INTERVALLO – Enna, Biblioteca di Ateneo “Kore”

korebiblioteca0Intitolazione mitologica, novemila metri quadri di superficie, una facciata lunga come un campo di calcio, mille posti a sedere, 180mila volumi potenziali, otto milioni di euro di costo: è la Biblioteca di Ateneo Kore della Libera Università degli Studi di Enna, una delle più grandi d’Italia, inaugurata solo qualche settimana fa. Una struttura avveniristica che tuttavia non ha mancato di suscitare polemiche, sia per il costo finale dell’opera, sia per il fatto che la Fondazione che la regge è stata commissariata – ufficialmente “per problematiche riguardanti la governance” – proprio qualche giorno prima dell’inaugurazione.

Sperando di non essere di fronte a una solita storia all’italiana, che finisca per intaccare e deprimere il valore potenziale di un luogo di cultura del genere e la sua fondamentale importanza per la zona in cui è sorto, cliccate sull’immagine panoramica in testa al post per visitare il sito web della biblioteca oppure qui per conoscere più nel dettaglio le vicende legate alla sua realizzazione.

L’essenza linguistica dell’uomo è di nominare le cose (Walter Benjamin dixit)

L’essenza linguistica delle cose è la loro lingua; questa proposizione, applicata all’uomo, suona: l’essenza linguistica dell’uomo è la sua lingua. Vale a dire che l’uomo comunica la propria essenza spirituale nella sua lingua. Ma la lingua dell’uomo parla in parole. L’uomo comunica quindi la propria essenza spirituale (in quanto essa è comunicabile) nominando tutte le altre cose. Ma conosciamo noi altre lingue che nominano le cose? Non si obietti che non conosciamo altra lingua al di fuori di quella dell’uomo: che non è vero. Solo, nessuna lingua denominante conosciamo oltre quella dell’uomo: identificando lingua denominante con lingua in generale la teoria linguistica si priva delle sue nozioni più profonde. L’essenza linguistica dell’uomo è quindi di nominare le cose.

(Walter Benjamin, Angelus Novus – Scritti e frammenti, Einaudi Editore, 1a ed.1962. Citato in Maurizio Principato, John Zorn. Musicista, compositore, esploratore (Auditorium – Hans & Alice Zevi Editions, Milano, 2011, pag.73.)

Walter-Benjamin…Dunque, se “L’essenza linguistica dell’uomo è di nominare le cose“, il significato primario dell’uomo stesso è nel significato delle cose. Il che riporta al senso stesso della parola, anche di quella scritta, e ne illumina un valore congenito tanto fondamentale quanto ignorato, eppure basilare anche per la pratica letteraria, le cui parole devono essere sempre significanti. Altrimenti qualsiasi contenuto che vorrebbero trasmettere resterà evanescente – certo, sempre che un contenuto esse abbiano e vogliano trasmetterlo. Ma se così non è, non siamo in presenza di letteratura, sia chiaro.

Il metodo più efficace per risolvere il problema della sovrapproduzione editoriale

