e sarebbe ancora oggi, assolutamente) qualcosa di più che gradevole!

Milano_1840(Milano intorno al 1840. Sullo sfondo le vette delle Grigne e del Resegone.)

Per la cronaca, il primo palazzo che infranse questo vincolo fu Palazzo Luraschi, così chiamato dal nome del suo costruttore. Era un imponente palazzo di 8 piani, costruito nel 1887 sull’area dell’ex Lazzaretto, tuttora presente in corso Buenos Aires e per la cui costruzione, novità quasi assoluta per l’Italia, fu utilizzato il cemento armato. Ma bisogna anche ricordare che l’ingegner Luraschi, quasi a scusarsi con i milanesi di aver nascosto il Resegone, una montagna molto cara ai suoi concittadini perché legata indissolubilmente alle celeberrime vicende letterarie manzoniane, nel cortile interno sopra le colonne recuperate dal vecchio Lazzaretto fece mettere 12 busti che ricordano i più famosi personaggi de I Promessi Sposi.
Inutile dire che oggi la skyline di Milano ormai s’è fatta un gran baffo di quella Servitù del Resegone. Inevitabilmente, come detto, per certi aspetti; e tuttavia è altrettanto inutile rimarcare che ormai da tempo abbiamo perso – o, se preferite, ci hanno fatto perdere – un buon legame con il paesaggio che abbiamo intorno e nel quale viviamo. Paesaggio che è primario elemento culturale, sia chiaro, per come formi il nostro sguardo, la nostra percezione dello spazio vissuto, per come ne determini il valore estetico e dunque, per tutto ciò, per come partecipi a generare la nostra stessa identità di individui in interazione con esso. E il risultato dello smarrimento del suddetto legame tra di noi e il nostro paesaggio è sotto i nostri stessi occhi, in forma di sfregi, disastri, dissesti ambientali, ma è pure dentro di noi – anzi, non lo è, ovvero lo è in forma di assenza del suo fondamentale valore estetico e sociologico/antropologico, appunto – noi privati della sua bellezza, del poterlo ammirare, e di quanto bene potrebbe fare al nostro animo tale ammirazione.
Dunque ben vengano i grattacieli e le opere d’arte architettonica delle archistar, ma la grande, infinita nostalgia per quella vecchia Servitù del Resegone – e per tutte le situazioni analoghe, ovunque siano – da nulla potrà essere dissolta.

Piccolo elogio imprescindibile del Paesaggio – nella sua Giornata nazionale, oggi!

Ogni volta che ne ho occasione, qui nel blog, ci tengo a ricordare come, a mio parere, il libro sia l’oggetto culturale per eccellenza, in termini di accessibilità, diffusione potenziale ed efficacia culturale.

C’è forse solo una cosa che, a tal riguardo, può superare il libro: il Paesaggio. Il più accessibile (ovviamente) e potente elemento culturale a nostra disposizione, anche dal punto di vista identitario, del quale oggi viene celebrata la relativa giornata nazionale. Già, perché al di là di qualsivoglia bieca devianza di matrice reazionaria – purtroppo “posizioni”, queste, ancora troppo diffuse e ascoltate, oggi – fin dalla notte dei tempi il legame tra l’uomo e il paesaggio è quello antropologicamente più importante e irrinunciabile. Noi siamo rispetto allo spazio in cui siamo – la dualità etimo-antropologica del verbo “essere” – e il paesaggio è, per definizione geografica nonché per percezione emotiva, la forma dello spazio vissuto, del territorio in cui stiamo più o meno a lungo, temporaneamente o stanzialmente: dunque, nemmeno troppo metaforicamente, è la “forma” di ciò che noi siamo e di cosa noi facciamo nello spazio, ovvero come lo abitiamo, usiamo, sfruttiamo, curiamo o, malauguratamente, distruggiamo.

Per questo conoscere il paesaggio, comprenderlo, armonizzarsi ad esso, correlarsi con esso e i suoi elementi peculiari, saperne percepire la bellezza in modo consapevole, salvaguardarlo, difenderlo, identificarsi in esso (anche solo per pochi momenti, ribadisco) facendo che il paesaggio identifichi chi lo vive e abita, è un esercizio assolutamente fondamentale per l’uomo, da sempre e oggi ancora di più. Non solo: è una segno indubitabile del rapporto tra l’uomo e il paesaggio, del livello di cultura diffuso nella sua società e del relativo senso civico-ecologico – “eco-logia”, dal greco οἶκος, oikos, “casa” o anche “ambiente”, e λόγος, logos, “discorso” o “studio”: a dimostrazione che, parlando di “paesaggio” in senso lato – spazio vissuto, territorio, luogo, ambiente, Natura – stiamo sempre e comunque parlando della nostra comune casa. Dunque di qualcosa di realmente fondamentale – ribadisco.

Poi, come al solito, personalmente a queste giornate “spot” a favore o a sostegno di qualcosa non credo granché, anzi, anche meno. Ma che senza la cura (nel senso più ampio e profondo del termine) del paesaggio noi si sia una civiltà sostanzialmente prossima alla fine… a questo sì, io ci credo fermamente.

