Cosa c’è di nuovo in paese, chiede a sua volta il Luis. Nuot, niente di niente e, quel ch’è peggio, è rimasto tutto uguale. Spetta un attimo, dice il Luis, e va nella stalla. Guarda cos’ho qui. Porge un bicchiere pieno al bovaio. Non hai tutti i torti, dice sorridendo tra la barba grigia di tre giorni. Giù in paese la vicina ha tagliato le teste dei girasoli di mia moglie, zac, dice. La sua bisnonna diceva sempre che la valle è stretta e che la più vecchia della valle è la gelosia. Riaccende il Rössli che si è spento. Suo nonno però diceva che contro la gelosia c’è solo un rimedio, ed è spaccar legna. Contro la gelosia non c’è che da spaccar legna.
Ecco, a me, devo dire, piacerebbe moltissimo che qualche politico, di governo o di opposizione, facesse un discorso simile a quello che il poeta Iosif Brodskij ha fatto in occasione della cerimonia annuale per il conferimento delle lauree all’università del Michigan nel 1988, quando ha detto: «La sola cosa che di sicuro capiterà al mondo é di diventare più grande, vale a dire più popolato senza crescere di dimensioni. Non conta con quanta onesta l’uomo che avete eletto prometterà di suddividere la torta, questa non crescerà di dimensioni; in effetti, le porzioni sono destinate a diventare più piccole. Alla luce – o, piuttosto, all’oscurità – di ciò, dovreste far conto sulla cucina di casa vostra, vale a dire prendervi cura voi del mondo».
Sembra incredibile, ma è come se la profezia di Brodskij si fosse avverata: il mondo è diventato più popolato e, indipendentemente dall’onestà di quelli che abbiamo eletto, è ora che ce ne prendiamo cura noi, forse, come se la politica non fosse mai esistita.
P.S.: ecco, questo indicato da Brodskij e citato da Nori sarebbe un ottimo proposito da realizzare nell’anno appena iniziato, prenderci finalmente cura noi del nostro mondo, mandando al diavolo tutti (e ribadisco, tutti) questi ignobili politicanti, come se la loro bieca politica non possa e non debba più esistere. Già.
[Photo credit: Mushki Brichta – CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0).]P.S. (Pre Scriptum): siccome a fine anno si fa pulizia anche tra le innumerevoli cartelle di files accumulate nei mesi precedenti, e siccome nel fare ciò spesso saltano fuori altre cartelle delle quali nel mio caso mi sfugge il ricordo, nei giorni scorsi ne ho trovato una con i testi di quella che doveva essere una specie di scritto simil-filosofico, un dizionario dei cui termini fornivo significati “alternativi” e non ordinari, per così dire. Uno scritto di più di dieci anni fa, quando leggevo moltissima filosofia, mai terminato che tuttavia, per il solo fatto di essere messo lì, nero su bianco (digitalmente, certo), fissa un certo tempo, un momento della vita, i relativi moti della mente e dello spirito, una visione del mondo attorno e di quello dentro e la conseguente sensibilità di quei giorni. Aveva anche un titolo provvisorio, “Il manuale del piccolo cinico”, già. Ecco, questa ad esempio è la voce “Ragione”:
La “ragione” è quella cosa che, quando non la si possiede, fa credere di avere sempre ragione. Ora, ampliate questa semplicissima evidenza al nostro mondo e applicatela a tutti quelli che si riconoscono il diritto di imporvi la “verità”: constaterete quanta poca ragione vi sia in costoro che credono di avere per sé tutte le ragioni per pretendere di avere sempre ragione! Visto che chi crede di avere sempre ragione si ritiene depositario infallibile della “verità”, è diretta conseguenza a ciò il fatto che la stessa pretesa e indiscutibile verità scaturisce da una mancanza di fondo di ragione, e dunque è viziata fin dal principio dal potenziale errore, che in tale ambito si può definire in due modi: o falsità, o colpa – la prima forse anche frutto di inconsapevolezza (la buona fede dell’ignorante, che peraltro è spesso più nociva di altre dacché lascia ben poco spazio alla ritrattazione, nel piccolo e misero intelletto che la sostiene), la seconda sempre di malizia e malvagità – ma che entrambe, infine, per quella semplice evidenza posta all’inizio della presente disamina, dominano il nostro mondo con la violenza di un continuo, perenne scempio della verità effettiva. Qual è, dunque, la caustica e triste conclusione di ciò? Che avere la vera ragione diventa un torto, in questo mondo dove quelli che pretendono la “ragione” sono invero nel torto!
Mi sono appena reso conto di non aver programmato alcun post per oggi!
Sarà la vecchiaia incipiente, saranno queste feste obnubilanti o i troppi panettoni ingeriti e i cui canditi hanno ormai preso il posto dei neuroni, ma me ne sono proprio dimenticato. Che sbadato.
Uhm… ok, niente panico.
Forse qualcuno non c’ha nemmeno fatto caso.
Be’, ora ci rifletto sopra.
Mmm… E scriverò qualcosa.
Sì. Un post interessante, ovvio, una bella citazione, un testo inedito, qualche riflessione o considerazione significativa, niente di messo lì tanto per scrivere qualcosa, di sicuro.
Ehm…
Ci penso, sì.
Appena l’avrò scritto lo pubblicherò, ecco.
Meno male che me ne sono accorto, eh!
Viktor Šklovskij ricorda che nel taccuino di Cechov si trova la storia di un tale che aveva percorso per quindici o per vent’anni la stessa strada, aveva letto ogni giorno un’insegna con la scritta ‘grande scelta di zingari’, e si era chiesto «Ma chi può aver bisogno di una grande scelta di zingari?» Quando, un giorno, l’insegna era stata tolta e appoggiata al muro quel tale aveva letto finalmente: ‘grande scelta di sigari’. Il poeta, secondo Šklovskij, è quello che sposta le insegne, è quello che istiga la rivolta delle cose.