Senza nome-True Color-02Sì, insomma, del fatto che, come ci si lamenta spesso e con ben solide motivazioni, si pubblicano troppi libri. Certo è un problema, questo, legato anche alla scarsa quantità di lettori di cui purtroppo il nostro paese può “fregiarsi”; di contro, non sono i volumi di vendita effettivi a poter giustificare la sovrapproduzione di titoli e la conseguente proliferazione di autori – senza contare poi che c’è pure il self-publishing, ora, che sta un po’ all’editoria come il classico elefante nella cristalleria, per di più bendato.
In ogni caso: volete un metodo assolutamente efficace per risolvere questo problema, ovvero per togliere di mezzo una gran fetta di autori i cui fini editoriali non sono esattamente affini a ciò che, in senso autenticamente culturale, presupporrebbe il lavoro letterario? Bene: che si pubblichino i libri senza i nomi degli autori sulla copertina.
Semplice, no?
Sia chiaro: l’idea non è affatto mia, è di Patrik Ouředník – e devo ringraziare Paolo Nori per avermela indirettamente fatta conoscere. Libri senza il nome dell’autore ma solo una sigla, come fosse una “targa”, così che l’editore e solo lui possa conoscere chi ne sia l’autore e corrispondergli i soldi in banca.
Beh, trovo l’idea di Ouředník sublime, anche perché risolverebbe pure un’altra (a mio parere) stortura piuttosto evidente e illogica che il panorama letterario contemporaneo presenta, e che vado segnalando da tempo (ad esempio qui – articolo di quasi tre anni fa): il fatto che molto spesso il grande pubblico conosca certi celebrati scrittori ma non sappia citare un solo titolo dei loro libri. Cosa insensata, visto che il protagonista (e la fonte di sussistenza, a ben vedere) del lavoro di uno scrittore dovrebbe essere il libro da lui scritto, non egli stesso! E siccome ho spesso la (caustica) impressione che molti autori – nuovi, emergenti ma pure affermati – scrivano non tanto per offrire ai potenziali lettori qualcosa di letterariamente interessante ma per mettersi (essi) in bella mostra e potersi fregiare dell’ambito e ancora oggi assai roboante e autocelebrativo titolo (!) di “scrittore”, ecco che l’idea di Ouředník mi appare come un vero colpo di genio e di scopa a tutto ciò. Voglio dire: non che quanto sopra, se manifestato in modi ragionevoli, sia un’infamia assoluta – è ovviamente normale e giusto che l’autore di qualcosa di apprezzabile e apprezzato si guadagni la sua buona parte di apprezzamento nonché di tornaconto! – ma in certi casi si va certamente e palesemente oltre. Per via del degrado commercial-consumistico che pure l’ambito letterario ed editoriale sta subendo ovvero per il relativo degrado del gusto pubblico diffuso, per l’influenza dei mass media o per quant’altro, ma tant’è: la realtà è oggettiva, ben facilmente verificabile e, in fondo, correlata pure a ciò che diceva mezzo secolo fa Leo Longanesi, cioè che «Non si è ancora ben capito che per scrivere un romanzo occorre qualcosa da dire, da dire nel senso sociale, politico o per usare una parola più ardente e più sonora, umano.» Ecco: dire qualcosa, non mostrare qualcosa – o qualcuno.
Insomma: a prescindere dalla mia vis polemica e parecchio sarcastica, vorrei soprattutto tornare a mettere in evidenza come sia il libro il fulcro sostanziale e insostituibile attorno a cui deve ruotare l’intera produzione letteraria, con la relativa industria editoriale e ogni altra cosa conseguente. Certo, l’autore è fondamentale, ma mai lo può essere più del suo libro, ovvero più del valore e della qualità letteraria – nonché culturale, inevitabilmente – di esso. Sono i buoni libri che possono far proliferare (o possono salvaguardare, dipende da che parte si osservi la questione) la letteratura, non certo gli autori-superstar. I quali ben vengano, assolutamente sì, ma dei quali il grande pubblico prima legga i libri. Altrimenti il tutto diventa una pantomima abbastanza insensata e ridicola, a mio modo di vedere.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 10a puntata della stagione 2015/2016 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, 22 febbraio duemila16, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #10 dell’anno XII di RADIO THULE intitolata “Romanzo di menta, di fiume e di altre cose semplici”. Romanzo, già, di una delle più interessanti e intriganti giovani scrittrici in circolazione, fautrice di una letteratura di taglio contemporaneo che scaturisce direttamente da quella classica, e La Menta e il fiume. Il Destino delle cose semplici è appunto la sua ultima opera edita. Ospite di questa puntata di RADIO THULE è Miriam Terruzzi: con lei viaggeremo tra le pagine del nuovo libro scoprendone la storia e l’essenza, ma vagheremo pure tutt’intorno la letteratura contemporanea oltre che, naturalmente, nel mondo letterario personale dell’autrice.

10403319_10203700129119012_6853089853033190971_nDunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com (64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
http://myradiostream.com/rciradio (128 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus).
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Umberto Eco, 1932-2016

Si può essere colti sia avendo letto dieci libri che dieci volte lo stesso libro. Dovrebbero preoccuparsi solo coloro che di libri non ne leggono mai. Ma proprio per questa ragione essi sono gli unici che non avranno mai preoccupazioni di questo genere.

(Quanti libri non abbiamo letto?, 1997, poi in La Bustina di Minerva, Bompiani, Milano, 2000.)

umberto-ecoUmberto Eco, 1932-2016.
Se mi è concesso il gioco di parole: che almeno ci resti la sua eco, professore. E il più a lungo possibile.