“Tempo della Terra Orbis”: un cammino archeopoetico e letterario con Davide Sapienza e…

bergamo_cittaalta

Domenica 19 marzo 2017, in occasione dell’uscita della nuova edizione de I Diari di Rubha Hunish di Davide Sapienza e col prezioso supporto di ALPES, sarò a Bergamo con Davide – tra i più illuminanti scrittori italiani in senso assoluto – e Stefania Casini, direttrice del Museo Archeologico e prestigiosa divulgatrice culturale, conversando nel corso di un cammino geoarcheologico nella splendida cornice di Città Alta, intorno alle Mura Venete (candidate a Patrimonio UNESCO), che comprenderà anche la visita in luoghi particolari solitamente non visitabili e eccezionalmente aperti per l’occasione ai partecipanti. A seguire, in Sala Curò, nella meravigliosa Cittadella, avrò l’onore di condurre una conversazione con Davide Sapienza, Stefania Casini e i partecipanti al cammino intorno ai temi narrati ne I Diari alla scoperta dell’essenza dell’esplorazione geopoetica del territorio – qualsiasi esso sia: selvaggio, naturale, urbano – attraverso un inedito sguardo sul mondo e un camminare condiviso per evocare lo spirito dei luoghi interessati.

logo-alpes_250ombraL’evento è a numero chiuso e prevede la prenotazione obbligatoria: cliccate sulle immagini per saperne di più e, nel caso, per prenotarvi.

Sarà un evento unico per tanti motivi – e non è un’esagerazione, questa: per la possibilità di visitare luoghi altrimenti inaccessibili dacché riservati a pochissimi, di esplorare la meraviglia urbana di Città Alta in un modo nuovo, diverso, profondo, illuminante, di conoscere nella sua nuova edizione una pietra miliare della letteratura di viaggio (sotto ogni accezione di questo termine) quale è I Diari di Rubha Hunish, per la fortuna di dialogare direttamente con Davide Sapienza e lasciarsi da lui guidare verso i territori dell’Ultratempo… Insomma, sarà un evento da non perdere!

P.S.: qui potete scaricare il comunicato stampa ufficiale dell’evento.

Ancora 20 giorni per partecipare al Concorso Letterario “Racconti dal Lago”!

“Io mi rammento ancora della prima gita che feci al Lago di Como… A poco a poco comincia a sorgere in voi quasi un’esuberanza di vita, quasi un’esultanza di sensazioni e di sentimenti, a misura che lo svariato panorama si va svolgendo ai vostri occhi.”
(Giovanni Verga, I dintorni di Milano, in Milano 1881, Ottino, Milano, 1881.)

Avete ancora 20 giorni per partecipare alla 2a edizione del Concorso Letterario “Racconti dal Lago”: l’ultimo giorno utile per l’invio dei testi sarà il 31 marzo prossimo. Tre settimane scarse per mettere su carta, da par vostro, quella “esultanza di sensazioni e sentimenti” che chiunque, al pari di Verga, prova al cospetto del Lario, affinché l’”esuberanza di vita” diventi uno stimolo letterario che ogni appassionato di scrittura non potrà certo sopprimere!

Cliccate sulla locandina del bando lì sopra per scaricarlo in formato pdf, oppure visitate qui l’evento su facebook.
20 giorni! Non perdete questa mirabile occasione!

Sulla scrittura di racconti “dal” lago (e sul concorso con cui li potrete pubblicare!)

Non ho mai saputo amare veramente questo lago, forse addirittura troppo bello e scintillante, e che troppo volentieri si prodiga per esibire la propria ricchezza, mancandogli invece la cosa più bella che un lago possa avere: una sponda dolce e ampia. I monti si ergono con aria inquietante e scendono giù spietatamente, in alto selvaggi e brulli, in basso sovraccarichi di paesi, giardini, residenze estive e locande: tutto qui è rigoglioso, è una realtà di vivido splendore, è tutto uno squillare e scintillare di magnificenza e opulenza; non è rimasto un solo angolo per il sogno e l’immaginazione, non una palude coperta di canne o un pascolo addormentato, non un umido prato rivierasco o una seducente macchia di vegetazione selvaggia.
Tuttavia anche questa volta l’intensa bellezza esercitò la sua potente attrazione su di me con il romanticismo rupestre di borghi erti, la fierezza rigorosa delle ville aristocratiche con giardini, parchi e porticcioli, l’amena coesistenza di terreni e costruzioni.

(Hermann Hesse, Vedere l’Italia, Guanda, Parma, 1995.)

racconti-dal-lago-bando-2017Credo che l’attrazione che il Lago di Como genera nei confronti di chiunque vi si trovi al suo cospetto e, ancor più, chi risieda sulle sue rive o in prossimità di esse, sia immutata e possente proprio come quando ne scrisse Hesse, com’era nei secoli precedenti e come sarà in futuro. Un’attrazione che fa fremere l’animo, suscita emozioni, eccita i sensi, dona alla mente infinite percezioni che ne sollecitano l’espressività – quella artistica in primis, prima manifestazione della bellezza del mondo d’intorno e delle emozioni che ci dona. Anche per questo è nato il concorso letterario Racconti dal Lago e, proprio per quanto appena denotato sulla scia delle parole di Hesse, chiunque abiti nelle provincie di Como e Lecco e ami scrivere, non può non parteciparvi. Ecco.

Cliccate sulla locandina per avere ogni informazione utile al riguardo. Avete tempo fino al 31 marzo prossimo per inviare i vostri racconti!